Cervaro

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Cervaro
comune
Cervaro – Stemma Cervaro – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Lazio Coat of Arms.svg Lazio
Provincia Provincia di Frosinone-Stemma.png Frosinone
Amministrazione
Sindaco Angelo D'Aliesio (lista civica) dall'08-05-12
Territorio
Coordinate 41°29′00″N 13°54′00″E / 41.483333°N 13.9°E41.483333; 13.9 (Cervaro)Coordinate: 41°29′00″N 13°54′00″E / 41.483333°N 13.9°E41.483333; 13.9 (Cervaro)
Altitudine 250 m s.l.m.
Superficie 39,41 km²
Abitanti 7 209[1] (31-12-2010)
Densità 182,92 ab./km²
Comuni confinanti Cassino, San Vittore del Lazio, Sant'Elia Fiumerapido, Vallerotonda, Viticuso
Altre informazioni
Cod. postale 03044
Prefisso 0776
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 060026
Cod. catastale C545
Targa FR
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti cervaresi
Patrono Maria SS. de' Piternis
Giorno festivo 8 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Cervaro
Posizione del comune di Cervaro nella provincia di Frosinone
Posizione del comune di Cervaro nella provincia di Frosinone
Sito istituzionale

Cervaro è un comune italiano di 7.209 abitanti della provincia di Frosinone nel Lazio.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il centro storico di Cervaro è collocato in panoramica sulla piana cassinate. Da qui si diparte la strada provinciale Cervaro-Viticuso per raggiungere il Parco Nazionale d'Abruzzo.

Il territorio comunale è ricco di vegetazione e include vette superiori ai 1000 m che spesso portano neve anche al paese. Il colle Aquilone, 1.268 m, domina Cervaro: si dice che quando è circondato da nebbia sta per arrivare la pioggia, in dialetto Négghia agl'Aquilone, acqua aglj c_pone.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Classificazione climatica: zona D, 1527 GR/G

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini leggendarie[modifica | modifica wikitesto]

Una leggenda vuole che Enea, approdato presso Gaeta, si sia diretto verso l'interno fondando varie città, tra le quali spiccava Cervaro.

Ci sono giunte due tradizioni popolari che spiegano l'origine del toponimo: la prima racconta del giovane patrizio Tertullo che nel VI secolo, cercando di difendere la città, fu ucciso dai Goti; il giovane fu sepolto presso un altare per sacrifici posto in una zona aspra, chiamato l'Acerba ara, espressione trasformatasi poi in Cervaro. La seconda racconta di un cervo bianco che usava pascolare sul monte Pesculum, dove nacque l'acropoli e poi il castello; il cervo è effigiato sullo stemma comunale.

Vicende storiche[modifica | modifica wikitesto]

Nell'alto medioevo, l'abate di Montecassino Petronace fece erigere un castello detto Castrum Cerbari.

Nel 757 vi si ritirò come monaco benedettino il re longobardo Rachis, che vi fondò una piccola comunità monastica ispirata al culto mariano e alla coltivazione dell'ulivo.

Fu centro artigianale, rinomato in particolare per l'oreficeria.

Alla fine dell'Ottocento nel territorio si sviluppò il fenomeno del brigantaggio, e numerose furono le ribellioni e saccheggi.

Cervaro nel corso della seconda guerra mondiale venne liberata il 12 gennaio 1944 dalla 34 divisione americana. Costituì l'avamposto dei generali delle forze alleate durante la battaglia di Montecassino, ospitando i generali statunitensi Clark, Devers, Alexander, Eaker e Freyberg). In seguito ai bombardamenti venne distrutto al 98% e fu insignito della medaglia d'argento al merito civile.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al merito civile
«Centro strategico sulla linea Gustav, occupato dalle truppe tedesche impegnate a bloccare l'avanzata alleata, veniva sottoposto a violenti bombardamenti ed efferate azioni di guerra, che provocavano numerose vittime civili e la quasi totale distruzione dell'abitato. La cittadinanza sopportava con indomito coraggio e dignitosa fierezza la rappresaglia e la violenza nazista e dava testimonianza di numerosi episodi di solidarietà e di eroica resistenza all'oppressore.»
— Cervaro (FR), novembre 1943

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Santuario della Madonna de' Piternis. Il santuario della Madonna de' Piternis sorge all'ingresso di una gola ai piedi del monte Aquilone, nei pressi della provinciale Cervaro-Viticuso. "In piternis" è una trasformazione dialettale dell'espressione "in sempiternis grati". Il santuario fu consacrato nel 1408. Come testimoniato nei documenti dell'abbazia di Montecassino, fu costruito attorno ad una nicchia antecedente all'anno 1000 nata sul luogo di un'apparizione della Madonna ad una pastorella di Cervaro; tale apparizione è forse il primo evento del genere in Italia. Qui sono conservati affreschi del XVI e XVII secolo.
  • "Chiesa Maggiore" nel centro storico (via Cervo-Colle) con la scalinata monumentale e l'antico altare ligneo;
  • Chiesa di Santa Lucia di Trocchio. Situata a circa 5 km a ovest dal capoluogo comunale, nella piccola frazione di Santa Lucia, di circa 600 abitanti. Vi si celebra la prima domenica di settembre la festa di Santa Lucia.
  • Santuario Madonna Regina della Pace. Situato in località "La Foresta".

