Discussione:Apartheid

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Considerato che esiste questa voce specifica, non converrebbe alleggerire - facendo un travaso - quanto contenuto sull'argomento nella pagina del Sudafrica? - Twice25 / ri-cyclati / "sorridi: sei su Wikipedia" Immagine floreale per il wikilove 00:33, Nov 29, 2004 (UTC)

Io lo farei ma non ho osato per paura che chi ha scritto Sudafrica ci restasse male!--Juliet.p 06:46, Nov 29, 2004 (UTC)

Osa pure. --Snowdog 18:32, Nov 29, 2004 (UTC)

vorrei mettere una foto dal sito di stanford, come faccio a sapere se è protetta da copyright o no?--Juliet.p 10:45, Dic 9, 2004 (UTC)

De la Wikipedia inglesa[modifica | modifica wikitesto]

Apologies for the note in English; I read Italian, but don't write it at all well. Feel free to translate my note.

The following was anonymously pasted into the English-language Wikipedia; it looks decent (although I can't promise it is "clean" in copyright terms. I've cleaned it up a little, and I figured it was more likely to be useful here than in en:. Use or not, as you will. -- Jmabel

Le seguenti limitazioni non erano (soltanto) sociali ma rigorosamente sono state fatte rispettare da legge:

  • i Non-bianchi sono stati esclusi da governo nazionale e non potevano votare a meno che nelle elezioni per i corpi segregati che non hanno avuti alimentazione
  • i neri fossero proibiti dal tenere molti lavori e non fossero permessi impiegare i bianchi
  • i Non-bianchi non sono stati permessi fare funzionare i commerci o pratiche del professionista in alcune zone indicate come essere per i bianchi soltanto. Ogni metropolis significativo e praticamente ogni shopping e distretto di affari erano in una zona bianca
  • i neri (tranne alcuni che avessero "parte 10" radrizza), essendo al di sopra di 70% della popolazione, sono stati esclusi tutti ma una piccola proporzione del paese, da a meno che avessero un passaggio che era impossible affinchè la maggior parte ottenesse.
  • I neri proibiti a alla propria tutta la forma della proprietà * neri deve usare le facilità separate del trasporto e dell'apparecchiatura dai bianchi (che è stata assicurata per essere di qualità più scadente)
  • neri non permessi comunicare con bianchi (ironicamente, i bianchi sono stati permessi comunicare loro con), o camminano sulle zone protette sidewalks/under l'esecuzione del
    • che di questa politica ha provocato la confisca della proprietà e la rimozione forzata di milioni di passaggio del
    • A di neri si è pubblicata soltanto a qualcuno che avesse approvato il lavoro; gli sposi ed i bambini hanno dovuto essere lasciati il passaggio del
    • A si sono pubblicati per un distretto magisterial che limita il supporto (nero) a quel
    • di zona soltanto che è senza un passaggio valido reso ad una persona nera conforme all'arresto immediato, alla prova sommaria e "alla deportazione" "al homeland".

