Chrysler Building

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Coordinate: 40°42′24.12″N 74°00′35.28″W / 40.7067°N 74.0098°W40.7067; -74.0098

Chrysler Building
Chrysler Building by David Shankbone Retouched.jpg
Ubicazione
Stato Stati Uniti Stati Uniti
Località New York
Indirizzo 405, Lexington Avenue
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 19281930
Inaugurazione 27 maggio 1930
Stile Art déco
Uso commerciale e residenziale
Altezza Antenna/guglia: 319 m
Tetto: 282 m
Piani 77
Area calpestabile 111,000 m²
Ascensori 8
Realizzazione
Architetto William van Alen
Proprietario Abu Dhabi Investment Council (90%)
Tishman Speyer Properties (10%)
Proprietario storico Walter P. Chrysler
 

Il Chrysler Building è uno dei simboli più celebri di New York City. Completato nel 1930, è alto 319 metri e si trova nell'East Side di Manhattan in prossimità dell'incrocio tra la 42a strada e Lexington Avenue.

Venne costruito per ospitare la sede della società automobilistica Chrysler e fu il grattacielo più alto del mondo per poco più di un anno, tra il 1929 e il 1931, quando venne superato dall'Empire State Building.

Dal 2008 è gestito da due società immobiliari, la Abu Dhabi Investment Council e la Tishman Speyer Properties.[1]

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Il grattacielo fu progettato da William van Alen per il senatore William H. Reynolds, già fondatore di Dreamland, lo storico parco di divertimenti di Coney Island. Tuttavia i primi disegni del grattacielo non convinsero Reynolds per l'inedita copertura di acciaio prevista da van Alen e il progetto venne quindi acquistato da Walter P. Chrysler, che era alla ricerca di una prestigiosa sede per la sua società automobilistica. Egli si appassionò molto al progetto e lo finanziò interamente con suoi fondi personali, pertanto l'edificio non appartenne all'azienda Chrysler.

Walter P. Chrysler, committente e primo proprietario dell'edificio

Anche Walter P. Chrysler si dimostrò un committente esigente e collaborò alacremente alle varianti del progetto del suo grattacielo. Egli fece aggiungere dieci piani e volle far inserire degli elementi stilistici caratteristici che ricordassero le sue automobili; inoltre fece realizzare un proprio appartamento privato agli ultimi piani. La costruzione dell'edificio iniziò il 19 settembre del 1928 e fu eretto con una media di quattro piani a settimana, senza decessi di addetti ai lavori per tutta la durata del cantiere. A quel tempo, i maggiori costruttori di New York erano in costante competizione per costruire il grattacielo più alto del mondo e a competere con van Alen e il suo progetto, c'era H. Craig Severance che stava costruendo il grattacielo al numero 40 di Wall Street, oggi noto come Trump Building. Severance improvvisamente fece aggiungere due piani a questo grattacielo, rivendicando il titolo di edificio più alto del mondo[2]

In realtà in gran segreto van Alen aveva già preparato la sua rivincita ottenendo il permesso di costruire l'imponente guglia di 38 metri realizzata in acciaio inossidabile. Dapprima montata all'interno della struttura per non essere vista dall'esterno,[3] essa fu eretta in meno di due ore in cima all'edificio il 24 ottobre del 1929, rendendo così il Chrysler Building l'edificio più alto del mondo e il primo a superare i trecento metri di altezza.[4][5] Il grattacielo aprì al pubblico il 27 maggio 1930 ma tuttavia la soddisfazione di van Alen per il primato raggiunto durò assai poco, quando l'anno successivo il vicino Empire State Building lo superò di oltre venti piani.[6] La sottrazione di questo primato fu altresì resa più amara da Walter P. Chrysler che si rifiutò di pagare il cospicuo saldo della parcella di van Alen.

Il Chrysler Building in una fotografia del 1932

Malgrado la perdita di questo primato il Chrysler Building divenne comunque uno dei caratteristici elementi del panorama cittadino, nonché uno dei più eminenti esempi di Art Déco. Oltre ad ospitare gli uffici della Chrysler Corporation, l'edificio fu presto occupato anche da altre attività commerciali e dagli studi del canale televisivo Channel 2 che ebbe la sua sede all'ultimo dei sette piani della cuspide d'acciaio fino ai primi anni cinquanta, quando trasferì l'attività nel vicino Empire State Building.

