Gianmarco Bellini

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Gianmarco Bellini
15 settembre 1958
Nato a Montagnana
Dati militari
Paese servito Italia Italia
Forza armata Coat of arms of the Italian Air Force.svg Aeronautica Militare
Specialità Pilota AM.svg Pilota militare
Anni di servizio 1977 - 2012
Grado IT-Airforce-OF-7.png Generale di brigata aerea[1]
Guerre Guerra del Golfo
Studi militari Accademia Aeronautica, corso Turbine III
Scuola di guerra aerea[2]
Ultima assegnazione Allied Command Transformation

[1]

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Gianmarco Bellini (Montagnana, 15 settembre 1958) è un ufficiale italiano, pilota dell'Aeronautica Militare. Proveniente dall'Accademia Aeronautica, ha frequentato il corso Turbine III negli anni 1977-1981.

Bellini, promosso tenente colonnello negli anni 1990 e poi colonnello, fu in seguito nominato comandante del Contingente Italiano al Tri-National Tornado Training Establishment di Cottesmore e poi del 6º Stormo della base aerea di Ghedi.

Promosso generale di brigata aerea e ritiratosi dal servizio attivo nel 2012, oggi vive a Virginia Beach, Virginia (Stati Uniti) dove possiede un ristoro di cucina italiana, Il Rigoletto.[3]

Operazione Locusta[modifica | modifica sorgente]

Registrazione del crash recorder del Tornado MM7074 abbattuto nei cieli del Kuwait il 17 gennaio 1991

A poca distanza dall'obbiettivo, il Tornado approccia il tanker per effettuare il rifornimento in volo, con turbolenze molto forti.

  • Cocciolone: "Eccolo lì piano un po' più a destra... un po' più in alto... Dai che lo pigli... A destra, piano...No, no, via-"
  • Bellini: "Dio se balla! Ok, aspetta che mi tiro indietro..."
  • Cocciolone: "Stiamo rifornendo, stand-by."
  • Bellini: "Madonna mia... Non riesco neanche a tenerlo dritto. Non ho mai visto una roba del genere."

A rifornimento eseguito, il Tornado viene predisposto per l'attacco al suolo.

  • Cocciolone: "Ok, dopo viriamo per prua 294."
  • Bellini: "Ok, Kuwait City è ancora accesa, meno male."
  • Cocciolone: "Eh?"
  • Bellini: "Mi era venuto il sintomo che non ci fosse nessuno, a Kuwait City"

Qualche istante dopo, il velivolo si trova sull'obbiettivo designato.

  • Cocciolone: "Ok, ci siamo, via... Mike. Due miglia, poi viriamo inbound al target, 276."
  • Bellini: "Ok."
  • Cocciolone: "Ok?"
  • Bellini: "Un miglio, 276 dopo?"
  • Cocciolone: "Sì, 276."
  • Bellini: "Va beh, inbound da subito."
  • Cocciolone: "Ok, comincia a andare, vai. [...] Ok, committa."[4]"
  • Bellini: "Ok, sono andate."

Da questo momento si sente un cicalino di sottofondo, a indicare che l'aereo viene illuminato da un radar della contraerea irachena.

  • Bellini: "Butta via le taniche! Butta via le taniche!"
  • Cocciolone: "Ok! ...sganciate. 500 piedi, vai più in basso, 400 piedi!"

(indistinguibile)

  • Cocciolone: "Ci sei, 200 piedi, stabilizzati così. 200 piedi, ok sei inbound, vai così... Livella, livella, livella!"
  • Bellini: "Roger."
  • Cocciolone: "Livella!"
  • Bellini: "Ok, vai!"
  • Cocciolone: "Sei basso, 200 piedi, tutta canna... Così, le taniche le ho buttate."
  • Bellini: "Ok."
  • Cocciolone: "Tutta canna."

In questo momento, probabilmente, la contraerea irachena sta tirando molto vicino al velivolo.

  • Bellini: "Chaffa, chaffa!"[5]
  • Cocciolone: "Sto chaffando, vai... vai così."
  • Bellini: "Chaffa al massimo!"
  • Cocciolone: "Sto chaffando, tutta canna. Vai giù."
  • Bellini: "I motori sono ancora buoni..."
  • Cocciolone: "130 piedi, 120 piedi, vai così."

