Disimpegno

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Disimpegno
Titolo originale Disengagement
Lingua originale Ebraico, Inglese, Francese, Italiano, Arabo
Paese di produzione Germania, Italia, Israele, Francia
Anno 2007
Durata 115 min
Colore Colore
Audio Sonoro
Genere drammatico
Regia Amos Gitai
Sceneggiatura Amos Gitai,
Produttore Pierfrancesco Fiorenza
Casa di produzione Agat Films & Cie
Interpreti e personaggi

Disimpegno (Disengagement) è un film del 2007 diretto da Amos Gitai.

Il film affronta lo sgombero dei coloni israeliani dalla Striscia di Gaza nell'agosto del 2005, iniziato quando il primo ministro Sharon invitò i giornalisti di tutto il mondo a documentare l'evento con lo scopo di pubblicizzare la bontà di uno stato che vuole la pace. Amos Gitai riprese scene disperate, di panico e distruzione, con i soldati che portano via di peso i loro connazionali in preghiera.

Trama[modifica | modifica sorgente]

La prima cosa che il film evidenzia è che i soldati eseguono gli ordini con determinazione e che la Striscia è evacuata senza compromessi. Noi occidentali potremmo essere soddisfatti. Israele in modo unilaterale si è ritirato dai territori occupati, la pace è vicina.

Chi non è informato sui dettagli del conflitto che dura da oltre 60 anni, e non ha visto i suoi film precedenti (quando era censurato nel suo paese) non sa che i territori erano occupati illegalmente in chiara ed inequivocabile violazione delle risoluzioni dell'ONU e che i coloni continuano a vivere in massa nei territori, giornalisticamente parlando, occupati.

Secondo Peace Now il numero dei coloni che vivono in casa d'altri è almeno triplicato da quando Israele ha firmato gli accordi di Oslo (1993): oggi sono 270 000, a cui vanno aggiunti altri 180 000 che vivono nella parte della Cisgiordania che Israele si è annessa come parte della «sua» Gerusalemme Est.

Amos Gitai si è prestato a questa operazione di ulteriore propaganda. Non dimentichiamo che la fiera di Torino ha subito le imposizioni delle autorità israeliane che attraverso il ministero degli esteri e l’ambasciatore in Italia hanno voluto una vetrina per rilanciare l’immagine offuscata dalla recente sconfitta in Libano e dai continui massacri perpetrati in Palestina, apparentemente per difendersi dal terrorismo, ma con un progetto che tende a portare avanti “il lavoro” iniziato nel 1947 e che Ilan Pappe (scrittore israeliano) definisce pulizia Etnica della Palestina.

Durante un’intervista Tanya Reinhart (israeliana, Professore emerito di linguistica, attivista anti-apartheid, morta nel 2007) afferma: … con l'evacuazione degli insediamenti, ad Israele è stata data mano libera per violare tutti gli accordi firmati cerimonialmente nel novembre 2005, sotto la supervisione di Condoleezza Rice. Da quel momento, gli USA hanno garantito pieno sostegno a Israele, che ha reso la striscia di Gaza una prigione all'aria aperta e ha iniziato a bombardare e affamare i Palestinesi assediati. Dovremmo notare che a nessun livello Sharon ha preso un impegno a rinunciare interamente al controllo israeliano sulla striscia di Gaza. Nel testo ufficiale del piano di disimpegno, così come è stato pubblicato dai media israeliani il 16 aprile 2004, si dichiara che Israele avrebbe mantenuto pieno controllo militare della striscia dall'esterno, come prima dello sgombero.

È chiaro che un film non può dire tutto, ma anche scegliendo cosa non dire, può scegliere da che parte stare, indebolendo il dialogo e mistificando la storia. Così mentre Jenin Jenin di Mohammad Bakri è censurato in Israele ed il regista processato, Disengagement è promosso dall'ambasciatore israeliano, largamente ossequiato nelle sale del Museo del Cinema di Torino dov'è avvenuta la proiezione.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]