Samora Machel

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Samora Machel
Samora Machel con Margot Honecker

Samora Machel con Margot Honecker


Presidente del Mozambico
Durata mandato 25 giugno 1975 –
19 ottobre 1986
Predecessore Carica creata
Successore Joaquim Chissano

Presidente del Frelimo
Durata mandato 1970 –
19 ottobre 1986

Predecessore Eduardo Mondlane
Successore Joaquim Chissano

Dati generali
Partito politico FRELIMO

Samora Moisés Machel (Madragoa, 29 settembre 1933Mbuzini, 19 ottobre 1986) è stato un politico mozambicano, fu un leader del movimento socialista Fronte di Liberazione del Mozambico (FRELIMO) e primo presidente del Mozambico indipendente.

Rimase in carica dal 1975 fino alla propria morte, causata da un incidente aereo le cui cause sono tutt'oggi controverse. Gli è succeduto Joaquim Chissano, anch'egli membro del FRELIMO.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Machel nacque nel villaggio di Chilembene, in una famiglia povera di contadini. I suoi genitori furono costretti dai portoghesi colonialisti a coltivare cotone, e soffrirono a lungo la fame. Pur passando gran parte del suo tempo a lavorare nei campi, il giovane Machel riuscì a frequentare una scuola cattolica e in seguito studiò per diventare infermiere, riuscendo a trovare un impiego in un ospedale. Negli anni cinquanta, il terreno della sua famiglia fu confiscato e ceduto a coloni portoghesi; per sbarcare il lunario, i suoi dovettero andare a lavorare nelle miniere del Sudafrica, dove il fratello di Samora perse la vita in un incidente.

L'ingresso nel FRELIMO[modifica | modifica wikitesto]

Machel fu attratto dal marxismo e iniziò la propria attività politica in ospedale, protestando per la diversa retribuzione degli infermieri bianchi e neri e per il modo in cui i neri poveri mozambicani venivano curati. In seguito avrebbe dichiarato a un reporter: "al cane di un uomo ricco vengono dispensati più vaccini, medicine e cure mediche che agli operai dal cui lavoro deriva il benessere dell'uomo ricco". Nel 1962 Machel entrò nel Fronte di Liberazione del Mozambico (FRELIMO), un'organizzazione politico-militare di matrice indipendentista e socialista. Nel 1963 fu addestrato militarmente e nel 1964 guidò la prima azione di guerriglia del FRELIMO contro i portoghesi. Nel 1970 era già comandante in capo dell'esercito del FRELIMO. Il suo principale obiettivo, dichiarò, era "capire come trasformare la lotta armata in una rivoluzione" e "creare una nuova mentalità su cui costruire una nuova società".

Indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

L'azione del FRELIMO indebolì progressivamente il potere coloniale e, dopo il colpo di stato in Portogallo del 1974, i portoghesi lasciarono il Mozambico. Il governo rivoluzionario di Machel prese il potere e Machel divenne il primo presidente del Mozambico il 25 giugno 1975. L'azione politica di Machel fu subito apertamente marxista; le piantagioni furono nazionalizzate e vennero costruite scuole e ospedali per i contadini. Convinto internazionalista, Machel sostenne le forze rivoluzionarie che operavano in Rhodesia (odierno Zimbabwe) e Sudafrica. I governi bianchi di questi paesi risposero sostenendo un movimento di ribelli mozambicani chiamato RENAMO, che causò gravi danni al paese distruggendo scuole, ospedali, linee ferroviarie e centrali idroelettriche. L'economia del Mozambico, messa a dura prova dai conflitti interni, divenne sempre più dipendente dal sostegno dell'Unione Sovietica. Nonostante questa situazione di crisi, Machel non perse il favore della popolazione, anche a causa delle atrocità commesse sovente dai guerriglieri della RENAMO ai danni della popolazione civile. Nel 1977 gli venne conferito il Premio Lenin per la pace.

