Sacrario di Cristo Re

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Sacrario di Cristo Re
Church Messina Tempio Votivo di Cristo Re.jpg
StatoItalia Italia
RegioneSicilia Sicilia
LocalitàMessina-Stemma.png Messina
Religionecattolica
Arcidiocesi Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela
ArchitettoGiovanni Battista Milani
Stile architettonicobarocco
Inizio costruzione1937
Sito webSicilie.it

Coordinate: 38°11′46.57″N 15°33′06.08″E / 38.19627°N 15.55169°E38.19627; 15.55169

Il sacrario di Cristo Re è un edificio religioso di Messina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Interno cupola.
Ottagono.
Sacello.
Paliotto.
Altare.

Epoca normanna[modifica | modifica wikitesto]

Alla riconquista normanna l'edificio era poco più di una costruzione fortificata. Al tempo del Gran Conte Ruggero è documentato come opera maestosa e regale, che si prodigò a restaurarlo ed ingrandirlo ulteriormente erigendo le torri riquadrate e quella ottagonale provvista di scala a chiocciola, campana e pennone ove issare lo stendardo degli Altavilla.[1]

Fra gli ospiti della struttura Riccardo I Cuor di Leone, fratello di Giovanna Plantageneto e cognato del re di Sicilia Guglielmo II d'Altavilla. Quest'ultimi contrassero matrimonio il 10 febbraio 1177, Giovanna fu incoronata regina di Sicilia, nella Cattedrale di Palermo il 13 febbraio 1177[2].

La Rocca fu pertanto dimora durante i frequenti passaggi di Riccardo, specie durante la terza crociata, evento che determinò il soggiorno in città prima di continuare il suo viaggio verso la Terra Santa nell'arco temporale compreso fra settembre 1190 e aprile 1191.

Verosimilmente in attesa di proseguire verso il Santo Sepolcro, il re avrebbe edificato o comunque rinforzato la fortezza per tenere a freno i "Greci" messinesi che non vedevano di buon occhio la sua presenza in città per le ben note attività repressive, specie nei confronti degli ebrei e ancor più verso i seguaci dell'islam. Al re è attribuito un aberrante massacro di cittadini messinesi nell'assoluta indifferenza di Filippo Augusto di Francia, anch'egli presente in città, e di Tancredi d'Altavilla, re di Sicilia, che si accontentò di diplomatiche scuse.

Nel particolare contesto storico la sorella Giovanna, rimasta vedova da circa un anno del re di Sicilia Guglielmo II il Buono, era rinchiusa nel castello della Zisa, senza che le fosse restituita la dote.[3] Riccardo chiese al nuovo re, Tancredi, la liberazione della sorella e la restituzione di tutta la dote. Tancredi liberò Giovanna e restituì solo una parte della dote, per cui Riccardo, adirato, occupò Messina e fece costruire una torre di legno che fu detta Mata Grifone (Ammazza greci).[1] Tancredi si presentò con le sue truppe, ma preferì l'accordo: consegnò a Giovanna altre 20.000 once d'oro e, in cambio dell'alleanza di Riccardo,[4] lo indennizzò con altrettante 20.000 once d'oro.

Epoca sveva[modifica | modifica wikitesto]

In epoca sveva la struttura è documentata come una poderosa fortezza. Allo scoppio della guerra del Vespro gli Angioini di stanza a Messina si rifugiarono all'interno delle sue mura, ottenendo in seguito il permesso di lasciare illesi la città. Nel 1284 fu tenuto prigioniero nella torre Carlo I d'Angiò detto "lo Zoppo" prima di essere trasferito in Spagna. Lo stesso anno ospitò la regina Costanza di Hohenstaufen.[1]

Epoca aragonese[modifica | modifica wikitesto]

Grossi lavori di ampliamento del castello, divenuto intanto residenza regale, furono eseguiti nella prima metà del XV secolo mentre regnava Ferdinando d'Aragona, detto il Cattolico, ultimo rappresentante dei Trastàmara.[5] Altre torri furono erette in questo frangente come attesta l'iscrizione di una delle torri superstiti.

Epoca spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Il sacrario e la grande campana bronzea

Il tempio fu edificato sui resti del castello di Matagrifone del quale è pervenuta, inglobata alla base, una delle torri. Progettato da Giovanni Battista Milani nel 1937, troneggia sulla città con la sua grande cupola e le sue forme richiamano l'architettura del messinese Filippo Juvara, in particolare la basilica di Superga sul colle omonimo a Torino.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio in stile barocco si presenta a forma ottagonale irregolare con una grande cupola segnata da otto costoloni alla base dei quali vi sono otto statue di bronzo, opere di Teofilo Raggio, raffiguranti le tre virtù teologali: Fede, Speranza e Carità; le quattro virtù cardinali: Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza, per ultima la virtù allegoria della Religione che le comprende tutte. Sulla cupola vi è collocata una lanterna alta sei metri ed una palla del diametro di un metro sulla quale sopra si erge la croce.

Nella scalinata d'ingresso è collocata la statua di Cristo Re, opera eseguita da Tore Edmondo Calabrò. Sul portale le allegorie dell'Europa e di Messina.

Il sacrario custodisce i resti di 1288 caduti del secondo conflitto mondiale, 161 gli ignoti, gran parte dei quali rimasti uccisi durante la difesa della Sicilia, e di 110 caduti del primo conflitto mondiale.

  • Il tempio superiore presenta un altare barocco, una cappella dedicata alla Vergine e un balcone ottagonale con vista sul tempio inferiore.
  • Il tempio inferiore è caratterizzato da colonne doriche con capitelli corinzi disposte ad ottagono, all'interno del quale, in posizione centrale e visibile dal livello superiore, è collocato un sarcofago marmoreo sul quale è distesa una figura di soldato opera di Antonio Bonfiglio. È inoltre presente una lapide in ricordo dei marinai caduti nella battaglia navale di Punta Stilo del 9 luglio 1940, nelle pareti migliaia di loculi ospitano i resti dei caduti delle due guerre mondiali.

Sulla torre ottagonale è collocata una campana di 2,80 metri del peso di 130 quintali ricavata dalla fusione del bronzo dei cannoni nemici sottratti durante la guerra del 1915 - 18. Terza campana d'Italia per grandezza, strumento fatto rintoccare ogni sera al tramonto in ricordo dei Caduti di tutte le guerre.[6]. Dal belvedere antistante intitolato a Giovanni Angelo Montorsoli si gode il panorama dello Stretto e della città.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Caio Domenico Gallo, pp. 269
  2. ^ (EN) #ES Foundation for Medieval Genealogy : Re di Sicilia - JOAN of England
  3. ^ Giovanna e Guglielmo II il Buono non avevano avuto figli per cui la dote doveva essere restituita alla vedova.
  4. ^ L'alleanza era contro l'imperatore Enrico VI di Svevia, marito di Costanza d'Altavilla, zia ed erede di Guglielmo II il Buono. Inoltre era previsto il matrimonio tra una delle figlie di Tancredi di Sicilia e il nipote di Riccardo, Arturo I di Bretagna, in quell'occasione nominato suo erede.
  5. ^ Caio Domenico Gallo, pp. 270
  6. ^ Tempio di Cristo Re - Sacrario Militare di Messina

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]