Maurizio Cocciolone

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Maurizio Cocciolone
22 settembre 1960
Nato a L'Aquila
Dati militari
Paese servito Italia Italia
Forza armata Coat of arms of the Italian Air Force.svg Aeronautica Militare
Specialità Navigatore AM.svg Navigatore
Anni di servizio 1979 - in corso
Grado IT-Airforce-OF-5.png Colonnello
Guerre Guerra del Golfo
Studi militari Accademia Aeronautica, corso Vulcano III
Scuola volo basico iniziale aviogetti
RAF Cottesmore

[1]

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Maurizio Cocciolone (L'Aquila, 22 settembre 1960) è un ufficiale italiano, navigatore dell'Aeronautica Militare.

Operazione Locusta[modifica | modifica sorgente]

Alla vigilia della guerra del Golfo il Governo italiano inviò nel Golfo Persico otto[1] cacciabombardieri multiruolo Panavia Tornado appartenenti al , 36º e 50º Stormo nell'ambito dell'Operazione Desert Shield, per l'occasione rischierato negli Emirati Arabi Uniti presso l'aeroporto di Al Dhafra.[2]

Il 16 gennaio 1991, con l'Operazione Desert Storm, le forze della Coalizione iniziarono una campagna di bombardamenti sulle posizioni della Guardia repubblicana irachena, sia sul territorio dell'Iraq che su quello del Kuwait occupato.

Nella notte tra il 17 e il 18 gennaio 1991, il maggiore Gianmarco Bellini (pilota) ed il capitano Maurizio Cocciolone (navigatore) decollarono a bordo del loro cacciabombardiere con altri velivoli italiani e alleati per la prima missione che li vedeva impiegati nello spazio aereo controllato dagli iracheni.

La missione della squadriglia era un deposito areale (vettovagliamento, munizioni e mezzi) nell'Iraq meridionale, a nord-ovest di Kuwait City, difeso da artiglieria contraerea radar-asservita.[3] Bellini e Cocciolone, partiti come molti altri dalla base emiratina, furono gli unici capaci di portare a termine il rifornimento in volo; tutti gli altri velivoli, di cui 7 Tornado italiani e circa 30 altri aeromobili di altri Paesi, ostacolati dalle condizioni meteorologiche, fallirono l'approccio all'aerocisterna e dovettero rientrare alla base.[4]

Bellini, in qualità di capo equipaggio, decise che il loro velivolo avrebbe dovuto proseguire in solitaria, sapendo che il profilo di missione prevedeva di portare avanti l'attacco anche in una situazione del genere[5], quale che fosse lo schieramento difensivo del nemico. Ricevuto l'ok da parte del comando aerotattico,[6][7], il velivolo livellò a circa 250 piedi di quota, attivò il controllo automatico TF[8] e sganciò il carico bellico (5 bombe Mk 83) sull'obbiettivo attorno alle 4.30 del mattino.

Dopo circa 40 secondi il loro aereo fu colpito dall'artiglieria contraerea irachena, addestrata alla difesa contro attacchi a bassa quota, e i due italiani dovettero lanciarsi con il seggiolino eiettabile. L'aereo impattò col terreno a circa 20km a nordovest della capitale kuwaitiana, a poche centinaia di metri da una caserma della Guardia repubblicana irachena.

I due aviatori vennero immediatamente catturati dalle truppe irachene, furono separati, venne loro confiscato tutto ciò che avevano con sé (compresi gli indumenti e gli scarponi) e costretti a indossare una tuta gialla, che li qualificava come prigionieri di guerra[9].

La prigionia[modifica | modifica sorgente]

