Messa in Do minore K 427

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Messa in Do minore K 427
Compositore Wolfgang Amadeus Mozart
Tonalità Do minore
Tipo di composizione messa cattolica
Numero d'opera K427
Epoca di composizione Vienna, entro luglio 1783
Prima esecuzione Salisburgo, San Pietro, 25 o 26 ottobre 1783
Pubblicazione André, Offenbach, 1840 ca.
Autografo Conservato nella Nationalbibliothek di Berlino
Durata media 60 min. ca.
Organico
  • soli e doppio coro
  • 2 oboi
  • 2 fagotti
  • 2 trombe
  • 4 tromboni
  • timpani
  • archi (violini primi e secondi; viole; violoncelli; contrabbassi)
  • organo
Movimenti
  • Kyrie
  • Gloria
  • Credo
  • Sanctus-Benedictus

La Messa in Do minore (in tedesco Große Messe in c-Moll) K 427 (K6 417a), nota anche come Grande Messa, è una messa composta da Wolfgang Amadeus Mozart a Vienna dal negli anni 1781-1782. L'opera è incompiuta.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Mozart si impegnò a comporre una Messa come voto, affinché la futura sposa Constanze allora ammalata guarisse e una volta divenuta sua moglie potesse condurla a Salisburgo per farla conoscere al padre Leopold che si opponeva al matrimonio.

Il 4 agosto 1782 il matrimonio ebbe luogo a Vienna, nel duomo di S. Stefano e il giorno seguente giunse anche il sospirato consenso del padre. Il viaggio a Salisburgo dovette attendere sino a luglio del 1783 sia per gli impegni di Mozart che per la gravidanza di Costanze che il 17 giugno 1783 diede alla luce il primo figlio che vivrà appena due mesi.

A Salisburgo Mozart arrivò con la partitura della messa composta per oltre la metà: Kyrie e Gloria erano completi, Sanctus e Benedictus erano composti "in particella" (la parte vocale, primo e secondo violino, basso e le parti principali dell'orchestrazione), il Credo in forma di abbozzo e non completo, l'Agnus Dei nemmeno iniziato.

La celebrazione votiva ebbe luogo nella chiesa arciabbaziale benedettina di San Pietro con brani presi da altre composizioni sacre e non nella cattedrale di Salisburgo che dipendeva da Colloredo che non aveva dimenticato la repentina interruzione del rapporto di lavoro. Mozart non lavorò più a quest'opera. Tra i motivi possiamo citare un editto imperiale del 1783 che limitava l'esecuzione di musica sacra con orchestra nelle chiese.

Stile[modifica | modifica sorgente]

L'opera rappresenta il ritorno di Mozart alla musica sacra dopo gli anni salisburghesi. Per la prima volta nella sua vita egli compone una messa senza i vincoli stilistici impostigli dall'arcivescovo Colloredo; non deve quindi sorprendere se nello spartito troviamo uno sfoggio di fantasia e ispirazione inusuale rispetto alla sua produzione precedente.

Il Kyrie inizia con una breve introduzione orchestrale la cui drammaticità è resa più acuta dagli strumenti a fiato prima e dall'ingresso del coro di impostazione arcaica. Sull'introduzione del Kyrie non è molto chiara, su alcune partiture, la presenza di un quarto trombone, il trombone soprano, strumento pochissimo usato anche a quei tempi, presente solo nel kyrie, e nelle edizioni di oggi eliminato dal brano. Con il Christe eleison la musica si addolcisce e l'assolo del soprano viene accompagnato dal coro e dai fiati. La ripresa del Kyrie ci riporta alla drammaticità di partenza.

Il Gloria, molto ampio, si compone di sette episodi tra cui Laudamus te (cantabile), lo struggente pezzo per soprano Domine Deus (con accompagnamento contrappuntistico degli archi), Quoniam (nella forma di terzetto), Jesu Christe (un adagio), Cum Sanctu Spiritu (una fuga di raffinata composizione), il suggestivo Qui tollis (in Sol minore con doppio coro ad otto voci e basso ostinato).

Il Credo pur solamente abbozzato conteneva tuttavia abbastanza informazioni per un suo completamento ragionevolmente fedele.

Il Sanctus che culmina con la doppia fuga nell'Osanna è composto per doppio coro.

Il Benedictus è un pezzo che unisce complessità formale ad una estrema raffinatezza.

Kyrie e Gloria sono stati riutilizzati da Mozart nella cantata oratoriale del 1785 Davidde penitente (K 469)

Fortuna[modifica | modifica sorgente]

Nella storia della musica la messa in Do minore di Mozart rappresenta uno dei maggiori lasciti della musica sacra del secondo '700 ed idealmente si può considerare come il tratto d'unione fra la Messa in Si minore di Johann Sebastian Bach e la Missa solemnis in Re maggiore di Ludwig van Beethoven che intraprenderà strade diverse.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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