Loggia del Bigallo

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Coordinate: 43°46′21.89″N 11°15′18.92″E / 43.772747°N 11.255256°E43.772747; 11.255256

Museo del Bigallo
La loggia del Bigallo
La loggia del Bigallo
Tipo Arte sacra
Indirizzo Piazza San Giovanni, 1, Firenze

La loggia del Bigallo, con annesso palazzo, è situata in piazza San Giovanni, cioè la parte ovest di piazza del Duomo a Firenze.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzetto fu costruito per la Compagnia di Santa Maria della Misericordia fra il 1352 e il 1358, dove un tempo esisteva una casa-torre degli Adimari distrutta dopo la cacciata dalla città della famiglia per via del suo credo guelfo (1248). La nuova loggia in antico serviva ad esporre al pubblico i fanciulli smarriti o abbandonati affinché fossero rintracciati, riconosciuti o adottati.

Sebbene edificata in pieno periodo gotico, la loggia presenta, oltre alle bifore al primo piano, una loggia con archi a tutto sesto che si dice abbia ispirato il Brunelleschi nella realizzazione dello Spedale degli Innocenti e quindi nell'ideazione dei dettami dello stile rinascimentale.

Fu dapprima sede della Compagnia della Misericordia, ed in seguito alla fusione con la Compagnia del Bigallo (1425) le due istituzioni - fondate da San Pietro Martire - rimasero unite fino al 1489, quando la Misericordia cambiò sede spostandosi sempre in piazza del Duomo, ma oltre via dei Calzaiuoli. La loggia, con le case vicine annesse, ospitava al pian terreno un oratorio, mentre la parte superiore era destinata a ricovero per i trovatelli: l'affresco staccato di Niccolò Gerini, oggi conservato nel museo del Bigallo, mostra proprio i capitani della compagnia che si prendono cura degli orfanelli, affidandoli alle cure di donne stipendiate per accudirli. Un'altra attività della compagnia della Misericordia era quella della sepoltura dei morti (un'attività che tutt'oggi mantiene), suggerita anche dalle opere d'arte conservate che ricordano il mito di Tobia e Tobiolo, che secondo la Bibbia vennero perseguitati durante l'esilio babilonese perché erano soliti dare degna sepoltura agli altri ebrei nonostante il divieto ufficiale delle autorità.

Fin dal 1358 le arcate della loggia vennero chiuse da eleganti graticole in ferro, mentre l'oratorio veniva decorato da affreschi di Nardo di Cione (oggi in parte perduti, il restante staccato e conservato su una parete diversa da quella originale) e dalle sculture di Alberto Arnoldi, come la grande Madonna con bambino e i due Angeli reggicandela, oggi incorniciati in un altare ligneo con nicchie dorate. Coeve sono anche le sculture nelle nicchie della facciata, sempre dell'Arnoldi, tra le quali la Madonna con bambino nella ghiera della porta di ingresso, con il gesto familiare del Bambino che cerca il seno della madre.

Il capolavoro di quell'epoca è la Madonna della Misericordia, dove compare la più antica veduta di Firenze, nella quale si riconosce il battistero e la facciata incompleta di Santa Maria del Fiore.

Niccolò Gerini e Ambrogio di Baldese, I fratelli del bigallo affidano gli orfani alle madri adottive (1386)

Dopo la fusione con la Compagnia del Bigallo (1445) arrivarono nuove opere artistiche, come le sculture nelle nicchie, la tavola bifronte della sala dei Capitani e altro. Dopo un incendio nel 1442 il piano superiore della loggia venne ricostruito: a quest'epoca risalgono le eleganti bifore e i due affreschi sulla facciata (1444 circa) ancora presenti (dei due solo quello della Predicazione di san Pietro Martire a Firenze con il miracolo del cavallo infuriato è ancora leggibile), restaurati nell'Ottocento dal pittore Gaetano Bianchi.

