Partito Democratico

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Partito Democratico
PD
Segretario Matteo Renzi
Presidente Matteo Orfini
Vicesegretario Debora Serracchiani
Lorenzo Guerini
Vicepresidente Matteo Ricci
Sandra Zampa
Coordinatore Luca Lotti
Portavoce Lorenzo Guerini
Stato Italia Italia
Fondazione 14 ottobre 2007
Sede Largo del Nazareno - Via Sant'Andrea delle Fratte, 16 - 00187 Roma[1]
Ideologia Socialdemocrazia[2]
Cristianesimo sociale[3]
Terza via[4][5][6]

Liberalismo sociale

Collocazione Centro-sinistra
Coalizione con IDV e Radicali (2008-2011)
Grande Coalizione (2011-2013)
Italia. Bene Comune (2013)
Grande coalizione (2013-presente)
Partito europeo Partito del Socialismo Europeo[7]
Gruppo parlamentare europeo Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici[8]
Affiliazione internazionale Alleanza Progressista
Seggi Camera
296 / 630
[9]
Seggi Senato
109 / 315
[10]
Seggi Europarlamento
31 / 73
[11]
Seggi Consiglio regionale
300 / 1019
Testata Europa, L'Unità[12][13][14][15]
Organizzazione giovanile Giovani Democratici
Iscritti 505.072[16] (2012)
Colori Tricolore (verde, bianco, rosso)
Sito web www.partitodemocratico.it

Il Partito Democratico (PD) è un partito politico italiano di centro-sinistra, fondato il 14 ottobre 2007.

Secondo il Manifesto dei Valori, approvato dal partito il 16 febbraio 2008, «il Partito Democratico intende contribuire a costruire e consolidare, in Europa e nel mondo, un ampio campo riformista, europeista e di centro-sinistra, operando in un rapporto organico con le principali forze socialiste, democratiche e progressiste e promuovendone l'azione comune».[17]

Il PD è il maggior partito italiano per numero di voti e per numero di parlamentari (dato riferito alla XVII Legislatura), nonché la prima forza politica del centro-sinistra italiano. Il 29 luglio 2009, al termine della fase di tesseramento in vista del congresso, il partito annuncia 820 607 iscritti[18], risultando essere il secondo partito europeo per numero di iscritti, seguito dalla CDU tedesca[19] e dal PP spagnolo[20].

A livello europeo il PD ha aderito ufficialmente, il 27 febbraio 2014, al Partito del Socialismo Europeo[21][22] con il quale aveva già intrapreso un rapporto di stretta collaborazione formando nel 2009 il gruppo parlamentare dell'Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici.[8]

Indice

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia del Partito Democratico (Italia).

Le origini[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Provenienza dei politici appartenenti al Partito Democratico.

Le prime proposte di un nuovo partito[modifica | modifica sorgente]

Schema della storia dei partiti che hanno dato vita al PD, dall'inizio degli anni novanta al 2008.

Nel 2003 Michele Salvati, deputato eletto nelle liste dei Democratici di Sinistra, in alcuni articoli pubblicati sui quotidiani Il Foglio[23] e la Repubblica[24], delineò un nuovo partito, nato dalla riunione di tutte le correnti riformistiche moderate della storia italiana di cui tanto si è parlato a proposito dell'Ulivo, per formare così un partito di sinistra moderata (o centro-sinistra, se si preferisce), con un nome immediato, semplice e fortemente evocativo. L'idea di Salvati fu ripresa tre mesi dopo da Romano Prodi, all'epoca Presidente della Commissione Europea[25].

Per le elezioni europee del 2004 nacque così la lista Uniti nell'Ulivo, composta da Democratici di Sinistra, la Margherita, Socialisti Democratici Italiani e Movimento Repubblicani Europei; la lista unitaria raccolse il 31,1% dei voti, eleggendo 25 europarlamentari.

La lista unitaria si ripresentò anche in 9 delle 14 regioni chiamate al voto alle elezioni regionali del 2005, tenutesi in aprile.

Il 16 ottobre 2005, in vista delle imminenti elezioni politiche del 2006, si tennero le elezioni primarie per scegliere il leader della nuova coalizione di centro-sinistra che riuniva, oltre ai partiti dell'Ulivo, anche la maggior parte delle forze di opposizione alla maggioranza di centro-destra e che prese il nome de L'Unione. I membri della federazione dell'Ulivo (comunemente chiamata anche Fed) sostennero la candidatura di Romano Prodi che, con il 74% dei voti, divenne il candidato Presidente del Consiglio dell'Unione.

Il successo delle primarie convinse anche La Margherita, seppur inizialmente titubante, a presentare una lista unitaria dell'Ulivo insieme ai DS alle politiche del 2006 per l'elezione della Camera dei Deputati, mentre ciascun partito avrebbe corso con il proprio simbolo al Senato. Nella lista unitaria non si presentò tuttavia lo SDI, che preferì partecipare al progetto della Rosa nel pugno, dichiarandosi non interessato alla costituzione di un partito unico di centro-sinistra.

L'evoluzione del progetto e i congressi di DS e Margherita[modifica | modifica sorgente]

Visti il successo della lista unitaria dell'Ulivo alle elezioni del 2006, che alla Camera ottenne il 31,2%, e la vittoria elettorale dell'Unione, seppur con margini ristretti, con la conseguente nomina a Presidente del Consiglio di Romano Prodi, i partiti fondatori della lista decisero di continuare il percorso verso la formazione di un partito unico.

Nacquero numerose associazioni che rivendicarono la partecipazione attiva dei cittadini, anche di quelli non iscritti ad alcun partito, alla formazione del Partito Democratico. Romano Prodi inoltre, in prima persona, nel corso del 2006, incaricò tredici personalità di spicco del mondo della cultura e della politica di redigere un Manifesto per il Partito Democratico, documento che venne reso pubblico nel dicembre del 2006.

Il IV congresso dei DS[modifica | modifica sorgente]

Tra il 19 e il 21 aprile 2007 si tenne il IV e ultimo congresso dei Democratici di Sinistra, caratterizzato da una pluralità di mozioni:

  • Per il Partito Democratico (75,5%), che ricandidava alla segreteria l'uscente segretario Piero Fassino ed era favorevole al processo unitario con La Margherita e alla fondazione del Partito Democratico;
  • A Sinistra. Per il socialismo europeo (15,1%), che candidava alla segretaria Fabio Mussi ed era espressione del cosiddetto Correntone, contraria alla formazione di un partito unico con i settori moderati della coalizione;
  • Per un partito nuovo. Democratico e socialista (9,4%), che aveva come primi firmatari Gavino Angius e Mauro Zani, i quali richiedevano un legame esplicito al socialismo europeo.

L'elezione alla segreteria di Piero Fassino fu sostanzialmente l'approvazione da parte della base dei DS della creazione del nuovo soggetto politico. Mussi e il vecchio Correntone annunciarono quindi la propria uscita dai DS e la volontà di costituire un nuovo soggetto, a sinistra del futuro Partito Democratico[26](che poi diverrà il partito Sinistra Democratica). La corrente di Gavino Angius la settimana successiva all'assise congressuale deciderà di abbandonare i DS, vista la non certezza dell'adesione al Partito Socialista Europeo[27].

Il II congresso della Margherita[modifica | modifica sorgente]

Anche il II congresso della Margherita, tenutosi dal 20 al 22 aprile 2007, si svolse con l'obiettivo di dar vita al Partito Democratico, e orientata in tal senso fu l'unica mozione presentata dal Presidente federale del partito Francesco Rutelli.

L'assise della Margherita non presentò le medesime divisioni interne verificatesi nei DS, coerentemente con l'ispirazione unificatrice delle forze di centro-sinistra che il partito di Rutelli ebbe sin dalla sua nascita come lista elettorale nel 2001 e successivamente come partito nel 2002. Le uniche voci critiche vennero da Arturo Parisi, Ministro della Difesa in carica, e da Willer Bordon, che chiesero lo scioglimento delle correnti interne in vista della nascita del PD e che il PD diventasse un vero e proprio partito unico e non una mera federazione di partiti.