Interrogatorio di Maurizio Cocciolone in diretta televisiva
  • Intervistatore: "Può dirci il suo grado, nome e nazionalità?"
  • Cocciolone: "Mi chiamo Maurizio Cocciolone, sono capitano dell'Aeronautica italiana."
  • Intervistatore: "Qual è la sua età?"
  • Cocciolone: "Ho 30 anni!"
  • Intervistatore: "Ci vuole dire a quale reparto appartiene?"
  • Cocciolone: "Il mio reparto è il 155º squadrone di stanza nella base degli Emirati Arabi Uniti."
  • Intervistatore: "Qual è il tipo del suo aereo?"
  • Cocciolone: "È un Tornado."
  • Intervistatore: "Qual era la sua missione?"
  • Cocciolone: "Attaccare un deposito di munizioni nella regione meridionale dell'Iraq."
  • Intervistatore: "Come è stato abbattuto?"
  • Cocciolone: "Non sappiamo esattamente. Si trattava di un colpo tirato dal suolo iracheno."
  • Intervistatore: "Qual è la sua opinione sulla guerra e sull'aggressione contro l'Iraq?"
  • Cocciolone: "La guerra è il modo sbagliato di risolvere un problema politico. La guerra è una brutta cosa. Credo che la soluzione migliore sia trovare strumenti politici e pacifici per por fine al conflitto."
  • Intervistatore: "Lei ha un messaggio da trasmettere?"
  • Cocciolone: "Io credo che l'unico messaggio possa essere rivolto ai miei leader politici. Risolvere un problema con la guerra è sempre folle. Bisogna trovare - ora - una soluzione politica per questa guerra. Ho anche qualcosa da dire ai miei genitori, alla mia famiglia:"Non preoccupatevi. Sto abbastanza bene, qui. Hanno cura di me. Grazie."

Il loro velivolo venne dato per disperso, e la loro sorte rimase del tutto ignota per due giorni.

Il 20 gennaio la televisione irachena mostrò un gruppo di piloti prigionieri, fra cui Cocciolone. Il suo volto tumefatto suggeriva un trattamento brutale e le parole da lui pronunciate sembravano dettate dai suoi carcerieri. Nessuna notizia di Bellini venne data in questa occasione, facendo temere il peggio. I due aviatori vennero tenuti separati per tutto il tempo della prigionia.

In una intervista concessa a quasi venti anni di distanza[10], l'ufficiale rivelò di essere stato torturato, perdendo alcuni denti per le percosse, subendo una lacerazione della lingua, suturata dai suoi carcerieri e finendo per avere un danno permanente a un nervo della schiena a causa dell'uso di scosse elettriche durante gli interrogatori.[11]

Il 3 marzo, a guerra terminata, entrambi gli ufficiali furono rilasciati dalle autorità irachene. Bellini e Cocciolone furono gli unici prigionieri di guerra italiani di tutto il conflitto.

Il dibattito postbellico[modifica | modifica sorgente]

Bellini e Cocciolone furono gli unici prigionieri di guerra italiani di tutto il conflitto, e il loro status nei 47 giorni di prigionia, per un vuoto normativo delle Forze Armate, non fu mai completamente chiarito dalle autorità militari italiane: non essendo l'Italia formalmente in guerra con l'Iraq, nel loro stato di servizio non compare alcuna detenzione da parte del nemico, ma solo la generica distinzione "a disposizione del comandante di corpo", generalmente utilizzata per il personale in permesso temporaneo.[12]

Altra fonte di discussione fu la mancata assegnazione a Cocciolone della Medaglia d'argento al Valor Militare, che fu invece conferita a Bellini. Il motivo della preferenza non è mai stato ufficialmente chiarito dalle autorità militari. Fu ipotizzato che lo Stato Maggiore non abbia gradito il presunto sfruttamento mediatico che Cocciolone ebbe della propria improvvisa popolarità (con la vendita delle foto del proprio matrimonio a un giornale di gossip[13][14]) o, come sostengono altri[15][16], perché nella registrazione del crash recorder del Tornado abbattuto si sarebbe sentito Cocciolone esitare, seppur per poco, nella decisione di proseguire la propria missione – un dubbio che Bellini non avrebbe avuto, con assoluto sprezzo del pericolo.

Carriera[modifica | modifica sorgente]

Cocciolone proseguì la propria carriera in seno all'Aeronautica Militare, ottenendo la promozione a maggiore immediatamente dopo la Guerra del Golfo, e successivamente a tenente colonnello e colonnello.

Durante le guerre jugoslave egli ha operato in scenari operativi da bordo di aerei AWACS.[17] Si è occupato poi di sistemi di tecnologia avanzata per lo Stato Maggiore e ha svolto attività di coordinamento per lo stato maggiore del Comando Logistico.