Il grattacielo fu la sede della Chrysler e proprietà dell'omonima famiglia fino al 1953, anno in cui gli eredi di Walter P. Chrysler vendettero l'intero edificio all'imprenditore immobiliare William Zeckendorf.[7] Nel 1957 fu acquistato dalla Massachusetts Mutual Life Insurance Company che, dopo che l'edificio venne inserito nel National Historic Landmark nel 1976,[8] si occupò anche di una ristrutturazione e del restauro degli esterni che terminò nel 1979.[9] L'anno successivo fu acquistato da Jack Kent Cooke e, dopo un secondo restauro del 1998, fu venduto alla Travelers Insurance Group, che lo acquistò per 220 milioni di dollari, mentre nel 2001 la finanziaria TMW acquistò il 75% della proprietà per 300 milioni di dollari.

Nel 2005 è stato definito il «più bel grattacielo di New York» da novanta dei cento membri della giuria americana composta da architetti, critici, ingegneri, storici dell'arte, avvocati e studenti.[10][11] Nel medesimo anno il Fondo Michelangelo di Sorgente Group S.p.a. ha rilevato una partecipazione di maggioranza relativa nella proprietà del Chrysler Building, ceduta successivamente alcuni anni dopo. Nel 2007 l'edificio è stato inserito nella America's Favorite Architecture dalla American Institute of Architects.[12]

Dal 2008 il nuovo assetto proprietario vede come detentore della maggioranza l'Abu Dhabi Investment Council che ha acquistato il 90% della proprietà per 800 milioni di dollari,[13] mentre il restante 10% è stato acquisito alla Tishman Speyer Properties.[14]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Una vista dell'edificio dall'incrocio sottostante

Di colore grigio tenue, il grattacielo è caratterizzato da un uniforme rivestimento di mattoni che contrasta con le superfici argentee delle cornici metalliche, mentre gli spigoli sono caratterizzati da conci angolari più grandi. L'edificio si erge su un basamento a pianta quadrangolare di 31 piani, al di sopra del quale si staglia un modulo intermedio di 170 metri che termina al sessantunesimo piano. Al di sopra di esso si innalza un altro modulo quadrangolare più stretto caratterizzato dalle pareti perimetrali che terminano ciascuna con un arco a tutto sesto; complessivamente, i prospetti dell'intero edificio contano 3.862 finestre. La parte terminale culmina con la caratteristica cuspide realizzata con uno speciale acciaio inossidabile realizzato in Germania dalla Krupp e commercializzato con il nome Nirosta.[15][16] Essa è scanalata fino alla cima ed è scandita da archi con finestre triangolari smerlate disposte a raggiera. L'intera struttura della cuspide metallica fu originariamente assemblata all'interno della parte terminale dell'edificio e quindi successivamente issata ed estroflessa mediante una complessa centina mobile interna.[17] Dopo essere stata completamente distesa fu bullonata e rivettata da operai specializzati, che successivamente vi fissarono sulla sommità la svettante guglia che ha funzioni di parafulmine e di antenna.

Un dettaglio della cuspide

L'apparato decorativo nell'insieme appare sobrio ma tuttavia non privo di numerosi richiami estetici al modo automobilistico suggeriti dallo stesso Walter P. Chrysler, come le decorazioni metalliche che riproducono i tappi alati dei radiatori dei modelli Chrysler del 1929[18] presenti sulla cima del basamento al trentunesimo piano e il fregio raffigurante ruote di automobili stilizzate con enormi perni argentati come coprimozzo. Tuttavia gli elementi decorativi più evidenti sono gli otto grandi doccioni zoomorfi in acciaio posti agli angoli del sessantunesimo piano che raffigurano delle aquile stilizzate, simbolo dell'America. A completare l'edificio vi è anche un articolato sistema di illuminazione esterna installato sul perimetro di tutte le finestre triangolari della cuspide e sulla base dell'ultimo modulo sottostante, che illumina lateralmente le pareti perimetrali esterne in differenti colorazioni a seconda delle occasioni.

L'edificio illuminato di sera

L'ingresso dell'edificio è al 405 di Lexington Avenue, dove un alto portale introduce all’atrio che è anch'esso un evidente esempio di Art Déco. Concepito come un luogo magico ed irreale, è caratterizzato da un'insolita pianta triangolare e dai soffitti obliqui rivestiti in marmo rosso come tutte le pareti circostanti, mentre lampade in tipico stile Déco e altri effetti luminosi esaltano gli altri materiali utilizzati come il mogano e il metallo. Da qui si ha accesso agli otto ascensori appositamente realizzati dalla Otis i cui pannelli interni sono rivestiti con un differente intarsio in legno ciascuno, riportante motivi ornamentali che ricordano gli stemmi araldici riportati sul corpo principale dell’edificio insieme al logo alato della Chrysler.

