Federazione di Damanhur

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La Federazione di Damanhur, spesso detta semplicemente Damanhur è definita dai suoi abitanti una comunità etico-spirituale, da alcuni viene considerata una setta[1][2][3]. È situata a Vidracco in Piemonte, a circa 50 km a nord di Torino, nella Valchiusella, ai piedi delle Alpi. Si basa sul credo del proprio capo spirituale, Oberto Airaudi, che vede l'essere umano come portatore di una scintilla divina, della quale prendere consapevolezza attraverso la meditazione su di sé e sulla sacralità dell'universo. I damanhuriani usano assumere un nome di animale e talvolta di vegetale, a simbolo di rinnovamento e unione con la natura.

Origini, caratteristiche, attività[modifica | modifica sorgente]

Damanhur prende nome dall'omonima città egiziana di Damanhur, sede nell'antichità di un tempio dedicato a Horo. Il nome della città deriva dall'egiziano antico Timinhor ("Città di Horus").[4] Fonti di abitanti della città, dicono che il nome Damanhūr deriva da Damm che in arabo/egiziano significa Sangue e da Nhur che in arabo/egiziano significa giorni. Nell'antico Egitto, in quella zona c'è stata una guerra e "il sangue scorreva per giorni" da questo il nome Damanhūr (Dam + Nhur). (AhEs)[5]

La Federazione di Comunità di Damanhur, inizialmente definitasi "città-stato" o "comunità dell'Acquario", fu fondata nel 1977[6] da Oberto Airaudi insieme a una decina di ricercatori spirituali provenienti dall'area torinese.

Attualmente è costituita da una ventina di abitazioni sparse nella Valchiusella ognuna delle quali composta mediamente da una ventina di persone. La Federazione di Damanhur si struttura su aree boschive, aree agricole (campi coltivati e fattorie), abitazioni, aree produttive (aziende, laboratori artistici), scuole e giornali, e qualche decina di altre attività economiche e di servizio. All'interno della Federazione si utilizza una moneta alternativa, chiamata "Credito damanhuriano". Damanhur, comunque, ha anche dei centri in altre città italiane e all'estero (Europa e Giappone), dove si svolgono corsi, conferenze e attività collegate ad essa.

La federazione di Damanhur si occupa anche di ecologia (i damanhuriani definiscono la propria comunità come una "eco-società"): infatti, la Federazione di Damanhur è membro del network denominato Gen (Global Ecovillages network)[7] e di Rive (Rete Italiana Villaggi Ecologici)[8].

Il credito damanhuriano è la valuta complementare correntemente utilizzata all'interno della Federazione di Damanhur. Damanhur ha sviluppato una propria economia applicando l'idea di beni e ricchezza comuni. All'inizio, fra il 1975 e il 1979, prima ancora dell'inaugurazione del primo villaggio-comunità, il gruppo dei fondatori decise di mettere in comune i risparmi personali di ciascuno e fu così possibile acquistare i terreni e costruire le prime abitazioni. Si decise di utilizzare la moneta interna per gli acquisti e i servizi interni alla comunità e, al tempo stesso, permettere ai cittadini damanhuriani di utilizzare le lire italiane anche per l'acquisto di materiali e proseguire l'insediamento della comunità. Queste monete interne erano, appunto, i Crediti che avevano il compito di sostituire l'uso della lira all'interno della comunità.

premio della CCUN 2005

Nel frattempo, la comunità si era stabilizzata ed aveva avviato diverse attività e servizi di cui i cittadini facevano ampio utilizzo, con l'uso del Credito. Grazie a questo sistema si incrementò molto la distribuzione e la formazione della ricchezza e dei beni. La velocità di transizione e la possibilità di effettuare molti scambi interni era un'ottima garanzia per la solidità del Credito, ma si andò anche nella direzione di sostituire la copertura in denaro corrente con beni immobili, acquistati man mano dalla comunità in modo tale da non vincolare necessariamente il denaro depositato, che poteva servire come liquidità. Con il tempo il meccanismo si perfezionò, fino ad arrivare all'attuale sistema che vede ora il valore del Credito agganciato al valore dell'Euro e prevede una serie di regolamenti per tutti coloro che aderiscono al circuito. Il Credito, infatti, è inserito all'interno delle attività della Federazione Damanhur, un'Associazione di Promozione Sociale.

