Beatrice de Dia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Beatriz de Dia

Beatriz de Dia, conosciuta come la Contessa di Dia, o Comtessa de Dia[1] in occitano, (1140 – ...), è stata la più famosa tra le trobairitz[2], originaria del Delfinato, vissuta nella seconda metà del 1100 tra Provenza e Lombardia.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Molto scarse risultano essere le notizie fornite dalle fonti documentali contemporanee o postume attualmente conosciute. Oltre alla sua presunta data di nascita (1140), la sua vida non ne rivela il nome ma, fra le varie ipotesi più o meno accreditate, si tende ad accettare la tradizione, che la chiama Beatrix[3]. Sarebbe stata la moglie di un tale Guillem de Peitieus (tra il 1163 e il 1189), forse un conte del Valentinois che regnò dal 1158 al 1189. Secondo altri, Beatrice sarebbe stata la moglie di Raimon d'Agout (dal 1184 al 1214), un mecenate di trovatori (da cui ebbe un figlio, Isnart d'Entrevenas) e figlia di Jaufre Reforzat de Trets. Documentato dalle sue poesie è l'amore per Rimbaud d'Orange[4] (1146-1173) a cui dedicò poesie d'amore[5].

Opere[modifica | modifica sorgente]

Delle sue canzoni, spesso accompagnate dalla melodia del flauto, gioielli di rara e delicata bellezza, son rimaste solo cinque[6] canzoni (quattro cansos e una tenson[7]). Gli studiosi sono incerti sul fatto se la Contessa fosse o no autrice di Amics, en greu consirier, una tenso comunemente attribuita a Raimbaut d'Aurenga. La ragione di ciò è dovuta alla similarità tra questa composizione e la sua Estat ai en greu consirier.

La sua canzone A chantar m'er de so qu'eu no volria in lingua occitana è la sola canso sopravvissuta di una trobairitz comprensiva di notazione musicale completa,[8] conservata solo nel Le manuscript du roi, un canzoniere copiato intorno al 1270 per Carlo d'Angiò, fratello di Luigi IX.[9]

Ascolta A chantar[?·info]
La prima strofa di A chantar m'er in notazione moderna

Le altre sue poesie prive di notazione musicale sono:[10]

  • Ab joi et ab joven m'apais
  • A chantar m'er de so qu'ieu non volria
  • Estât ai en greu cossirier
  • Fin ioi me don'alegranssa

Il suo stile si distingue per l'eleganza del trobar leu, mentre i temi ricorrenti utilizzati dalla Contessa de Dia nelle sue liriche, comprendono l'esaltazione[11], il compiacimento di sé stessa e del suo amore, e il tradimento. In A chantar, Beatrice "canta" interpretando la parte di un'amante tradita, e nonostante il tradimento, continua a schermirsi e ad autocompiacersi. In Fin ioi me don'alegranssa, dunque, la Contessa si fa beffa del lausengier, una persona nota per i suoi pettegolezzi, paragonando i maldicenti a una "nuvola che oscura il sole".[12] In merito allo stile poetico, Beatrice utilizza coblas singulars in A chantar, ripetendo lo stesso schema metrico in ogni strofa, ma mutando ogni volta la rima in a. Ab ioi, d'altra parte, fa uso di coblas doblas, con schema metrico ab' ab' b' aab'.[5] A chantar utilizza alcuni motivi dell'Idillio II di Teocrito.[12]

La poetica dell'amor cortese[modifica | modifica sorgente]

In modo del tutto simile ai trovatori, l'amore cantato dalle trobairitz e, qui in particolare, da Beatrice è quello adulturino e spregiudicato dell'amor cortese, come si può evincere dalla poesia Estât ai en greu cossirier, di cui riportiamo le due quartine finali.

(EN)
« Bels amics, avinens e bos,
Cora.us tenrai e mon poder?
e que jagues ab vos un ser
e qe.us des un bais amoros!
Sapchatz, gran talan n'auria
qe.us tengues en luoc del marit,
ab so que m'aguessetz plevit
de far tot so qu'eu volria. »
(IT)
« Mio bello e dolce amico,
quando verrà l'ora che sarete mio?
e una notte con voi restare
per darvi un amoroso bacio!
Sappiate che grande è il desio
di avervi nel mio letto [coniugale],
purché giuriate in pegno
di fare ciò ch'io voglio »

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Diá nella moderna grafia occitana e Dia in occitano medievale (forse con la i tonica oppure già con l'accento sulla a come in quello moderno). La città di Dia era l'attuale Die (una cittadina della Francia meridionale a nord-est di Montélimar), nel dipartimento della Drôme.
  2. ^ Le trobairitz era trovatori donne che scrivevano canzoni secondo i canoni dell'amor cortese durante il XII e XIII secolo.
  3. ^ Nei documenti suoi contemporanei risulta solo come la Comtessa de Dia, ma quasi certamente si chiamava Beatriz (o Beatritz) e, verosimilmente, figlia del conte Isoardo II di Diá; in questo caso si sarebbe potuta chiamare Isoarda.
  4. ^ La sua vida infatti riporta le seguenti parole: A comtessa De Dia si fo moiller d'En Guillem de Peitieus, bella domna e bona. Et enamoret se d'En Rambaut d'Ashley, e fez de lui mantas bonas cansos [La Contessa di Dia si fece moglie di Guglielmo di Poitiers, bella donna e buona, e si innamorò di Raimbaut d'Aurenga, a cui dedica molte belle cansos].
  5. ^ a b Bruckner, Matilda Tomaryn. (1995). Songs of the Women Troubadours.
  6. ^ Un repertorio relativamente consistente, se si tiene conto del fatto che di tutte le 20 (forse 22) trobairitz, finora conosciute, ci sono pervenute complessivamente da 23 a 46 composizioni, incluse quelle accertate, presunte e/o discusse dai vari studiosi.
  7. ^ Troubadour Music su Music Encyclopedia.
  8. ^ Elizabeth Aubrey. "Comtessa de Dia", Grove Music Online.
  9. ^ Pendle, Karin. Women and Music: A History.
  10. ^ Paden, William D. The Voice of the Trobairitz.
  11. ^ Nella sua canso Beatrice "canta":La gioia che mi dai è come quella di mille persone infelici rese gioiose dalla mia felicità. (Music Encyclopedia)
  12. ^ a b Earnshaw, Doris. The Female Voice in Medieval Romance Lyric

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Matilda Tomaryn Bruckner, et al., Songs of the Women Troubadours, New York, Garland Publishing, Inc., 1995, ISBN 0-8153-0817-5.
  • (EN) Doris Earnshaw, The Female Voice in Medieval Romance Lyric in American university studies.; Series II,; Romance languages and literature, Series II, v. 68, 1988, ISBN 0-8204-0575-2.
  • (EN) William D. Paden, The Voice of the Trobairitz:Perspectives on the Women Troubadours, Philadelphia, University of Pennsylvania Press, 1989, ISBN 0-8122-8167-5.
  • (EN) Karin Pendle, Women and Music: A History, Bloomington, Indiana, Bloomington Indiana University Press, 1991, p. 12.
  • (EN) Jana K. Schulman, The Rise of the Medieval World 500-1300, Westport, Conn, Greenwood Publishing Group, 2002, p. 111, ISBN 978-0313308178.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]