La comparazione del Chrysler Building (il secondo da destra) con altri edifici

A differenza dell'Empire State Building, che ospita da sempre soltanto uffici e attività commerciali, il Chrysler ospita tuttora anche alcune unità immobiliari ad uso residenziale, tra cui il doppio appartamento che originariamente occupava completamente il sessantanovesimo e settantesimo piano fatto realizzare dallo stesso Walter P. Chrysler.[19]

Fino al 1945 il settantunesimo piano all'interno della cuspide era visitabile come punto di osservazione panoramico ma successivamente l'accesso al pubblico fu chiuso per ospitare il Cloud Club fino alla fine degli anni settanta; dal 1986 gli stessi locali sono stati adibiti ad uso ufficio.[20]

Immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ The New York Times. URL consultato il 15-12-2008.
  2. ^ Escludendo le strutture, come la torre Eiffel.
  3. ^ Carol Willis, Empire State Building, 21 mesi per costruire il grattacielo più alto del mondo, Architetti e Architetture, Mondadori Electa, Milano, 2004, p. 22.
  4. ^ Edward Rutherfurd, New York, Mondadori, Milano, 2010, pp. 784-785.
  5. ^ Emporis GmbH, Emporis Data "...a celebrated three-way race to become the tallest building in the world.", Emporis.com. URL consultato il 27 settembre 2010.
  6. ^ In origine, all'interno sotto la guglia della cuspide, si trovava una scatola di vetro che conteneva il primo campionario di strumenti di Walter P. Chrysler che si disse fosse stata rimossa e nascosta il giorno in cui l'Empire State Building sorpassò in altezza il Chrysler Building.
  7. ^ Charles V. Bagli, A New Owner To Take Over An Old Classic in The New York Times, 25 novembre 1997. URL consultato il 26 ottobre 2011.
  8. ^ http://pdfhost.focus.nps.gov/docs/NHLS/Text/76001237.pdf%7Cformat=PDF%7Ctitle=National Register of Historic Places Inventory-Nomination: Chrysler Building|first=Carolyn|last=Pitts|month=August|year=1976|publisher=National Park Service|accessdate=May 3, 2009|postscript=}} and Template:PDFlink
  9. ^ Michael J. Lewis, An enduring hood ornament in The San Diego Union-Tribune, 19 giugno 2005. URL consultato il 23 ottobre 2011 (archiviato dall'url originale il 19 maggio 2009).
  10. ^ http://www.empirestate.it/New-York/40/chrysler-building-art-deco-a-new-york.html
  11. ^ http://www.nelso.it/us/place/237087/
  12. ^ FavoriteArchitecture.org, FavoriteArchitecture.org. URL consultato il 27 settembre 2010.
  13. ^ CHRYSLER BUILDING ON THE BLOCK – SOVEREIGN ARAB FUND TO PAY $800M. [collegamento interrotto] [collegamento interrotto]
  14. ^ The New York Times. URL consultato il 15-12-2008.
  15. ^ Il termine "Nirosta" è un acronimo tedesco creato dalla Krupp per il suo speciale acciaio "Enduro KA-2", esso deriva dalla fusione delle parole "nicht" "rostender" "stahl", ovvero "acciaio inossidabile" (in inglese: non-rusting steel).
  16. ^ Article: Trade names associated with stainless steels, Bssa.org.uk. URL consultato il 27 settembre 2010.
  17. ^ Carol Willis, Empire State Building, 21 mesi per costruire il grattacielo più alto del mondo, Architetti e Architetture, Mondadori Electa, Milano, 2004, p. 22.
  18. ^ 1926 Chrysler Radiator Cap Used On The Chrysler Building, Imperialclub.com, 13 dicembre 2006. URL consultato il 27 settembre 2010.
  19. ^ http://www.architetturaeviaggi.it/photogallery.php?par=america_FT_233
  20. ^ David Michaelis, Inside the Needle: The Chrysler Building Gets Lit by David Michaelis, MrBellersNeighborhood, 31 marzo 2002. URL consultato il 27 settembre 2010 (archiviato dall'url originale il 19 maggio 2009).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Carol Willis, Empire State Building, 21 mesi per costruire il grattacielo più alto del mondo, Architetti e Architetture, Mondadori Electa, Milano, 2004, ISBN 88-370-2664-1

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Edificio più alto del mondo Successore
Torre Eiffel 1929-1931 Empire State Building