L'incidente[modifica | modifica wikitesto]

La Samora Machel Avenue, a Dar es Salaam, Tanzania

Il 19 ottobre 1986, Samora Machel fu coinvolto in un incidente aereo mentre rimpatriava da un meeting internazionale tenutosi in Zambia. Il velivolo su cui si trovava (un Tupolev Tu-134 di fabbricazione sovietica) precipitò nei pressi del confine fra Mozambico, Swaziland e Sudafrica, sui monti Lebombo. Ci furono solo nove sopravvissuti; Machel e altre 24 persone (inclusi membri del governo) morirono. Diverse fonti sollevarono il sospetto che il regime del Sudafrica fosse coinvolto, ma le indagini (condotte congiuntamente da Sudafrica, Mozambico, l'Organizzazione Internazionale dell'Aviazione Civile e l'Unione Sovietica) non giunsero mai a una prova conclusiva in merito (solo la delegazione sovietica sostenne apertamente il coinvolgimento del Sudafrica). Il governo di Nelson Mandela, all'indomani della caduta del regime bianco dell'apartheid, riaprì le indagini nel contesto dei lavori della Commissione per la Verità e la Riconciliazione; anche in questo caso la questione non fu risolta. La vedova di Machel, Graça Machel, sta ancora portando avanti le ricerche (nel 1998, Graça Machel ha sposato Mandela, diventando first lady del Sudafrica dopo esserlo stata del Mozambico).

Nel 2007, Jacinto Veloso, uno dei più fedeli alleati di Machel nel Frelimo, ha pubblicato le sue memorie (Memórias em Voo Rasante, editore: Papa-Letras, Lisbona), dove afferma che la morte del presidente del Mozambico è stata dovuta ad una cospirazione tra i servizi segreti sudafricani e sovietici, che avrebbero delle ragioni per eliminarlo. Secondo Veloso, l'ambasciatore sovietico domandò una volta un'audizione al Presidente per trasmettergli la preoccupazione dell'URSS per l'apparente «scivolamento» del Mozambico verso l'Occidente, e Machel avrebbe risposto «Vai à merda!». Avrebbe allora ordinato all'interprete di tradurre e sarebbe uscito della sala. Convinti che Machel avesse definitivamente abbandonato la loro orbita, i sovietici non avrebbero esitato a sacrificare il pilota e tutto l'equipaggio dell'aereo. L'ex partigiano Umberto Fusaroli Casadei, all'epoca collaboratore di Machel, ricostruì diversamente i fatti, pur confermando anch'egli l'ipotesi di una cospirazione, ma tra i servizi segreti sudafricani e oppositori interni di Machel.[1].

Rapporti Internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Come per Oliver Tambo, l'Italia ha stabilito con Samora Machel un forte legame, soprattutto negli anni settanta con la città di Reggio Emilia. In occasione della prima "Conferenza nazionale per la solidarietà contro il colonialismo e l’imperialismo per la libertà e l’indipendenza del Mozambico, Angola e Guinea Bissau", tenutasi il 24 e 25 marzo 1973 proprio a Reggio Emilia, Machel presenziò in veste di Presidente del Frelimo.[2] Quando Reggio Emilia inviò la prima nave della solidarietà "Amanda", Machel l'accolse con gratitudine al porto di Maputo, nel giugno del 1980. In tale occasione, disse:«La solidarietà non è un atto di carità. È cooperazione, è aiuto reciproco fra popoli che lottano per il medesimo obiettivo. Questa nave porta la pace, porta la solidarietà di tutto il popolo italiano per tutti i popoli.»[3] Tornò in visita ufficiale nella stessa città emiliana nel 1981 come Presidente del Mozambico indipendente.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Italia)
— Roma, 14 ottobre 1981[4]
Gran Collare dell'Ordine dell'Infante Dom Henrique (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine dell'Infante Dom Henrique (Portogallo)
— 30 agosto 1982
Gran Croce dell'Ordine della Buona Speranza (Sudafrica) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine della Buona Speranza (Sudafrica)
— 1996[5]
Ordine della Bandiera Nazionale di I Classe (Corea del Nord) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Bandiera Nazionale di I Classe (Corea del Nord)
Ordine di José Martí (Cuba) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di José Martí (Cuba)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Si veda articolo apparso su "D di Repubblica" del giugno 1998 [1]
  2. ^ http://www.comune.re.it/retecivica/urp/retecivi.nsf/DocumentID/4A71214EA8F33440C1257A8B0032BCBE?opendocument
  3. ^ Kitabu, primo quaderno del Tavolo Reggio-Africa. URL consultato il 9 dicembre 2013.
  4. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  5. ^ 1996 National Orders awards

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 76310491 LCCN: n80121224

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