Contenere dei furgoni della polizia chemaneggia gli ufficiali ha vagato "la zona bianca" ad alto rotondo i neri "illegali". La terra assegnata ai neri era in genere molto scarsa, incapace sostenere la popolazione forzata su esso. Le zone nere hanno avute raramente l'impianto idraulico o elettricità. Gli ospedali sono stati segregati, gli ospedali bianchi che sono il fiammifero di c'è ne in mondo occidentale, quei neri che sono comparativamente seriamente understaffed ed underfunded e lontano troppo pochi nel numero. Le ambulanze sono state segregate, forzanti la corsa della persona essere identificato correttamente quando l'ambulanza è stata denominata. Un'ambulanza "bianca" non prenderebbe un nero ad un ospedale. Le ambulanze nere hanno contenuto tipicamente poca o nessun'apparecchiatura medica. La formazione negli anni 70 dell'ogni bambino nero ha costato alla condizione soltanto un decimo di ogni bambino bianco. istruzione superiore era praticamente impossibile per la maggior parte dei neri: Del sud poche università del codice categoria del mondo di Africa erano riservate per i bianchi. Inoltre, l'istruzione prevista per i neri non è stata destinata deliberatamente per prepararla per l'università ma per i lavori menial disponibili a loro. I treni ed i bus sono stati segregati. I treni di bianco inoltre non hanno avuti terzi carrelli del codice categoria, mentre i treni neri sono stati sovraccaricati ed avuti soltanto terzi carrelli del codice categoria. I bus neri si sono arrestati gli arresti neri del bus e bus bianchi al bianco un a. Le spiagge razziale sono state segregate, con la maggioranza (tutti i compresi quelle migliori) riservata ai bianchi. Le piscine e le biblioteche pubbliche razziale sono state segregate ma non ci erano praticamente stagni di nero o biblioteche nere. Non ci erano quasi parchi, cinematografi, campi di sport o tutte le amenità tranne le stazioni di polizia nelle zone nere. I banchi erano tutti del parco "Europei identificati soltanto". Il sesso fra le corse è stato proibito. Ai poliziotti neri non sono stati permessi arrestare i bianchi. I neri non sono stati permessi comprare la maggior parte bevande di alcoolico. Un nero potrebbe essere conforme al pena di morte per la colza del bianco, ma un bianco che colza un nero ha affrontato soltanto un'indennità e non neppure spesso quello. I cinematografi nelle zone bianche non sono stati permessi ammettere i neri. I ristoranti e gli hotel non sono stati permessi ammettere i neri, tranne come personale. L'insieme dei membri dentro sindacati non è stato permesso i neri fino agli anni 80 ed alcun sindacato "politico" si è vietato. I colpi si sono vietati e severamente sono stati repressi. Il reddito imponibile annuale minimo per i neri era 360 bordo (bordo 30 un il mese), mentre la soglia bianca era molto più alta, 750 al bordo (bordo 62,5 al mese). La segregazione ha pervaduto la coltura sudafricana, così come la legge. Un bianco che entra in un negozio sarebbe servito in primo luogo, davanti ai neri già nella coda, indipendentemente dall'età, dal vestito, o da tutti i altri fattori. Fino agli anni 80, i neri si sono pensati che sempre facciano un passo fuori della pavimentazione per fare il senso per tutto il pedone bianco. Un ragazzo bianco si riferirebbe a come "Klein Baas" (sporgenza piccola) da un nero; un uomo nero sviluppato sarebbe parlato a come "ragazzo" dai bianchi.




Domanda di chiarimento del testo: mi spieghereste che cosa vorrebbe dire " Nel 1975, i burocrati decisero di fare rispettare una legge a lungo dimenticata: ogni norma doveva essere scritta in lingua africana. Questa legge si estese presso tutte le scuole in cui, sia insegnanti che alunni, dovevano tenere le lezioni nella lingua dettata." perchè non capisco il legame che c'è tra l'obbligo di scrittura delle norme in lingua africana e le lezioni a scuola. Vi ringrazio

catwoman[modifica | modifica wikitesto]

io sono d' accordo con twice25

Motivo di arresto di Mandela[modifica | modifica wikitesto]

La frase che è stata aggiunta e rimossa più volte in questi giorni, ovvero che gli attentati alle centrali elettriche fossero "il motivo per cui Mandela era stato imprigionato", è scorretta; i capi d'accusa contro Nelson erano svariati, e includevano sia azioni di sabotaggio (varie, non solo alle centrali) che la cospirazione (era accusato di stare tramando l'invasione del Sudafrica da parte di una nazione straniera). Moongateclimber (msg) 05:51, 25 lug 2008 (CEST)

Altri tipi di sabotaggio? Allora forse la frase "l'ANC, si limitò agli obiettivi strategici come distruggere le centrali elettriche" va corretta.
Quanto alla frase incriminata si puo` scrivere che era uno dei capi d'imputazione, o no?
--Lou Crazy (msg) 01:14, 26 lug 2008 (CEST)
La frase mi sembra corretta nel merito in quanto dice come distruggere le centrali elettriche, indicando quindi che c'erano altri obiettivi (per esempio strade). Sul secondo punto ok. Moongateclimber (msg) 08:29, 28 lug 2008 (CEST)

L' Aparthaid è qualcosa di riprovevole e disgustoso in quanto è stata applicata in AFRICA dai bianchi ai PADRONI DI CASA, i cosi detti NEGRI.Penso che Nelson o chi per lui, sia stato troppo magnanimo con gli attuattori di cotanta aberrazione e come minimo avrebbe dovuto espellerli tutti cosi non avrebbero più dovuto condividere nulla con i NERI.


                                   SEMPER UTCUMQUE AFRICAE DOMINATUS NIGRUM

Versione di Geopolitico[modifica | modifica wikitesto]

Mi dispiace (davvero) ma faccio rollback della versione di Geopolitico. E' ricca di informazioni che vanno integrate, ma complessivamente peggiore dal punto di vista di un utente di Wikipedia, a partire dalla pura e semplice mancanza di un incipit. Per favore: le voci create in questo progetto sono collaborative, e a meno che una voce non sia veramente pessima o minima, riscrivere una voce da zero buttando a mare tutte le precedenti modifiche (pur credendo in buona fede di migliorare, non ho alcun dubbio) non è un comportamento che ritengo accettabile: se tutti facessimo così questo progetto non "crescerebbe", ma "cambierebbe" semplicemente (in meglio o in peggio in base a chi si trova ad arrivare e "rifare" tutto).

