Tempio di Nettuno (Roma)

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Tiaso marino di Anfitrite e Poseidone. Glyptothek di Monaco di Baviera. 239, fronte

Il tempio di Nettuno (in latino: Aedes Neptuni) era un tempio di Roma antica dedicato a Nettuno, situato in prossimità del Circo Flaminio, nella IX regione augustea.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Pianta del tempio di Nettuno, con indicazione della posizione probabile dell'Ara di Domizio Enobarbo

Il tempio di Nettuno fu edificato nel 220 a.C., anche se la prima menzione di un tempio o altare dedicato a Nettuno risale al 206 a.C.; Livio e Cassio Dione citano le sue porte e l'altare a proposito del prodigio della sudorazione dell'altare[1][2][3].

Un nuovo tempio fu edificato dal console Gneo Domizio Enobarbo per commemorare la sua vittoria navale a Filippi contro Gneo Domizio Calvino (potrebbe aver fatto voto di un tempio a Nettuno la sera della vigilia della battaglia affinché ne uscisse vittorioso). Intraprese la costruzione del tempio poco dopo il suo ritorno a Roma nel 32 a.C. e vi pose una scultura di Scopas raffigurante Nettuno, Teti e Achille circondati da Nereidi, Tritoni e mostri marini[4][3]. Non è però possibile stabilire se Gneo Domizio avesse edificato un tempio ex novo o se avesse restaurato quello già esistente nel circo Flaminio[3].

Il tempio di Nettuno in circo Flaminio è citato in un'iscrizione dell'età Flavia[5].

Una moneta di Gneo Domizio Enobarbo, coniata tra il 42 e il 38 a.C., rappresenta un tempio tetrastilo e riporta la legenda Nept. Cn. Domitius M. f. Imp., indicando che il tempio fu votato almeno in questo periodo; non può però essere stato edificato prima del 32, quando Gneo Domizio si riconciliò con Augusto e ottenne il consolato[3]. Il gruppo di Scopas fu da lui trasportato a Roma probabilmente dalla Bitinia, provincia di cui era stato governatore.

Il giorno di dedicazione di questo tempio era il I dicembre[6].

Fregio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ara di Domizio Enobarbo.

Probabilmente, proviene da questo tempio un grande fregio che raffigura una lustratio dell'esercito romano del periodo antecedente Gaio Mario (forse era un memoriale della vittoria dell'antenato del costruttore del tempio) e un tiaso marino (questo fregio è in parte conservato al Museo del Louvre e in parte alla Glyptothek di Monaco di Baviera), che era custodito presso Palazzo Santacroce[3]. Per stile e tecnica esecutiva il fregio risale alla seconda metà del I secolo a.C. e doveva racchiudere o un altare o, più probabilmente, un piedistallo, all'interno del tempio[3].

Ubicazione[modifica | modifica wikitesto]

Si ignora l'esatta posizione del tempio, che doveva però sorgere in prossimità del Circo Flaminio. Resti di sostruzioni e di sei colonne di un tempio picnostilo, molto verosimilmente appartenenti al tempio di Nettuno, furono rinvenuti a nordovest di Piazza San Salvatore in Campo[3].

Planimetria del Campo Marzio meridionale


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tito Livio, Ab Urbe Condita Libri, XXVIII.1.4.
  2. ^ Cassio Dione, 17 fr. LVII.60: ἱδρῶτι πολλῷ αἵ τε θύραι τοῦ Ποσειδωνίου καὶ ὁ βωμὸς ἐρρύη.
  3. ^ a b c d e f g Samuel Ball Platner (completato e rivisto da Thomas Ashby), A Topographical Dictionary of Ancient Rome, Oxford University Press, Londra, 1929, pp. 360‑361.
  4. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XXXVI.26.: in delubro Cn. Domitii in circo Flaminio.
  5. ^ CIL VI, 8423: Abascanti Aug. lib. aedituo aedis Neptuni quae est in circo Flaminio.
  6. ^ Fasti Amiternini: ad Kal. Dec., CIL I2 p. 245, 335

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Coordinate: 41°53′40.56″N 12°28′27.12″E / 41.8946°N 12.4742°E41.8946; 12.4742

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