Nel 1525, un secolo dopo la loro unione, le due compagnie si divisero, con la Misericordia che traslocò nelle vicinanze, prima nella chiesa di San Cristoforo degli Adimari (distrutta, dove oggi possiede il parcheggio ambulanze) poi nella sede attuale dirimpetto alla Loggia, che da allora divenne simbolo del Bigallo.

Nel 1698 si tolserio le graticole di ferro trecentesche dalle arcate, che furono murate per aumentare lo spazio a disposizione dell'ospedale. Nel 1777 venne rifatta la facciata delle case della compagnia attigue alla loggia, operazione che comportò lo stacco degli affreschi di Niccolò Gerini e di Ambrogio di Baldese, purtroppo non senza subire gravi perdite, documentate da un acquerello dipinto poco prima della ristrutturazione. Nel 1865, epoca di sventramenti per Firenze Capitale, la loggia venne risparmiata da trasformazioni arbitrarie, ma venne riportata alle sembianze originarie grazie alla riapertura delle arcate e delle bifore al primo pianto, a suo tempo tamponate.

Nel 1904 si tentò di ricostituire un piccolo museo delle opere del Bigallo e della Misericordia, ma fu solo dopo l'alluvione del 1966 che riuiscì a ricostituire una significativa collezione. Dal 1998 il piccolo museo è gestito dall'Opera del Duomo di Firenze. Le due compagnie già ospitate nella loggia esistono tuttora e sono la Venerabile Arciconfraternita della Misericordia, che si occupa di assistenza con autoambulanze e della gestione di cimiteri, e l'Opera Pia dell'Orfanotrofio del Bigallo, che si occupa di alloggi per donne anziane autosufficienti.

L'esterno[modifica | modifica wikitesto]

La Predicazione di San Pietro Martire a Firenze con il miracolo del cavallo infuriato, affresco sulla facciata

Sulla facciata sono dipinti due affreschi di Ventura di Moro e Rossello di Jacopo Franchi con le Storie della predicazione di San Pietro Martire a Firenze (1445), uno dei quali molto danneggiato (si riconoscono solo alcune bandiere). Su quello meglio conservato si vede ancora chiaramente il santo che predica alla folla mentre un cavallo nero appare all'orizzonte. Si tratta di un fatto miracoloso citato in tutte le agiografie del martire: mentre egli stava predicando, secondo alcune fonti in questa piazza, secondo altre nella Piazza delle Cipolle, dove si teneva il mercato alimentare (attuale Piazza Strozzi), apparve all'improvviso dal niente un cavallo nero imbizzarrito, che si lanciò sulla folla disperdendola. Ma la presenza di spirito del santo riuscì a riconoscere in quell'apparizione una manifestazione del Demonio, riuscendo a cacciarlo con il solo segno della croce. Il cavallo si dileguò nel nulla come era apparso.

Alcune versioni della leggenda popolare vogliono che nel punto in cui il cavallo si dileguò, in Via dei Vecchietti, tre secoli dopo Bernardo Vecchietti chiese al Giambologna di scolpire il Diavolino di cui si può vedere una copia all'angolo con Via Strozzi, mentre l'originale è attualmente nel Museo Bardini in piazza dei Mozzi. In realtà, se anche la prima parte della leggenda fosse in parte accaduta davvero, è documentato che quello che popolarmente viene detto il Diavolino del Giambologna rappresenti in realtà un satiro e che facesse parte di una coppia di due, senza collegamenti con la vicenda del miracolo di San Pietro Martire.

Sempre sulla facciata verso il Battistero sono sculture della fine del Trecento, provenienti dall'antica sede del Bigallo, di Alberto Arnoldi: nel centro una pregevole Madonna col Bambino ed ai lati San Piero Martire, fondatore della Misericordia, e Santa Lucia, protettrice dei fanciulli.

L'Arnoldi è anche autore anche della lunetta con la Madonna col bambino a bassorilievo sul portale sulla piazza.

Il Museo del Bigallo[modifica | modifica wikitesto]

Trittico di Bernardo Daddi
La Madonna della Misericordia

Le opere esposte, tutte un tempo di proprietà della compagnia e pervenute sia per commissione diretta, sia per donazione, furono disperse con il tempo, ma la piccola raccolta fu ricomposta nel 1904 e riordinata nel 1976. L'esposizione si articola in tre sale.

