Citigroup Center (New York)

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Citigroup center
Citigroup center.jpg
Ubicazione
Stato Stati Uniti Stati Uniti
Località New York City
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1974-1977
Uso Uffici
Altezza Tetto: 279 m
Piani 59
Realizzazione
Costo $ 195 milioni
Architetto Stubbins Associates, Emery Roth & Sons
Costruttore Boston Properties
Proprietario Citigroup
 

Il Citigroup Center (ex Citicorp Center) è uno dei più alti grattacieli di Manhattan, New York City, Stati Uniti. Si trova nella 53ª street tra Lexington Avenue e la Terza Avenue, nel quartiere Midtown. Ha 59 piani e conta 279 m di altezza. Il grattacielo ha diverse peculiarità, ha il tetto spiovente e la base del grattacielo non è a livello delle terra ma è sollevata di 35 metri. È stato disegnato dall'architetto Hugh Stubbins e dall'ingegnere strutturale William LeMessurier

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni 70 Citigroup spese miliardi di dollari per comprare i terreni per il suo futuro grattacielo. Tra i terreni acquisti ci fu quello della chiesa St. Peter's Lutheran, i proprietari della chiesa accettarono di vendere il terreno a condizione che la chiesa fosse ricostruita nello stesso posto e che questa non fosse in contatto diretto con il grattacielo. Dato che la chiesa si trovava a uno degli angoli del grattacielo l'ingegnere LeMessurier propose di costruire il grattacielo sollevandolo dal terreno utilizzando dei massicci piloni centrali e delle travi a V che avrebbero scaricato il peso dell'edificio sui piloni centrali. L'innovativo progetto consentiva di accontentare le richieste della chiesa e della Citicorp e quindi nel 1974 venne avviata la costruzioni dell'edificio che tre anno dopo fu inaugurato.

Crisi del 1978[modifica | modifica wikitesto]

A causa di un errore di progetto e di modifiche in corso d'opera, l'edificio realizzato era strutturalmente non solido. Durante il progetto LeMessurier aveva effettuato i calcoli ipotizzando dei venti che colpissero frontalmente le facciate (come richiesta dalla normativa di New York) e aveva tenuto conto del problema ma non aveva considerato il vento inclinato di 45 gradi rispetto alle facciate. Nel 1978 Diane Hartley, laureanda dell'università di Princeton che stava scrivendo la sua tesi sul Citigroup Center, effettuò i calcoli con il vento laterale e notando carichi anomali contatto lo studio di LeMessurier per comprendere dove sbagliava. LeMessurier ricontrollò i calcoli[1] tenendo conto del vento inclinato rispetto alle facciate principali e scopri che un tale vento avrebbe incrementato il carico del vento del 40% e che questo si sarebbe tradotto in un aumento del carico sui giunti di collegamento del 160%.

Il progetto originario di LeMessurier prevedeva che i giunti di collegamento fossero saldati ma in corso d'opera si decise di usare giunti imbullonati, più economici anche se strutturalmente più deboli. I giunti saldati sarebbero stati in grado di reggere il carico prodotto dal vento laterale mentre i giunti imbullonati si calcolò che si sarebbero rotti con un vento di 113 Km/h (un vento da uragano) e che in quel caso l'edificio sarebbe crollato.

Simulazioni nella galleria del vento permisero di stimare che un uragano con un vento sufficientemente veloce da abbattere l'edificio colpiva New York ogni 55 anni in media. Inoltre l'edificio aveva uno smorzatore a massa risonante elettrico che serviva a controbilanciare la maggior parte del carico prodotto dal vento, ma se per ipotesi fosse venuta a mancare la corrente (cosa non impossibile durante un uragano) lo smorzatore avrebbe smesso di funzionare e sarebbe bastato un vento molto meno intenso per far crollare il palazzo. Un vento che colpiva la città in media ogni 16 anni.

Nel giugno dell'anno divennero chiari i problemi di sicurezza e che questi dovevano essere corretti rapidamente dato che stava iniziando la stagione degli uragani.

LeMessurier rifletté a lungo su come affrontare il problema, se rendere noto al pubblico il problema rovinando la sua reputazione professionale e rischiando di generare il panico nel caso un uragano avesse colpito la città o se gestire segretamente il problema. Alla fine LeMessurier parlò con l'architetto (Hugh Stubbins) e poi con i dirigenti CItygroup. A questi consigliò di correggere subito gli errori dell'edificio senza informare la stampa, cosa facilitata dallo sciopero della stampa che al momento si stava svolgendo in città.

Per i seguenti tre mesi ogni notte sette giorni su sette delle squadre di operai entrarono nell'edificio per saldare a ogni giunto due piastre di acciaio per rafforzarne l'integrità strutturale. Durante i lavori l'uragano Ella si diresse verso la città e la autorità locali definirono un piano di emergenza per evacuare i quartiere circostanti all'edificio. Prima di colpire le coste l'uragano virò di 90° e non colpì la città, questo diede il tempo alle squadre di terminare il lavoro di rafforzamento dell'edificio.[2]

La notizia dei problemi strutturali dell'edificio divennero di dominio pubblico nel 1995 quando il The New Yorker le racconto in un lungo articolo.[3]

Etica[modifica | modifica wikitesto]

L'architetto Eugene Kremer ha discusso dell'etica di LeMessurier su come ha affrontato il problema.[4]

LeMessurier è stato criticato per non ver seguito con la sufficiente attenzione le modifiche in corso d'opera della costruzione, per non aver informati gli abitanti vicini all'edificio, per aver attivamente disinformato il pubblico durante le operazioni di rafforzamento dell'edificio e per non aver informato i colleghi dei problemi da lui scoperti per due decenni.

Kremer ha discusso sei punti:[5]

  1. Analisi del carico dei venti. Bisogna verificare tutti i calcoli e non basarsi sul rispetto delle norme, quelle sono i requisiti minimi, non lo stato dell'arte.
  2. Cambi di progetto. In questo caso i giunti imbullonati e non saldati. I cambi di progetti vanno considerati e condivisi con tutti i soggetti e non devono dipendere da decisioni del momento.
  3. Responsabilità professionale. Va seguito il conduca di condotta professionale, LeMessurier non ha considerato la sicurezza pubblica come prima priorità.
  4. Dichiarazioni pubbliche. In questo caso le dichiarazioni pubbliche di LeMessurier e di Citygroup hanno cercato di disinformare deliberatamente l'opinione pubblica.
  5. Sicurezza pubblica. Le errate dichiarazioni pubbliche hanno negato al pubblico il diritto di gestire la propria sicurezza e di prendere al proprie decisioni e tal proposito.
  6. Avanzamento della conoscenza professionale. Nascondendo il problema per 20 anni hanno ritardato l'apprendimento tecnico e etico che ne sarebbe derivato dalla sua conoscenza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ OEC - Addendum: The Diane Hartley Case, Onlineethics.org. URL consultato il 24 agosto 2014.
  2. ^ Joel Werner, The Design Flaw That Almost Wiped Out an NYC Skyscraper su Slate (magazine), The Slate Group. URL consultato il 17 aprile 2014.
  3. ^ Joe Morgenstern (1995), "The Fifty-Nine-Story Crisis", The New Yorker, May 29, 1995. Pages 45–53.
  4. ^ Eugene Kremer (2002). "(Re)Examining the Citicorp Case: Ethical Paragon or Chimera", Cross Currents, Fall 2002, Vol. 52, No 3.
  5. ^ Norbert J. Delatte, ''Beyond Failure: Forensic Case Studies for Civil Engineers'', p 340, Books.google.co.uk. URL consultato il 24 agosto 2014.

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