Architetture medievali[modifica | modifica wikitesto]

  • Ruderi del castello medievale di Monte Trocchio; il castello di Monte Trocchio denominato "Torrocolo" fortificato nel 1057 per il timore di attacchi da parte dei Normanni ai possedimenti dell'Abbazia di Montecassino.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

  • Sentieri escursionistici sui monti del territorio comunale.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

  • Fontane monumentali;
  • Monumento ai Caduti II conflitto mondiale, sottostante il monte Trocchio, località "La Foresta";

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[2]

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Perché il dialetto di Cervaro[3] è tanto strano? I Saraceni, stabiliti alle foci del Garigliano (880), assaltarono e diedero alle fiamme il Monastero di Montecassino (4/Sett/883). Per anni, fino alla battaglia del Garigliano (915) in cui gli infedeli furono rigettati in mare, tutto rimase incolto e devastato.

I monaci tornarono nel 949, trovando le terre deserte e disabitate dato che le incursioni saracene non risparmiarono nulla. La popolazione contadina era fuggita o era stata massacrata dalle scorribande degli infedeli. Solo piccoli gruppi erano sopravvissuti: uno di quelli si era dato una difesa inespugnabile sulla rocca "Torroculum", l'odierno monte Trocchio sul quale cocuzzolo si vedono i resti della fortezza.

Per lo spirito battagliero ed indomito i tenutari della fortezza che dopo il 915 si insediarono sulla collina di "castrum cerbarii", poi Cerbarium e quindi Cervaro, furono sempre una spina nel fianco della Badia di Montecassino. La comunità monastica ristabilitasi a Montecassino, ritenne poco opportuno lasciare le terre di sua proprietà infruttuose ed incolte e così pensarono di ripopolare le zone del cassinate chiamando agricoltori dalle regioni vicine che non avevano terre da coltivare.

Per maggiormente invogliarli, data la gran miseria, concessero a quelli disposti a venire grandi appezzamenti di terreno a condizioni vantaggiosissime. Si inserisce così nella storia l'Abbazia benedettina di Calena con annessa una chiesa, chiamata appunto S. Maria di Calena che nel 1059, durante il Concilio di Melfi, il principe normanno Riccardo d'Aversa donò al potente abate Desiderio di Montecassino.

Situato a poche centinaia di metri dal mare, nel comune di Peschici, l'ex-convento benedettino di Calena ha goduto per molti secoli di autonomia e ricchezza, finendo per essere conteso fra due abbazie, quella di Montecassino e quella di S. Maria di Tremiti. Numerose bolle papali, che vanno dal 1097 al 1474, attestano la sua presenza tra i possessi della Badia cassinese.

A causa del collegamento tra le due comunità benedettine alcuni nuclei familiari di contadini dell'entroterra pugliese seppe dell'offerta e si avviò verso destini migliori. Attraverso la gola tra monte Sammucaro e l'Aquilone approdarono nelle terre promesse dal monastero di Montecassino. Terre collinari simili alla Murgia coltivabili ad oliveti, prive di umidità e nebbia che soffocava il cassinate; Cervaro e la sua signoria ebbe i suoi contadini. Il dialetto di Cervaro è come quello di quelle zone.