Geopolitico è chiaramente informato sulla materia e anche su aspetti meno noti, che vorrei fossero integrati e anzi vorrei integrare, e che riporto qui di seguito in un cassetto per comodità di chi volesse metterci mano. Ma per favore, non annulliamo il lavoro di tutti. Moongateclimber (msg) 19:57, 17 set 2008 (CEST)

Apartheid di Geopolitico

Definizione

L’apartheid, termine che in afrikaans significa separazione, è un sistema filosofico, sociale e politico sudafricano che fu sviluppato a livello sia teorico che pratico nel XX secolo.

La definizione corretta e ufficiale di questo sistema è “sviluppo separato di comunità”[1].

I principali pensatori che svilupparono questa dottrina socio-politica furono Hendrik Frensch Verwoerd, Werner Eiselen, Daniel François Malan e Johannes Gerhardus Strijdom.

Filosofia dell’apartheid

Epistemologia e impostazione filosofico-metafisica

Il concetto di apartheid trae origine dal pensiero nazionalistico Cristiano boero d’inizio ‘900, affondando le sue radici nel pensiero puritano dei secoli della riforma e strutturandosi nel particolare contesto etnografico sudafricano. In altre parole, la dottrina dell'apartheid si sviluppa sul substrato pionieristico di matrice Cristiana protestante ereditato dalla Chiesa riformata olandese e in seguito cementato dal contatto col tribalismo africano e dalle lotte contro i britannici.

In base a ciò, i boeri costituiscono una collettività spirituale dotata di un costume sociale comune, caratterizzato da frugalità, moralità, religiosità e intraprendenza. Essi devono perciò ottemperare a due obblighi morali essenziali. Il primo è quello di civilizzazione, far trionfare cioè gli ideali della civiltà Cristiana bianca in una terra difficile e composita come quella sudafricana (concetto tipicamente europeo); il secondo è quello di preservare al contempo le individualità comunitarie da reciproche corruzioni (concetto etnico appreso dal tribalismo bantu con cui i boeri vennero a contatto)[2]. Questi due aspetti, che potrebbero essere anche contradditori, vengono conciliati dal pensiero boero proprio nel concetto di sviluppo separato: le comunità devono cioè evolversi (e dunque cristianizzarsi e civilizzarsi), ma mantenendo inalterata la propria autonomia sociale, culturale, territoriale ed etnica.

Nell’ambito della preservazione delle identità, vi furono scuole di pensiero che privilegiavano l’aspetto politico e territoriale della questione (scuola del “grande apartheid” di Eiselen), mentre altre si basavano soprattutto sull’aspetto sociale ed educativo (scuola del “piccolo apartheid” di Verwoerd). Ambedue queste impostazioni ebbero una certa influenza pratica, ma soprattutto la seconda fu fondamentale per delineare il cosiddetto “apartheid sociale”[3].

Le radici di questo sistema non sono però scevre altresì da una certa influenza coloniale britannica. In effetti il colonialismo britannico, contrariamente ai colonialismi latini, tese sempre ad applicare una netta separazione tra gruppi etnici e il suo influsso contribuì notevolmente a cementare in Sudafrica il già forte principio di separazione di comunità[4].

Impostazione sociale

L'apartheid maturo prende le mosse dal fatto che il Sudafrica è composto da un numero elevato di razze, ognuna con storia, etica, cultura, organizzazione socio-politica propria. Da questa constatazione si deriva il principio che, per potersi realizzare appieno nelle proprie istanze precipue, ogni razza deve svilupparsi e crescere in modo separato dalle altre, in un proprio contesto sociale, economico e territoriale. Poiché la razza che ha fondato il paese è quella bianca boera, essa ha il diritto e il dovere di gestire in posizione dominante codesto sviluppo separato. Anche la componente bianca anglosassone, benché integrata nello stato sudafricano bianco, deve essere tenuta ai margini della gestione politica e curarsi soprattutto degli affari commerciali del paese[1].