Nel 2005 il Communications Coordination Committee for United Nations, un'organizzazione non governativa accreditata all'ONU[9] riconosce un premio all' ecovillaggio Damanhur per l'integrazione della comunità nel tessuto sociale locale.[senza fonte] Il premio viene ritirato il 25 settembre del 2005 da Antonio Nigro "Bisonte Quercia" cittadino di Damanhur e all'epoca sindaco del comune di Vidracco durante il Primo Forum Globale sugli Insediamenti Umani[10] nella città di Shenzhen, Cina.[senza fonte]

Credenze damanhuriane[modifica | modifica sorgente]

La Selfica[modifica | modifica sorgente]

Gli appartenenti a Damanhur ricercano in svariati campi legati alla sensibilità e alla percezione da loro definita "sottile", non sostenuti da dimostrazioni e protocolli scientifici. Tra questi, uno dei principali è la Selfica, inventata dal capo spirituale Oberto Airaudi, che i damanhuriani affermano essere una tecnica in grado di concentrare e direzionare energie vitali e intelligenti. La parola deriverebbe da una lingua molto antica, nella quale self significherebbe "spirale"[senza fonte]. La selfica creerebbe infatti strutture basate sulla spirale e sull'utilizzo di metalli, colori, inchiostri speciali e minerali in grado di ospitare energie intelligenti. Ad una struttura meno complessa basata su metalli, particolari sostanze e combinazioni geometriche, la selfica permetterebbe di sovrapporre la complessità di energie "vive". La principale struttura selfica si trova presso il Tempio dell'Umanità. Come detto, non vi sono dimostrazioni scientifiche né teorie accreditate che avvalorino tale tecnica, né riferimenti storici od aneddotici sull'uso di metodi simili alla selfica in passato.

Le linee sincroniche[modifica | modifica sorgente]

Le linee sincroniche, secondo Oberto Airaudi, sarebbero grandi "fiumi di energia" che circonderebbero il nostro pianeta e lo collegherebbero all'universo, trasportando pensieri e idee; attraverso di esse sarebbe possibile collegarsi a qualsiasi punto del pianeta[11]. Tutto l'universo sarebbe percorso da una grande rete di queste linee, che metterebbero in comunicazione tra loro pianeti e galassie, in particolare i pianeti dove esistano forme di vita. Anche per quanto riguarda le 'linee sincroniche' non vi sono dimostrazioni scientifiche né teorie accreditate che ne provino l'esistenza, neppure riferimenti a tradizioni simili.

Le linee sincroniche rappresenterebbero una sorta di "sistema nervoso" del nostro pianeta, formando una specie di reticolo che corrisponderebbe alla "Schiena del Drago" degli antichi cinesi: il nome cinese si riferisce al fatto che le linee sincroniche non scorrerebbero costantemente al livello del suolo, ma a volte si alzerebbero per chilometri, oppure si immergerebbero sottoterra, tracciando così un disegno che ricorda quello della cresta sulla schiena dei draghi.

La Terra sarebbe attraversata da diciotto linee principali:

  • nove linee con direzione nord-sud ("verticali").
  • nove linee con direzione est-ovest ("orizzontali").

Ancora più importanti sarebbero i nodi, punti di incrocio di due o più linee, Oberto Airaudi dice di aver tracciato delle mappe dell'andamento di queste presunte linee sincroniche, individuate attraverso sistemi definiti "non convenzionali", quali il viaggio astrale, la radiestesia, la medianità. Anche se ciò non è supportato da alcuna prova scientifica, i damanhuriani sostengono che per creare tale mappa sarebbe stata utilizzata anche l'osservazione dei fenomeni fisici: in prossimità delle linee stesse si noterebbero infatti differenze climatiche, la presenza di particolari minerali, forme assunte dal corso dei fiumi, eccetera. Anche gli eventi storici che si sono concentrati in quelle determinate aree (centri politici, di culto, vie commerciali, scoperte scientifiche) rivelerebbero la loro presenza. Le informazioni sulle linee sarebbero trasmesse e ricevute come "emozioni" (sogni, immagini, eccetera).