Esempi di scrittura e lettura

In ordine alla rivalutazione dei dialetti e per capire in che modo si può scrivere e soprattutto poi pronunciare il dialetto cervarolo, facciamo qualche esempio ma chiariamo che è striminzito trattandosi esso prevalentemente di un dialetto consonantico con le vocali che assumono pirandellianamente uno nessuno e centomila suoni. Le inflessioni cambiano addirittura il significato dei termini, ed anche genere e numero; l'intensità della voce e le flessioni di essa giocano quindi un ruolo importante e non superfluo. Per dare un minimo di possibilità interpretativa, le vocali sono pronunziate come in lingua ad eccezione della "e" che è sempre semimuta, quasi non udibile nel corso ed in fine di parola, mentre va pronunciata se è accentata, ad esempio: t[e] lèf[e] n[e] – telefono.
Per convenzione, nelle parentesi quadre è racchiusa la "e" muta così come descritto, ad esempio gu[e] nucchi[e] – ginocchio.
Il plurale in molti termini avviene sia all'interno della parola sia alla fine, assumendo la desinenza "a" come il neutro plurale in latino. Il primo caso è evidente con ì prèu[e] t[e] – il prete e al plurale ì[e] prìu[e] t[e] - i preti ; il secondo caso si nota con ì[e] gli[e] bbr[e] – il libro e al plurale l[e] glièbbra – i libri. L'articolo "il" molto spesso assume il suono "ì" secco, ma anche il suono "gli[e]" dolce con la "i" molto nascosta. La testa in dialetto si dice ì cuàp[e] ma pure gli[e] cuàp[e] in maniera indistinta, mentre il plurale - le teste - suona l[e] càp[e] ra. L'articolo "la" al plurale si trasforma in “l[e]” , così la casa, come in lingua, diventa al plurale l[e] cas[e].
Da sottolineare come l'avverbio di stato in luogo qui in dialetto sia ìcca, in latino hic.
Ulteriori esempi :
ì pi[e] l[e] - il pelo e al plurale l[e] pèl[e] ra - i peli;
ì cùcchiar[e] – il cucchiaio e così l[e] cucchiàra – i cucchiai;
la pàgnotta – come in lingua, l[e] pagnòtt[e] ra – le pagnotte;
ì gù[e] nucchi[e] e l[e] gù[e] nòcchi[e] ra significano il ginocchio e il suo plurale.
I' pèd[e] - il piede, diventa al plurale ì pìd[e]- i piedi.
Quest'ultimo caso mostra ancora come il plurale si determini all'interno della parola laddove la "è" di piede diventa "ì", confermando quello che si era detto qualche riga più sopra nel caso della parola prete .
Questo tentativo è stato fatto con la sola intenzione di porre l'accento sulla enorme difficoltà che si incontra nel rappresentare uno scarno prontuario a fronte di un'estesa gamma terminologica ricca di variabilità fonetiche. Per non perderne le sonorità, bisognerebbe realizzare una registrazione parlata e stabilire in seguito un insieme di regole e segni di scrittura capaci di poter riprodurre tutta la variabilità del "linguaggio", prima che tutto si dimentichi. Qui si è solo dato qualche esempio per offrire una minima idea della sonorità di alcuni termini dialettali e descriverne la sua complessità.


Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

  • 8 settembre Maria S.S. de Piternis;
  • Infiorata di Cervaro;
  • Corpus Domini;
  • Carnevale Cervarese;
  • 10 settembre "Antica Tradizione - mestieri e antichi saperi e sapori "Pizz Fritt e murtadella", località "La Foresta";
  • via crucis vivente (Domenica delle Palme);
  • Festività Madonna Regina della Pace - III domenica di agosto, località "La Foresta";

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

  • La "Biblioteca comunale" comprende tre sezioni specializzate sull'antropologia culturale, sulla seconda guerra mondiale e sulla questione meridionale.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

  • Museo demoantropologico
  • Museo laboratorio sulla lavorazione dell'oro nella tradizione locale, nel centro storico.

Persone legate a Cervaro[modifica | modifica wikitesto]

  • Gaetano Curtis, magistrato e scrittore, nato a Cervaro nel 1866;
  • Vittorio Marandola, medaglia d'oro al valor militare alla memoria, nato a Cervaro nel 1922;
  • Franco Marrocco, pittore ed insegnante, nonché Direttore della Accademia di Brera in Milano, vissuto a Cervaro dal 1964 al 1990;

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Notte bianca;

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Vi viene prodotto l'olio di oliva extravergine ed il vino.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Cervaro è servita dalla stazione di Stazione di Fontanarosa-Cervaro.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1927, a seguito del riordino delle Circoscrizioni Provinciali stabilito dal regio decreto N°1 del 2 gennaio 1927, per volontà del governo fascista, quando venne istituita la provincia di Frosinone, Cervaro passò dalla provincia di Caserta a quella di Frosinone.

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il comune fa parte dell'Unione dei comuni delle Mainarde e della Comunità montana Valle del Liri

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

la squadra di calcio della città è l'ASD Atletico Cervaro che milita nel campionato di terza categoria

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Campo da calcio "Canale" con pista di atletica e n.2 campi da tennis e calcetto.

Palazzetto dello sport in località medaglia d'oro, abilitato per eventi sportivi a carattere nazionale (es. campionato universitario di scherma- edizioni 2012 e 2013; campionato mondiale di box).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  3. ^ L.Fabiani, La terra di S. Benedetto,1968 - S.De Micco, Eulogimenopoli-S.Germano-Cassino,1994- V.Tivalotti - I miei ricordi,1960 - A.Pacitti - CERVARO Mondanara e dintorni (1920-1940), 1989

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