Ogni attività sociale, dal sistema scolastico e universitario ai ritrovi sportivi e culturali, dev’essere separata e corrispondere alle precise esigenze della singola comunità, senza reciproche interferenze e contaminazioni, se non quella di una diffusione comune degli ideali della civiltà Cristiana. Secondo questa impostazione l’urbanizzazione, e talora anche l’attività dei vari gruppi, deve essere prestabilita: i bianchi anglosassoni (rappresentanti il grande commercio), gli asiatici (rappresentanti il piccolo commercio) e i “coloureds” (in afrikaans “kleurlinge”) avrebbero dovuto essere massimamente urbanizzati; i bianchi boeri (rappresentanti l’aristocrazia terriera) avrebbero dovuto essere presenti in modo equilibrato sia in città che in campagna; i neri (rappresentanti essenzialmente la manodopera) avrebbero dovuto essere assolutamente non urbanizzati e localizzati in patrie bantu apposite (i bantustans). Secondo Verwoerd questa impostazione avrebbe condotto al benessere generalizzato e allo sviluppo armonico di ogni comunità. L’apartheid non è dunque un fine, come lo era pegli esponenti boeri del pre-apartheid (ad esempio Jan Smuts), ma un mezzo per ottenere al Sudafrica benessere e convivenza civile[1].

Impostazione economica

Economicamente l’apartheid deve funzionare in modo equidistante dai sistemi che privilegiano l’economia all’etica politica. L’apartheid economico è da un lato profondamente antimarxista, dall’altro fortemente anticapitalista. Infatti l’economia del sistema di separazione di comunità è una mera conseguenza dell’impostazione politica. In questo senso il sistema è fortemente dirigistico, poiché sono gli enti statali (in particolare governo centrale bianco e governi locali neri) che gestiscono il lavoro e il capitale attraverso Corporazioni di Sviluppo, presenti in ogni bantustan[1].

Estensione del termine

L’apartheid è un sistema che potremmo definire esclusivamente sudafricano, così come sudafricana è la parola, poiché le caratteristiche che esso ha sono strettamente collegate alla peculiare realtà di questa nazione. Perciò l’estensione del termine ad altre realtà nazionali appare fortemente improprio. Nonostante ciò, può avvenire di trovarsi innanzi a un certo abuso di detto termine, specialmente in sede giornalistica o propagandistica.

Un cartello dell'epoca dell'apartheid

Storia dell’apartheid

Origini

La prima legge che potremmo definire di pre-apartheid è di matrice britannica: trattasi della legge elettorale del 1892. Essa prevedeva già una separazione dei governi locali in base al ceppo etnico. Le leggi applicative successive, tra cui si ricordano quella legislativa di Lagden (1905), quella riguardante gli asiatici (1906), quella sul governo centrale dell’Unione (1910), quella sulle “riserve bantu” (1912) possono essere considerate a buon diritto norme che precorrono i futuri concetti di apartheid. Durante il governo di Louis Botha (1910-19), in particolare attraverso la legge sull’organizzazione delle aree urbane (1918), si delineò vieppiù questo processo, teso a preservare la comunità boera non solo dalle etnie bantu, ma anche dagli stessi anglosassoni.

Il pre-apartheid del generale Smuts

Durante i governi di Jan Smuts (1919-24; 1939-48) e di James Hertzog (1924-1939) si assiste all’applicazione di un apartheid (in questo periodo per la prima volta viene utilizzata la parola per indicare questa politica) molto semplice e privo di substrato filosofico profondo. Smuts si limita infatti a porre barriere atte ad evitare interferenze tra le varie razze, ma senza obiettivi precisi e specifici, quasiché la separazione stessa fosse contemporaneamente mezzo e fine di questa politica. In questo senso vanno viste le leggi di separazione razziale del 1923, 1926 e 1936 e quella riguardante gli asiatici del 1946. Il governo Hertzog si segnala però per un’importante differenza: durante questa fase si assiste al delinearsi di una politica di “separazione costruttiva”, con l’instaurarsi di vere e proprie alleanze tra vari gruppi etnici (in particolare tra boeri e zulu), in aperto contrasto con la politica di “separazione passiva” del periodo di Smuts[5].

Avvio, sviluppo e culmine dell’apartheid

La vera e propria costruzione filosofica dell’apartheid iniziò alla fine degli anni ’30, soprattutto attraverso il lavoro di Hendrik Frensch Verwoerd, il quale, dalle colonne del suo giornale Die Transvaler, iniziò a sviluppare una vera e propria scuola di pensiero. L’apartheid propugnato da Verwoerd e dal suo gruppo era assolutamente in opposizione all’apartheid pragmatico di Smuts e sorgeva, come si è descritto poc’anzi, da un substrato filosofico profondo.

L’attuazione dell’apartheid come sistema di governo si ha tuttavia nel secondo dopoguerra, tra il 1948 e il 1990, sotto la direzione del Partito Nazionale (sorto dall’unione tra Partito Nazionale Riunito e Partito Boero). Durante i governi Malan (1948-1954), Strijdom (1954-1958) e Verwoerd (1958-1966) si assisté all’applicazione pratica dei principî su esposti, attraverso l’emanazione di leggi specifiche che regolavano e strutturavano l’apartheid.

