Canone pali

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Edizione standard del Canone pāli thailandese
Edizione standard del Canone pāli thailandese

Il Canone pāli o Tipitaka (pāli, letteralm. "tre canestri" — sanscrito Tripitaka (त्रिपिटक); cinese Sānzàng (三藏?); giapponese Sanzo (三藏?); coreano Samjang (삼장); khmer Traipětâk (ត្រៃបិតក); singalese Tipiṭaka (තිපිටක); thailandese Traipidok (ไตรปิฎก); vietnamita: Tam tạng — è una delle più antiche collezioni di testi sacri buddhisti a noi pervenute. Secondo la tradizione della scuola Theravada, furono recitati oralmente dal tempo del Buddha e furono trascritti in Sri Lanka intorno al 30 a.C. (vedi Concili buddhisti). Di certo sono le scritture che appartengono, originariamente, ad un solo monastero cingalese, il Mahavihara di Anuradhapura. Va precisato, inoltre, che la redazione del Canone pāli giunto fino a noi risale al V sec. d.C., quando ne fu prodotta una nuova edizione su richiesta del re Vattagamani.[1] Non sappiamo se e quali modifiche contenesse rispetto alle redazioni precedenti, in quanto anche gli altri canoni cingalesi delle scuole avversarie del Mahavihara, (le scuole Dhammarucya e Sagaliya) non sono sopravvissuti alle decisioni politiche-religiose del sovrano cingalese Parakkamabāhu I il quale, nell'XII secolo, decise che solo le dottrine del monastero Mahavihara potevano essere insegnate sull'isola. [2] Sono scritti in pāli e formano la base della scuola del Buddhismo Theravāda. Altre versioni dei testi sacri buddhisti, basati a volte su fonti ancora più antiche, formano la base dei canoni (Canone buddhista) di altre antiche scuole (Buddhismo dei Nikaya), presentando tuttavia delle importanti differenziazioni dottrinali rispetto al Canone pāli. Tali canoni, tradotti da diversi dialetti pracritici in lingua sanscrita sotto l'Impero Kushan, furono in buona parte tradotti in cinese o in tibetano e ancora oggi si trovano conservati in queste lingue.

[modifica] I Tre Canestri

Questi scritti si possono dividere in tre categorie, e i rotoli, originariamente fatti di foglie di palma, erano perciò conservati in tre canestri (tri-pitaka); un'altra denominazione più antica divideva i rotoli in sutta (racconti) e vinaya (regole di disciplina).

  • La prima categoria, il Vinaya Pitaka, era il codice etico a cui si attenevano i primi sangha, di ambo i sessi. Alcune regole e pratiche sono indicate dal Gautama Buddha come essenziali, e il fondamento della ricerca dei suoi insegnamenti; altre furono decise giorno per giorno quando il Buddha trovava dei problemi nel comportamento dei monaci.
  • La seconda categoria, il Sutta Pitaka, contiene racconti della vita e degli insegnamenti del Buddha: il Sutta Pitaka contiene più di 10.000 sutra ed è suddiviso in 5 nikaya. I sutta in esso contenuti sono considerati autentici da ogni scuola buddhista, sebbene buddhismo Mahāyāna e Vajrayāna riconoscano anche altri sutra come appartenenti al gruppo; i fedeli non appartenenti alla scuola Theravāda chiamano questi sutta āgama.
  • La terza categoria è conosciuta nella scuola Theravāda come l'Abhidhamma Pitaka: è una raccolta di testi in cui i principi della dottrina presentati nel Sutta Pitaka vengono rienunciati e spiegati in maniera sistematica (contiene anche veri e propri trattati noti come shastra). Questo gruppo è specifico del Tipitaka Theravāda, ma le scuole Mahāyāna e Vajrayāna contengono una categoria non dissimile, seppur con altro nome.
Antico stile usato per il Canone pāli
Antico stile usato per il Canone pāli


[modifica] Note

  1. ^ Cfr. Mario Piantelli. Il Buddhismo indiano in: Giovanni Filoramo (a cura di), Buddhismo. Bari, Laterza, 2001, pagg. 88 e sgg..
  2. ^ Cfr. Mario Piantelli. Il Buddhismo indiano in Giovanni Filoramo (a cura di), Buddhismo. Bari, Laterza, 2001, pagg. 78 e sgg.. André Bareau. Il Buddhismo a Ceylon e nel Sud-Est asiatico, in Henri-Charles Puech Storia del Buddhismo. Bari, Laterza, 1984, pagg. 265 e sgg. Richard H. Robinson e Williard L. Johnson. La religione buddhista. Roma, Ubaldini, 1998, pagg. 182 e sgg.


[modifica] Voci correlate

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