Si sente un crepitìo sordo, e scatta un allarme in cabina.

  • Bellini: "EJECT EJECT!"

Alla vigilia della guerra del Golfo il Governo italiano inviò nel Golfo Persico otto[6] cacciabombardieri multiruolo Panavia Tornado appartenenti al , 36º e 50º Stormo nell'ambito dell'Operazione Desert Shield, per l'occasione rischierato negli Emirati Arabi Uniti presso l'aeroporto di Al Dhafra.[7]

Il 16 gennaio 1991, con l'Operazione Desert Storm, le forze della Coalizione iniziarono una campagna di bombardamenti sulle posizioni della Guardia repubblicana irachena, sia sul territorio dell'Iraq che su quello del Kuwait occupato.

Nella notte tra il 17 e il 18 gennaio 1991, il maggiore Gianmarco Bellini (pilota) ed il capitano Maurizio Cocciolone (navigatore) decollarono a bordo del loro cacciabombardiere con altri velivoli italiani e alleati per la prima missione che li vedeva impiegati nello spazio aereo controllato dagli iracheni.

La missione della squadriglia era un deposito areale (vettovagliamento, munizioni e mezzi) nell'Iraq meridionale, a nord-ovest di Kuwait City, difeso da artiglieria contraerea radar-asservita.[8] Bellini e Cocciolone, partiti come molti altri dalla base emiratina, furono gli unici capaci di portare a termine il rifornimento in volo; tutti gli altri velivoli, di cui 7 Tornado italiani e circa 30 altri aeromobili di altri Paesi, ostacolati dalle condizioni meteorologiche, fallirono l'approccio all'aerocisterna e dovettero rientrare alla base.[9]

Bellini, in qualità di capo equipaggio, decise che il loro velivolo avrebbe dovuto proseguire in solitaria, sapendo che il profilo di missione prevedeva di portare avanti l'attacco anche in una situazione del genere[10], quale che fosse lo schieramento difensivo del nemico. Ricevuto l'ok da parte del comando aerotattico,[11][12], il velivolo livellò a circa 250 piedi di quota, attivò il controllo automatico TF[13] e sganciò il carico bellico (5 bombe Mk 83) sull'obbiettivo attorno alle 4.30 del mattino.

Dopo circa 40 secondi il loro aereo fu colpito dall'artiglieria contraerea irachena, addestrata alla difesa contro attacchi a bassa quota, e i due italiani dovettero lanciarsi con il seggiolino eiettabile. L'aereo impattò col terreno a circa 20km a nordovest della capitale kuwaitiana, a poche centinaia di metri da una caserma della Guardia repubblicana irachena.

I due aviatori vennero immediatamente catturati dalle truppe irachene, furono separati, venne loro confiscato tutto ciò che avevano con sé (compresi gli indumenti e gli scarponi) e costretti a indossare una tuta gialla, che li qualificava come prigionieri di guerra[14].

La prigionia[modifica | modifica sorgente]

Il loro velivolo venne dato per disperso, e la loro sorte rimase del tutto ignota per due giorni.

Il 20 gennaio la televisione irachena mostrò un gruppo di piloti prigionieri, fra cui Cocciolone. Il suo volto tumefatto suggeriva un trattamento brutale e le parole da lui pronunciate sembravano dettate dai suoi carcerieri. Nessuna notizia di Bellini venne data in questa occasione, facendo temere il peggio. I due aviatori vennero tenuti separati per tutto il tempo della prigionia.

Dell'esperienza nelle mani irachene Bellini non ricorda molto: per almeno dieci giorni fu sottoposto a pestaggi, spesso minacciato di morte durante gli interrogatori, il maggiore passò gran parte della prigionia in una cella buia e sporca, sotto l'effetto di narcotici e sedativi[15].

Il 3 marzo, conclusasi l'offensiva, entrambi gli ufficiali furono rilasciati dalle autorità irachene e trasportati su una nave ospedale statunitense nel Golfo Persico.