Anzitutto furono proibiti i matrimoni misti e si avviò una suddivisione geografica su base etnica (1950). Con la legge di separazione delle comunità (1953) si strutturò in modo capillare l’apartheid sociale: ospedali, scuole, università, spiagge, mezzi pubblici, ristoranti, cinematografi, parchi e così via dovevano diventare separati e specifici per i singoli gruppi etnici.

La promiscuità razziale veniva invece ammessa a fini educativi, quando cioè ci fossero motivi di insegnamento, conversione e civilizzazione. Anche circa il transito o il trasferimento nelle varie aree del paese, esso venne regolamentato in modo molto preciso: in particolare non era ammesso il trasferimento atto a scompaginare la realtà razziale di una determinata località. Fu scoraggiata soprattutto l’urbanizzazione dei neri, che dovevano invece stabilirsi nelle zone rurali o al più diventare pendolari per motivi di lavoro.

Si introdusse poi la rappresentanza governativa separata (1951), in previsione delle assemblee di autogoverno nero locale. Tuttavia le assemblee consultive di coloureds e indiani divennero attive e regolarmente funzionanti solo negli anni ’80.

Di grande importanza furono specialmente le norme emanate circa l’educazione e l’autogoverno dei bantu, promosse in particolare da Verwoerd sia quando era Ministro degli affari dei nativi bantu, sia quando divenne Primo Ministro. Egli considerava la scuola e l’università come le basi fondanti dello sviluppo separato[6]. Il processo educativo doveva adattarsi alle caratteristiche etniche dei vari gruppi, prendendo le mosse dalla cultura e dalla storia della propria razza. Per fare qualche esempio pratico, la scuola Venda doveva essere concentrata sul particolare nazionalismo etnico che questa razza ha sempre avuto, dedicando molte ore di studio agli eroi storici di questo gruppo; la scuola indiana doveva invece basarsi soprattutto sull’attività ragionieristica e contabile, caratteristica di questo gruppo etnico; e così via. Verwoerd, celebre sociologo con notevoli cognizioni di antropologia ed etnografia, studiò personalmente le caratteristiche che avrebbero dovuto avere le varie scuole e durante il suo governo realizzò appieno il suo programma.

Un altro aspetto chiave era il raggiungimento dell’autogoverno bantu. Nel corso del tempo furono insediati 10 bantustans etnicamente caratterizzati: Transkei, Bophutatswana, Venda, Ciskei, Kwazulu, Lebowa, Qwaqwa, Gazankulu, KaNgwane, KaNdebele. I primi quattro furono altresì dichiarati unilateralmente indipendenti tra il 1976 e il 1981 (indipendenza non riconosciuta dall'ONU). Verwoerd organizzò le patrie bantu con l’assistenza di esponenti neri di rilievo che poi sarebbero diventati i principali governanti neri dei bantustans: il più importante fu probabilmente il presidente del Transkei Lucas Mangope; tra gli altri da citare Kaiser Matanzima, Holomisa Bantù, Oupa Gqozoe e Mangosuthu Buthelezi.

Il bilancio di questa prima fase dell’apartheid che fu fatto dal governo centrale bianco e dai governi locali neri tra gli anni ’60 e gli anni ’70 fu molto positivo. Il Sudafrica divenne un colosso economico di importanza mondiale e le stesse condizioni di vita dei neri divennero le migliori dell'intero continente: durata di vita media di 10 anni superiore; tasso di alfabetizzazione doppio; reddito pro capite triplo (sempre rispetto alla media dell'intero continente); costante immigrazione nera dagli altri paesi verso il Sudafrica. I dati sono stati pubblicati da tempo e sono facilmente consultabili[7].

Da segnalare anche il grande sviluppo delle lingue, delle letterature e delle culture etniche portato dall’apartheid. In particolare fiorirono le letterature Afrikaans, Zulu, Xhosa, Sotho, Tswana e Pedi: in nessun altro stato africano le lingue etniche si svilupparono come in Sudafrica, tanto che sono assurte al livello di lingue ufficiali.

