Telemilano 58

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Canale 5.

Tele Milano 58
Paese Italia Italia
Nomi precedenti Tele Milano
Data di lancio 7 settembre 1978; il 30 settembre 1980 fu ribattezzato Canale 5
Editore Fininvest
Diffusione
Terrestre
Analogico PAL G, in Lombardia Canali UHF 58 e 37

Tele Milano 58 è stata la terza denominazione, assunta nel 1978, di Tele Milano, l'emittente televisiva che trasmetteva da Milano Due, città satellite costruita da Silvio Berlusconi che, a sua volta, continuava l'attività di Tele Milano CAVO.

I precedenti[modifica | modifica wikitesto]

Tele Milano CAVO era nata nel settembre del 1974, a pochi mesi di distanza dalla sentenza della Corte costituzionale su Tele Biella (luglio 1974) che aveva liberalizzato le trasmissioni televisive via cavo.
L'emittente riusciva a raggiungere tutti gli abitanti del quartiere residenziale utilizzando la cablatura predisposta già nella fase di costruzione.
Nel 1976 la Consulta liberalizzò anche le trasmissioni via etere e Tele Milano CAVO fu ribattezzata Tele Milano.

La nuova denominazione[modifica | modifica wikitesto]

Poiché trasmetteva sul canale UHF 58 (a seguito dell'acquisizione del canale da TVI Television International of Milan, che a sua volta era subentrata nel 1976 a Ponteco, la società che ripeteva TV Koper-Capodistria a Milano, dall'Hotel Michelangelo dal 1975), il nome viene modificato in Tele Milano 58. La proprietà passa ad una società del gruppo Fininvest che, trasformata da Silvio Berlusconi (presidente) in società per azioni, viene dotata di un capitale di 52 miliardi di lire.

L'inaugurazione ufficiale avviene il 7 settembre 1978. Pur avendo come ambito territoriale solo la regione Lombardia, comincia la crescita dell'emittente con un'ottica, in prospettiva pluriregionale.

Claudio Cecchetto, Barbara d'Urso, Enrico Beruschi, Diego Abatantuono, Massimo Boldi e Bruno Lauzi[1] iniziano a lavorare per Telemilano 58. Il coordinamento è affidato a Giorgio Medail, un giornalista che diventerà un personaggio televisivo nazionale.

Nel 1979 Berlusconi fonda una società per la commercializzazione di programmi televisivi, Reteitalia. Con un investimento di 10 miliardi di lire in due anni, acquista uno stock di 325 film, in gran parte americani, della società cinematografica Titanus. Trasmettere film è notevolmente meno costoso e impegnativo che produrre spettacoli in proprio: basta disporre di un “magazzino”, che viene poi a costituire la vera ricchezza.

L'attenzione agli inserzionisti pubblicitari[modifica | modifica wikitesto]

Berlusconi intuisce che il mercato della pubblicità è in grossa espansione. Nuovi soggetti premono per ottenere spazi pubblicitari in televisione, il medium più fruito dagli italiani. Ma la Sipra, muovendosi in una logica di monopolio, sceglie chi ammettere come proprio inserzionista nelle reti Rai, lasciando fuori tutti gli altri. È una logica da "numero chiuso" che limita di fatto le enormi possibilità del mercato. Gli «altri» sono soprattutto le aziende della media distribuzione, che, non possedendo appoggi politici, non vengono ammesse tra le beneficiarie degli spazi pubblicitari della Rai.

Berlusconi vuole conquistare il mercato degli inserzionisti della media industria. Per raggiungere questo scopo, introduce un modo di raccogliere pubblicità contrario a quello della Sipra. Invece di aspettare che gli inserzionisti si facciano avanti e poi scegliere, va egli stesso dalle aziende e contratta direttamente con loro.
Per questo motivo Tele Milano deve avere una concessionaria di pubblicità interna.

Berlusconi è il primo imprenditore televisivo ad intuire che la pubblicità deve essere raccolta in proprio. Si sgancia dalla Publipei, l'agenzia di pubblicità, tra gli altri, del settimanale Famiglia Cristiana e, da una costola di Reteitalia, fonda Publitalia '80. Controllando direttamente la raccolta pubblicitaria, può ora confezionare programmi in cui ha già inserito gli spot: nasce il metodo della «cassettizzazione».

Da televisione locale a canale nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Per assicurarsi gli spot dei grandi inserzionisti nazionali, è necessario raggiungere una dimensione nazionale. Berlusconi si accorda quindi con numerose emittenti locali affinché entrino nel circuito di trasmissioni e pubblicità che sta creando. Il suo obiettivo è creare una rete nazionale, sul modello dei network americani[2]. In questo modo il bacino di utenza delle emittenti affiliate si allarga enormemente ed il network può vendere i propri spazi pubblicitari a investitori di carattere nazionale (per esempio, la grande distribuzione).

Il palinsesto dell'emittente comincia a dipendere dal tipo di «prodotto» da vendere agli inserzionisti. Nella televisione commerciale il «prodotto» è il pubblico. Berlusconi confronta il proprio palinsesto, fatto di film, serie televisive e qualche documentario, con quello della Rai. La Rai ha tutto: i migliori film, i migliori programmi, tutto lo sport e tutta l'informazione. Berlusconi non può puntare a fare programmi migliori della Rai: non ne avrebbe i mezzi. Ragionando in un'ottica di marketing, può mirare a sottrarre pubblico all'ente di Stato.
Comincia la «campagna acquisti» dei divi della Rai. La prima star ad arrivare a Canale 5 è, nel 1978, il noto presentatore di quiz Mike Bongiorno, sottopagato nella Rai monopolista, che viene ingaggiato per una cifra altissima; poco dopo Telemilano strappa alla televisione di stato anche Corrado, Gigi Sabani, Sandra Mondaini e Raimondo Vianello.
Per idee così ambiziose un nome a dimensione "locale" come Tele Milano va stretto: il 22 febbraio 1980 il logo di Canale 5 appare sugli schermi insieme a quello di Tele Milano 58 e il 30 settembre 1980 lo sostituisce definitivamente.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Canale 5 § Storia.

2007: la cessione della frequenza[modifica | modifica wikitesto]

Una delle frequenze storiche di Mediaset, il canale 37 UHF, che già aveva ospitato Tele Più, viene nel 2007 poi ceduto a Più Blu Lombardia, edita da GET s.r.l., che rilancia la vecchia denominazione, con la testata Telemilano - Più blu.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bruno Lauzi, Tanto domani mi sveglio, Autobiografia in controcanto Gammarò editori pag. 122
  2. ^ L'esperienza televisiva americana si basa da sempre sull'affiliazione di un numero di emittenti sufficienti a coprire un intero stato della federazione.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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