In seguito è stato inserito come vicecomandante della Task Force Aquila - Forward Support Base, dal 13 ottobre 2005[18] al 25 aprile 2006[19]. Operando dall'aeroporto di Herat, Cocciolone ha contribuito sensibilmente alla "più importante operazione logistica dell'Aeronautica dal 1945 a oggi"[20] e dove ha partecipato attivamente alla distribuzione di aiuti alla popolazione.

Trasferitosi a Roma sin dai primi anni 2000 con la moglie, Adelina, e i figli Andrea Silvia (1992) e Alessandro (1993) è ormai prossimo alla pensione e ha già espresso la volontà di trasferirsi in Brasile, per poter stare più vicino al fratello e alla sua nuova compagna.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia militare aeronautica per lunga navigazione aerea (I grado) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia militare aeronautica per lunga navigazione aerea (I grado)
Croce d'oro per anzianità di servizio - nastrino per uniforme ordinaria Croce d'oro per anzianità di servizio
Croce commemorativa per le operazioni nel Golfo Persico (17 gennaio 1991 - 12 aprile 1991) - nastrino per uniforme ordinaria Croce commemorativa per le operazioni nel Golfo Persico (17 gennaio 1991 - 12 aprile 1991)
Croce commemorativa Missione in Afghanistan - nastrino per uniforme ordinaria Croce commemorativa Missione in Afghanistan
Medaglia commemorativa per la liberazione del Kuwait concessa dal Sovrano Saudita - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa per la liberazione del Kuwait concessa dal Sovrano Saudita
Medaglia commemorativa per la liberazione del Kuwait concessa dal Principe del Kuwait - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa per la liberazione del Kuwait concessa dal Principe del Kuwait
Medaglia NATO per l'operazione ISAF in Afghanistan - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia NATO per l'operazione ISAF in Afghanistan

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Prigioniero e torturato in Iraq, ma l'Italia ha cancellato 47 giorni di guerra, ilgazzettino.it, 16/01/2011
  2. ^ 1991: L'Aviazione Italiana nella Guerra del Golfo, www.aviazione.biz. URL consultato il 29 aprile 2008.
  3. ^ Forum sulla missione
  4. ^ La guerra del golfo, sito web ufficiale A.M., 9 settembre 2002. URL consultato il 29 aprile 2008.
  5. ^ ibid.
  6. ^ Operazione Locusta, 1ª Parte
  7. ^ "Ricordo di aver effettuato una chiamata al coordinatore tattico della missione a bordo di un AWACS con il nominativo POMKA, dicendogli che Legion 14 proseguiva per la missione. In risposta ricevetti un «Roger»."
  8. ^ Terrain Following, dispositivo che sui Tornado permette di pilotare seguendo il profilo del terreno, grazie a uno scanner tridimensionale col quale il computer di bordo imposta automaticamente le variazioni da eseguire.
  9. ^ Operazione Locusta - parte 2
  10. ^ «My name is Maurizio Cocciolone e così mi torturò Saddam», libero.it, novembre 2010
  11. ^ Alessandro Dell'Orto, «My name is Maurizio Cocciolone e così mi torturò Saddam» in liberoquotidiano.it. URL consultato il 19 aprile 2012.
  12. ^ Prigioniero e torturato in Iraq, ma l'Italia ha cancellato 47 giorni di guerra, ilgazzettino.it, 16/01/2011
  13. ^ Archivio storico dell'Unità, 28 luglio 1991
  14. ^ Maurizio Cocciolone, da cinquantamila.corriere.it
  15. ^ [www.modellismopiu.it/modules/newbb_plus/print.php?forum=5&topic_id=107721 Forum sulla vicenda]
  16. ^ Fatali a Cocciolone le frasi sul Tornado, Corriere della Sera, 8/1/1992
  17. ^ «Rieccomi, my name is Pace», da Gente, aprile 2006
  18. ^ Herat: cambio al vertice per la TS "Aquila", difesa.it, 14 ottobre 2005
  19. ^ Avvicendamento del vicecomandante della FSB, difesa.it, 26/4/2006
  20. ^ Cocciolone vent'anni dopo, da ilcentro.gelocal.it, 16/11/2010

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]