Il fondatore[modifica | modifica sorgente]

Oberto Airaudi (Balangero, 1950 - Cuceglio, 23 giugno 2013), il cui nome damanhuriano è Falco, ha fondato dapprima il Centro Horus, nel 1975 a Torino, e successivamente Damanhur. È stata la guida spirituale e un punto di riferimento per tutti i damanhuriani, anche se negli ultimi anni non rivestiva più ruoli di responsabilità in Damanhur. Si dedica sin dagli anni Settanta alla pranoterapia, alla ricerca nel campo della selfica e di altre discipline a carattere filosofico-esoterico. Come pittore, è creatore della pittura selfica, che espone in una mostra permanente presso il Centro Damanhur Crea, a Vidracco.

Nel 2004 era stato indagato dalle autorità italiane per evasione fiscale[12]. È morto nel 2013 per un tumore al fegato, rifiutando l'accanimento terapeutico in coerenza coi suoi principi.

Tempio dell'Umanità[modifica | modifica sorgente]

Tempio dell'umanità. Sala degli specchi.

I cittadini delle comunità della Federazione di Damanhur hanno creato il Tempio dell'Umanità, grande costruzione ipogea scavata a mano nella roccia, dedicata al Divino contenuto nell'uomo. Il tempio si trova nella Valchiusella, in Piemonte, circa 50 km a nord di Torino, ai piedi delle Alpi.

I lavori di costruzione sono iniziati nel 1978. Il tempio non è ancora completo ed esiste un progetto di ampliamento futuro. L'esistenza del tempio, originariamente realizzato abusivamente, è venuta alla ribalta nel 1992 per l'ordine di demolizione dovuto alla mancanza delle prescritte autorizzazioni urbanistiche. Successivamente la Federazione di Damanhur è riuscita a risolvere i problemi legali regolarizzando la propria posizione e la costruzione è ripresa.

Targa del Guinness World Record vinto dal tempio dell'umanità

La costruzione è articolata in sette sale principali: la sala dell'Acqua, della Terra, delle Sfere, degli Specchi, dei Metalli, il Tempio Azzurro, il Labirinto. Le sale rappresentano simbolicamente le stanze interiori di ogni essere umano, così come camminare attraverso sale e corridoi che lo compongono corrisponde metaforicamente, secondo gli intenti dei costruttori, ad un profondo viaggio all'interno di sé. La Sala della Terra, ad esempio, è quella dove vengono rappresentate la vita e la natura divina dell'uomo. Il Labirinto, invece, è una sorta di galleria dove sono riunite tutte le divinità, da Allah a Manitù. Ad ogni particolare è stato attribuito dai costruttori un significato: i colori, le misure, ogni dettaglio seguono un preciso codice di forme e proporzioni; ogni sala ha la sua specifica risonanza ed un proprio suono.

Il volume complessivo del tempio è di oltre 8.500 metri cubi su cinque livelli sotterranei, che scendono per un dislivello di 72 metri, l'altezza di un palazzo di oltre 20 piani. Le pareti del tempio sono affrescate, i pavimenti decorati a mosaici e i soffitti sono a vetrate.

Nel 2001 il tempio conquista il Guinness World Record per il tempio sotterraneo più grande del mondo.

Oggi il tempio è stato riconosciuto opera d'arte dalla Soprintendenza[6].

Aspetti critici[modifica | modifica sorgente]

Secondo la Presidente dell'Osservatorio Nazionale Abusi Psicologici, Patrizia Santovecchi, tra le caratteristiche di Damanhur vi sono quelle tipiche delle sette, tra cui la mancanza di possibilità di uscire liberamente, senza nessun ricatto; la manipolazione attraverso la sindrome dell'assedio, per cui fuori dalla setta si collocano tutti i nemici costituiti dalle energie negative; e ancora l'impossibilità di critica e l'imposizione di una totale obbedienza, l'allontanamento dai familiari, la completa spersonalizzazione nell'individuo, privato di ogni capacità decisionale e condizionato a chiedere al guru cosa debba fare.[13]

Su Damanhur, vi sono segnalazioni negative proprio di chi ha fatto parte di questa comunità. Alcuni ex adepti raccontano di presunti abusi psichici e fisici subiti negli anni[14].

