Addio alle armi

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Addio alle armi
Titolo originale A Farewell to arms
Autore Ernest Hemingway
1ª ed. originale 1929
Genere romanzo
Lingua originale inglese
Ambientazione Italia, Prima guerra mondiale
Protagonisti Frederic Henry
Berretto originale da paramedico posseduto da Hemingway.

Addio alle armi (A Farewell to Arms) è un romanzo dello scrittore statunitense Ernest Hemingway, pubblicato nel 1929.

Il romanzo, parzialmente basato su esperienze personali dello scrittore (che negli ultimi mesi della prima guerra mondiale aveva prestato servizio come conducente di ambulanze nella Croce Rossa Americana, era stato ferito e aveva avuto un rapporto affettivo con una infermiera americana, Agnes von Kurowsky), racconta una storia di amore e di guerra che si svolge in Italia prima, durante e dopo la battaglia di Caporetto.

Questo romanzo non poté essere pubblicato in Italia fino al 1948 perché ritenuto lesivo dell'onore delle Forze Armate dal regime fascista, sia per la descrizione della disfatta di Caporetto, sia per un certo antimilitarismo sottinteso nell'opera[1]. La traduzione italiana in realtà era stata già scritta clandestinamente nel 1943 da Fernanda Pivano, che per questo motivo fu arrestata a Torino.[senza fonte]

Trama[modifica | modifica sorgente]

Frederic Henry è un giovane americano figlio di un diplomatico che è venuto in Italia per partecipare volontariamente alla guerra spinto da motivazioni idealistiche e da una visione romantica del conflitto. Durante il conflitto svolge l'attività di conducente delle ambulanze (in pratica trasporta i feriti dal fronte fino all'ospedale da campo più vicino) e lì scopre che la realtà della guerra è molto meno affascinante di quello che aveva creduto.

Nella primavera del 1917 Frederic conosce una giovane infermiera scozzese, Catherine Barkley. Tra i due nasce un rapporto che dapprima sembra occasionale, ma si fa rapidamente intenso e passionale.

Nel frattempo Frederic coglie i segni della stanchezza e della sfiducia tra i suoi commilitoni italiani: la guerra va avanti da due anni, centinaia di migliaia di soldati sono morti, ma la vittoria è ancora lontana, nonostante la propaganda. Frederic, in una conversazione con gli altri autisti del suo gruppo di ambulanze, scopre anche che non tutti gli italiani sono a favore della guerra.

Il 24 ottobre del 1917 il fronte italiano crolla a Caporetto. Il gruppo di ambulanze di Frederic si trova travolto dalla massa di soldati in caotica ritirata, tanto che gli autisti devono abbandonare i mezzi. Affrontano diversi incidenti, tra cui l'incontro con un gruppo di soldati ammutinati che malmenano tutti gli ufficiali che incontrano. Al momento di attraversare il ponte sul Tagliamento, Frederic viene fermato dalla "Battle Police". Si salva rocambolescamente tuffandosi nel fiume.

Frederic riesce avventurosamente a raggiungere Catherine a Stresa, e i due sono costretti ad abbandonare l'Italia perché la polizia militare è sulle sue tracce e sta per arrestarlo. Dopo una fortunosa traversata notturna del Lago Maggiore, la coppia raggiunge la sponda svizzera del lago, e una felicità che sarà però di breve durata: Catherine infatti muore a Losanna nel tentativo di dare alla luce il figlio di Frederic, nato morto. Il protagonista si ritrova perciò solo e privo di uno scopo nel mesto finale del romanzo, e se ne va amareggiato per la città.

Interpretazione[modifica | modifica sorgente]

Addio alle armi è la storia di amore e di guerra che Ernest Hemingway aveva sempre sognato di scrivere ispirandosi alle sue esperienze sul fronte di guerra nel 1918 in Italia.