Più tardi però, nella fase di preparazione del PD, lo stesso Bordon, l'ex Presidente del consiglio Lamberto Dini e l'ex segretario del PPI Gerardo Bianco decideranno di non aderire al nuovo partito.

Le primarie del 2007 e la vittoria di Veltroni[modifica | modifica sorgente]

Il primo atto formale verso la costituzione del nuovo partito venne effettuato il 23 maggio 2007 con la nomina di un Comitato promotore, il Comitato 14 ottobre, così chiamato con riferimento alla data in cui sarebbe stata eletta l'Assemblea costituente del Partito Democratico[28].

Tale comitato, nato con 45 membri, annoverava, oltre a esponenti di DS e Margherita, anche politici provenienti da esperienze diverse, come l'ex UDC Marco Follini e l'ex SDI Ottaviano Del Turco, allora governatore della Regione Abruzzo, e personalità della società civile, come il giornalista Gad Lerner, il presidente di Slow Food Carlo Petrini e l'esponente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Tullia Zevi[28].

Il comitato è stato criticato sia per la scarsa presenza di donne (poco più di un terzo) sia per la totale assenza di giovani (nessuno dei membri ha meno di 40 anni) dal candidato alle primarie dell'Unione Ivan Scalfarotto e dal Ministro della Difesa Arturo Parisi, uno dei 45[29].

I membri del Comitato promotore[modifica | modifica sorgente]

Il Comitato definì le modalità di svolgimento delle primarie per l'elezione dell'Assemblea Costituente Nazionale e delle Assemblee Costituenti Regionali, con i rispettivi Segretari.

Il 31 luglio 2007 il Coordinamento Nazionale delle primarie ufficializzò le candidature alla carica di Segretario Nazionale del PD: Mario Adinolfi, Rosy Bindi, Pier Giorgio Gawronski, Jacopo G. Schettini, Enrico Letta e Walter Veltroni. La candidatura di Schettini fu successivamente apparentata a quella di Gawronski. Vennero inoltre presentate delle liste di candidati all'assemblea costituente del PD, collegate a uno dei candidati alla segreteria.

Alle elezioni costituenti di domenica 14 ottobre 2007 si registrò una partecipazione superiore alle aspettative con 3.554.169 voti validi[30].

Le prime elezioni primarie del PD, il 14 ottobre 2007: (da sinistra) Schettini-Gherardini, Letta, Bindi, Prodi, Veltroni e Adinolfi.

Le liste collegate a Walter Veltroni (Democratici con Veltroni, Ambiente, Innovazione, Lavoro., A Sinistra per Veltroni e altre liste locali) ottennero complessivamente il 75,82%, decretando automaticamente l'elezione di Veltroni a Segretario Nazionale del PD, avendo superato il 50% dei voti validi. La lista Con Rosy Bindi democratici, davvero ricevette il 12,83%, i Democratici per Enrico Letta l'11,02% mentre la lista in appoggio di Adinolfi (Generazione U) e quelle in appoggio di Gawronski (Il coraggio di cambiare e Noi per il Partito Democratico) riuscirono a eleggere solo i due candidati alla segreteria ottenendo rispettivamente lo 0,17% e lo 0,07%[30].

L'Assemblea costituente[modifica | modifica sorgente]

Sabato 27 ottobre 2007 avvenne la prima riunione dell'Assemblea Costituente Nazionale del Partito Democratico a Milano, presso la Fieramilano. I delegati erano 2.858, eletti attraverso liste bloccate formate col criterio dell'alternanza uomo-donna. Romano Prodi, fondatore dell'Ulivo, nonché Premier allora in carica, fu eletto primo Presidente dell'Assemblea.

Nella riunione di insediamento venne formalizzata l'elezione di Veltroni a primo Segretario Nazionale. Al termine l'assemblea approvò un dispositivo proposto da Veltroni, che fra le altre cose stabiliva la nomina di Dario Franceschini a Vice Segretario Nazionale del partito e di Mauro Agostini a Tesoriere Nazionale[31].

Vennero poi costituite, all'interno dell'assemblea, tre commissioni di cento componenti ciascuna (con rappresentanza di delegati di tutte le liste proporzionale alla composizione totale dell'assemblea) che dovevano redigere rispettivamente lo Statuto, il Manifesto dei Valori e il Codice Etico nazionali del partito. Stante la struttura federale del PD, analoghi documenti a livello regionale vennero redatti da parte delle Assemblee Costituenti Regionali.

Il 4 novembre 2007 il segretario Veltroni nominò la segreteria del PD, con diciassette membri di cui nove donne (la maggioranza)[32]. Il 7 novembre 2007 fu eletto capogruppo del PD alla Camera dei deputati Antonello Soro[33], che sostituì Dario Franceschini fino ad allora capogruppo dell'Ulivo, mentre al Senato della Repubblica venne confermata la capogruppo dell'Ulivo Anna Finocchiaro.

Nel mese di novembre si insediarono le Assemblee Costituenti Regionali, che elessero i rispettivi Presidenti e formalizzarono l'elezione dei Segretari Regionali. Sempre a novembre, si insediarono delle Assemblee Provinciali provvisorie (formate dai delegati alle Assemblee Costituenti Regionali e Nazionale territorialmente competenti), ciascuna delle quali scelse il proprio Presidente e un coordinatore provinciale, pure essi pro tempore.

Tra la fine del 2007 e i primi mesi del 2008 avvenne il radicamento territoriale del partito. In ciascun comune vennero richiamate le assemblee degli elettori del 14 ottobre, per costituire i Circoli territoriali del PD. Ciascun Circolo elesse il proprio Coordinamento e i propri delegati per le Assemblee Cittadina (ove nello stesso comune fossero presenti più Circoli territoriali) e Provinciale. Le Assemblee Provinciali e Cittadine così formate elessero nei giorni successivi i rispettivi Presidenti e i Segretari Provinciali e Cittadini. Inoltre all'interno di ciascun Circolo territoriale il Coordinamento elesse il Coordinatore del Circolo (che coincide col Segretario Cittadino nei comuni ove fosse costituito un solo Circolo territoriale).

Nella seconda riunione dell'Assemblea Costituente Nazionale, sabato 16 febbraio 2008 a Roma, vennero approvati lo Statuto, il Manifesto dei Valori e il Codice Etico. Lo statuto prevedeva tra l'altro la possibilità di costituire, accanto ai Circoli territoriali, anche dei Circoli ambientali (nei luoghi di lavoro o di studio) e dei Circoli on line. Venne fissata per l'ottobre 2009 la data della prima convenzione del PD, con il rinnovo di tutte le cariche nazionali e regionali, che successivamente avranno invece mandato quadriennale.

La sede e il simbolo[modifica | modifica sorgente]

Il 9 novembre venne inaugurata la sede nazionale del PD, a Roma in Piazza Sant'Anastasia, nei pressi del Circo Massimo.

Il 21 novembre il PD presentò il suo nuovo simbolo tricolore, elaborato dal grafico venticinquenne molisano Nicola Storto. Per Ermete Realacci, responsabile della comunicazione del partito, «il simbolo assume su di sé l'identità nazionale con molta forza. Infatti, i tre colori rispondono a tre tradizioni diverse dell'Italia. Il verde è la tradizione laica e ambientalista, il bianco è il solidarismo cattolico, il rosso è il colore del lavoro e del socialismo. Il risultato è una sintesi molto forte». La definizione e l'idea di partito verde-bianco-rosso nel segno delle anime del PD e della bandiera nazionale venne coniata per la prima volta dal candidato alla segretaria nazionale Jacopo G. Schettini in una lettera aperta pubblicata dal sito del PD il 5 settembre, ed è il titolo della sua candidatura presentata dal primo numero del periodico ufficiale del PD.