Alcuni hanno provato ad esaminare con gli strumenti della scienza alcune delle asserzioni della filosofia di Damanhur come la selfica e notano che non sono in alcun modo provati scientificamente i suoi presunti effetti benefici.[15]

Nel racconto degli ex aderenti[modifica | modifica sorgente]

Gli ex aderenti raccontano[16] che gli adepti della comunità rinnegano il proprio nome ed i sacramenti cattolici ricevuti, per adorare una divinità aliena chiamata Horus. Nella comunità si fa molto uso della magia e delle divinazioni. La sua filosofia non contiene riferimenti al perdono ed alla giustizia, né ai diritti umani. Selettiva come prevede la sua costituzione non offre a tutti le stesse opportunità, la meritocrazia adoperata per distinguere e separare le persone operose da quelle meno, non offre margini di tolleranza, assistendo perciò ad un sistema divisionale. L'imponente mole di impegni sociali e rituali cui l'adepto si trova ad eseguire giornalmente, distraggono gli adepti dalla passata vita sociale, abbandonandola poco per volta. Le persone che lavorano all'interno della comunità, svolgendo mansioni di servizio, sono pagati con la loro moneta complementare interna, impedendo di fatto di crearsi un risparmio. Quella moneta è spendibile solo all'interno della comunità e in uno o due negozi in valle. Il lavoro all'interno è retribuito ma non dei contributi previdenziali, quindi una persona che abbia trascorso un numero importante di anni al suo interno e poi decida di andarsene si troverà senza contributi. È negato anche il trattamento di fine rapporto. La magia pervade ogni aspetto della comunità, tanto che ogni prodotto alimentare e non, venduto nei loro negozi è trattato con rituali magici ed apparecchi dalle non ben definite e sperimentate caratteristiche energetiche. Quando una persona lascia la comunità è considerato elemento non più dialogante e quindi mantenuto in disparte, questo senso della segretezza è usato anche verso i genitori o parenti o amici che non ne fanno parte.

Note[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gianni Del Vecchio, Stefano Pitrelli, "Occulto Italia", BUR, 2011. ISBN 88-170-4827-5.
  • Mario Cardano, Lo specchio, la rosa e il loto. Uno studio sulla sacralizzazione della natura, Roma, Seam, 1997. http://www.academia.edu/1147898/Lo_specchio_la_rosa_e_il_loto._Uno_studio_sulla_sacralizzazione_della_natura_TESTO_COMPLETO_
  • Oberto Airaudi, Sincronicità e linee sincroniche, Torino, ed. Horus, 1981.
  • Jeff Merrifield, Damanhur: The Real Dream, Londra, Thorsons, 1998. ISBN 0-7225-3496-5.
  • Jeff Merrifield, Damanhur, The Story of an Extraordinary Italian Artistic and Spiritual Community, London, Thorsons, 2006.
  • Esperide Ananas, Foreword: Alex Grey, Damanhur: Temples of Humankind, COSM Press NYC: North Atlantic Books, 2006. ISBN 1-55643-577-0.
  • Luigi Berzano, Damanhur. Popolo e comunità, Torino, ElleDiCi - Leunamm, 1998.
  • Luigi Berzano, Religiosità del nuovo areopago, Milano, F. Angeli, 1994.
  • Philip Carr-Gomm, Sacred Places, London, Quercus, 2008.
  • Hazel Courteney, Countdown to coherence, London, Watkins Publishing, 2010. ISBN 978-1-906787-83-7.
  • Adam e Gabrielle Déjamour Damanhur Guide, Torino, Déjamour Design, 2006.
  • Massimo Introvigne, Il cappello del mago, Milano, SugarCo, 1990.
  • Massimo Introvigne (a c. di) Pierlugi Zoccatelli, Le religioni in Italia, Torino, ElleDiCi - Leunamm, 2006.
  • Bill Metcalf, Damanhur: un magico viaggio iniziatico, Communities Magazine - n.103, 1999.
  • Manuel Olivares, Comuni, comunità, ecovillaggi, Vivere altrimenti, 2010.
  • Marco Pinna, Verde speranza, in National Geographic Italia, marzo 2009.
  • Guinness 2001 Book of Records, London, Guinness Media, 2001.
  • Silvio Palombo, " La Città sotterranea ", Torino, Edizioni Horus, 1992


Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]