La grande nebbia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La grande nebbia
Titolo originale The Bigamist
Lingua originale Inglese
Paese di produzione USA
Anno 1953
Durata 80 min
Colore b/n
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Ida Lupino
Soggetto Larry Marcus, Lou Shor
Sceneggiatura Collier Young
Produttore Collier Young
Casa di produzione The Filmmakers
Fotografia George Diskant
Montaggio Stanford Tischler
Musiche Leith Stevens
Scenografia James Sullivan
Interpreti e personaggi

La grande nebbia è un film del 1953, diretto dalla regista statunitense Ida Lupino.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Nell'impossibilità di avere un figlio proprio, i coniugi Graham si rivolgono a Jordan, funzionario responsabile per le pratiche di adozione. Messo sull'avviso da alcuni atteggiamenti reticenti del marito, questi, durante una trasferta a Los Angeles, svolge delle indagini su Harry Graham, costretto dalla propria attività commerciale, a soggiornare di frequente nella città. E grande è la sua sorpresa nello scoprire che, col nome di Harrison, egli è sposato a Phyllis Martin, da cui ha avuto un figlio.

Messo alle strette, Harry gli narra delle circostanze che lo hanno portato alla bigamia. A seguito della notizia della sterilità della moglie Eve, i rapporti tra i due si erano fatti sempre più freddi e circoscritti alla comune attività lavorativa, cui la donna aveva rivolto con determinazione le proprie energie. Nel corso di una gita guidata a Hollywood, alla ricerca di un diversivo alla solitudine nella grande metropoli, Harry aveva conosciuto Phyllis. Durante le trasferte di Harry, la relazione fra i due si era rinsaldata, complice l'estraneità della moglie assorbita dagli affari. Poi, Eve, a seguito della morte del padre si era trasformata. Tornata ad essere affettuosa col marito, come nei primi tempi della loro unione, aveva espresso il desiderio di adottare un figlio, eventualità che in precedenza aveva sempre escluso. Così i due si erano rivolti a Jordan.

Di passaggio a Los Angeles, Harry aveva deciso di passare a salutare, per un'ultima volta Phyllis, scoprendo che era incinta di un figlio, concepito una sera in cui, insieme, avevano festeggiato il compleanno dell'uomo. Benché Phyllis, determinata a portare a termine la gravidanza, non avesse avanzato alcuna pretesa, lui, per dare un nome ed una sicurezza al figlio, aveva insistito perché si sposassero.

Jordan lascia la casa in preda a sentimenti contrastanti: dovrebbe denunciare l'uomo, ma al contempo prova per lui comprensione e solidarietà. È lo stesso Harry ad autodenunciarsi. La sentenza sarà mite, ma, in un finale aperto, mentre le due donne lasciano l'aula del tribunale, resta sospeso l'interrogativo del giudice: "Credo che l'imputato abbia realmente amato entrambe queste donne. Forse non avrebbe potuto fare a meno di nessuna delle due. E ho la dolorosa impressione che ormai le abbia perse entrambe..."

La regia[modifica | modifica sorgente]

La grande nebbia è l'unico dei suoi sei film di cui Ida Lupino, una delle poche dive americane ad essere stata dietro la macchina da presa (una "vera pioniera" secondo la definizione di Martin Scorsese), è anche interprete. Fu girato con un budget molto ridotto, causa la cattiva situazione finanziaria della The Filmmakers, la casa produttrice fondata nel 1949 col secondo marito Collier Young - produttore del film e recente sposo dell'altra protagonista, Joan Fontaine - che aveva dovuto accettare le severe condizioni poste dalla RKO[1].

Nei suoi film Ida Lupino metteva in discussione "...il ruolo passivo, puramente decorativo della donna nelle produzioni hollywoodiane." [2] In La grande nebbia, come per lo stupro di "La preda della belva", la violenza dei genitori in "Non abbandonarmi", la poliomielite della protagonista di "Never Fear", un trauma - nella forma della rivelazione della bigamia del marito - "...cala all'improvviso sulle protagoniste,[3] sconvolgendo "... la loro vita ovattata e borghese...e costringendole ad affrontare dolore e disperazione"[4].

Si trattava di temi decisamente "...senza precedenti nel cinema americano di allora, affrontati con "...chiarezza assoluta... con la stessa mescolanza di precisione e profonda compassione di cui aveva dato prova come attrice"[5].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Renato Venturelli, "Ida Lupino", in "Dizionario dei registi del cinema mondiale", vol.II, Giulio Einaudi editore, Torino, 2005
  2. ^ Martin Scorsese, "Tre ritratti in forma di omaggio. Ida Lupino, John Cassavetes, Glauber Rocha", Cahiers du Cinema, marzo 1996, pubblicato in Martin Scorsese, "Il bello del mio mestiere. Scritti sul cinema", Edizioni minimum fax, Roma, 2002
  3. ^ Renato Venturelli, "L'età del noir", Giulio Einaudi editore, Torino, 2007
  4. ^ Martin Scorsese, cit., pag.77
  5. ^ Martin Scorsese, cit.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]