La segreteria Veltroni[modifica | modifica sorgente]

Il PD nel Governo Prodi II[modifica | modifica sorgente]

Appena sorto, il Partito Democratico assunse immediatamente il ruolo di maggiore forza politica all'interno del secondo Governo Prodi. Il segretario Walter Veltroni intuì rapidamente la necessità di avviare un dialogo con le varie forze politiche per la creazione di importanti riforme, ritenute necessarie per la modernizzazione dello Stato. L'11 novembre Veltroni lanciò una nuova proposta di legge elettorale elaborata dal costituzionalista Salvatore Vassallo[34], nell'ambito di una riforma che coinvolgesse anche i regolamenti parlamentari e la Costituzione, dando l'appoggio del PD alla proposta di revisione costituzionale al vaglio della Camera dei Deputati[35].

Nei giorni successivi, si assistette alla fine della Casa delle Libertà, coalizione di opposizione: il Governo Prodi II, la cui caduta era stata data per certa al Senato da Silvio Berlusconi agli alleati[36], tra il 14 e il 15 novembre passò indenne il delicato passaggio della Finanziaria a Palazzo Madama[37]. A seguito di questo fatto, la Lega Nord, l'UDC e soprattutto Alleanza Nazionale rivolsero pesantissime critiche a Forza Italia e raccolsero l'invito di Veltroni ad approvare insieme alcune riforme istituzionali. A stretto giro, lo stesso Berlusconi abbandonò il rifiuto di ogni dialogo con la maggioranza e si dichiarò disposto a discutere con Veltroni di legge elettorale, annunciando la fine della sua difesa al bipolarismo e il gradimento per il sistema proporzionale.

A fine novembre, dopo il fallimento della spallata della Casa delle Libertà (termine giornalistico per indicare i tentativi di Berlusconi di far cadere il Governo Prodi II), la coalizione di centro-destra sembrò frantumarsi in uno scontro tra Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini da una parte, e Silvio Berlusconi dall'altra[38]. Ormai rassegnati all'idea che la caduta del governo non fosse imminente, tutti i partiti dell'opposizione accettarono dunque (pur con motivazioni diverse) la proposta di dialogo sulle riforme lanciata con forza da Veltroni e Franceschini.

Il segretario del PD incontrò quindi, in rapida successione, i leader della maggioranza e dell'ex CdL per discutere e cercare di trovare un accordo su una nuova legge elettorale, sulla riforma dei regolamenti parlamentari e della parte II della Costituzione.

La caduta del governo e la campagna elettorale[modifica | modifica sorgente]

Walter Veltroni a Trento per la campagna elettorale 2008

La riforma della legge elettorale che si stava delineando mirava alla creazione di un sistema sostanzialmente bipartitico e avrebbe dunque tenuto fuori dal parlamento i partiti più piccoli. Il leader del PD Walter Veltroni, inoltre, dichiarò che quando si sarebbe andati alle elezioni, qualunque legge elettorale fosse stata in vigore, il PD si sarebbe presentato da solo, senza stringere alleanze con nessun altro partito politico in quanto il partito aveva una "vocazione maggioritaria"[39] (circostanza che non si sarebbe poi verificata in quanto alle elezioni del 2008 il PD si alleò con l'Italia Dei Valori).

A seguito di questa dichiarazione, raccontò lo stesso Romano Prodi, Clemente Mastella, a capo della piccola formazione dell'Udeur, temendo di rimanere fuori dal parlamento innescò una crisi di governo. Il 24 gennaio 2008 il Governo Prodi venne così sfiduciato al Senato.[40]

Il PD di Veltroni appoggiò il tentativo di formare un governo attorno a una convergenza fra le forze politiche sulla riforma elettorale, affidato dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano al Presidente del Senato Franco Marini. Tuttavia il tentativo non riuscì per la ferma opposizione del centro-destra, ora ricompattato dalla prospettiva di una vittoria elettorale imminente.

Nei giorni successivi allo scioglimento delle Camere, il PD scelse di formare le sue alleanze esclusivamente su base programmatica, il che si risolse con l'esclusione di ogni apparentamento con la Sinistra Arcobaleno e con, invece, la formazione di una coalizione con l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro che inizialmente propose di formare gruppi parlamentari unici dopo le elezioni[41], ma cambiò in seguito idea[42]. Si giunse anche a un accordo con i Radicali italiani, che implicò l'inserimento di alcuni loro esponenti nelle liste del PD; nonostante gli sforzi, non si giunse a un accordo con il Partito Socialista, il quale non accettò di rinunciare al suo simbolo per inserire suoi esponenti nelle liste del PD, presentando così una lista separata indipendente.

Dopo la presentazione delle liste ufficiali dei candidati scoppiò una polemica interna al Partito a causa di alcune esclusioni eccellenti. L'esclusione di Ciriaco De Mita e quella di Giuseppe Lumia, ex Presidente della Commissione Antimafia, furono motivate dall'esigenza di partito di non candidare persone con più di tre legislature. A questa regola generale si sono fatte 32 deroghe per i cosiddetti big del partito[43], tra cui Walter Veltroni.

Altre polemiche sorsero per la presunta scarsità di candidature femminili con buone possibilità di successo[44].

Infine i Radicali Italiani hanno sostenuto che Veltroni non abbia dato corso al patto siglato: agli occhi della dirigenza Radicale, infatti, non tutte le nove candidature radicali avrebbero l'elezione garantita[45] e, anche se i nove candidati risultarono poi tutti eletti, la dirigenza radicale sostenne che ciò fu possibile solo grazie all'inaspettata esclusione della Sinistra Arcobaleno dalla ripartizione dei seggi[46]. Gianfranco Pasquino, criticando il trattamento subito dai Radicali, ha dichiarato: «Le liste del Partito Democratico, redatte secondo principi di marketing e di rappresentanza settorializzata, "ma anche", burocratico-partitocratica, sono già di per sé pessime.»[47]

Elezioni politiche 2008 e l'opposizione[modifica | modifica sorgente]

Veltroni (al centro), Antonello Soro (a sinistra) e Anna Finocchiaro (a destra) al Quirinale per le consultazioni post-elettorali del 2008.

Alle elezioni politiche del 2008 PD e Italia dei Valori raccolgono complessivamente il 37,546%[48] dei consensi alla Camera, contro il 46,811% della coalizione Il Popolo della Libertà, Lega Nord e Movimento per l'Autonomia guidata da Silvio Berlusconi, e il 38,010%[49] al Senato, contro il 47,320% della coalizione avversaria. Singolarmente il Partito Democratico ha ottenuto rispettivamente il 33,17% e il 33,69% dei suffragi.

Il 16 aprile 2008 viene resa nota una lettera risalente al precedente 23 marzo, giorno di Pasqua, in cui Romano Prodi informava il Segretario Veltroni di voler abbandonare l'incarico di Presidenza dell'Assemblea per fare spazio a una nuova generazione di dirigenti[50].

La crisi del partito[modifica | modifica sorgente]

Dopo le elezioni regionali sarde del 14-15 febbraio 2009, dove Renato Soru, governatore uscente e uomo di punta del PD, viene sconfitto dal candidato del PdL Ugo Cappellacci, in considerazione di questo e di altri risultati negativi del partito in consultazioni elettorali precedenti e le forti critiche alla sua gestione, Veltroni si dimette dalla carica di Segretario[51].

Viene riunita sabato 21 febbraio l'Assemblea Nazionale, chiamata a decidere come uscire dal momento di difficoltà e quale strada intraprendere. Si fronteggiano due linee: da una parte chi vuole andare subito a primarie, a cui far seguire un congresso per lanciare una nuova fase del partito, cambiando profondamente le leadership della classe dirigente del Partito e propone alla segreteria temporaneamente Arturo Parisi; dall'altra parte coloro i quali ritengono sia dannoso aprire la fase congressuale in quel momento, data la vicinanza delle elezioni europee, preferendo confermare alla guida del Partito il vicesegretario di Veltroni, Dario Franceschini. Nel frattempo, l'ex Ministro Pier Luigi Bersani rende pubblica la sua intenzione di correre alle future primarie del PD in vista della Convenzione di ottobre 2009, ipotesi in un primo tempo ventilata anche dall'ex candidato alla Segreteria nel 2007 Jacopo Schettini Gherardini. All'Assemblea dei circoli del PD tenutasi nel marzo 2009 è salita alla ribalta[52], col suo applauditissimo intervento, Debora Serracchiani, segretario comunale per il partito a Udine.

