Elaphe quatuorlineata

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Cervone
E quatuorlineata.jpg
Elaphe quatuorlineata
Stato di conservazione
Status iucn3.1 NT it.svg
Prossimo alla minaccia (nt)[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Classe Sauropsida
Ordine Squamata
Sottordine Serpentes
Superfamiglia Colubroidea
Famiglia Colubridae
Sottofamiglia Colubrinae
Genere Elaphe
Specie E. quatuorlineata
Nomenclatura binomiale
Elaphe quatuorlineata
(Bonnaterre, 1790)
Nomi comuni

Pasturavacche, Cerviotto, Frustone

Areale

Elaphe quatuorlineata distribution.png

Il cervone (Elaphe quatuorlineata (Bonnaterre,1790)) è un serpente della famiglia dei Colubridi.[2]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

È il più lungo serpente italiano ed uno tra i più lunghi d'Europa. La sua lunghezza può variare dagli 80 ai 240 cm, anche se raramente supera i 160. È di colore bruno-giallastro con le caratteristiche quattro scure barre longitudinali (da cui il nome scientifico).

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

Zamenis longissimus ha una sola squama preoculare, è molto più slanciata, manca della carenatura sulle squame dorsali.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Cervone che si arrampica, facendo forza sulla coda

È un serpente diurno, terricolo, sebbene a volte possa trovarsi su arbusti, poco veloce e buon nuotatore. Quando si arrampica è molto agile: facendo forza sulla coda prensile può raggiungere, in alto o in lungo, un ramo distante 1 m o più.

Trascorre il periodo invernale in gallerie di roditori abbandonate, da solo o in gruppi di 4-7 esemplari, spesso in compagnia di saettoni.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Si nutre di piccoli mammiferi (arvicole, topi, toporagni, conigli, donnole, scoiattoli, ed altri fino alle dimensioni di un ratto) che soffoca tra le spire, nidiacei di uccelli (fino alle dimensioni di un piccione), uova (che inghiotte intere e poi rompe con i muscoli del tronco) e qualche lucertola (cibo preferito soprattutto dai giovani).

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Gli accoppiamenti (che durano dalle 3 alle 5 ore) hanno luogo in genere in aprile e giugno.
Dopo circa 40-50 giorni la femmina depone alla base di arbusti, o in buche nel terreno, o nei muretti a secco o in fenditure della roccia, 3-18 uova con guscio biancastro e molle che si indurisce leggermente a contatto con l'aria. Talvolta la femmina protegge le uova tra le spire del suo corpo per 3-5 giorni, altre volte le ricopre con la sua exuvia. Dopo circa 45-60 giorni dalle uova escono i piccoli, lunghi dai 30 ai 40 cm che mutano nell'arco dei primi 7 giorni.

Nei primi 2-3 anni l'accrescimento corporeo è molto veloce e i cervoni mutano in media una volta al mese (in estate anche due volte al mese), dal 4º anno la velocità di crescita diminuisce bruscamente e gli adulti mutano in media 2-3 volte l'anno.

In cattività può vivere oltre 20 anni.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

È diffuso dall'Europa sudorientale all'Asia Minore. In Italia è frequente nelle zone centro-meridionali.
Predilige la macchia mediterranea, il limitare di boschi, i boschi radi e soleggiati o in genere i luoghi con vegetazione sparsa, le sassaie, i muretti a secco e gli edifici abbandonati. Ama gli ambienti caldi (24-34 °C) e umidi. Si può incontrare ad un'altitudine fino ai 1000 m sul livello del mare.

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

È una specie in progressivo declino per la scomparsa degli habitat in cui vive.
È protetto dalla Convenzione di Berna (App. II).[3]
Il libro rosso del WWF lo considera a Basso rischio[4].
È citato nella Direttiva Habitat (Direttiva n. 92/43/CEE) nell'appendice 2 (specie animali e vegetali d'interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione) e nell'appendice 4 (Specie animali e vegetali di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa).[5]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Secondo alcuni il nome cervone deriva dal fatto che i pastori che lo vedevano durante la muta scambiavano la pelle secca della testa per delle corna. Per altri il nome è dovuto alle piccole escrescenze presenti sul capo. Per altri ancora le corna sono virtuali ed indicano la nobiltà di questo serpente, tra i più grandi d'Europa.

È anche chiamato pasturavacche, in quanto la credenza popolare voleva che fosse attirato dal latte delle vacche e delle capre al pascolo, e che per procurarselo si attaccasse alle mammelle degli animali, o addirittura lo leccasse dalle labbra sporche dei lattanti.

A Cocullo (AQ) il cervone è il protagonista durante i festeggiamenti per San Domenico, in tale occasione la statua del santo viene portata in processione ricoperta di serpenti. La tradizione trae origine dell’antica venerazione dei Marsi per la dea Angizia, al cui culto erano associati i serpenti.

Nel Salento questo serpente si chiama secàra[6] ed è protagonista di molte credenze e leggende legate alla cultura contadina. Si crede ad esempio che questo rettile raggiunga un'età molto avanzata, anche secolare, e che subisca una metamorfosi una volta invecchiato. Questa consiste nella comparsa di un corno sul muso e di piume sulla sommità del capo. Si racconta inoltre che acquisisca la capacità di emettere suoni gutturali simili al chiocciare delle galline.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Elaphe quatuorlineata in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.2, IUCN, 2014.
  2. ^ Elaphe quatuorlineata in The Reptile Database. URL consultato il 21 luglio 2014.
  3. ^ (EN) Il testo della Convenzione di Berna
  4. ^ Libro Rosso degli Animali Vertebrati in Italia (WWF, 1998)
  5. ^ Ministero dell'Ambiente
  6. ^ Approfondimento su Spigolature Salentine

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Boitani L., Corsi F., Falcucci A., Maiorano L., Marzetti I., Masi M., Montemaggiori A., Ottaviani D., Reggiani G., Rondinini C. 2002. Rete Ecologica Nazionale. Un approccio alla conservazione dei vertebrati italiani. Università di Roma "La Sapienza", Dipartimento di Biologia Animale e dell'Uomo; Ministero dell'Ambiente, Direzione per la Conservazione della Natura; Istituto di Ecologia Applicata. [1]
  • Bruno S., Maugeri S.: Rettili d'Italia, Tartarughe, Sauri e Serpenti. Giunti - Martello, Firenze 1977.
  • Arnold E.N., Burton J.A. Guida dei Rettili e degli Anfibi d'Europa. Franco Muzzio Editori, Padova 1985.
  • A Monograph of the Colubrid Snakes of the Genus Elaphe Fitzinger. -Author: Klaus-Dieter Schulz

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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