Sintesi delle leggi base dell’apartheid

1949: Proibizione dei matrimoni misti

1950: Legge contro l’immoralità: sono considerati più gravi i reati di tipo sessuale (come l’adulterio, il concubinato o lo stupro) tra razze diverse

1950: Registrazione anagrafica: censo preciso e capillare per ogni razza

1950: Zone etniche: si avvia una corrispondenza precisa tra etnia e area geografica

1950: Legge anticomunista: in base a questa legge diventano proibiti molti partiti, tra cui l’ANC

1951: Rappresentanza separata

1951: Nomina di Autorità Bantù autonome

1952: Organizzazione delle tribù bantu

1952: Organizzazione del lavoro nelle tribù bantu

1953: Prima legge sull’educazione dei bantu

1955: Definizione delle zone da sviluppare

1956: Fondazione della Corporazione degli Investimenti Bantu

1959: Seconda Legge sull’educazione

1959: Autogoverno nero (Bantustans)

1961: Istituzione di territori autonomi per i coloureds

1961: Istituzione di Consigli urbani bantu

1967: Leggi speciali antiterrorismo

1970: Introduzione della cittadinanza delle patrie bantu

Il declino dell’apartheid: isolamento internazionale e opposizione interna

Due fattori essenziali iniziarono tuttavia a opporsi strenuamente al sistema: il contesto internazionale, costituito dai due blocchi della guerra fredda, entrambi ideologicamente lontanissimi, con conseguente isolamento del Sudafrica dagli anni ’60 in poi; l’opposizione interna, foraggiata dall’estero e in continua crescita.

Il nuovo primo ministro Balthazar Johannes Vorster (che governò dal 1966 al 1978) dovette così fronteggiare questi due problemi essenziali, che iniziarono a porre in secondo piano l’aspetto più prettamente sociale e filosofico dell’apartheid. Il pragmatismo iniziò via via a sostituirsi all’impostazione filosofica e il regime divenne nel tempo sempre più costretto a curare di più l’aspetto repressivo che quello propositivo.

La resistenza interna all’apartheid venne costruendosi in parecchi settori della società, differenziandosi fortemente al suo interno per strategie, obiettivi e modalità d’azione. In particolare il congresso nazionale africano (ANC), principale partito di opposizione nera, rappresentante in particolare la tribù xhosa di cui molti esponenti ambivano a sostituirsi ai boeri come razza guida del paese, prese le redini della resistenza negli anni ’50. L’ANC era stato messo da poco fuorilegge come partito comunista e, dandosi alla clandestinità, aveva rinnovato completamente la sua dirigenza, caratterizzandosi in senso più oltranzista. Tuttavia l’azione del partito non fu volta alla mera violenza, bensì soprattutto all’organizzazione di boicottaggi, sabotaggi e azioni di disobbidienza civile, tantoché l’ala più militarista e fautrice della guerra civile, si staccò dal movimento nel 1959 fondando il congresso panafricano (PAC). Proprio il PAC aveva provocato già nel 1960 lo scontro di Sharpeville, dove morirono negli scontri tra polizia e dimostranti 69 persone. In seguito a questo avvenimenti il governo proclamò lo stato d’emergenza. Altri scontri fomentati dagli estremisti neri ed appoggiati dall’estero avvennero in seguito, specialmente dagli anni ’70 in poi (come gli Scontri di Soweto del 1976), turbando irrimediabilmente lo sviluppo armonico del paese e la convivenza civile.

Tuttavia Vorster tentò di inserire il Sudafrica nel contesto africano, riuscendo a instaurare per la prima volta rapporti politici ed economici con molti paesi del continente, tra cui Liberia, Costa d’Avorio, Madagascar, Maurizio, Gabon, Zaire, Ghana, Centrafrica, Nigeria e Zambia, rafforzando inoltre i legami con Lesotho, Swaziland, Botswana e Malawi. Comunque l’opposizione internazionale e in particolare delle strutture sovranazionali come ONU e OUA, che ne condannarono a più riprese le politiche anche con sanzioni economiche, divenne pian piano sempre più netta.[8]

La caduta dell’apartheid

A Vorster successe nel 1978 Pieter Willem Botha, che tentò di riprendere l’impostazione filosofica dell’apartheid, attraverso la difesa del lavoro (organizzazione sindacale nera, 1979) e attraverso una nuova esposizione sociologica del sistema. Secondo Botha l’apartheid era il sistema tradizionale di vita del Sudafrica, senza il quale il paese avrebbe perso la propria individualità e la propria ricchezza. Mostrando con dati inoppugnabili (pubblicati in Italia nei Calendari atlante De Agostini) come le condizioni di vita dei neri in Sudafrica fossero le migliori al mondo intero, Botha pensava di riuscire a far breccia anche sui paesi esteri che ormai tentavano di strozzare economicamente il Sudafrica. Quest’ultima prova di forza non diede i risultati sperati, benché Botha avesse ottenuto notevoli risultati diplomatici in ambito africano, tra cui il patto di amicizia e buon vicinato col dittatore comunista nero del Mozambico Samora Machel (Nkomati Accord del 1984).