Verso il congresso: la segreteria Franceschini[modifica | modifica sorgente]

Convocata dopo le dimissioni di Veltroni, l'Assemblea Nazionale presieduta da Anna Finocchiaro, essendo vacante la carica di Presidente del PD, ha eletto, con 1.047 preferenze, Dario Franceschini nuovo Segretario nazionale del Partito, contro i 92 voti raccolti da Arturo Parisi[53].

Il nuovo Segretario, eletto con il compito di portare il partito alle elezioni Europee e al Congresso di autunno, annuncia di volere cominciare una nuova fase nel Partito, basata su inedite e giovani personalità, caratterizzata da un'opposizione più ferma al Governo (puntando soprattutto sul tema della crisi economica e finanziaria in atto), mettendo da parte i capibastone e coinvolgendo maggiormente amministratori locali e dirigenti territoriali.

Con l'elezione di Franceschini, sono decaduti gli organi direttamente nominati da Veltroni, in primis il Governo ombra. Sono stati poi nominati una nuova segreteria e nuovi responsabili per tematiche politiche[54].

Elezioni europee 2009[modifica | modifica sorgente]

La prima importante sfida che il nuovo segretario si trova ad affrontare è quella delle elezioni europee del 2009. Il nodo sulla collocazione europea è stato sciolto ufficialmente solo dopo le votazioni, sebbene Piero Fassino avesse già proposto di formare una federazione con il PSE che abbia dato luogo a un unico gruppo nel Parlamento europeo, il quale contenga tutte le forze progressiste europee[55].

La campagna del PD si è basata sulla rivendicazione della sua identità europeista; inoltre tiene banco la denuncia del particolare approccio alla consultazione elettorale scelto da Silvio Berlusconi, il quale corre in tutte le circoscrizioni elettorali pur essendo incompatibile per quella carica in quanto deputato alla Camera e Presidente del Consiglio dei ministri, opponendogli candidati che siederanno effettivamente all'Europarlamento in caso di elezione.

Alle elezioni del 2009 il Partito Democratico ha ottenuto il 26,1% dei voti, perdendo circa il 7% dei consensi rispetto alle politiche del 2008 (nel corso delle quali il PD comprendeva anche i Radicali, mentre alle europee del 2009 questi avevano una propria lista che ha raggiunto il 2,4%).

La segreteria Bersani[modifica | modifica sorgente]

La corsa per la segreteria[modifica | modifica sorgente]

La Direzione Nazionale del partito fissa il nuovo congresso («convenzione» secondo lo statuto del partito) all'11 ottobre del 2009 e le nuove elezioni primarie per il 25 ottobre[56].

Inizialmente il Segretario uscente Dario Franceschini non si era espresso sulla possibilità di ricandidarsi alla guida del partito[57], ma il 24 giugno annuncia ufficialmente la sua candidatura per il Congresso e per le primarie[58].

A sua volta, l'ex Ministro dello Sviluppo Economico Pier Luigi Bersani annunciò la sua candidatura ricevendo l'appoggio di D'Alema[59].

Il 4 luglio, infine, il chirurgo Ignazio Marino confermò a sua volta di voler correre per la segreteria, sostenuto in prima linea da Giuseppe Civati.

Il 23 luglio il Comitato per il Congresso ufficializzò quattro candidature: quelle di Pier Luigi Bersani, Dario Franceschini, Ignazio Marino e Amerigo Rutigliano. Il 28 luglio, però, proprio quest'ultima candidatura viene respinta dallo stesso Comitato, poiché delle 1542 firme presentate dal candidato, 500 sono risultate appartenenti a persone non iscritte al PD[60]. Il giorno successivo la Commissione Nazionale per il Congresso annunciò anche che la quota degli iscritti che prendono parte alla prima fase congressuale è di 820.607[18].

I risultati definitivi dei congressi nei circoli vennero divulgati l'8 ottobre dalla Commissione Nazionale: Pier Luigi Bersani ottenne 255 189 voti pari al 55,13%, seguito da Dario Franceschini con 171 041 voti pari al 36,95% e da Ignazio Marino con 36 674 voti pari al 7,92%.

Tutti e tre i candidati furono quindi ammessi a partecipare alle elezioni primarie del 25 ottobre 2009. Fu confermata in questa occasione un'ampia partecipazione popolare (3.067.821 votanti), che sostanzialmente confermò l'esito della Convention, dando la vittoria a Pier Luigi Bersani.

La nuova assemblea nazionale elesse il 7 novembre 2009 Rosy Bindi come suo presidente[61], dopo un lungo periodo di vacanza della carica in seguito alle dimissioni di Prodi. Lo stesso giorno furono eletti vicepresidenti dell'Assemblea del partito Ivan Scalfarotto e Marina Sereni e vicesegretario Enrico Letta.

L'uscita dal partito di Rutelli[modifica | modifica sorgente]

Francesco Rutelli e altri esponenti del PD, già da tempo critici nei confronti di un partito a loro dire mai nato, prendono atto della vittoria di Bersani, ma lasciano il partito. Secondo Rutelli, con Bersani si andrebbe verso un partito democratico di sinistra. (...) la promessa, dunque, non è mantenuta: non c'è un partito nuovo, ma il ceppo del PDS con molti indipendenti di centro-sinistra[62]. Così il 27 ottobre Rutelli annuncia che occorre iniziare un percorso diverso, con persone diverse[63], e il giorno dopo fonda l'associazione Cambiamento e Buongoverno insieme a Massimo Cacciari, Giuliano da Empoli, Lorenzo Dellai, Linda Lanzillotta, Vilma Mazzocco, Roberto Mazzotta, Andrea Mondello, Bruno Tabacci, Elvio Ubaldi e Giuseppe Vita[64][65]. Inutile fino all'ultimo il tentativo di D'Alema per una riconciliazione[66].

Il 17 aprile 2010 anche il MRE di Luciana Sbarbati ha lasciato il PD[67].

Prospettiva di alleanza con l'UdC[modifica | modifica sorgente]

Il leader dell'Unione di Centro, Pier Ferdinando Casini, il 12 dicembre 2009 si è detto disponibile alla costituzione di una coalizione con il Partito Democratico e con l'Italia dei Valori nel caso in cui si verificassero elezioni politiche anticipate. L'obiettivo sarebbe la costruzione di un fronte democratico volto a opporsi alla coalizione PdL-Lega e a difendere i principi costituzionali e le istituzioni repubblicane, che rischierebbero di essere compromesse. Ciò accadde a seguito di una dichiarazione del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi[68][69][70].

La proposta è stata accettata dal segretario Pier Luigi Bersani[71] e ha trovato anche l'adesione del segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, che potrebbe dare solo l'appoggio esterno alla coalizione PD-UdC[72].

L'alleanza con i centristi si è realizzata in occasione delle elezioni regionali del 2010 in alcune delle regioni chiamate al voto: in Liguria, Basilicata, Marche e Piemonte. Saltato invece l'accordo nel Lazio, dove Casini ha preferito appoggiare la Polverini per il PdL anziché Emma Bonino, candidata dai Radicali e che ha provocato il 14 gennaio 2010 l'abbandono dei deputati Enzo Carra e Renzo Lusetti. Il 14 febbraio, invece, annuncia la sua adesione all'UdC la deputata Paola Binetti[73]. L'alleanza è stata riproposta dal leader centrista anche nelle settimane successive all'aggressione subita da Berlusconi[74].

Tale proposta è stata accantonata con la nascita della coalizione Nuovo Polo per l'Italia definita dai giornali come Terzo Polo formata dai partiti di centro e centro-destra Unione di Centro, Futuro e Libertà per l'Italia, Alleanza per l'Italia e Movimento per l'Autonomia[75].

