Concili buddhisti

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Pipal.jpg
Buddhismo
dei Nikāya
Canone buddhista
Āgama-Nikāya, Āhánbù
Vinaya, Sutta
Abhidharma


contenuti nei canoni:
pāli, cinese, tibetano

Concili buddhisti
Buddhismo dei Nikāya
Il Buddhadharma

 Mahāsāṃghika
     Lokottaravāda
     Caitika
     Gokulika
     Prajñaptivāda
     Bahuśrutīya
 Vatsīputrīya
     Sammitīya
         Avantaka
         Kurukulla
     Dharmôttarīya
     Bhadrayānīyāḥ
     Saṇṇagārika
 Sthaviravāda
     Sarvāstivāda
         Sautrāntika
         Mūlasarvâstivāda
     Vibhajyavāda
         Theravāda
         Dharmaguptaka
         Mahīśāsaka
         Kāśyapīya

I Concili buddhisti (sanscrito e pāli: saṃgīti)[1] sono dei grandi raduni di monaci buddhisti tenutesi dopo la morte (parinirvāṇa) del Buddha Shakyamuni al fine di evitare la perdita o lo snaturamento dell'insegnamento del maestro.

  • Il primo Concilio buddhista è datato al 483 a.C. ed ebbe luogo pochi mesi dopo la dipartita del Buddha a Rajagrha (sans., Rajagaha pāli) in India. Secondo la tradizione vi parteciparono 500 arhat e diversi discepoli diretti del Buddha come Kashyapa (sans., Kassapa pali), Ānanda e Upali. È il concilio, sempre secondo la tradizione, in cui fu recitato per la prima volta il Dharma (sans., Dhamma pāli), riportato nel Sutta Pitaka del Canone pāli e nello Āhánbù del Canone Cinese, (noti anche con la denominazione di Āgama-Nikāya), e il Vinaya, dando così inizio alla loro trasmissione orale.

Vi è un generale consenso degli storici del Buddhismo nel ritenere i resoconti canonici di questo concilio piuttosto esagerati, e nella peggiore delle ipotesi pura invenzione[2].

  • Il secondo Concilio buddhista è datato al 383 a.C. a Vaisali (sans., Vesali pāli). È il concilio in cui, secondo la tradizione, si discute della condotta dei monaci della comunità di Vaisali dopo la denuncia del monaco Yasas (sans., Yassa pāli), un discepolo diretto di Ānanda. Questo monaco giunto a Vaisali tempo prima, criticò alcuni costumi di questa comunità monastica e per questo venne da essa bandito. Allora Yasas cercò il conforto sulle proprie posizioni da parte di monaci di altre comunità, in particolare di Revata, fratello di Shariputra (sans., Sariputta pāli), e si giunse quindi a convocare un concilio sulla ortodossia o meno di alcune condotte, tradizionalmente elencate in dieci condotte dei monaci di Vaisali.

La quasi totalità degli storici del Buddhismo ritiene che questo concilio si sia effettivamente tenuto anche se vi è discordanza riguardo al significato e alle implicazioni di queste pratiche condannate. Esse, peraltro, sono effettivamente condannate da tutti i vinaya delle antiche scuole (Buddhismo dei Nikāya). Gli storici discutono ancora se questo concilio fosse o meno l'inizio delle divisioni all'interno del sangha buddhista. Di certo da questo momento iniziano ad evidenziarsi alcune incrinature dottrinali o di interpretazione del Dharma del Buddha[3].

  • Il terzo Concilio buddhista è datato al 247 a.C. a Pataliputra (sans., Pataliputta pāli). Ma gli storici lo dividono in due eventi: Pataliputra 1 e Pataliputra 2.
    • Pataliputra 1 è un Concilio non riportato nei Canoni ma in altra letteratura storica. Si sarebbe tenuto durante il regno di Aśoka (per alcuni durante il regno di Kalashoka) ed è il concilio in cui venne condannato il monaco 'lassista' Mahadeva e i membri del Mahāsāṃghika che lo seguirono. Secondo numerosi storici già in questo concilio inizierebbero ad emergere almeno una dozzina di scuole del Buddhismo dei Nikāya.
    • Pataliputra 2 è il terzo concilio secondo solo la letteratura Theravāda. Si sarebbe tenuto a Pataliputra nel 247 a.C. sotto il Re Aśoka. In questo concilio è registrata la prima recitazione dell'Abhidhamma e vi è citata la composizione dell'opera del Kathavatthu da parte del Thera Moggaliputtatissa. Secondo gli storici questo concilio si tenne effettivamente, ma essendo menzionato solo nella letteratura pāli, probabilmente coinvolse solamente la scuola Vibhajyavāda da cui deriva la scuola Theravāda. Altro effetto di questo concilio fu la separazione della scuola Sarvāstivāda dalla scuola Vibhajyavāda[3].
  • Il quarto Concilio buddhista è quello presieduto dall'imperatore Kushan Kanishka I. È il concilio del Gandhāra o del Kashmir e si è tenuto nel 100 d.C. È il concilio della scuola Sarvāstivāda come il Pataliputra 2 fu il concilio della scuola Vibhajyavāda antenati dei Theravāda. E come nel concilio di Pataliputra 2 appare il Kathavatthu qui appare il Mahavibhasa, opera collettiva eseguita sotto la supervisione di Vasumitra che presiedette il Concilio[3].
  • A questi antichi concili tenutisi tutti in India va aggiunto il quarto Concilio buddhista secondo la tradizione Theravāda. Esso si sarebbe tenuto nel 25 a.C. ad Anurādhapura in Sri Lanka. Secondo gli storici in realtà è un concilio tutto interno al monastero Mahavihara, ed è quello che sancisce la scrittura del Tipitaka ovvero del Canone buddhista redatto in lingua pāli e fornisce la base dottrinale a questo monastero per combattere il rivale dell'Abhayagiri situato sempre nello Sri Lanka[3].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cinese: 結集 jiéjí; giapponese: ketsujū; tibetano: bka'-bsud
  2. ^ «Il generale consenso degli studiosi rivolti al primo Concilio afferma quasi all'unanimità che i resoconti canonici sono se non altro fortemente esagerati, e nella peggiore delle ipotesi, pura invenzione.». Charles S. Prebish Concili buddhisti, in Enciclopedia delle Religioni, Vol.10 Milano Jaca Book, 2006 pag. 189.
  3. ^ a b c d Charles S. Prebish Concili buddhisti, in Enciclopedia delle Religioni, Vol.10 Milano Jaca Book, 2006 pagg. 189-94

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Charles S. Prebish Concili buddhisti, in Enciclopedia delle Religioni, Vol.10 Milano Jaca Book, 2006 pagg. 189-94.
  • C.S. Prebish. A Review of Scoolarship on the Buddhist Councils, Journal of Asian Studies, 1974, 33, 239-54.
  • Richard H. Robinson e Willard L. Johnson, La religione buddhista, Ubaldini editore, Roma 1998.