Benedetto Giuseppe Labre

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
San Benedetto Giuseppe Labre
Antonio Cavallucci, 1795, San Benedetto Giuseppe Labre
Antonio Cavallucci, 1795, San Benedetto Giuseppe Labre

vagabondo di Dio

Nascita 26 marzo 1748
Morte 16 aprile 1783
Venerato da Chiesa cattolica
Beatificazione 20 maggio 1860
Canonizzazione 8 dicembre 1881
Ricorrenza 16 aprile
Patrono di barboni

San Benedetto Giuseppe Labre, detto il vagabondo di Dio (Amettes, 26 marzo 1748Roma, 16 aprile 1783), venerato come santo dalla Chiesa cattolica. La sua vita viene portata ad esempio di come nessuna condizione, nemmeno quella della povertà più gravosa, possa essere di ostacolo alla santità.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato in una famiglia numerosa, nella quale i genitori riuscivano a tirare avanti a fatica coltivando un pezzetto di terra e gestendo una piccola merceria, grazie alla sua intelligenza, uno zio parroco si incaricò di dargli i primi insegnamenti scolastici.
Fece domanda per entrare in un monastero trappista ma non fu accolto, provò con altri monasteri ma fu sempre respinto, fece un mese di prova in un monastero certosino e poi fu giudicato non idoneo.
Riuscì ad entrare come novizio nella Trappa di Sept-Fonts, ma dopo 8 mesi fu obbligato a lasciare il monastero.

Nel 1770, mentre si trovava a Chieri, capì che la sua reale vocazione era di essere vagabondo di Dio, ossia di predicare il Vangelo con l'esempio di una umiltà e povertà estreme.
Cominciò così a viaggiare per visitare i più famosi santuari europei, fece pellegrinaggi in Germania, Francia, Spagna e Italia, si calcola che in poco meno di 14 anni percorse circa 30.000 chilometri.
In Italia, il santuario a cui era più legato era quello di Loreto, ma visitò spesso anche Assisi e Bari per vedere le spoglie di San Nicola. Nel 1771 si portò a Leuca per pregare presso il famoso santuario di S. Maria de Finibus Terrae.

Dormiva per strada, viveva di offerte anche se non chiedeva l'elemosina, donava ad altri poveri tutto quello che considerava superfluo. Si vestiva in maniera semplice, sulle spalle portava un sacco in cui aveva qualcosa da mangiare e le uniche cose che possedeva: un Vangelo, un breviario, il libro Imitazione di Cristo, alcuni altri libri di devozione spirituale e il crocifisso che portava al collo.

Il 3 dicembre 1770 arrivò per la prima volta a Roma dove si fermò stabilmente dal 1777, si stabilì sotto un’arcata del Colosseo.
In breve tempo la sua fama di uomo spirituale si diffuse nella città e i suoi consigli spirituali furono richiesti da nobili e cardinali.
Un abate che gestiva un ospizio per vagabondi vicino alla chiesa di San Martino ai Monti lo convinse tempo dopo a stabilirsi lì.

I romani lo conoscevano come il pellegrino della Madonna, o il povero delle Quarantore, o il penitente del Colosseo. Lo si poteva incontrare nelle chiese dove si svolgevano le quarantore.

La chiesa di Santa Maria ai Monti

Viste le condizioni di stenti in cui era vissuto la sua salute peggiorò e il giorno di mercoledì santo del 1783, a soli 35 anni, si sentì male nella chiesa di Santa Maria ai Monti, fu trasportato nel retrobottega di un macellaio di Via dei Serpenti dove nel pomeriggio morì.

I suoi funerali videro la presenza di un'enorme folla di ogni stato sociale. Tanta fu l'affluenza di folla che si recò a visitare le sue spoglie nella chiesa di Santa Maria ai Monti, dove fu esposto il suo corpo, che non fu possibile la celebrazione degli uffici della Settimana Santa. Subito dopo i romani cominciarono a invocarne l'intercessione recandosi in pellegrinaggio presso la sua tomba.

La sua fama di santità di diffuse rapidamente in tutta Europa tanto che il processo di beatificazione iniziò un anno dopo la sua morte e anche i suoi genitori furono chiamati a testimoniare.

Fu beatificato il 20 maggio 1860 e canonizzato l'8 dicembre 1881 da papa Leone XIII. La sua festa è il 16 aprile.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]


Controllo di autorità VIAF: 2478907 LCCN: n83019773