Castel Manfrino

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Curly Brackets.svg

Coordinate: 42°44′51.23″N 13°35′22.61″E / 42.747564°N 13.589615°E42.747564; 13.589615

I ruderi di Castel Manfrino.
Sullo sfondo la Montagna dei Fiori

Castel Manfrino si elevava in località Macchia da Sole, nel territorio comunale di Valle Castellana in provincia di Teramo, nell'area della comunità Montana della Laga, zona M.

Costruito in epoca bassomedievale tra il XII ed XIII secolo, come abitato rurale, sorgeva a picco sulla sommità dei dirupi che dominano il corso del fiume Salinello.

I resti dell'antico castello sono ormai solo intuibili poiché fortemente danneggiati dal tempo. Si trovano situati tra la montagna dei Fiori e la Montagna di Campli, a quasi 1.000 metri di altitudine, raggiungibili seguendo due sentieri di montagna: la mulattiera che si origina dalla località Macchia e dal percorso che si dirama dalla strada di Macchia da Sole Canavine.

Il fortino servì come punto di osservazione ed avvistamento per controllare il tracciato della strada che risaliva dal versante sud della montagna dei Fiori e che dalla località di Civitella del Tronto giunge fino al monte da cui era possibile osservare il versante nord dove si trova la città di Ascoli Piceno.

Insieme a Castel Trosino, al convento di San Giorgio di Rosara e alla Rocca di Montecalvo rappresentò uno dei luoghi votati al controllo del sistema difensivo della contea Ascolana voluta in precedenza da Carlo Magno.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Deve il suo nome a Manfredi di Svevia figlio di Federico II, nei documenti è menzionato anche come Castrum Maccle, il castro di Macchia.

Il castello fu eretto per volere di Manfredi di Sicilia su antecedenti costruzioni fortificate per controllare, insieme con la fortezza di Civitella del Tronto, le sole strade che attraversavano le montagne e che collegavano Ascoli a Teramo, meglio conosciute come i "percorsi dell’Abruzzo Ascolano".

Durante il XII secolo, a seguito della scomparsa di Manfredi, il fortino passò ad Armellino di Macchia di Giacomo, in seguito scacciato e considerato ribelle. A questi si avvicendò Pietro d’Isola, angioino, che fu ucciso durante l’attacco che gli ascolani posero in essere ai suoi danni comandati dal suo predecessore Armellino.

Gli ascolani sferrarono l’attacco a seguito degli innumerevoli contrasti che si generarono con Carlo d’Angiò ed il castello fu per lunghi periodi oggetto di aspre contese per vantare "gli antichi diritti".

Nell’anno 1273 fu dato in feudo a Riccardo di Agello.

Nel 1280, Carlo I commissionò al Maestro Pierre d'Angicourt, lo stesso architetto che disegnò castello di Barletta, la progettazione di una torre da difesa da realizzare all'interno del Castro di Macchia e lo studio di opportune opere di restauro. La torre avrebbe dovuto avere funzioni di guardia ed essere elevata in prossimità dell’ingresso al recinto. Al suo interno dovevano essere previste, a piano terra, una cisterna per la raccolta delle acque piovane, al piano superiore una camera d'aria e gli ultimi due piani sovrastanti fruibili per uso abitativo. La porta di accesso alla torre angioina doveva essere prevista sul lato sud ad un'altezza di sicurezza rispetto al piano del calpestio.

Dal 1361, dopo la sconfitta di Manfredi e Corradino di Svevia e la scomparsa per tradimento del dinasta ghibellino Cola di Macchia, Castel Manfrino non apparterrà più alla soggezione ascolana e passerà sotto la giurisdizione della casa regnante di Napoli.

Architettura[modifica | modifica sorgente]

Le mura esterne dell’opera fortificata sono state edificate sfruttando al meglio la naturale difendibilità del luogo e seguendo il profilo dello sperone roccioso che le ospita. Non presentano altre aperture oltre il solo ingresso al recinto.

Realizzate con pietre di fiume cementate e levigate solo verso la parte esterna, si allungano per circa 120 metri e l’interno dell'area contenuta sviluppa una larghezza variabile da 8 a 20 metri. Lo spessore delle mura è compreso tra i 50 cm ed il metro.

La struttura non presenta bastioni, forse originariamente presenti solo in prossimità dell’ingresso.

Diametralmente opposta all’ingresso, ancora parzialmente conservata e visibile, la torre che non aveva aperture di accesso alla base, articolata su più piani suddivisi con ballatoi di legno ed utilizzata sia come residenza del castellano che come luogo di difesa in caso di necessità.

Di questa, a base quadrangolare con lato di circa 10 metri, restano il primo piano e la cisterna, la parte superiore si compone solo di qualche moncone murario, sui lati est ed ovest, ed una parete esposta ovest. Si allungano oltre la sua base anche sagome di altre stanze che raggiungono la base di una seconda torre, quella centrale alta circa una decina di metri. L’esterno di questa torre mostra una cappa fuligginosa, che sarebbe stato il luogo dove si bolliva l'olio da versare sui nemici. Ad avvalorare questa ipotesi si aggiunge il ritrovamento di due caldaie nel sottostante torrente Rivolta.

All’interno del recinto murario si trovano i resti di una piccola cappella a pianta quadrangolare, vicino al maschio della torre.

La costruzione di Castel Manfrino è molto simile a quella di altre opere fortificate della provincia di Aquila come San Pio delle Camere.

Ritrovamenti[modifica | modifica sorgente]

Da scavi effettuati, in periodi diversi, la Relazione Tecnica degli studi compiuti dal Consorzio Aprutino Patrimonio Storico ed Artistico di Teramo elenca i seguenti ritrovamenti:

  • varie punte di frecce di ferro classificate come quadrelle;
  • frammenti di ceramica databile tra il 1500 ed il 1600;
  • un affresco, affiorato dallo svuotamento della torre;
  • diverse stratigrafie di pavimentazione sottostanti all’attuale piano di calpestio;
  • alcune monete.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Arturo Stuard, Architettura e urbanistica nel medioevo teramano, Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo, 1980;
  • AA.VV., La valle dell’alto Vomano ed i Monti della Laga, Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo, Documenti dell’Abruzzo Teramano, voll. 7, CARSA Edizioni, Pescara, DAT III, 1, 1991;
  • Bernardo Carfagna, Rocche e castelli dell'ascolano, Edizione La Sfinge Malaspina - Ascoli Piceno, Stampa Editoriale Eco srl-S. Gabriele (TE), 1996;
Abruzzo Portale Abruzzo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Abruzzo