Lettere (Platone)

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Lettere
Titolo originale Ἐπιστολαὶ
Platón Academia de Atenas.png
Ritratto di Platone nella moderna Accademia di Atene
Autore Platone?
1ª ed. originale IV secolo a.C.
Genere raccolta
Sottogenere epistolare
Lingua originale greco antico
Serie Opere di Platone, IX tetralogia

Le lettere di Platone sono una raccolta di 13 epistole, inserita da Trasillo al termine dell’ultima tetralogia (la nona, subito dopo l'Epinomide). Al giorno d’oggi gli studiosi ritengono queste lettere spurie, con l’eccezione della Lettera VII e (talvolta) dell’VIII, che in molti fanno risalire a Platone; tuttavia, come scrive Mario Vegetti, a questo proposito «la questione è probabilmente indecidibile sul piano strettamente filologico».[1]

Argomenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Lettera I. Platone restituisce a Dionigi il denaro prestatogli per tornare ad Atene dopo il suo terzo viaggio a Siracusa, e coglie l’occasione per trattare della situazione della città siciliana. Sicuramente apocrifa, questa lettera potrebbe essere in realtà un esercizio retorico.[2]
  • Lettera II. Scritta negli anni tra il secondo e il terzo viaggio in Sicilia, è destinata a Dionigi II, a cui vengono dati alcuni consigli sulla situazione di tensione a Siracusa. È quasi sicuramente falsa.
  • Lettera III. Destinata ancora a Dionigi II, è la risposta di Platone ad alcuni calunniatori: il filosofo elenca le sue principali azioni per migliorare la città.
  • Lettera IV. Indirizzata a Dione, lo incoraggia a continuare la sua attività politica e a coltivare la virtù.
  • Lettera V. Il destinatario è Perdicca III di Macedonia. Per temi e stile, la lettera sembra essere solo un’imitazione della prosa platonica.[3]
  • Lettera VI. Destinata a Ermia, tiranno di Atarneo, Erasto e Corisco.
  • Lettera VII. La più lunga e senza dubbio la più interessante. Destinata ai familiari di Dione, contiene un autoritratto intellettuale del filosofo e un’importante testimonianza (auto)biografica. Generalmente è ritenuta autentica.
  • Lettera VIII. Ritenuta da molti studiosi autentica, è anch’essa indirizzata ai familiari di Dione e contiene alcune riflessioni sulla situazione politica di Siracusa.
  • Lettera IX. Destinata ad Archita, è con ogni probabilità spuria.
  • Lettera X. Breve messaggio indirizzato a uno sconosciuto amico di Dione, di nome Aristodoro.
  • Lettera XI. Breve lettera destinata a un non bene identificato Laodamante.
  • Lettera XII. Breve messaggio destinato ancora all’amico Archita.
  • Lettera XIII. Indirizzata a Dionigi il Giovane, sembra avere carattere privato e contiene affermazioni in contrasto con la Lettera VII. Già Marsilio Ficino la considerò non autentica e la escluse dalla sua edizione in latino delle opere platoniche.[4]

Lettera VII[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lettera VII.

Delle tredici lettere, quella che ha maggiormente destato interesse negli studiosi per i suoi contenuti filosofici è stata la Lettera VII, la più lunga e l’unica che si possa plausibilmente attribuire a Platone. Scritta dopo la morte di Dione (quindi dopo il 354 a.C.)[5], e indirizzata ai suoi familiari a Siracusa, rappresenta un’importantissima fonte di informazioni sulla vita del filosofo e il suo stile filosofico.

Platone infatti dedica gran parte della lettera ad una lunga digressione che, dalla sua passione giovanile per la politica, lo porta ad analizzare le cause del suo interesse per la filosofia e le motivazioni che lo spinsero a compiere tre viaggi in Sicilia. Particolare attenzione è data al ricordo delle fasi che caratterizzarono l’insuccesso dei suoi tentativi di instaurare nella città megalogreca un governo guidato da un re-filosofo, fallimenti dovuti alla difficile situazione politica con cui si dovette scontrare. Oltre a ciò, Platone dedica anche alcune pagine ad una critica della scrittura, che possono essere messe in relazione con il mito del dio Theuth nel Fedro (274b-276a).[6]

Lettera VIII[modifica | modifica wikitesto]

Molti studiosi sostengono l’autenticità anche della Lettera VIII, sebbene l’interpretazione resti controversa. Dedicata anch’essa ai familiari di Dione e scritta in seguito alla sua morte, questa lettera descrive però una situazione politica differente da quella prospettata nella Lettera VII. In particolare, qui si parla di Ipparino, figlio di Dionisio I, il quale ha cacciato il tiranno Callippo ma è allo stesso tempo sotto la pressione di Dionigi II, che intende tornare in patria con le armi. Tutto ciò, dice Platone, va però a diretto vantaggio delle popolazioni confinanti, Fenici e Oschi, i quali potrebbero approfittare della situazione per invadere la Sicilia. La proposta di Platone è allora quella di salvaguardare l’indipendenza dell’isola istituendo un triregno, in cui a governare dovranno essere Ipparino, Dionigi II e il figlio del defunto Dione. Modello per i tre sovrani dovrà essere Licurgo, colui che formulò la legislazione di Sparta prevedendo due re che governano contemporaneamente ma limitati nei loro poteri dal senato e dagli èfori.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ M. Vegetti, «Un paradigma in cielo», Roma 2009, p. 16.
  2. ^ Così A. Maddalena in: Platone, Opere complete, vol. 8: Lettere, Definizioni, Dialoghi spuri, Roma-Bari 1966, p. 3.
  3. ^ Platone, Opere Complete, vol. 8, cit., p. 5.
  4. ^ Platone, Tutte le opere, a cura di E.V. Maltese, Roma 2009, p. 2878.
  5. ^ Della morte di Dione si parla in 334a.
  6. ^ Lettera VII 341c.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]