Elezioni amministrative e referendum 2011[modifica | modifica sorgente]

In occasione delle elezioni amministrative del 15-16 maggio 2011, il partito in ventuno dei trenta comuni capoluogo e in sette delle undici province chiamate al voto stipula un accordo elettorale con l'Italia dei Valori e Sinistra Ecologia Libertà, sancito poi nel settembre successivo e accordo della foto di Vasto[76]; si presenta invece staccato da uno o da tutti e due i partiti nei comuni di Napoli, Novara, Rovigo, Pordenone, Grosseto, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria e Carbonia, e nelle province di Vercelli, Macerata, Campobasso e Reggio Calabria. Va sottolineato che a Milano e Cagliari decide di sostenere un candidato espressione di Sinistra Ecologia Libertà, in base agli esiti delle primarie di coalizione che hanno decretato la sconfitta del candidato ufficiale del partito[77][78], mentre a Salerno il sindaco uscente De Luca decide di continuare a presentarsi solamente con liste civiche e quindi, anche se alla fine la coalizione viene aperta a Sinistra Ecologia Libertà e Partito Socialista Italiano, in accordo con il partito, il simbolo non viene presentato. Tale tornata elettorale segna una netta rivincita della coalizione di centro-sinistra in molte delle città chiamate alle urne; analogo esito nelle provincie, dove il PD e i suoi alleati registrano la vittoria in sette province su undici[79].

Ai referendum del 12-13 giugno, il Partito Democratico si dimostra a favore del per tutti e quattro i quesiti posti[80], agendo quindi in sintonia con gli altri partiti di centro-sinistra. Il risultato vede una netta affermazione dei sì, e quindi l'abrogazione di tutte e quattro le norme sottoposte a referendum[79].

L'appoggio al governo Monti[modifica | modifica sorgente]

L'8 novembre 2011, dopo che la Camera dei deputati aveva approvato con 308 voti a favore il Rendiconto generale dello Stato, il presidente Silvio Berlusconi, prendendo atto del venir meno della maggioranza assoluta della sua coalizione di governo alla Camera, in serata, tenendo un colloquio con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, annuncia di rimettere il mandato al Capo dello Stato dopo l'approvazione della Legge di stabilità[81].

Le dimissioni vengono formalizzate il 12 novembre e il giorno successivo Bersani esprime il proprio sostegno nell'eventuale, poi diventato certo, esecutivo guidato dal professor Mario Monti, dicendo che, con la crisi economica in atto, fosse necessario un governo dal forte profilo tecnico volto a ridare slancio all'economia facendo le riforme necessarie[82][83].

Nel partito però nascono malumori sull'appoggio al governo tecnico: ai montiani Francesco Boccia, Paolo Gentiloni e Pietro Ichino si contrappongono gli antimontiani Stefano Fassina, Cesare Damiano e Matteo Orfini; una linea equilibrata viene tenuta dai bersaniani Vasco Errani, Rosy Bindi, Anna Finocchiaro ed Enrico Letta[84]. Gli antimontiani però hanno sempre assicurato il proprio appoggio a Monti[85].

Elezioni politiche e regionali 2013[modifica | modifica sorgente]

Domenica 25 novembre 2012 si sono svolte le elezioni primarie della coalizione di centro-sinistra Italia. Bene Comune per l'individuazione del leader che guiderà la coalizione formata da PD, PSI e SEL alle consultazioni elettorali del 24-25 febbraio 2013. I candidati del PD erano il segretario in carica Bersani, la consigliera regionale veneta Laura Puppato e il sindaco di Firenze Matteo Renzi; hanno partecipato anche Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia e presidente di SEL, e Bruno Tabacci, assessore al bilancio del comune di Milano e deputato di Alleanza per l'Italia.

Enrico Letta, vicesegretario del Partito Democratico, nel 2013 è il primo esponente del PD a ricoprire l'incarico di presidente del consiglio nell'omonimo governo.

Il primo turno delle primarie si è svolto il 25 novembre 2012 e ha registrato l'affluenza al voto di più di 3 milioni di elettori; Bersani ha ottenuto il primo posto con il 44,9% dei consensi (1.395.096 voti), contro il 35,5% di Renzi (1.104.958), seguono Vendola con il 15,6% (485.689), Puppato al 2,6% (80.628) e Tabacci all'1,4% (43.840)[86]. Domenica 2 dicembre si è svolto il ballottaggio tra i due candidati più votati; Bersani ha ottenuto il 60,9% dei voti (1.706.457) contro il 39,1% di Renzi (1.095.925)[87]. Pertanto Bersani è stato il candidato premier del centro-sinistra alle elezioni politiche italiane del 2013.

Il 29 e 30 dicembre 2012 il PD ha svolto le primarie per la scelta del 90% dei candidati parlamentari che sono andati a comporre le liste in vista delle elezioni politiche del 2013, mentre il restante 10% (in genere inseriti come capilista) è stato composto da personalità stabilite direttamente dal segretario Pier Luigi Bersani. Hanno partecipato, in quest'occasione, 1,2 milioni di persone. Sempre il 29 dicembre è stato presentato lo slogan della campagna elettorale: L'Italia Giusta[88].

Alla Camera il PD ha ottenuto il 25,4% dei voti in Italia, che sommati con i voti delle circoscrizioni estere ne fanno il primo partito. Anche al Senato è il primo partito con il 27,4%. Alla Camera la coalizione di centro sinistra ottiene il premio di maggioranza con il 29,6%, mentre al Senato il 31,6% ottenuto non consente di avere un numero di senatori sufficiente a formare un governo[89][90]. Nel complesso il PD perde quasi 4 milioni di voti rispetto alle precedenti politiche del 2008, quando invece ottenne 12 milioni di consensi[91]. Il 24 e 25 febbraio del 2013 si svolgono anche le consultazioni regionali in Lombardia, nel Lazio, e nel Molise per la scelta dei nuovi presidenti di regione: al Nord il candidato sostenuto dal centro-sinistra, Umberto Ambrosoli, perde il confronto elettorale raccogliendo il 38,24% dei consensi, mentre al Centro Nicola Zingaretti del PD diviene il nuovo governatore della regione col 40,65% dei voti, e al Sud Paolo Frattura, neo-iscritto del partito, vince con oltre il 44%.

Le dimissioni di Bersani e Bindi[modifica | modifica sorgente]

Il 19 aprile 2013, dopo la mancata elezione di Franco Marini e Romano Prodi a Presidente della Repubblica nonostante la loro scelta come candidati ufficiali del partito, Rosy Bindi si dimette con effetto immediato dalla carica di presidente del PD. Poco dopo, anche Pier Luigi Bersani annuncia la propria intenzione di dimettersi da segretario, con effetto a partire dall'elezione del nuovo Capo dello Stato[92][93]. Il giorno dopo, 20 aprile, Giorgio Napolitano viene rieletto Presidente: le dimissioni di Bersani diventano operative e contestualmente si dimette l'intera Segreteria Nazionale[94].

Il Governo Letta[modifica | modifica sorgente]

Dopo le difficoltà incontrate dal mandato esplorativo di Bersani, e le sue successive dimissioni, l'incarico di formare il governo è stato affidato a Enrico Letta, esponente del Partito Democratico, dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 24 aprile 2013. Letta riesce a formare in pochi giorni una maggioranza formata dal PD, dal PdL e da Scelta Civica. Il Governo Letta è il 62º della Repubblica Italiana, il primo della XVII Legislatura, in carica a partire dal 28 aprile 2013, giorno in cui ha prestato giuramento. La fiducia è stata ottenuta sia alla Camera che al Senato, rispettivamente il 29 e il 30 aprile.