Botha, che intendeva dare il via a un nuovo corso dell’apartheid, trovò molti alleati anche tra i neri, in particolare swazi, zulu e venda. ‘E finito sotto silenzio, ma è ormai ampiamente dimostrato che una parte notevole della popolazione nera appoggiò Botha in questa sua azione di rinnovamento filosofico dell’apartheid, perché riteneva valido il concetto di sviluppo separato[9].

In questa fase, cruentissime furono peraltro le lotte tra zulu e xhosa, intrecciate talora alle lotte tribali tra tswana e ndebele della vicina Rhodesia[10]. Gli xhosa e gli anglosassoni (questi ultimi organizzati in parlamento soprattutto nel Partito Democratico) rimasero invece i gruppi più ostili all’apartheid e furono determinanti nel suo smantellamento.

In questa fase furono organizzate comunque assemblee legislative autonome per coloureds e asiatici. Tuttavia il sistema si mostrò sempre più fragile e vicino al collasso, accentuando il carattere repressivo, sicché il successore di Botha Frederik Willem de Klerk, che governò dal 1989 al 1994, intraprese la via dello smantellamento totale del sistema, liberando e chiamando al suo fianco il capo dell'ANC Nelson Mandela[11]. Nel 1991 il sistema era totalmente smantellato.

Gravi scontri però proseguirono tra gli zulu dell'Inkatha Freedom Party, guidati dal Re Zwelithini e dal segretario del partito Mangosuthu Buthelezi, che desideravano essere gli unici interlocutori di De Klerk, e gli xhosa dell'ANC, che alla fine ebbero la meglio. Gli zulu si dovettero accontentare dell'istituzione di un loro regno autonomo (il Kwazulu-Natal) nell'ambito della riforma amministrativa del paese (1994), che riunì le vecchie quattro province e i dieci bantustans nelle attuali 9 province.

I Boeri oggi: interrogativi sulla fine dell’apartheid

Dalla caduta dell’apartheid, molti boeri hanno visto crollare la propria concezione di patria sudafricana e, vistisi di fatto orfani del proprio stato, hanno iniziato a percorrere strade diverse per risolvere la situazione[12].

Alcuni hanno deciso di affrontare di petto il Sudafrica del post-apartheid, sopportando sovente ostilità e violenze, e si sono raccolti in partiti che partecipano all'attuale vita politica, pur non facendo molto affidamento su di essa, e dedicandosi soprattutto all’organizzazione di comunità boere autogestite. Il principale partito che segue questa linea è il Fronte della Libertà.

Altri preferiscono trascorrere molto tempo all'estero o hanno addirittura lasciato del tutto il Sudafrica, poiché vedendolo preda del crimine e della corruzione di cui ritengono responsabile diretto il regime dell’ANC, non sperano in una sua ripresa, almeno nell’immediato futuro. Secondo molti boeri l’errore fondamentale commesso è stato il dedicarsi completamente agli “homelands” bantu (i bantustans), trascurando di costruire un proprio “homeland” in un preciso territorio (volkstaat in afrikaans)[13].

Altri hanno invece totalmente aderito al nuovo regime dell’ANC e tra essi si annovera il nipote dell’”architetto dell’apartheid” Wilhelm Verwoerd.
  1. ^ a b c d H.F.Verwoerd, Verwoerd speaks: Speeches 1948-1966, Città del Capo
  2. ^ P. Erasmus, Terminal Africa, Jan Lamprecht Ed., 2007
  3. ^ W. Eiselen, The Meaning of Apartheid, Race Relations, 1948
  4. ^ E. Mellen, Calvinism against British Imperialism, 1981
  5. ^ T. Lodge, Black politics in South Africa since 1945, Longman 1983
  6. ^ H.F.Verwoerd, Bantu Education, Policy for the Immediate Future, 1954
  7. ^ Calendari atlante De Agostini, annate 1950-2000, Novara
  8. ^ L. Thompson, A history of South Africa, Yale Un.Press, 2000
  9. ^ G. Braun, Racism, Guilt, Self-Hatred & Self-Deceit, Jan Lamprecht Ed., 2007
  10. ^ Thula Bopela, Daluxolo Luthuli: Umkhonto noi Sizwe: combattendo per una gente divisa, Galago Ed., 2005
  11. ^ F.W. De Klerk, The last Trek. A New Beginning, MacMillan, 1998
  12. ^ H. Giliomee, The Afrikaners, Hurst & Co., 2003
  13. ^ J. Peron, Sudafrica die: the beloved country?, 1999

Vabbé, lasciamo perdere[modifica | modifica wikitesto]

Visto che la cosiddetta "enciclopedia libera" non ha nulla di libero ed è evidentemente una diretta emanazione del pensiero unico della dittatura democratica che ci opprime, temo di aver ben poco da fare qui, visto che ogni volta che si inserisce qualcosa di reale viene cassato preferendogli squallide tiritere politicamente corrette e prive di fonti. Continuate pure a incensare S.Mandela, S.Mbeki e S.Mugabe, sperando però di non trovarvi mai nella situazione dei boeri sudafricani o dei rhodesiani bianchi anche qui in Italia (forse non tutto il male verrebbe per nuocere: sarebbe una bella lezione per tutto il clan bianco terzomondista). Comunque prima o poi la verità trionferà e la menzogna sarà distrutta, statene certi. Saluti.

