Β-esaclorocicloesano
| β-esaclorocicloesano | |
|---|---|
| Nome IUPAC | |
| 1-α,2-β,3-α,4-β,5-α,6-β-esaclorocicloesano | |
| Abbreviazioni | |
| β-HCH β-BHC |
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| Nomi alternativi | |
| β-benzene esaclorato β-esaclorano β-lindano |
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| Caratteristiche generali | |
| Formula bruta o molecolare | C6H6Cl6 |
| Massa molecolare (u) | 290.83 g/mol |
| Aspetto | Polvere cristallina. |
| Numero CAS | [] |
| Proprietà chimico-fisiche | |
| Solubilità in acqua | insolubile |
| Temperatura di fusione | 309 °C |
| Temperatura di ebollizione | 60 °C |
| Tensione di vapore (Pa) a 293 K | 0.7 |
| Indicazioni di sicurezza | |
| Simboli di rischio chimico | |
| Frasi R | 21-25-40-50/53 |
| Frasi S | 1/2-22-36/37-45-60-61 |
Il β-esaclorocicloesano (β-HCH) è composto organico alogenuri alchilici, è uno degli esomeri del esaclorocicloesano[1]. È un sottoprodotto della produzione dell'insetticida chiamato lindano composto principalmente dell'isomero γ-esaclorocicloesano ed è tipicamente ancora contenuto nel lindano, di qualità commerciabile, usato come insetticida. Con tutti gli atomi cloro in più in posizione assiale, risulta molto stabile e difficilmente degradabile. Per tanto è capace di accumularsi per un lungo periodo sia in ambienti che in tessuti di uomini o animali che ne subiscono l'esposizione. Il β-esaclorocicloesano è l'isomero più persistente, con un tempo di dimezzamento di 184 e 100 giorni, rispettivamente su terreno coltivato ed incolto, seguito dal γ-esaclorocicloesano con 107 e 62.1 giorni, l'α-esaclorocicloesano con 54.4 e 56.1 giorni ed infine il δ-esaclorocicloesano con 33.9 e 23.4 giorni.
Una ricerca su suolo e vegetazione di un terreno circostante un sito di interramento rifiuti industriali in Germania a 10 anni dopo l'ultimo scarico di esaclorocicloesano, rivelò la presenza di isomero β compresa tra l'80 ed il 100% del totale HCH residuo[2].
In Italia la produzione di Lindano presso le industrie chimiche presenti a Colleferro, in provincia di Roma, ha portato all'accumolo e lo smaltimento sommario di β-esaclorocicloesano, ed altri inquinanti, a cielo aperto o tramite interramento. Le acque piovane che colavano nei terreni delle discariche crearono un inquinamento costante nel fiume Sacco, il quale, esondando periodicamente, nei decenni successivi portò gli inquinanti sui terreni limitrofi a destinazione agricola, generando problemi in tutta la catena alimentare[3]. L'esondazione di maggio 2005 del fiume ha portato nel mais e nel fieno, cresciuti sulle sponde del fiume e nel latte dei bovini un'elevata quantità di sostanze tossiche per l'uomo e ha costretto all'abbattimento di bestiame, alla distruzione dei prodotti agricoli e alla chiusura di alcune aziende.[4] Nel 2006 è stato dichiarato lo "stato di emergenza socio-economico-ambientale" per la Valle del Sacco e in particolare per i comuni di Colleferro, Gavignano, Segni, Paliano, Anagni, Sgurgola, Morolo, Supino, Ferentino, poi prorogato a più riprese fino ad oggi[3].
[modifica] Voci correlate
[modifica] Note
- ^ Toxicological Profile for Alpha-, Beta-, Gamma-, and Delta-Hexachlorocyclohexane, U.S. Department of Health and Human Services, Agency for Toxic Substances and Disease Registry, August 2005 (in inglese)
- ^ Heinisch E., Jonas K. e Klein S. (1993). HCH isomers in soil and vegetation from the surroundings of an industrial landfill of the former GDR, 1971-1989.. Sci. Total. Environ. (Suppl Part 1): :151-159..
- ^ a b Marco Guglielmo, "Valle del Sacco: dall'emergenza al rilancio", in La Regione, magazine di Sviluppo Lazio, anno 1, n.1, maggio-giugno 2009, pp. 14-21.
- ^ Valle del Sacco: da disastro ambientale a distretto agroenergetico di Chiara Ranallo, Ecologieae.