Dopo le dimissioni: la segreteria Epifani[modifica | modifica sorgente]

In seguito alle dimissioni di Pier Luigi Bersani, l'11 maggio 2013 Guglielmo Epifani viene eletto nuovo segretario dall'assemblea del partito con 458 voti, pari all'85,8% dei voti validi, su 534.[95]

La segreteria Renzi[modifica | modifica sorgente]

Le primarie del 2013[modifica | modifica sorgente]

Il 9 luglio 2013, il sindaco di Firenze Matteo Renzi ha confermato in un'intervista a la Repubblica l'intenzione di candidarsi a segretario nazionale del PD[96]. Oltre a chi lo aveva già sostenuto alle primarie del centro-sinistra del 2012 (come Paolo Gentiloni, Roberto Giachetti, Ermete Realacci, il ministro per gli affari regionali Graziano Delrio) e ai "veltroniani"[97], Renzi ha ricevuto il 2 settembre l'appoggio di Dario Franceschini e della sua Area Democratica[98] (Marina Sereni[99], Piero Fassino[100], David Sassoli). Hanno firmato inoltre la mozione a sostegno della sua candidatura anche diversi esponenti considerati vicini al premier Enrico Letta, come Gianni Dal Moro, Francesco Sanna, Francesco Boccia, Lorenzo Basso ed Enrico Borghi.[101]

Gianni Cuperlo, deputato ed ex segretario della Federazione Giovanile Comunista Italiana e poi della Sinistra Giovanile, ha annunciato la sua candidatura il 10 maggio 2013.[102] È sostenuto dall'area di ispirazione socialdemocratica: Massimo D'Alema, i cosiddetti "Giovani Turchi" (il ministro Andrea Orlando, Matteo Orfini, e il viceministro all'Economia Stefano Fassina)[103], Cesare Damiano,[104] e il segretario uscente Pier Luigi Bersani[105] con i suoi "bersaniani": Ugo Sposetti,[104] Vannino Chiti,[104] il ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato,[106] e il Presidente della regione Toscana Enrico Rossi.[107] Cuperlo ha inoltre ricevuto l'appoggio di alcuni ex popolari come Franco Marini[108] e Giuseppe Fioroni,[104] e di alcuni "lettiani" come Paola De Micheli e Guglielmo Vaccaro.[104]

Gianni Pittella, europarlamentare e vice-presidente del Parlamento Europeo, è stato il primo a lanciare la propria candidatura, l'8 aprile 2013.[109] Ha ricevuto il sostegno di Giorgio Benvenuto, Mercedes Bresso, e Fabio Porta.[103]

Giuseppe Civati, deputato ed ex consigliere regionale in Lombardia, che aveva già annunciato nel novembre 2012 sul suo blog l'intenzione di candidarsi alla guida del partito,[110] ha lanciato ufficialmente la propria candidatura a segretario in una iniziativa politica organizzata a Reggio Emilia il 5-6-7 luglio 2013.[111][112] Tra i suoi sostenitori ci sono Walter Tocci, Felice Casson, Corradino Mineo e Laura Puppato.[113]

Con il 67,55% dei voti, l'8 dicembre vince le consultazioni primarie il sindaco fiorentino Matteo Renzi[114], proclamato segretario nazionale il successivo 15 dicembre dalla nuova Assemblea eletta del Partito Democratico.[115] La nuova assemblea nazionale elesse, sempre lo stesso giorno, Gianni Cuperlo come suo presidente,[116] dopo un periodo di vacanza della carica in seguito alle dimissioni di Rosy Bindi. Ancora il 15 dicembre 2013 sono stati eletti vicepresidenti dell'Assemblea del partito Matteo Ricci e Sandra Zampa, mentre non è stato nominato nessun vicesegretario nella Segreteria Nazionale (come, invece, precedentemente annunciato dal neosegretario).

Il 21 gennaio 2014 il presidente del Partito Democratico Gianni Cuperlo annuncia le sue dimissioni, dopo essere entrato in contrasto con il segretario Matteo Renzi riguardo alla discussione sulla riforma della legge elettorale.

L'adesione al Partito Socialista Europeo[modifica | modifica sorgente]

Il 27 febbraio 2014 il Partito Democratico, dopo anni di discussione, decide il suo ingresso ufficiale nel Partito Socialista Europeo. La decisione è stata presa dal direttivo del partito con 121 sì, 1 solo no, e 2 astenuti (su un totale di 125 presenti). L'entrata dei democratici nei socialisti europei era uno dei punti presenti nel programma elettorale di Matteo Renzi nelle primarie per la corsa alla segreteria del partito.[117]

Il Governo Renzi[modifica | modifica sorgente]

Il 13 febbraio 2014 il premier Enrico Letta viene sfiduciato da una mozione di Matteo Renzi nella Direzione Nazionale del Partito Democratico, con un documento in cui si chiedeva un cambio dell'esecutivo; Letta si dimette il giorno dopo.[118] Il 17 febbraio seguente, Renzi riceve quindi l'incarico dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di formare un nuovo "governo di larghe intese": dopo aver sciolto la riserva, il 21 febbraio il segretario del PD presenta contestualmente i ministri del nuovo esecutivo da lui presieduto, giurando il giorno successivo dinanzi al presidente della Repubblica presso il Quirinale.[119] La squadra è composta da esponenti di diversa provenienza politica, dal Nuovo Centrodestra a Scelta Civica, oltre che da alcuni indipendenti e da altri partiti minori. Il Governo Renzi è il 63º della Repubblica Italiana, il secondo della XVII Legislatura.

Elezioni regionali ed europee 2014[modifica | modifica sorgente]

Il 16 febbraio e il 25 maggio del 2014 si tengono le consultazioni regionali in Sardegna, in Piemonte e in Abruzzo. Queste hanno un esito positivo per i candidati del Partito Democratico, rispettivamente Francesco Pigliaru, Sergio Chiamparino e Luciano D'Alfonso, tutti e tre eletti nuovi presidenti di regione con il 42,45%, 47,09% e il 46,26% delle preferenze.

Il 25 maggio dello stesso anno si tengono anche le elezioni europee, che similmente alle regionali hanno un esito positivo per il PD. Il partito raggiunge il 40,81% dei consensi pari a 11.172.861 elettori, guadagnando 2.557.197 voti rispetto alla politiche del 2013 e 10 nuovi seggi al Parlamento europeo, che si aggiungono ai 21 già presenti e gli permettono di diventare la prima rappresentanza numerica all'interno del PSE; il Partito Democratico stacca di quasi venti punti il secondo competitore italiano, il MoVimento 5 Stelle, ottenendo il miglior risultato della sua storia e superando pure gli elettori delle politiche del 2008[120]. La soglia del 40% di voti era finora stata raggiunta in patria dalla sola Democrazia Cristiana, nelle politiche del 1948, del 1953 e del '58, e mai da un partito di sinistra o centro-sinistra; in quest'area, il risultato del Partito Democratico supera, ma solo in termini percentuali e non in termini di voti reali, anche i precedenti del Partito Comunista Italiano, alle politiche del 1976 con 12.616.650 elettori, e alle europee del 1984 (nell'unico anno del "sorpasso" del PCI sulla DC) con 11.714.428 voti. A livello europeo il PD è il primo partito europeo per voti reali espressi (seguito sempre dalla CDU/CSU che raggiunge i 10.404.287 voti totali), il primo partito di centrosinistra europeo per voti (seguito dalla SPD tedesca con 7.999.995 voti) e il secondo per numero di eletti (primo se si considera soltanto la CDU che esprime 29 eurodeputati senza tener conto dell'equivalente bavarese CSU che ne esprime 5 considerati convenzionalmente come unico partito, sicuramente il PD è il primo partito in termini di rappresentanza in relazione alla proporzionalità demografica e le relative quote di eletti spettante ad ogni singolo Stato membro esprimendo 31 eurodeputati sui 73 spettanti all'Italia rispetto ai 34 della CDU-CSU sui 99 della Germania).

Correnti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Correnti del Partito Democratico (Italia) e Centro-sinistra.

