Isabella Santacroce

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Isabella Santacroce (Riccione, 30 aprile 1970[1]) è una scrittrice italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Frequenta il DAMS di Bologna e si avvicina all'ambiente artistico esponendo sue opere a Parigi, Londra, Tokyo e New York[2]. Il suo esordio letterario avviene a metà anni novanta con la pubblicazione di Fluo, primo libro di una trilogia (gli altri due titoli sono Destroy e Luminal, entrambi pubblicati da Feltrinelli). Destroy in particolar modo suscita un certo interesse in Italia, descritto da Alessandro Baricco come "un libro da leggere, se Enrico Brizzi ha del talento, lì ce n’è il doppio"[3]. Il nome della Santacroce venne accostato al gruppo dei Cannibali, movimento letterario sviluppatosi alla fine degli anni novanta (di cui è rappresentativo il volume Gioventù cannibale pubblicato da Einaudi), formato da giovani scrittori esordienti.

Nel novembre del 1998 per Polo Books pubblica Kurt Cobain and Courtney Love. Canzoni maledette, una raccolta di traduzioni dei testi delle più rappresentative canzoni dei Nirvana e delle Hole.

Nel settembre del 1999 durante il convegno "Costellazioni italiane: 1945-1999 - Libri e autori del secondo Novecento", Cesare Garboli definisce la Santacroce come una persona che "si piglia terribilmente sul serio, non sa raccontare, ma è una prosatrice d’arte di altissima qualità, ipnotica, incantatoria, e sotto tutti gli aspetti ‘stupefacente’"[4].

Nel 2001 pubblica per Mondadori Lovers. Il tema del libro è l’amore nelle sue varie forme: l’amore della famiglia, l’amore eterosessuale, l’amore omosessuale e l’amore non corrisposto.

Nel 2002 esce, per la casa editrice Cadmo, Isabella Santacroce scritto da Stefania Lucamante, testo in cui si analizzano i cambiamenti e le innovazioni dello stile della scrittrice.

Nel 1999 ha inizio una sua collaborazione con la cantautrice Gianna Nannini, che ha portato all'album Aria del 2002, e il cartone animato Momo alla conquista del tempo, dove la scrittrice ha collaborato ai testi. Ha collaborato anche alla scrittura dei testi degli album Grazie (2006) e Giannadream (2009), sempre di Gianna Nannini.

Nel gennaio del 2004 viene pubblicato da Mondadori Revolver e l'anno successivo Dark Demonia, libro illustrato da Talexi che narra la storia di un angelo destinato all'inferno. L'anno successivo è la volta di Zoo, edito da Fazi Editore. Un lungo monologo in cui i tre personaggi principali, rigorosamente senza nome (un padre romantico e fragile, una madre onnipotente e manipolatrice, e una dolce e "innocua figlia") si amano a vicenda a colpi di seduzioni, ricatti, tentazioni morbose, ambizioni frustrate, fino ad annientarsi l'un l'altro. In occasione dell'uscita del libro, Isabella Santacroce descrive la famiglia come "un carnevale orribile".

Con V.M.18 del 2007, Isabella Santacroce inaugura la trilogia dantesca cosiddetta "Desdemona Undicesima". Il primo romanzo della trilogia, che dei tre romanzi rappresenta l'Inferno, parla degli sfrenati libertinaggi compiuti da 3 ragazzine quattordicenni all'interno di un collegio, libro che segna un'ulteriore svolta nello stile narrativo della Santacroce. Nel 2010 esce per Rizzoli la seconda parte della trilogia (il Paradiso) Lulù Delacroix, romanzo-fiaba che sfiora le 500 pagine.

Nel gennaio del 2011 una nuova collaborazione con la cantante Gianna Nannini nella scrittura dei testi dell'album Io e te. Nello stesso anno viene messa all'asta la prima parte della sua autobiografia dal titolo Io non so chi sono, autoedito in tiratura limitata[5].

Nel 2012 Bompiani pubblica il suo nuovo romanzo Amorino, il terzo e ultimo della trilogia "Desdemona Undicesima" (il Purtagorio). "Amorino" è ambientato nel 1911 a Minster Lovell, freddo e austero villaggio inglese e narra la storia di Albertina e Annetta Stevens, due sorelle gemelle monozigoti dalla doppia personalità.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Biografia di Isabella Santacroce - Recensione Libro - Libri Blog
  2. ^ Babele
  3. ^ Intervista all'autrice
  4. ^ Letteratura mezzo secolo all' incanto in ricerca.repubblica.it, 21 settembre 1999. URL consultato il 26 agosto 2011.
  5. ^ «Mi salvò una suora. Con la scrittura»

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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