Memphis (design)
Memphis, noto anche come Memphis Design, Memphis Group o Memphis Milano, è stato un collettivo italiano di design e architettura fondato da Ettore Sottsass, attivo tra il 1981 ed il 1987.[1] È stato uno dei massimi esponenti del Postmodernismo degli anni ottanta.[1]
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[modifica] Storia
Il collettivo nasce da un incontro informale organizzato a Milano da Ettore Sottsass l'11 dicembre 1980, a cui parteciparono alcuni suoi colleghi. Insieme decisero di creare un gruppo di lavoro come reazione allo stile di design che aveva caratterizzato gli anni settanta, molto minimalista, ritenuto senza personalità e caratterizzato da un aspetto patinato e da colori poco brillanti, soprattutto dal nero.[1] Il nome del gruppo venne ispirato da una canzone di Bob Dylan, Stuck Inside of Mobile with the Memphis Blues Again, più volte ascoltata nella serata, e venne scelto per le sue diverse implicazioni, dato che "memphis" era sì il nome della citta natale di Elvis Presley (Memphis) ma anche della capitale dell'Antico Egitto (Menphi), evocando così delle ironiche suggestioni tra alta e bassa cultura.[1][2]
Al successivo incontro, avvenuto nel febbraio 1981, i membri del gruppo si presentarono con un centinaio di disegni di mobili ed altri oggetti, tutti con linee audaci e molto colorati.[1] L'ispirazione venne da movimenti come l'Art déco e la Pop art, il kitsch degli anni cinquanta e da temi futuristici,[2] oltre che dalla cultura popolare e dalla vita quotidiana.[3] I loro concetti erano in netto contrasto con il cosiddetto "buon design".[2] Del gruppo facevano parte, tra gli altri, architetti e designer come Alessandro Mendini, Martine Bedin, Andrea Branzi, Aldo Cibic, Michele de Lucchi, Nathalie du Pasquier, Michael Graves, Hans Hollein, Arata Isozaki, Shiro Kuramata, Matteo Thun, Javier Mariscal, George Sowden, Marco Zanini e la giornalista Barbara Radice.[4][3]
Il gruppo entrò in contatto con aziende produttrici di mobili e ceramiche e, il 18 settembre 1981, tenne la sua prima mostra alla galleria d'arte Arc '74 di Milano, in cui vennero esposti orologi, mobili, lampade ed oggetti in ceramica; tra i più noti le librerie Carlton e Casablanca dello stesso Sottsass, e la lampada Super lamp di Martine Bedine. Molti degli oggetti erano rivestiti in laminato plastico, materiale considerato povero e scelto appositamente per la sua "mancanza di cultura".[2] Il collettivo faceva anche ampio uso di vetro, e combinava il tutto con colori accesi e vivaci, texture e decorazioni, volte a generare ottimismo. I suoi oggetti erano volutamente "non intellettuali", ma una celebrazione invece della normalità e della banalità in una società di massa.[5]
Nello stesso anno il gruppo pubblicò anche un libro, Memphis, The New International Style, che ne illustrava l'attività e la filosofia.[2]
Sottsass lasciò il collettivo da lui fondato nel 1985.[4] Esaurito il suo scopo, ovvero quello di contrastare con uno stile molto aggressivo il design minimale dell'epoca, influenzando lo sviluppo del design moderno,[6] il gruppo si sciolse nel 1988.[4][2]
[modifica] Influenza
Gli oggetti prodotti dal collettivo sono tuttora ambiti dai collezionisti, tra cui lo stilista Karl Lagerfeld.[6] Il design dei suoi oggetti continua ad essere fonte di ispirazione nei più svariati campi, come accaduto per la collezione d'alta moda Christian Dior 2011-2012.[7]
[modifica] Note
- ^ a b c d e (EN) Design, 1975–present - Memphis and Postmodern Italian Design. metmuseum.org. URL consultato il 1º ottobre 2011.
- ^ a b c d e f (EN) The Memphis Group. design-technology.org. URL consultato il 1º ottobre 2011.
- ^ a b (DE) Memphis Design. kunstwissen.de. URL consultato il 1º ottobre 2011.
- ^ a b c (EN) Memphis. designmuseum.org. URL consultato il 1º ottobre 2011.
- ^ (EN) Ettore Sottsass. moma.org. URL consultato il 1º ottobre 2011.
- ^ a b (EN) Jonathan Glancey. «Love it or loathe it?». guardian.co.uk, 6 settembre 2001. URL consultato in data 22 dicembre 2009.
- ^ (EN) Imogen Fox. «Christian Dior shows first haute couture collection since John Galliano sacking». guardian.co.uk, 4 luglio 2011. URL consultato in data 1º ottobre 2011.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
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