Come fa notare Fernanda Pivano, il titolo inglese A Farewell to Arms può nascondere un secondo significato se tradotto come "Addio alle braccia", che possono essere nella fattispecie quelle della donna amata, sottintendendo quindi un addio alla guerra ma al tempo stesso anche all'amore. La tecnica adoperata, tipica dello scrittore, si limita a raccontare in modo tagliente ed accurato il susseguirsi di vicende che accadono al protagonista. Il lettore è immerso nello stato d'animo del protagonista attraversando le sue stesse esperienze, i dialoghi, le descrizioni di ambienti e paesaggi.

Il romanzo, come il precedente Fiesta (Il sole sorgerà ancora), esprime lo stato d'animo della Lost Generation, di cui Hemingway fa parte assieme a Francis Scott Fitzgerald e altri autori statunitensi (ma non solo, in quanto un loro corrispondente può ben essere lo scrittore francese Louis-Ferdinand Céline, nonostante le opposte idee politiche). La "generazione perduta" ha perso la fiducia nei valori tradizionali (il patriottismo, la rispettabilità borghese, il lavoro, il moralismo vittoriano), ma non riesce a trovarne di nuovi; non a caso Frederic rifiuta la guerra, prodotto del nazionalismo ottocentesco, e l'etica dell'eroismo che la guerra sottintende, e cerca di costruire un nuovo rapporto, libero da tutti i condizionamenti, con una coetanea disinibita e disincantata; ma la morte di Catherine sta a significare l'incapacità di dar vita a qualcosa in un mondo inaridito e isterilito come quello europeo dopo la Grande guerra.

Un simile stato d'animo, più una serie di scelte stilistiche e simboliche, fanno rientrare a pieno diritto questo romanzo nel filone del modernismo.

Alcuni critici hanno notato come Addio alle armi sia stato profondamente influenzato, dal punto di vista dei contenuti più che dello stile, da un precedente romanzo statunitense, Il segno rosso del coraggio del narratore naturalistico Stephen Crane. Altri hanno dedotto, a partire dalla data d'arrivo di Hemingway in Italia, che egli non poté partecipare alla battaglia di Caporetto, ma che ne ha ricostruito lo svolgimento basandosi su racconti di militari italiani e sul memoriale dello storico inglese G.M. Trevelyan. Secondo Fernanda Pivano, si sarebbe inoltre basato sulla esperienza personale vissuta nel 1922, quando assisté come giornalista alla rovinosa ritirata Greca in Tracia.

Anche se liquidabile come uno scritto di "amore e guerra", il romanzo è in realtà un lavoro di altissima levatura tecnica e semantica, che vede come tema centrale quello della precarietà della vita, dell'amore e della morte. L'essenza del lavoro di Hemingway si condensa in un'immagine vivida dell'esistenza come qualcosa di estremamente materiale, ma non per questo priva di sentimenti nobili; un lasso di tempo destinato ad essere sconvolto dalla violenza e dalla morte, in cui i momenti di serenità e l'amore sono l'unica cosa che abbia senso e per cui valga la pena lottare. L'uomo è impotente di fronte alla vita. Si tratta di uno dei romanzi più significativi, oltre che di successo, dell'intero Novecento.

Versioni cinematografiche[modifica | modifica sorgente]

Sono state realizzate tre versioni cinematografiche del romanzo, la prima una produzione totalmente holliwoodiana del 1932, con Gary Cooper; la seconda del 1957, girata in Italia, con Rock Hudson e Vittorio De Sica; la terza versione, del 1996, con Chris O'Donnell e Sandra Bullock, realizzata con un taglio più moderno e patinato, quasi da fiction televisiva.

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Più di un biografo avanza l'ipotesi che alla base della censura del regime fascista al romanzo vi sia stata anche una personale antipatia fra lo scrittore e Benito Mussolini. Hemingway lo intervistò nel 1922, e nel suo articolo sul Toronto Star il futuro Duce venne definito "il più grande bluff della storia d'Europa", e anche se non vi furono mai reazioni ufficiali, è noto che Mussolini non gradì affatto l'articolo. (Carlo Sangalli "Hemingway quel duro così fragile" da www.cronologia.leonardo.it/storia/biografie) - (Fernanda Pivano, "Hemingway", Rusconi, Milano 1985)

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