Bellini e Cocciolone furono gli unici prigionieri di guerra italiani di tutto il conflitto, e il loro status nei 47 giorni di prigionia, per un vuoto normativo delle Forze Armate, non fu mai completamente chiarito dalle autorità militari italiane: non essendo l'Italia formalmente in guerra con l'Iraq, nel loro stato di servizio non compare alcuna detenzione da parte del nemico, ma solo la generica distinzione "a disposizione del comandante di corpo", generalmente utilizzata per il personale in permesso temporaneo.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di "Tornado" impegnato nella sua prima, difficile operazione bellica notturna contro obiettivi militari fortemente difesi, riusciva ad effettuare, in presenza di condizioni meteorologiche avverse, il previsto rifornimento in volo e decideva, con chiaro sprezzo del pericolo e senza esitazione, di continuare da solo la missione che gli era stata affidata. Raggiungendo l'obiettivo, subito dopo aver sganciato il carico bellico a bassissima quota su un deposito di munizioni iracheno veniva fatto segno ad intenso fuoco contraereo. Sceso ulteriormente di quota sul deserto in piena oscurità, veniva colpito dalla violentissima reazione contraerea che rendeva ingovernabile l'aeromobile. Lanciandosi assieme al navigatore veniva fatto prigioniero. Manteneva, in mani nemiche, un contegno fermo ed esemplare, nonostante le violenze fisiche e morali subite. Chiaro esempio di professionalità, dedizione e coraggio, degno erede di una luminosa tradizione.»
— Cielo del Kuwait, 18 gennaio 1991.[16]
Cavaliere dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana
«Su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri»
— 2 giugno 2002[17]
Medaglia militare aeronautica per lunga navigazione aerea (I grado) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia militare aeronautica per lunga navigazione aerea (I grado)
«[18]»
Croce d'oro per anzianità di servizio - nastrino per uniforme ordinaria Croce d'oro per anzianità di servizio
Croce commemorativa per le operazioni nel Golfo Persico (17 gennaio 1991 - 12 aprile 1991) - nastrino per uniforme ordinaria Croce commemorativa per le operazioni nel Golfo Persico (17 gennaio 1991 - 12 aprile 1991)
— 5 novembre 1991

Us sa-kwlib rib.png Medaglia commemorativa per la liberazione del Kuwait concessa dal Sovrano Saudita

Us kw-kwlib rib.png Medaglia commemorativa per la liberazione del Kuwait concessa dal Principe del Kuwait

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Pagina meetup di Gianmarco Bellini
  2. ^ Bellini, dopo dieci anni di nuovo in prima linea, archiviostorico.corriere.it, 21/9/2001
  3. ^ ibid.
  4. ^ Italianizzazione dell'inglese to commit, ingaggiare un bersaglio. In questo momento le bombe vengono sganciate sul bersaglio.
  5. ^ Gergo aeronautico per indicare il lancio dei chaff, striscioline metalliche necessarie a confondere il segnale radar e nascondere il velivolo dietro uno schermo elettromagnetico.
  6. ^ Prigioniero e torturato in Iraq, ma l'Italia ha cancellato 47 giorni di guerra, ilgazzettino.it, 16/01/2011
  7. ^ 1991: L'Aviazione Italiana nella Guerra del Golfo, www.aviazione.biz. URL consultato il 29 aprile 2008.
  8. ^ Forum sulla missione
  9. ^ La guerra del golfo, sito web ufficiale A.M., 9 settembre 2002. URL consultato il 29 aprile 2008.
  10. ^ ibid.
  11. ^ Operazione Locusta, 1ª Parte
  12. ^ "Ricordo di aver effettuato una chiamata al coordinatore tattico della missione a bordo di un AWACS con il nominativo POMKA, dicendogli che Legion 14 proseguiva per la missione. In risposta ricevetti un «Roger»."
  13. ^ Terrain Following, dispositivo che sui Tornado permette di pilotare seguendo il profilo del terreno, grazie a uno scanner tridimensionale col quale il computer di bordo imposta automaticamente le variazioni da eseguire.
  14. ^ Operazione Locusta - parte 2
  15. ^ Intervista al gazzettino.it, 26/01/2011
  16. ^ Bellini Gianmarco in Piloti professionisti, www.gentedellaria.it, 15 marzo 2006. URL consultato il 29 aprile 2008.
  17. ^ Dettagli onorificenze quirinale.it
  18. ^ Storia del 50º Stormo, alessandrozucchelli.it

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]