L'articolo 30 dello Statuto del partito recita che il PD ai sensi dell'articolo 18 della Costituzione, favorisce la libertà e il pluralismo associativo e stabilisce rapporti di collaborazione con fondazioni, associazioni ed altri istituti, nazionali ed internazionali, a carattere politico-culturale e senza fini di lucro, garantendone e rispettandone l'autonomia; Tali fondazioni, associazioni ed istituti vengono considerati strumenti per la divulgazione del sapere, il libero dibattito scientifico, la elaborazione politico-programmatica e le loro iniziative «non sono soggette a pareri degli organi del Partito Democratico.

Per tale motivo diversi esponenti nel PD hanno subito promosso fondazioni e associazioni o hanno rilanciato quelle che già preesistevano al partito. L'attività febbrile intorno alle fondazioni democratiche ha fatto sì che da più parti si parlasse di vera e propria attività correntizia più o meno occulta. Non è ancora dato di parlare di correnti in senso classico, e del resto uno stesso esponente democratico può essere iscritto a più fondazioni e associazioni, così come quest'ultime spesso iscrivono anche soggetti esterni al PD quando non iscritte ad altri partiti.

Area socialdemocratica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Socialdemocrazia e Socialismo democratico.

L'area socialdemocratica del Partito Democratico ha le sue radici nella storia dei Democratici di Sinistra, del Partito Democratico della Sinistra e, ancor prima, del Partito Comunista Italiano e del Partito Socialista Italiano.

Area liberale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Liberalismo negli Stati Uniti d'America e Terza via.

I componenti di tale area provengono da estrazioni culturali diverse e abbracciano varie sfumature del mondo liberale.

Area cristiano-sociale[modifica | modifica sorgente]

L'area cristiano-sociale viene comunemente definita "cattolica-democratica" e trae la sua origine dall'esperienza da vasti settori della Democrazia Cristiana, la cui maggioranza è prima confluita nel Partito Popolare Italiano e successivamente nella Margherita.

Area ecologista[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ecologismo.

Ideologia[modifica | modifica sorgente]

Il Partito Democratico si ispira principalmente ai filoni ideali della socialdemocrazia e del cristianesimo sociale, senza trascurare il pensiero ecologista.

Dal punto di vista economico appare invece chiara la scelta di prediligere le teorie della "terza via".[121]

I suoi valori sono altresì riconducibili alla Costituzione della Repubblica Italiana, al Risorgimento e alla Resistenza.

Vi è anche una connotazione marcatamente europeista e legata al liberalismo del Partito Democratico degli Stati Uniti.

L'obiettivo è la definitiva affermazione quale soggetto dichiaratamente di centro-sinistra, aperto ad esperienze non esclusivamente provenienti dalla tradizione socialdemocratica[122][123][124][125].

Posizioni sui diritti civili e sui matrimoni gay[modifica | modifica sorgente]

Il gruppo dirigente condanna ogni forma di omofobia e si è ripetutamente battuto per i diritti civili.

L'unica ad avere espresso al riguardo esplicite forme di dissenso è stata Paola Binetti (successivamente passata all'Unione di Centro di Pier Ferdinando Casini[126]).

Anna Paola Concia, lesbica da sempre in prima linea, ha presentato una proposta di legge per cui la Camera ha votato la pregiudiziale di costituzionalità il 26 luglio 2011. Essa è stata approvata con 293 voti favorevoli e 250 voti contrari.

Il 14 luglio 2012 l'Assemblea nazionale del partito rende noto che un consistente gruppo ha approvato un documento che prevede il riconoscimento delle unioni civili.

Rosy Bindi non ha però messo ai voti l'ordine del giorno riguardante il pronunciamento sui matrimoni tra coppie omosessuali, provocando diversi malumori[127].

La collocazione europea[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Partito del Socialismo Europeo e Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici.

La collocazione europea è stato uno dei principali nodi da sciogliere per il Partito Democratico, diviso tra un'anima di matrice socialdemocratica ed un'altra cattolico-riformista. I Democratici di Sinistra, infatti, facevano parte, sin dalla loro creazione, del Partito Socialista Europeo. La Margherita, invece, nel 2004 aveva fondato un nuovo soggetto, il Partito Democratico Europeo, collocato nell'area liberaldemocratica.

Tra le maggiori preoccupazioni, specularmente delle minoranze diessine e dell'ala popolare della Margherita, c'era l'idea di rinuncia delle proprie identità storiche in un progetto che avrebbe potuto portare ad avere un partito senza identità ideologiche oppure all'appiattimento delle varie aree sulle posizioni di una sola. In dissenso con la scelta di non sciogliere il nodo dell'appartenenza europea, la minoranza DS guidata da Gavino Angius (in seguito rientrato) decise di non aderire al nascente Partito Democratico, sostenendo appunto che mancasse un richiamo forte e necessario all'appartenenza al PSE.

A tal proposito, il PSE, nel 7º congresso[128] tenuto a Oporto, ha modificato il proprio statuto definendosi come forza politica aperta a tutti i partiti europei "di ispirazione socialista, progressista e democratica", prospettando la possibilità di un allargamento a partiti e movimenti progressisti che non provengono necessariamente dallo storico campo del socialismo europeo. Tale modifica è stata considerata un'apertura nei confronti delle istanze avanzate dalla Margherita in Italia, anche se il partito ha rimarcato di non volere che il PD aderisca tout-court al PSE, semmai che intraprenda con esso un rapporto di collaborazione nell'alveo di un nuovo centro-sinistra europeo[129].

In questa direzione andava anche la posizione di Romano Prodi che, in sede di Assemblea Costituente, ha sostenuto che sarà l'Italia ad anticipare l'Europa nella creazione di un contenitore delle forze progressiste e democratiche. In sede europea, infatti, i parlamentari europei del PD hanno mantenuto inizialmente la loro collocazione originaria (divisi tra PSE e ALDE) fino alle elezioni europee del 2009: solo in seguito è stata stabilita una collocazione unitaria.

La scelta è stata quella di non aderire tout-court al PSE, bensì creando un gruppo unico in sede del Parlamento europeo con esso, chiamato prima Alleanza dei Socialisti e dei Democratici per l'Europa (ASDE) e poi Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (S&D)[130].

Alcuni membri della delegazione italiana del Gruppo S&D, tra cui Sergio Cofferati[131] e Leonardo Domenici[132] già membri del comitato promotore del nuovo partito, hanno comunque rinnovato nel corso della legislatura la richiesta di una formale entrata del PD all'interno del PSE sollecitando un ulteriore passo oltre il gruppo parlamentare[133]. Dopo diversi anni di limbo, durante il congresso nazionale del 2013, tutti i candidati alla segreteria in campo, manifestano il bisogno di aderire pienamente ad una famiglia europea e che i tempi siano ormai maturi per aderire pienamente al Partito Socialista Europeo. Per questo, il segretario nazionale uscito dalle Primarie dell'8 dicembre, Matteo Renzi, dopo aver fatto richiesta formale di adesione al PSE il 27 febbraio 2014, entra ufficialmente a far parte della famiglia socialista europea il 1º marzo 2014, in occasione del Congresso di Roma del PSE.

Dopo lo straordinario successo del 40,8% alle Europee 2014, il PD, in forza dei suoi 31 eurodeputati, risulta essere la prima forza all'interno del gruppo parlamentare europeo del PSE, S&D, arrivando per la prima volta ad esprimerne il capogruppo europeo con Gianni Pittella.

Struttura[modifica | modifica sorgente]

A livello centrale il massimo organismo che dirige il partito, fra un congresso e l'altro, è l'Assemblea Nazionale, di mille componenti. Organo esecutivo invece è la Segreteria Nazionale, collegio composto di un massimo di quindici membri indicati dal segretario con compito di coadiuvare il lavoro del Segretario. An e Sn restano in carica quattro anni.[134]

Il Partito si articola in Unioni Regionali, Federazioni o Unioni Provinciali e a livello locale in Circoli. Il Segretario Regionale viene di norma selezionato tramite elezioni primarie.

Le Unioni Provinciali di Trento e Bolzano sono equiparate ad Unioni Regionali.[134]

L'organo di esecuzione degli indirizzi dell’Assemblea nazionale e d’indirizzo politico è la Direzione Nazionale. Essa è composta da centoventiquattro membri eletti dall’Assemblea nazionale[134].