Geopolitico (msg) 10:39, 18 set 2008 (CEST)

Template fascismo[modifica | modifica wikitesto]

Rimuovo il template "fascismo" perché mi sembra molto poco rigoroso/enciclopedico. La parola "fascismo" ha delle connotazioni storiche abbastanza precise e farci entrare dentro anche l'apartheid (che tra l'altro non è un regime tout-court ma solo un aspetto di un sistema politico) mi sembra una cosa assolutamente campata per aria da un punto di vista scientifico, o quanto meno estremamente a rischio di polemica/POV. Personalmente ho dei seri dubbi da questo punto di vista sul template in generale, e anche (fatto un po' più estetico) sulla sua "rumorosità"; quando sono arrivato sulla pagina sull'apartheid non mi sarei mai aspettato che la mia attenzione fosse catturata prima di tutto da una immaginona del fascio. Non è assolutamente sensato. Moongateclimber (msg) 14:39, 14 mag 2009 (CEST)

Israele[modifica | modifica wikitesto]

Pochi giorni fa il Tribunale Russell sulla Palestina ha stabilito che "nei Territori occupati, i palestinesi vivono sotto il controllo coloniale e militare e sono sottoposti a gravi forme di Apartheid". Non è forse il caso di aggiornare questa pagina con un capitolo dedicato allo stato sionista? D'altronde, lo stesso Mandela ha descritto Israele come stato di Apartheid.

Perfettamente d'accordo, io ho anche allegato diversi riferimenti giuridici ma qualcuno ha annullato la mia correzione

fonti? --ignis scrivimi qui 08:15, 27 mar 2014 (CET)

è più enciclopedica la discussione che la voce stessa![modifica | modifica wikitesto]

salve, leggendo la pagina della discussione vedo che si trovano più cose qui che nella voce stessa, non sarebbe il caso di inserirvele anzichè lasciarle solo nella discussione? mica tutti vanno a leggere anche la discussione! --151.49.145.160 (msg) 05:06, 6 nov 2012 (CET)

purchè si citino le fonti --ignis scrivimi qui 09:32, 6 nov 2012 (CET)
le fonti di cose non solo talmente note ma perfino ovvie? continuiamo così, bene..... :-( --151.49.146.215 (msg) 05:33, 7 nov 2012 (CET)
in wikipedia funziona così. --ignis scrivimi qui 08:51, 7 nov 2012 (CET)

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Qualcuno può controllare il paragrafo "Italia" della voce "Apartheid"? Parlare di segregazione razziale in Alto Adige è oltremodo esagerato e infondato, visto che entrambi i popoli godono degli stessi diritti. Questo commento senza la firma utente è stato inserito da 193.52.24.18 (discussioni contributi) 12:37, 6 dic 2013‎.

D'accordo con la rimozione, quel paragrafo è senza senso. Qui si parla di Sud Africa, non certo di Alto Adige né di politiche del SVP. Segnalo di aver semiprotetto la voce, causa il reiterarsi di una edit war proprio su quel paragrafo. --DelforT (msg) 12:42, 6 dic 2013 (CET)
Giusta la cancellazione del paragrafo. L'apartheid sudafricano si basava su: proibizione dei matrimoni interrazziali; divieto di avere rapporti sessuali con una persona di razza diversa (fatto penalmente perseguibile); registrazione anagrafica obbligatoria in base alle caratteristiche razziali; divieto di accedere in alcune aree urbane; divieto di utilizzare le stesse strutture pubbliche (fontane, sale d'attesa, marciapiedi, etc.); difficoltà nell'accesso all'istruzione; discriminazione razziale in ambito lavorativo; istituzione di ghetti per la popolazione nera; non riconoscimento della cittadinanza e dei diritti a essa connessi; obbligo di possedere uno speciale passaporto per poter frequentare persone di razza diversa. Ciò premesso, nessuna di queste cose è prevista in Alto Adige. --Holapaco77 (msg) 17:08, 6 dic 2013 (CET)