Filosofia dell'arte

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Allegoria dell'arte (Sebastiano Ricci, 1694)

La filosofia dell'arte è la disciplina che si occupa dello studio e del significato dell'arte dal punto di vista filosofico.

Estetica e filosofia dell'arte[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene si tenda sostanzialmente a identificare tale disciplina con l'estetica, esistono autori che sottolineano le differenze rispetto a quest'ultima.[1] Mentre infatti l'estetica studia i criteri del bello attraverso una teoria del giudizio o del sentimento di piacere,[2] vi è chi attribuisce alla filosofia dell'arte un significato peculiare e metafisico, seguendo l'interpretazione romantica emersa con Schleiermacher, i fratelli Schlegel, Schelling, Hegel.[3] L'espressione «filosofia dell'arte» è stata poi utilizzata in Italia anche da Giovanni Gentile.[4]

A tutt'oggi è vivo il dibattito se l'estetica sia da identificare con la filosofia dell'arte, o debba trattare del bello non solo artistico, ma anche in natura.[5]

Legami fra arte, conoscenza, prassi, e natura[modifica | modifica wikitesto]

Fra coloro che negano l'identità tra le due discipline si è rilevato come l'estetica, di per sé, non risolva tutti i problemi filosofici relativi all'arte, avendo una sua specifica origine e tradizione filosofica.[6] Fabrizio Desideri sostiene in proposito che l'arte riguarda non solo l'estetica ma anche il fare umano (ciò che in greco è technè): in quest'ottica occorre affrontare la comprensione dell'opera d'arte in quanto oggetto della prassi, compito che non attiene all'estetica e coinvolge anche aspetti cognitivi.

Nel primo Ottocento, alla filosofia dell'arte (Philosophie der Kunst) era stato del resto attribuito un ruolo ben più esteso, ossia quello di raccordo tra filosofia dello spirito (idealismo) e filosofia della natura, da parte soprattutto di Friedrich Schelling, il quale a sua volta si richiamava alla Critica del Giudizio di Kant, che vedeva nei giudizi estetici il punto di collegamento tra il mondo naturale e la dimensione etico-spirituale,[7] che avviene quando la «natura dia la regola all'arte».

Per Schelling l'unione di Spirito e Natura, che tendono a risolversi l'uno nell'altra, è qualcosa di immediato, attingibile solo al di là dell'opera mediatrice della ragione, quindi solo attraverso il sentimento o un pensare intuitivo che superi la ragione stessa. Questa si limita a riconoscere l'Assoluto sul piano teorico, ma non a realizzarlo. Solo nel momento creativo dell'arte avviene invece quell'unione di scienza e natura, idea e realtà, attività conscia e inconscia, grazie a un'ispirazione che l'artista domina lasciandosene dominare. L'arte è dunque lo strumento filosofico per eccellenza:

« Se l'intuizione estetica non è se non l'intuizione intellettuale divenuta obiettiva (cioè fatta oggetto, opera d'arte), s'intende di per sé che l'arte sia l'unico vero ed eterno organo e documento insieme della filosofia, il quale sempre e con novità incessante attesta quel che la filosofia non può rappresentare esternamente, cioè l'inconscio nell'operare e nel produrre, e la sua originaria identità con il cosciente. Appunto perciò l'arte è per il filosofo quanto vi è di più alto. »
(Friedrich Schelling, Sistema della filosofia trascendentale, 1800[8])

Sulle orme di Schelling, per il quale l'Assoluto si oggettiva dunque nell'arte, Arthur Schopenhauer intravede nell'arte l'oggettivazione della Volontà di vivere, ora intesa da lui come il principio originario, giungendo analogamente a unificare la filosofia dell'arte con la filosofia della natura e la filosofia pratica (o etica).[9] L'arte è lo strumento che permette di raggiungere momentaneamente la noluntas, ossia la liberazione dal dominio dei desideri: grazie all'opera d'arte, infatti, sia nell'artista che nello spettatore, i soggetti dimenticano se stessi, la propria corporeità, di modo che la volontà di vivere ci attraversi senza incidere sulla materialità.[10] Il fruitore dell'opera d'arte riesce così a negare la sua volontà diventando puro contemplatore disinteressato, capace di raffigurarsi la verità senza più infingimenti:

« La volontà è la cosa in sé di Kant; e l'idea di Platone è la conoscenza pienamente adeguata ed esauriente della cosa in sé, è la volontà come oggetto. La sua riproduzione, la sua comunicazione è l'arte. »
(Manoscritti 1804-1818[11])

Martin Heidegger, ispirato da Schelling, vedrà nell'arte l'organo della filosofia che più si avvicina alla comprensione dell'Essere. Nel saggio su L'origine dell'opera d'arte egli descrive l'incontro fra idealità e realtà che caratterizza l'opera d'arte, richiamandosi peraltro alla technè greca come un mezzo di conoscenza basato sul concreto operare umano. A partire dal senso originario della parola technè (propriamente «arte»), ne riscopre l'affinità con la poiesispoesia»): entrambe, nell'antica Grecia, stavano a indicare la produzione del vero e del bello. A quel tempo, opere d'arte e opere "tecniche", erano, in un certo senso, lo stesso, e l'estetica non era diventata ancora una branca del tutto separata dalla scienza nel modo di conoscere umano. È proprio questa, quindi, la via di salvezza che Heidegger propone all'uomo del mondo moderno, dominato dalla tecnica: essa passa per un ambito che è strettamente affine alla tecnica stessa, e tuttavia ne è distinto nel fondamento, ovvero l'ambito dell'arte.

