Ryszard Kapuściński

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Il giornalista nel maggio del 1997

Ryszard Kapuściński (ascolta[?·info]) (Pinsk, 4 marzo 1932Varsavia, 23 gennaio 2007) è stato un giornalista, scrittore e saggista polacco.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Pinsk (allora parte della Polonia, oggi in Bielorussia), dopo gli studi a Varsavia lavorò fino al 1981 come corrispondente estero dell'agenzia di stampa polacca Pap. Inviò corrispondenze, tra l'altro, da vari paesi dell'Africa, dall'Iran, dall'URSS, che furono tradotte in tante lingue e pubblicate nelle maggiori testate di tutto il mondo. Il suo collega scrittore-giornalista Tiziano Terzani, lo scrittore colombiano Gabriel García Márquez ed il cileno Luis Sepúlveda lo hanno definito un « Maestro ».[1][2][3]

Fu testimone di ben 27 colpi di stato e rivoluzioni, stette i prigione 40 volte ed scampò a quattro sentenze di morte.[4] Durante il giorno raccoglieva le informazioni per i dispacci accurati che mandava alla Pap. Di notte, stendeva lunghi saggi con riferimenti storici, culturali ed anche fantastici che andavano ben oltre i particolari degli eventi del giorno. Conobbe Patrice Lumumba in Congo, Ben Bella in Algeria, Che Guevara in Cuba, Idi Amin Dada in Uganda… Era in Zanzibar durante le sommosse del 1964, coprì la guerra tra Honduras e El Salvador nel 1970 ed era in Sud Angola nel 1975, quando il paese diventato indipendente dal Portogallo entrò in guerra civile e fu invaso dal Sudafrica.[1]

Ha pubblicato la sua opinione sul mestiere di giornalista nel 2000, nel libro scritto in lingua italiana: Il cinico non è adatto a questo mestiere: conversazioni sul buon giornalismo, edizioni E/O, Roma. Nel 2003 è tornato sul tema nel suo libro Autoportret reportera (Autoritratto di un reporter) pubblicato dalla Znak di Cracovia. Nel 2003 ha vinto il Premio Principe delle Asturie per la categoria Comunicazione ed umanità.

In un'intervista del 2006 con l’agenzia stampa britannica Reuters, Kapuściński disse che che scriveva non per dei lettori polacchi e nemmeno europei ma « per quelli di dovunque che però si sentivano abbastanza giovani per rimanere curiosi del mondo ».[5] Oltre la madrelingua polacca, parlava correntemente russo, inglese, spagnolo, francese e portoghese. Era « visiting professor » delle università di Bangalore, Bonn, Cape Town, Caracas, Columbia University, Harvard University, Irkutsk, London, Madrid, Mexico, San Sebastian, Temple University e Vancouver.

Sempre nel 2006 ha ricevuto una laurea honoris causa in traduzione e mediazione culturale presso l'Università di Udine e, nell'ottobre dello stesso anno, ha trascorso tre giornate in Italia, ospite del Centro per la Pace del Comune di Bolzano; è stata la sua ultima uscita pubblica. È morto il 23 gennaio 2007 a Varsavia.

Bibliografia originale[modifica | modifica wikitesto]

  • Giungla polacca (Busz po polsku, 1962) (Feltrinelli, 2009)
  • Stelle Nere (Czarne gwiazdy, 1963) (Feltrinelli, 2016)
  • (Kirgiz schodzi z konia, 1968)
  • Se tutta l'Africa (Gdyby cała Afryka, 1969) (Feltrinelli 2012)
  • (Che Guevara. Dziennik z Boliwii, 1969)
  • Perché è morto Karl von Spreti. Guatemala, 1970 (Dlaczego zginął Karl von Spreti?, 1970) (Il Margine, 2010)
  • Cristo con il fucile in spalla (Chrystus z karabinem na ramieniu, 1975) (Feltrinelli, 2011)
  • Ancora un giorno (Jeszcze dzień życia, 1976) (Feltrinelli, 2008)
  • La prima guerra del football e altre guerre di poveri (Wojna futbolowa, 1978) (Serra e Riva, 1990 - Feltrinelli, 2002)
  • Il Negus: splendori e miserie di un autocrate (Cesarz, 1978) (Feltrinelli, 1983)
  • Shah-in-shah (Szachinszach, 1982) (Feltrinelli, 2001)
  • Taccuino d'appunti (Notes, 1986) (Forum, 2004)
  • (Wrzenie świata, 1988)
  • Lapidarium: in viaggio tra i frammenti della storia (Lapidarium, 1990) (Feltrinelli, 1997)
  • Imperium (Imperium, 1993) (Feltrinelli, 1994)
  • (Lapidarium II, 1995)
  • (Lapidarium III, 1997)
  • Ebano (Heban, 1998) (Feltrinelli, 2000)
  • (Lapidarium IV, 2000)
  • Dall'Africa: immagini e poesia di un reportage (Z Afryki, 2000) (Bruno Mondadori, 2002)
  • (Lapidarium V, 2001)
  • Autoritratto di un reporter (Autoportret reportera, 2003) (Feltrinelli, 2006)
  • In viaggio con Erodoto (Podróże z Herodotem, 2004) (Feltrinelli, 2005)
  • (Prawa natury, 2006)
  • L'altro (Ten Inny, 2006) (Feltrinelli, 2007)
  • L'Africa non esiste (Feltrinelli, 2006)
  • (Lapidarium VI, 2007)
  • Nel turbine della storia: riflessioni sul XXI secolo (Rwący nurt historii. Zapiski o XX i XXI wieku, 2007) (Feltrinelli, 2009)
  • (Dałem głos ubogim, 2008)

Altre opere stampate in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze polacche[modifica | modifica wikitesto]

Croce di Cavaliere dell'Ordine della Polonia restituta - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Cavaliere dell'Ordine della Polonia restituta
— 1974
Medaglia d'Oro Gloria Artis - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Oro Gloria Artis
Croce d'oro al merito - nastrino per uniforme ordinaria Croce d'oro al merito
Cavaliere dell'Ordine dell'Ecce Homo - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Ecce Homo

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Premio Principe delle Asturie per la comunicazione e l'umanistica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Premio Principe delle Asturie per la comunicazione e l'umanistica (Spagna)
— 2003
immagine del nastrino non ancora presente Laurea "Honoris Causa", Università degli Studi di Udine (Italia)
«Per la traduzione e la mediazione culturale»
— 2006

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Michael T. Kaufman, « Ryszard Kapuscinski, Polish Writer of Shimmering Allegories and News, Dies at 74 », New York Times, 24 gennaio 2004 in linea
  2. ^ Dudko Bożena, « Terzani pisał do niego Maestro », in Gazeta Wyborcza, 15 maggio 2009, in linea
  3. ^ Ramón Lobo, «El sentido de la vida es cruzar fronteras », in El País, 23 aprile 2006 in linea
  4. ^ Donald Morrison, « Fellow Travelers », in Time, 7 giugno 2007 in linea
  5. ^ « Polish chronicler of Third World Kapuscinski », in Reuters UK, 23 gennaio 2007 in linea

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN108294385 · ISNI (EN0000 0001 2146 9121 · SBN IT\ICCU\CFIV\006049 · LCCN (ENn82039639 · GND (DE119199912 · BNF (FRcb12007717s (data) · BNE (ESXX1723136 (data) · NDL (ENJA00445163 · WorldCat Identities (ENlccn-n82039639
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