L'attuale Assemblea Nazionale è in carica dal 15 dicembre 2013, giorno della ratifica di Matteo Renzi a Segretario Nazionale del Partito Democratico.

Organi nazionali[modifica | modifica sorgente]

Segretario[modifica | modifica sorgente]

Segretario Periodo
Walter Veltroni 27 ottobre 2007 - 21 febbraio 2009
Dario Franceschini 21 febbraio 2009 - 7 novembre 2009
Pier Luigi Bersani 7 novembre 2009 - 20 aprile 2013
Guglielmo Epifani 11 maggio 2013 - 15 dicembre 2013
Matteo Renzi 15 dicembre 2013 - in carica

Vicesegretario[modifica | modifica sorgente]

Presidente dell'Assemblea nazionale[modifica | modifica sorgente]

Vicepresidente[modifica | modifica sorgente]

Coordinatore[modifica | modifica sorgente]

Segreteria Nazionale[modifica | modifica sorgente]

Presidenti dei gruppi parlamentari[modifica | modifica sorgente]

Camera dei Deputati[modifica | modifica sorgente]

7 novembre 2007[136] – 28 aprile 2008: Antonello Soro, vice: Marina Sereni, Gianclaudio Bressa
5 maggio 2008 – 16 novembre 2009: Antonello Soro, vice: Marina Sereni, Gianclaudio Bressa
17 novembre 2009 – 19 marzo 2013: Dario Franceschini, vice: Michele Ventura, Alessandro Maran, Rosa Villecco Calipari
19 marzo 2013 – in carica: Roberto Speranza, vice: Paola De Micheli, Antonello Giacomelli, Gero Grassi, Andrea Martella, Silvia Velo

Senato della Repubblica[modifica | modifica sorgente]

27 novembre 2007[137] – 28 aprile 2008: Anna Finocchiaro, vice: Luigi Zanda, Nicola Latorre
6 maggio 2008 – 19 marzo 2013: Anna Finocchiaro, vice: Luigi Zanda, Nicola Latorre
19 marzo 2013 – in carica: Luigi Zanda, vice: Claudio Martini, Stefano Lepri, Giuseppina Maturani, Giorgio Tonini

Parlamento europeo[modifica | modifica sorgente]

1 luglio 2009 – 1 luglio 2014 David Sassoli, vice: Andrea Cozzolino[138]

1 luglio 2014 - in carica: Simona Bonafè

Segretari regionali[modifica | modifica sorgente]

Il 16 febbraio 2014 in 16 regioni italiane sono stati eletti i segretari regionali del Partito Democratico.

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Organizzazione giovanile[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Giovani Democratici.

L'organizzazione giovanile del Partito Democratico è costituita dai Giovani Democratici. Nati nel 2008, fanno parte della International Union of Socialist Youth, l'organizzazione giovanile dell'Internazionale socialista.

Il Consiglio dei Garanti[modifica | modifica sorgente]

Il Consiglio dei Garanti Nazionale è composto da 9 componenti che non fanno parte di organi di direzione politica del Partito, eletti dal Congresso Nazionale, e dura in carica quattro anni. Si ramifica in Commissioni regionali, provinciali e comunali. I suoi compiti sono[140]:

  1. Attenersi ai criteri di indipendenza e imparzialità;
  2. Eleggere il proprio Presidente, con la maggioranza dei voti validamente espressi;
  3. Adottare un Regolamento interno per l’esercizio delle proprie funzioni e definire un Regolamento disciplinare entro un mese dalla sua elezione;
  4. Reintegrare i membri venuti meno per dimissioni o altra causa;
  5. Vigilare su casi di discriminazione che vengano sottoposti ed esprimersi applicando le norme di disciplina;
  6. Dirimere le controversie che possono crearsi all’interno degli organi del Partito;
  7. Verificare la corretta applicazione delle norme statutarie;
  8. Verificare ed approvare le norme contenute nel Regolamento Finanziario;
  9. Approvare le iscrizioni al Partito, custodire l’Anagrafe degli iscritti e controllare la corretta applicazione del tesseramento;
  10. Assumere la direzione del Partito nel caso di impossibilità o dimissioni sia del Segretario che del Presidente fino alla convocazione del Congresso Nazionale;

I componenti del Consiglio dei Garanti sono Angelo Argento, Paola Bragantini, Gianclaudio Bressa, David Ermini, Aurelio Mancuso, Franco Marini, Enrico Morando, Gianni Principe e Salvatore Vassallo.

Risultati elettorali[modifica | modifica sorgente]

PD Voti % Seggi
Politiche 2008 Camera 12 095 306[141] 33,18
217 / 630
Senato 11 042 452[142] 33,69
116 / 315
Europee 2009 8 007 854 26,12
21 / 72
Politiche 2013 Camera 8 646 034[143] 25,42
297 / 630
Senato 8 400 851[144] 27,43
112 / 315
Europee 2014 11 203 231 40,81
31 / 73

Per i risultati regione per regione, vedi la pagina: Risultati elettorali del Partito Democratico per regione italiana.

Nelle istituzioni[modifica | modifica sorgente]

Camera dei deputati[modifica | modifica sorgente]

Gruppo Partito Democratico

XVI Legislatura
217 deputati[145]
XVII Legislatura
293 deputati

Senato della Repubblica[modifica | modifica sorgente]

Gruppo Partito Democratico

XVI Legislatura
118 senatori
XVII Legislatura
109 senatori

Parlamento europeo[modifica | modifica sorgente]

Gruppo Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici

VII legislatura
22 eurodeputati
VIII legislatura
31 eurodeputati

Presidenti del Senato[modifica | modifica sorgente]

Presidenti del Consiglio[modifica | modifica sorgente]

Governi[modifica | modifica sorgente]

Iscritti[modifica | modifica sorgente]

Lo Statuto del PD prevede due livelli di partecipazione alla vita del partito: gli iscritti e gli elettori, raccolti questi ultimi in un apposito albo. Lo statuto prevede diritti e doveri associativi per gli iscritti, mentre considera elettori tutte le persone che accettano di registrarsi nell'apposito albo e partecipano ai momenti di pubblica partecipazione organizzati dal partito: elezioni primarie ed elezioni dirette delle cariche partitiche nazionali e locali.

  • 2009: 831.042 iscritti[146]
  • 2010: 620.000 iscritti circa[147]
  • 2011: 609.667 iscritti
  • 2012: 500.163 iscritti[16]

Stampa e televisione[modifica | modifica sorgente]

Gli organi di proprietà del PD sono Europa, vecchio quotidiano della Margherita, e l'Unità[14][15], organo storico del PCI, poi di PDS e DS. A questi si aggiunge la rivista online tamtàm democratico.

Il 25 ottobre 2008 è stato inaugurato il canale televisivo YouDem, di proprietà del partito, che trasmette in streaming sul proprio sito Internet e via satellite sul canale 813 di SKY TV. Vicina al PD è anche RED TV che fa capo alla corrente di Massimo D'Alema, dal 2010 rimasta soltanto come testata online.

Radio Città Futura di Roma è organo del movimento politico "Roma Idee", direttamente riconducibile al Partito Democratico. La radio usufruisce dei contributi previsti dalla legge 205/1990 e nel 2008 ha percepito dal Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri un contributo di 2.113.139,80 euro (2,2 milioni nel 2007, 1,81 milioni nel 2006, 1,71 milioni nel 2005).

Feste nazionali[modifica | modifica sorgente]

Annualmente il PD organizza una Festa Democratica nazionale[148], più alcune Feste Democratiche nazionali tematiche.
Elenco delle Feste nazionali annuali:

Note[modifica | modifica sorgente]

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    Sede nazionale: Via Sant'Andrea delle Fratte, 16 - 00187 Roma
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  118. ^ Direzione Pd, Renzi seppellisce Letta. Il premier: “Domani mi dimetto”
  119. ^ Renzi ha giurato, è ufficialmente premier Ma lunedì deve ottenere la fiducia dal Senato
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]