Questo punto di vista si avvicina a quello di Hans-Georg Gadamer, che in Scritti di estetica si pone sulla scia dello spunto heideggeriano, facendo dell'estetica un aspetto portante, non separato, della conoscenza.

Un tentativo di un fondamento razionale dello studio dell'arte si trova in Estetica razionale di Maurizio Ferraris, dove l'arte viene correlata anche all'ontologia, alla fenomenologia, e ad una nuova disciplina chiamata iconologia.

Un'introduzione tematica alla filosofia dell'arte è quella che propone Georg Bertram in Arte, un'introduzione filosofica.[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ad esempio Theodor W. Adorno, Filosofia dell'arte, pag. 3 e segg., Fratelli Bocca Editori, 1953.
  2. ^ Didier Julia, Dizionario Larousse di filosofia, a cura di V. Finocchioli, pag. 84, Gremese Editore, 2004.
  3. ^ Konrad Fiedler, Scritti sull'arte figurativa (1896), trad. it., Aesthetica, 2006.
  4. ^ Enrica Carpita, La filosofia dell'arte di Giovanni Gentile, G. C. Sansoni, 1944.
  5. ^ Cfr. Fernando Bollino, Modi dell'estetica, mondi dell'arte, Alinea Editrice, 2005.
  6. ^ Fabrizio Desideri, Gianpiero Moretti, Sergio Givone, Federico Vercellone, Estetica e filosofia dell'arte. Un'identità difficile, AlboVersorio, 2006 ISBN 9788889130131.
  7. ^ «Sebbene vi sia un incommensurabile abisso tra il dominio del concetto della natura o il sensibile, e il dominio del concetto della libertà o il soprasensibile, in modo che nessun passaggio sia possibile dal primo al secondo (mediante l'uso teoretico della ragione) quasi fossero due mondi tanto diversi che l'uno non potesse avere alcun influsso sull'altro [...] tuttavia il secondo [il mondo della libertà] deve avere un influsso sul primo [il mondo della necessità], cioè il concetto della libertà deve realizzare nel mondo sensibile il fine posto mediante le sue leggi, e la natura deve poter essere pensata in modo che la conformità alle leggi che costituiscono la sua forma possa accordarsi con la possibilità degli scopi che in esse debbono essere effettuati secondo leggi della libertà» (Immanuel Kant, La Critica del giudizio, Bari 1964).
  8. ^ Cit. in Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano 1971, vol. XVIII, pp. 189-190.
  9. ^ Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, trad. it. di P. Savj-Lopez e G. De Lorenzo, Roma-Bari, Laterza, 1982, p. 218.
  10. ^ «Il piacere estetico consiste in gran parte nel fatto che, immergendoci nello stato di contemplazione pura, noi ci liberiamo per un istante da ogni desiderio e preoccupazione; ci spogliamo in certo qual modo di noi stessi, non siamo più l'individuo che pone l'intelligenza a servizio del volere, il soggetto correlativo alla sua cosa particolare, per la quale tutti gli oggetti divengono moti di volizione, bensì, purificati da ogni volontà, siamo il soggetto eterno della conoscenza, correlato all'Idea» (Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione in Perone, Ferretti, Ciancio, Storia del pensiero filosofico, SEI, Torino 1974, p. 138).
  11. ^ Cit. in Der Handschriftliche Nachlass, vol. I, p. 291, DTV, München-Zürich 1985.
  12. ^ Georg W. Bertram, Arte. Un'introduzione filosofica, Einaudi, 2008.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Hans-Georg Gadamer, Scritti di estetica, Aesthetica Edizioni, Paler­mo, 2002.
  • Maurizio Ferraris, Estetica razionale, Milano, Cortina, 1997.
  • Alexander Di Bartolo e Filippo Forcignanò, Estetica e filosofia dell’arte. Un'identità difficile, AlboVersorio, Milano 2006.
  • Friedrich Schelling, Philosophie der Kunst [1859], Wissenschaftliche Buchgesell-schaf, Darmstadt, 1974.
  • Federico Vercellone, Alessandro Bertinetto, Gianluca Garelli, Storia dell'estetica moderna e contemporanea, Bologna, il Mulino, 2003. ISBN 978-88-15-09040-9
  • Federico Vercellone, Alessandro Bertinetto, Gianluca Garelli, Lineamenti di storia dell'estetica. La filosofia dell'arte da Kant al XXI secolo, Bologna, il Mulino, 2008. ISBN 978-88-15-12556-9
  • Georg Bertram, Arte. Un'introduzione filosofica, Torino, Einaudi, 2008.
  • Giulio Angioni, Sentire, in Fare, dire, sentire: l'identico e il diverso nelle culture, Palermo, il Maestrale, 2011
  • Alfred Gell, Art and Agency: An Anthropological Theory, Oxford, Clarendon, 1998.
  • Theodor W. Adorno, Filosofia dell'arte, trad. it., Fratelli Bocca Editori, 1953.
  • Francesco Cartolano, La filosofia dell'arte, Collegio degli Artigianelli, 1875.
  • Enrica Carpita, La filosofia dell'arte di Giovanni Gentile, G. C. Sansoni, 1944.
  • Fritz Kaufmann, Das Reich des Schönen. Bausteine zu einer Philosophie der Kunst, Stoccarda, W. Kohlhammer, 1960.
  • Roland Bothner, Philosophie der Kunst, mit Zeichnungen des Autors, Heidelberg, Publish & Parish, 2008.
  • Konrad Paul Liessmann, Philosophie der modernen Kunst. Eine Einführung, Vienna, WUV, 1999.
  • Dagobert Frey, Bausteine zu einer Philosophie der Kunst, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, Darmstadt 1976