Il coraggio della verità

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Il coraggio della verità
Sean Astin e Denzel Washington in una scena del film.
Sean Astin e Denzel Washington in una scena del film.
Titolo originale Courage Under Fire
Lingua originale inglese
Paese di produzione USA
Anno 1996
Durata 117 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Edward Zwick
Sceneggiatura Patrick Sheane Duncan
Fotografia Roger Deakins
Montaggio Steven Rosenblum
Musiche James Horner
Scenografia John Graysmark
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il coraggio della verità (Courage Under Fire) è un film del 1996 diretto da Edward Zwick.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il colonnello carrista Nat Serling viene assegnato ad una commissione di inchiesta, istituita per l'assegnazione della medaglia d'onore del congresso postuma al capitano elicotterista Karen Walden, deceduta in azione durante la guerra del Golfo. Il conferimento dell'onorificenza è caldamente auspicato dalla Casa Bianca, in quanto si tratterebbe della prima assegnazione ad una donna nella storia delle forze armate statunitensi e, prima dell'avvio dell'inchiesta, è già prevista la cerimonia, con la presenza del Presidente, il quale consegnerebbe personalmente la medaglia alla figlia piccola.

Serling, che vive un forte conflitto interiore per avere causato la morte di un amico, ordinando erroneamente l'apertura del fuoco contro un carro armato americano durante un'azione notturna, inizia la sua indagine con l'interrogatorio dei superstiti di un Black Hawk abbattuto che il capitano era andato a soccorrere, i quali possono testimoniare solo sulla distruzione di un carro armato iracheno che li minacciava da un'altura ad opera dell'Huey pilotato da Karen ma di non essere in grado di riferire su quanto avvenuto nel periodo intercorso tra l'abbattimento del suo elicottero, l'arrivo dei soccorsi ed il bombardamento della zona, salvo l'avere udito distintamente, prima dell'evacuazione dei superstiti, alcune raffiche di M16.

Il colonnello, che viene contattato spesso ma senza rispondergli, dal giornalista del Washington Post Tony Gartner, che sta indagando sull'incidente che lo ha coinvolto, prosegue l'inchiesta con gli interrogatori ai componenti dell'equipaggio dell'elicottero di Karen, iniziando con Rady, il quale tuttavia, rimasto incosciente dopo essere stato ferito, può solo riferire della distruzione del carro armato iracheno prima dell'abbattimento, sostenendo che Karen, non avendo l'elicottero bombe da sganciare, ha dato ordine di lanciarvi sopra un serbatoio supplementare di carburante, incendiandolo dopo la caduta con una pistola lanciarazzi.

Il secondo ad essere interrogato è Ilario che, concordando con la versione di Rady su quanto avvenuto prima di precipitare, riferisce di una sparatoria avvenuta durante la notte, nella quale Karen è rimasta ferita all'addome e che il suo comportamento è stato ineccepibile ma, il mattino dopo, durante l'attacco della fanteria irachena, rallentata da due Apache, e prima dell'evacuazione, il capitano era rimasto ucciso dallo scoppio di una granata e, dopo che i superstiti erano saliti sull'elicottero, il sergente Monfriez, non ricevendo risposta da parte di Ilario sulle condizioni di Karen, tornato indietro per verificarle, aveva riferito al pilota della sua morte e che quindi tutta la zona poteva essere liberamente bombardata da due Thunderbolt, negando tuttavia che ci siano state raffiche di M16, udite dall'equipaggio del Black Hawk.

Serling, dopo avere ricevuto notizia dal generale Hershberg, suo superiore, che l'inchiesta a suo carico non è conclusa, interroga Monfriez, il quale, diversamente da quanto dichiarato da Ilario, sostiene di essere stato lui a suggerire il lancio del serbatoio sul carro armato, che Karen, durante la notte, aveva suggerito di arrendersi e che, durante l'evacuazione, presa dal panico gli aveva sparato con una pistola, provocando lo scoppio della granata che l'aveva uccisa e che nessuno aveva sparato con l'M16, poiché le munizioni erano finite. Rintracciato l'ultimo componente dell'equipaggio, il soldato Altameyer, morente per cancro all'addome, Serling riesce solo a sapere che lui e Monfriez hanno mentito ma questi, sentendosi allo scoperto, rifiuta di cambiare la sua versione e si suicida, lanciandosi con la sua automobile contro un treno in arrivo.

Il colonnello, dopo avere trovato Ilario, nel frattempo datosi latitante dopo la scoperta della sua dipendenza dall'eroina, viene a sapere da lui l'esatto svolgimento dei fatti: l'insubordinazione di Monfriez con intento di fuga e, dopo essere stato minacciato con la pistola da Karen, causa il suo rifiuto di consegnarle l'M60, le aveva sparato, convinto che i colpi di pistola che il capitano aveva esploso contro un soldato iracheno fossero indirizzati a lui. Durante l'evacuazione Karen aveva promesso di fargli rapporto ma contemporaneamente coprendo i quattro, durante la corsa verso l'elicottero, sparando con l'M16; una volta a bordo dell'elicottero Monfriez, alla richiesta del pilota, gli aveva risposto che il capitano era morto e lui, temendo per la sua vita, non aveva negato.

Scagionato dalle accuse a suo carico Sterling sostiene la necessità di riferire la verità su quanto è realmente successo al capitano Walden, presentando il suo rapporto al generale e trovando il coraggio di raccontare ai genitori dell'amico, deceduto durante l'azione, la sua responsabilità nell'accaduto.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

Il film ha incassato 61.700.000 dollari negli Stati Uniti e 100.900.000 dollari complessivamente, a fronte di un budget di 46.000.000[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ movieplayer.it

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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