Antonio Villani

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Antonio Villani (Sant'Antonio Abate, 3 aprile 1923Napoli, 10 marzo 1999) è stato un accademico e rettore italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Carriera accademica[modifica | modifica sorgente]

Fu allievo di Benedetto Croce, di cui, dopo la laurea, seguì il consiglio di approfondire i propri studi in Germania, dove Villani sarà influenzato dalla filosofia giuridica delle Pandette.

Fu Magnifico Rettore dell'Istituto Suor Orsola Benincasa, prima che una vicenda di plagio non lo inducesse a rassegnare le dimissioni nel giugno 1993.

Antonio Villani è stato anche presidente della Società Italiana di Filosofia giuridica e politica.

Alla sua morte, ha donato gran parte dei suoi libri alla Biblioteca comunale di Vico Equense.

Accuse di plagio[modifica | modifica sorgente]

Negli anni novanta, il professor Villani è stato al centro di uno scandalo accademico scaturito da un clamoroso caso di plagio, che riscosse una vasta eco giornalistica.

La controversia ebbe inizio quando si scoprì che un saggio dal titolo "La critica al dover essere di Hegel" da lui pubblicato a suo nome nel 1968 sulla "Rivista internazionale di filosofia del diritto" diretta da Sergio Cotta, altro non era se non la traduzione integrale di un lavoro originale del filosofo tedesco Odo Marquard, dal titolo "Hegel und das Sollen" ("Hegel e il dover essere"), pubblicato nel 1964 su Philosophisches Jahrbuch. Marquard, all'epoca del plagio, negli anni sessanta, era un autore poco conosciuto, ma in seguito avrebbe acquisito notorietà internazionale tanto che alcune sue opere sarebbero state tradotte in varie lingue, compreso l'italiano: tra queste vi sarebbero state alcune pubblicazioni, negli anni novanta, per i tipi della casa editrice Il Mulino. Fu una di queste traduzioni, che conteneva proprio il saggio incriminato, a rendere palese l'operazione di plagio avvenuta molti anni prima e passata per lungo tempo inosservata.

Da questo singolo precedente prese origine un approfondimento che rivelò l'esistenza di molti altri episodi. Si levò così, nei suoi confronti, un'accusa pesantissima: l'aver posto in essere, già a partire dalla tesi di laurea, una lunga e ripetuta serie di appropriazioni di meriti scientifici altrui, con attribuzione impropria di testi stranieri riprodotti pedissequamente fin nelle singole note, ovvero un'intera carriera scientifica e accademica costruita sul plagio.

Giudizi sulla controversia[modifica | modifica sorgente]

Benché tale vicenda abbia macchiato la sua figura scientifica, alcuni riconoscono a Villani dei meriti su un versante diverso da quello scientifico: l'aver messo in campo un notevole attivismo culturale e organizzativo che ha portato l'Istituto Suor Orsola Benincasa al raggiungimento di alti standard qualitativi[1]. Altri commentatori, invece, considerano tali successi come il frutto dell'enorme disponibilità di fondi, che derivavano al Villani dalle assidue frequentazioni politiche, e dalla conseguenze protezione, da parte di personaggi politici, come Paolo Cirino Pomicino e Antonio Gava[2] che occupavano, all'epoca, posizioni di spicco, prima di essere travolti dalla stagione di Mani Pulite.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Delle attestazioni di solidarietà ricevute, come quelle di Silvia Croce ed Emanuele Severino, si dà conto in Francesco Merlo, «Suor Orsola, il plagio e la solidarietà», dal Corriere della Sera del 24 giugno 1993
  2. ^ Giuseppe D'Avanzo, «Napoli milionaria borghesia falsaria», La Repubblica — 28 settembre 1993, pagina 8

Fonti[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]