Nella prima, confinante con la loggia, si trova un interessante Crocifisso del cosiddetto Maestro del Bigallo (1235-1255 circa), oggi collocato al centro di affreschi staccati dalla parete dell'altare, opera della bottega di Nardo di Cione, dove si riconoscono in alto Cristo tra due angeli (1364, se ne conserva anche la sinopia). Attribuita al Maestro della Maddalena Johnson (cerchia di Lorenzo di Credi) è il tondo con la Madonna con Bambino, San Giovannino e due angeli (1490 circa), posto vicino ad un altro tondo di Jacopo del Sellaio con Madonna con Bambino, due angeli, San Pietro Martire e Tobia (1480 circa).

Il grande altare sulla parete di fondo era l'altare dell'antico oratorio: vi si trovano le tre grandi sculture di Alberto Arnoldi (Madonna col Bambino, post 1351, e due Angeli reggicandelabro), incorniciati da un tabernacolo dorato e intagliato con tre nicchie e gli stemmi del Bigallo e della Misericordia uniti, opera di Noferi di Antonio Noferi (prima metà del XVI secolo), dove nella predella sono conservate tre pitture su tavola di Ridolfo del Ghirlandaio (Morte di San Pietro martire, Madonna della Misericordia, Natività e Fuga in Egitto e Tobia e Tobiolo sotterrano un morto davanti al Bigallo, 1515). Attribuita a Alberto Arnoldi è anche la più piccola Madonna col Bambino sulla parete verso nord.

Nella piccola sala successiva sono conservati due opere di grande pregio della pittura gotica e tardogotica: il Trittico portatile di Bernardo Daddi (Madonna con Bambino e santi, Natività, Crocefissione, San Nicola salva Adeodato e San Nicola rende Adeodato ai genitori, 1333) e la Madonna dell'Umiltà con due angeli di Domenico di Michelino. Altre opere sono alcune tavole di Madonne col Bambino (una attribuita a Alunno di Benozzo post 1450, una al Maestro di San Miniato, 1471 circa, una della bottega di Mariotto di Nardo, post 1400, una in terracotta policroma della bottega di Lorenzo Ghiberti).

Nell'ultima sala spicca il grande affresco della Madonna della Misericordia. La complessa opera, attribuita alla cerchia di Bernardo Daddi, contiene la fondamentale e citatissima testimonianza dell'aspetto della città nel primo XIV secolo ai piedi della Vergine, o forse da interpretare come una figura allegorica per via della mitria vescovile (forse la Sacerdotissa justitiae). Questa figura è pregata da due schiere di piccole figure ai due lati, e undici tondi si aprono sul suo mantello e rappresentano le Opere di Misericordia; le parole scritte attorno alla donna (visito, poto, cibo, redimo, tego, colligo e condo) si riferiscono pure alle azioni che la Compagnie esegue in città a suo nome, cioè vestire chi è in bisogno, dare da mangiare e da bere, riscattare i prigionieri, offrire un tetto a chi lo necessita, eccetera.

Sono esposti qui anche gli affreschi staccati dalla vecchia facciata dello Spedale di Niccolò Gerini e Ambrogio di Baldese (1386), oltre ai dodici episodi della vita di Tobia, di anonimo autore fiorentino della seconda metà del Trecento. Tra le tavole pittoriche una Madonna col Bambino della scuola di Botticelli e una tavola cuspidata bifronte della cerchia dell'Orcagna o dei suoi fratelli. Più tarde sono le due tele di Carlo Portelli con la Carità e la Madonna assunta con in gloria con due orfanelli (1570 circa). Tra le sculture si segnala lo stemma degli Altoviti tra due cherubini, già piedistallo, attribuito a Desiderio da Settignano (1463 circa). Sono inoltre esposti opere in ceramica e terracotta, antichi libri d'archivio e arredi delle due confraternite.

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