Herbert Selpin

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando il comune del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, in Germania, vedi Selpin.

Herbert Selpin (Berlino, 29 maggio 1902Berlino, 1º agosto 1942) è stato un regista e sceneggiatore tedesco.

È conosciuto principalmente per essere stato il regista del film Titanic del 1943, film di propaganda nazista. È considerato una delle prime vittime del cinema diretto da Goebbels durante la seconda guerra mondiale[1].

Era conosciuto per il suo carattere collerico, il suo perfezionismo e la tendenza a sperimentare. Durante la realizzazione del film, avendo mosso della critiche alla Wehrmacht, fu denunciato dallo sceneggiatore Walter Zerlett-Olfenius. Costretto a chiarire la sua posizione a Goebbels, dato che non riuscì a spiegarsi abbastanza velocemente e in modo chiaro, Selpin fu arrestato per ordine del ministro della Cultura e della Propaganda mentre si trovava nello studio Goebbels e incarcerato per disfattismo. La mattina dopo, venne trovato impiccato in cella a Berlino, ucciso dalla Gestapo. Goebbels farà successivamente del sarcasmo sul suo "suicidio".

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Herbert Selpin nasce il 29 maggio del 1902 a Berlino.

Dopo aver frequentato la scuola di medicina nella stessa città in cui è nato, Selpin lavora come ballerino, pugile, bibliotecario, mercante d'arte, ed altro. Selpin è stato poi impiegato nella controllata europea del Fox Film Corporation, dove ha ricoperto vari incarichi, tra cui, nel 1927, l'aiuto regista, in questo caso di Walter Ruttmann.

Dopo diverse posizioni come un editor, Selpin riceve la sua prima opportunità come direttore della Antoinette Chauffeur, pubblicato nel 1931 da Films Excelsior. Nei successivi due anni, si pone in contrasto con la tradizionale simpatia nazista verso gli inglesi.

Nel 1933 si sposa con Annie Markart, da cui si separò quattro anni dopo, nel 1937.

Dal 1933 inizia a fare film di propaganda per gli studi di UFA, che allora si trovava sotto il controllo del ministero della Cultura e della Propaganda. Dopo che alcuni film non sono stati ben accolti (Schwarzhemden 1933, Die Reiter allarme von Deutsch-Ostafrika nel 1934 e A Pechino nel 1937), Selpin ottiene il suo primo successo nel 1941 con Carl Peters, una pellicola anti-britannica. Questo è stata seguita dall'incarico per altri film e infine per un importante film di propaganda tedesca, in cui il governo investe molti soldi.

I problemi sorgono quando dirige il film Titanic del 1943. Egli viene infatti imprigionato durante le riprese per delle dichiarazioni negative sulla Wehrmacht. Dal momento che la Gestapo aveva ormai assunto un interesse per il caso Selpin e che lui con le sue osservazioni aveva chiaramente violato la legge sul tradimento, Goebbels decise che era preferibile sacrificare il regista che aveva personalmente scelto per dirigere Titanic.[2] Verso la mezzanotte di venerdì 31 luglio - 1º agosto 1942, due guardie entrarono nella cella di Selpin:

« È impiccato dalle sbarre della finestra vicina al soffitto, con le bretelle dei pantaloni a far da un cappio. Per la cronaca, Goebbels aveva nascosto la scena della morte ai fotografati e archiviata. Egli ha quindi inviato una lettera concisa alla ex moglie di Selpin la notifica del suicidio dell'ex marito. »
([2])

Nonostante il tentativo di Goebbels di nascondere la verità, la notizia dell'efferata morte di Selpin si diffonde rapidamente nella zona delle riprese a Berlino, il cast si arrbbiò profondamente con Zerlett-Olfenius.[2] Goebbels reagì pubblicando un proclama decretando che chiunque nomini lo sceneggiatore ne avrebbe risposto a lui in persona.[2] Il film è stato completato sotto la direzione di Robert Klinger, che però non è accreditato nei titoli di coda.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Regista[modifica | modifica wikitesto]

Aiuto regista[modifica | modifica wikitesto]

Montatore[modifica | modifica wikitesto]

Sceneggiatore[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (DE) Guido Knopp, Hitler's Women, Routledge, 2009, p.245-246
  2. ^ a b c d (EN) Brian Hawkins, Full Comment: The Titanic’s last victim, National Post, 12 aprile 2012, p. A10.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) Guido Knopp, Hitler Frauen und Marlene, Verlagsgruppe Random House, 2001, ISBN 978-3442152124
  • (DE) Ernst Klee, Das Kulturlexikon zum Dritten Reich. Wer war was vor und nach 1945, S. Fischer, Francoforte, 2007, ISBN 978-3-10-039326-5

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 85120494 LCCN: no2012060957