Wolfenstein 3D engine

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Wolfenstein 3D engine
Esempio di funzionamento del Wolfenstein 3D engine.
Esempio di funzionamento del Wolfenstein 3D engine.
Sviluppatore id Software
Data prima versione 5 maggio 1992; 24 anni fa[1]
Sistema operativo Multipiattaforma
Linguaggio C
Genere Motore grafico
Licenza GPL
(licenza libera)
Sito web Wolfenstein 3D Source Code, su Web Archive.

Il Wolfenstein 3D engine è un motore grafico sviluppato, per la maggior parte, da John Carmack di id Software. Fu utilizzato per la prima volta nel gioco Wolfenstein 3D del 1992,[2] e in seguito utilizzato in licenza da altre compagnie. Il codice sorgente è stato reso disponibile il 21 luglio del 1995,[3] e in seguito sono stati realizzati alcuni port atti a migliorarne le prestazioni.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Creazione[modifica | modifica wikitesto]

Il motore grafico è stato scritto da John Carmack, nei primi mesi di id Software, nel 1991.[4] Le intenzioni di id furono di rendere il motore ottimizzato su Intel 80286, con il supporto per lo standard all'epoca più diffuso, che era EGA; solo successivamente sarebbe stato aggiornato per funzionare anche su VGA.[4] Al confronto con altri motori grafici a lui simili, come quello tecnicamente superiore di Ultima Underworld: The Stygian Abyss, il W3D engine era però notevolmente più veloce, e non necessitava di hardware particolarmente potente per funzionare.[2]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Scritto in linguaggio C e con istruzioni in assembly x86, restituisce un rendering 2.5D, che appare però simile al 3D, grazie all'algoritmo di ray casting.[4][5] Il metodo del ray casting consiste nel mantenere primitiva la geometria digitale (un numero molto limitato di poligoni) del mondo da rappresentare;[5] dunque non può essere utilizzato con tridimensionalità reale.[5]

Il funzionamento del ray casting è simile a quanto accade nell'occhio umano, ma inverso: le immagini percepite dagli occhi, sono create da raggi di luce riflessi dall'ambiente circostante, che formano una figura nella retina;[5] nel gioco Wolfenstein 3D, si verifica il contrario dato che i raggi vengono generati dalla visuale del giocatore e, man mano che si espandono nello scenario di gioco, intersecano un ostacolo creando un'immagine pseudo-3D.[5] La mappa in cui il giocatore si muove svolge dunque un ruolo altrettanto importante: in origine il livello è bidimensionale, costruito da celle texturizzate a 64×64,[4][5] quando sulla mappa 2D, viene rivelata la posizione del giocatore e la sua visuale, il gioco restituisce un'immagine pseudo-tridimensionale, con blocchi o "cubi" da 64×64×64.[5] Essendo perciò, di partenza, un motore comunque basato sulla bidimensionalità, la visuale non può essere mossa sull'asse Y del sistema di riferimento cartesiano - è possibile infatti muovere il cono visivo solo sull'asse X, da destra a sinistra o viceversa.[4][5]

Eredità[modifica | modifica wikitesto]

Il W3D engine ha avuto il suo peso e la sua importanza, sia nella storia dei videogiochi che in quella della computer grafica.[6] Da questo motore sarebbero stati sviluppati infatti il Doom Engine, Quake engine e successivamente l'id Tech 2,[2] avvicinando sempre di più i videogiochi alla rivoluzione della tridimensionalità sfociata da metà anni 90 in poi.[2] IGN ha inserito Wolfenstein 3D nella lista dei 100 migliori sparatutto, all'11° posto; ritenendo, il passaggio dal 2D allo pseudo-3D del motore grafico, una vera "metamorfosi" epocale e direttamente o indirettamente responsabile della nascita dei successivi sparatutto in prima persona.[6][2]

Giochi che utilizzano il motore[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Wolfenstein 3D, su GameFaqs. URL consultato il 2 giugno 2016.
  2. ^ a b c d e Wolfenstein 3D Engine, su Giant Bomb. URL consultato il 2 giugno 2016.
  3. ^ Massimo Luciani, Wolfenstein 3D was launched 20 years ago, english.netmassimo.com, 5 maggio 2012. URL consultato il 2 giugno 2016.
  4. ^ a b c d e Bruce A. Lewis, Source Project - Wolfenstein 3D, devinsmith.net, 1999. URL consultato il 2 giugno 2016.
  5. ^ a b c d e f g h Marco Trovato, L'algoritmo “Ray Casting” (PDF), ispace.altervista.org, giugno 2003. URL consultato il 2 giugno 2016.
  6. ^ a b Wolfenstein 3D, ign.com. URL consultato il 2 giugno 2016.