Islam in Svezia

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L'Islam è la più numerosa minoranza religiosa in Svezia.

Storia[modifica | modifica sorgente]

I Tatari del Baltico furono il primo gruppo musulmano nella Svezia moderna.

Fu però solo nella seconda metà del XX secolo che larghi gruppi di musulmani giunsero in Svezia per immigrazione da paesi a maggioranza musulmana, come Bosnia ed Erzegovina, Turchia, Iraq, Iran, Somalia e Libano. La maggior parte dei musulmani in Svezia oggi sono immigrati o discendenti di immigrati. La maggioranza di loro è di origine araba, principalmente provenienti dall'Iraq. Il secondo gruppo più numeroso di musulmani è costituito di immigranti e rifugiati dall'ex-Jugoslavia, soprattutto Bosgnacchi e Kosovari. Seguono Somali e Marocchini, Curdi e Berberi. Ahmed Rami, di origine marocchina, produce dalla Svezia il suo programma radiofonico Radio Islam, divenuto controverso per le sue posizioni negazioniste sull'Olocausto.

La moschea Nasir della comunità Ahmadiyya di Göteborg è stata la prima moschea ad essere costruita in Svezia, benché il gruppo non sia considerato islamico dalle altre confessioni musulmane. Sono oggi presenti numerose moschee in Svezia, di cui le principali sono quelle di Malmö e di Stoccolma.

Demografia[modifica | modifica sorgente]

Non ci sono statistiche ufficiali sul numero di musulmani in Svezia, ma le stime variano tra 100.000 e 400.000, ossia tra l'1% e il 4% della popolazione svedese.

Percezione popolare[modifica | modifica sorgente]

In un'indagine condotta da Taylor Nelson Sofres per conto dell'istituto inglese Open Europe nel marzo 2007, il 56% degli svedesi concordano con la proposizione che "il fondamentalismo islamico è una seria minaccia per il nostro paese"[1].

Luoghi di culto[modifica | modifica sorgente]

I seguenti sono alcuni dei principali luoghi di culto islamici in Svezia:

Nome Comune Anno Organizzazione Imam Lingua del culto Sito web
Stoccolma
Moschea di Stoccolma Stoccolma, Medborgarplatsen 2000 Islamiska Förbundet i Stockholm Hassan Moussa arabo [1]
Moschea di Fittja Stoccolma, Fittja Botkyrka Turkiska Islamiska Förening arabo, turco
Moschea di Brandbergen Haninge (Stoccolma Sud) Islamiska Förbundet i Brandbergen
Svezia Settentrionale
Moschea di Umeå Umeå, Ålidhem in progetto
Svezia Centrale
Moschea di Uppsala Uppsala, Kvarngärdet
Svezia Meridionale
Moschea di Bellevue Goteborg Islamic Sunni Centre (salafita)
Moschea Nasir Goteborg Ahmadiyya
Moschea di Malmö Malmö 1984


Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "European poll findings on globalisation and foreign policy: Majority of UK and EU citizens would back military action against Iran" Open Europe, April 4, 2007,

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alwall, Jonas (1998), Muslim rights and plights : the religious liberty situation of a minority in Sweden, Lund : Lund University Press, pp. 145-238
  • Carlbom, Aje (2003), The Imagined versus the Real Other : Multiculturalism and the Representation of Muslims in Sweden, Lund: Lund Monographs in Social Anthropology, pp. 63-163
  • Nielsen, Jørgen S. (1992), Muslims in Western Europe, Edinburgh : Edinburgh University Press, pp. 80-84
  • Sabahi, Farian (2006), Islam: l'identità inquieta dell'Europa. Viaggio tra i mussulmani d'occidente, Milano : Il Saggiatore
  • Sander, Åke (1990), Islam and Muslims in Sweden, Göteborg : Centre for the Study of Cultural Contact and International Migration, Gothenburg University, pp. 1-54
  • Sander, Åke (1993), Islam and Muslims in Sweden and Norway : a partially annotated bibliography 1980-1992 with short presentations of research centres and research projects, Göteborg : Centre for the Study of Cultural Contact and International Migration, Gothenburg University
  • Sander, Åke (1997), “To what extent is the Swedish Muslim religious?”, in Steven Vertovec and Ceri Peach (eds.), Islam in Europe : The politics of religion and community, London : Macmillan and New York : St.Martin’s, pp. 179-210
  • Sander, Åke (2004), “Muslims in Sweden”, in Muhammad Anwar, Jochen Blaschke and Åke Sander, State Policies Towards Muslim Minorities : Sweden, Great Britain and Germany, Berlin : Parabolis; pp. 203-374 (2007-03-24)

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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