Inferenza

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L'inferenza è il processo con il quale da una proposizione accolta come vera si passa a una seconda proposizione la cui verità è derivata dal contenuto della prima.

Inferire è quindi trarre una conclusione. Inferire X significa concludere che X è vero; un'inferenza è la conclusione tratta da un insieme di fatti o circostanze. Gran parte dello studio della logica esplora la validità o non validità di inferenze e implicazioni.

Esiste una sottile differenza tra implicare e inferire: il primo sottende in maniera tacita una conseguenza, il secondo vi perviene esplicitamente. Se si scrive che "tutti gli uomini sono mortali" e "Socrate è un uomo", si implica che Socrate è mortale, ma un lettore così attento da notare la nostra implicazione e pensare "quindi Socrate è mortale", inferisce che Socrate è mortale.

« E quando qualcuno vi propone di credere a una proposizione voi dovete prima esaminare se essa è accettabile, perché la nostra ragione è stata creata da Dio, e ciò che piace alla nostra ragione non può non piacere alla ragione divina, sulla quale peraltro sappiamo solo quello che, per analogia e spesso per negazione, ne inferiamo dai procedimenti della nostra ragione. »
(Guglielmo da Baskerville in: Umberto Eco, Il nome della rosa, p. 139)

In linguistica si parla di "formulazione di inferenze" nello schema di Roman Jakobson sulla lingua intesa come sistema di segni utili alla comunicazione. Si tratta di un procedimento che non prevede nessun emittente volontario ma solo la presenza di un oggetto che viene interpretato come messaggio. Esempio:

  • oggetto: "case dai tetti spioventi" → messaggio interpretato: "qui nevica spesso".

La formulazione di inferenze consiste quindi nella capacità di formulare deduzioni traendo informazioni da un oggetto reale.

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