Djémila

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Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Djémila
(EN) Djémila
Ruins Djemila, Sétif Province (Algeria).jpg
Tipo Culturali
Criterio iii, iv
Pericolo Nessuna indicazione
Riconosciuto dal 1982
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda
Cuicul (oggi Djémila)
Djémila 3.jpg
Civiltà Romana e paleocristiana
Utilizzo Città
Epoca I-VI sec.d.C.
Localizzazione
Stato Algeria Algeria
Provincia Provincia di Setif
Scavi
Date scavi dal 1909

Coordinate: 36°18′N 5°44′E / 36.3°N 5.733333°E36.3; 5.733333

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Djémila (in arabo جيميلة) è un villaggio montuoso dell'Algeria, situato vicino alla costa del mar Mediterraneo a est di Algeri. Vi si trovano i resti dell'antica città romana di Cuicul.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La città di Cuicul venne fondata, probabilmente su un piccolo centro berbero preesistente, come colonia romana, sotto Nerva (96-98)[1], o più probabilmente sotto Traiano (98-117)[2][3].

Ebbe un particolare sviluppo a partire dal III secolo, come sembrano testimoniare le iscrizioni relative ad opere edilizie e i mosaici delle abitazioni, databili soprattutto nella seconda metà del IV secolo. Sopravvisse anche dopo la conquista da parte dei Vandali di Genserico e dopo la successiva riconquista bizantina[2].

Fu rimessa in luce dagli scavi a partire dal 1909.

Nel 1982 il sito archeologico è stato inserito nell'elenco dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO[4]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

È situata in una regione montuosa, su uno stretto pianoro tra gli avvallamenti di due torrenti, e presenta una pianta allungata in senso nord-sud. Si trovava sulla strada tra Cirta (oggi Costantina) e Sétif

Il primo nucleo della città sorse con impianto regolare (incrocio di cardini e decumani) sulla parte settentrionale del pianoro. Si conservano delle mura cittadine pochi resti e le due porte alle estremità del cardine massimo[1]. Il foro cittadino ("Foro vecchio") si trovava al centro della città ed era costituito da una piazza quasi quadrata con portici su due lati e tempio capitolino sul lato nord. Sul foro si affacciavano inoltre una curia e una basilica civile[1]. Tra gli edifici pubblici della città erano inoltre compresi un tempio dedicato a Venere Genitrice con recinto sacro, un macellum e un edificio termale. Alcune delle case scavate erano vaste residenze articolate intorno ad un peristilio ed erano ornate da mosaici[1].

La città si espanse successivamente verso sud[1]. Un teatro venne costruito sotto Antonino Pio (138-161), nuove terme più vaste sotto Commodo (180-192). Venne costruito anche un secondo foro ("Foro severiano"), iniziato sotto Caracalla (211-217), al quale venne dedicato l'arco omonimo situato al suo ingresso, e completato sotto Alessandro Severo (222-235). La piazza di forma irregolare e su terreno in declivio, era dominata dal tempio dedicato alla Gens Septimia (la famiglia imperiale divinizzata)[1].

In epoca successiva si formò a sud est un complesso cristiano (il primo vescovo di Cuicul è menzionato nel 255), costituito da due basiliche cristiane disposte parallelamente (una più antica a tre navate, datata tra IV e V secolo e una più recente a cinque navate, datata tra V e VI secolo), una terza cappella, un battistero (probabilmente connesso alla basilica più antica e connesso ad un piccolo stabilimento termale) e una grande abitazione interpretata come residenza episcopale[1][2]. Altre due basiliche cristiane sono meno conosciute, ma, come le prime caratterizzate dalla presenza di una cripta sotto l'abside[2].

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g Pietro Romanelli, voce "Gemila", in Enciclopedia dell'arte antica (1960, testo on line sul sito Treccani.it).
  2. ^ a b c d Noël Duval, voce "Gemila", in Enciclopedia dell'arte antica. II supplemento (1994, testo on line sul sito Treccani.it).
  3. ^ Jacques Gascou, La politique municipale de l'Empire romain en Afrique Proconsulaire de Trajan à Septime-Sévère, Roma 1972, pp. 108-110.
  4. ^ Pagina del sito dell'UNESCO su Djémila.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paul Monceaux, "Cuicul chrétien (Numidie)", in Memorie della Pontificia accademia romana di archeologia, I, 2, Roma 1924
  • Yvonne Allais, Djemila, Parigi 1938;
  • Louis Leschi, Djemila, antique Cuicul, 3ª ed., Algeri 1953
  • Yvonne Allais, "Le quartier occidental de Djémila (Cuicul)", in Antiquités africaines, 5, 1971, pp. 95-119
  • Paul Albert Février, Djemila, Alger 1978
  • Claude Lepelley, Les cités de l'Afrique romaine au Bas Empire, II, Paris 1981, pp. 402-415

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