Repulsione

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Repulsione
Repulsion-Deneuve.png
Catherine Deneuve in una scena del film
Titolo originaleRepulsion
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneRegno Unito
Anno1965
Durata104 min
Dati tecniciB/N
Genereorrore, thriller
RegiaRoman Polański
SoggettoRoman Polański, Gérard Brach
SceneggiaturaRoman Polański, Gérard Brach
ProduttoreGene Gutowski
FotografiaGilbert Taylor
MontaggioAlastair McIntyre
MusicheChico Hamilton
ScenografiaSeamus Flannery
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Repulsione è un film del 1965 diretto da Roman Polański, con Catherine Deneuve.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Carol Ledoux è un'attraente e timida belga che vive a Londra con la sorella Helen, lavorando da un'estetista. Carol è dissociata dalle altre persone, soprattutto gli uomini, a causa della sua androfobia; un giovane di nome Colin, interessato a lei, cerca ripetutamente di corteggiarla senza successo. Carol è turbata dalla relazione di Helen con Michael, un uomo sposato, tanto da non sopportare la vista dei suoi oggetti personali lasciati in giro per l'appartamento, e di notte fatica a dormire a causa dei rapporti emessi dagli amoreggiamenti della coppia.

Carol comincia a soffrire di tic e a cadere ripetutamente in stato di trance. In un'occasione si mette a fissare una crepa nel marciapiede mentre torna a casa e Colin l'accompagna, provando a baciarla; la donna fugge dalle sue avances e corre in casa a lavarsi i denti. La notte, Helen rimprovera la sorella per aver buttato via lo spazzolino e il rasoio di Michael. Il comportamento sempre più alienato di Carol porta la sua datrice di lavoro a concederle dei giorni di riposo.

La donna viene lasciata da sola quando Helen e Michael partono per una vacanza in Italia e diventa vittima di comportamenti sempre più disturbati: dimentica un coniglio fuori dal frigorifero, portandolo a marcire, si sente male nel ritrovare abiti di Michael per l'appartamento, ha delle allucinazioni visive e uditive. Perdendo il contatto con la realtà, Carol si addormenta e al risveglio scopre di aver perso tre giorni di lavoro. Una mattina allaga il bagno dopo aver dimenticato i rubinetti aperti e vede il muro spaccarsi; successivamente, allucina un uomo che irrompe nella sua stanza e la violenta.

Carol torna al lavoro e si accorge di avere nella borsa la testa del coniglio crudo. Durante una manicure ferisce il dito della sua cliente e viene mandata a casa in anticipo. Colin irrompe nel suo appartamento in quanto preoccupato per lei e le dichiara il suo amore, venendo subito dopo ucciso dalla donna che lo percuote con un candelabro. Carol ripulisce il sangue e mette il cadavere nella vasca da bagno pieno d'acqua, successivamente ha nuovamente un'allucinazione in cui viene stuprata. Il giorno dopo si sveglia nuda sul pavimento e, dopo una chiamata furibonda della moglie di Michael, strappa i fili del telefono.

Il padrone di casa passa a riscuotere l'affitto di Carol ed Helen e resta scioccato nel vedere lo stato malmesso della casa e di Carol. Comincia ad approcciarla accorgendosi del suo stato confusionale, fino a cercare di violentarla, ma lei lo respinge e lo pugnala a morte con il rasoio di Michael, cadendo sempre di più nel delirio.

Quando tornano a casa, Helen e Michael scoprono i cadaveri e la casa messa a soqquadro. Helen trova Carol sotto il letto, nuda e in stato catatonico, e Michael e i suoi vicini si adoperano per portarla fuori dall'appartamento. Nel finale viene mostrata una fotografia di famiglia che mostra Carol da giovane guardare con aria assente un suo familiare più anziano.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Primo lungometraggio in lingua inglese del regista, è la sua opera più spaventosa e angosciante, non solo per l'evocazione della sessuofobia ma anche per l'accorto e stimolante uso dei suoni. Si tratta anche di uno dei suoi film in bianco e nero più espressionisti: l'uso del grandangolo, della profondità di campo e di altre tecniche crea un flusso emotivo in cui la realtà quotidiana trasfigura in sogno e immaginazione. Così l'appartamento in cui si svolge la maggior parte dell'azione diviene gradualmente simbolo di una coscienza tormentata.[1]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Presentato in concorso al Festival di Berlino, ha vinto il gran premio della giuria e il Premio FIPRESCI.

Collegamenti con altre pellicole[modifica | modifica wikitesto]

Quando appaiono ormai evidenti allo spettatore i segni di squilibrio mentale della donna, in un dialogo tra Carole e una sua collega si fa riferimento al film La febbre dell'oro: la collega, infatti, le consiglia di andare a vedere questo film (senza citare il titolo), dicendole che si era divertita molto a vedere Charlot, che era tanto affamato da mangiarsi una scarpa o che veniva scambiato per una gallina da un omone.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Steven Jay Schneider, 1001 film da non perdere, Monteveglio (Bologna), Atlante, 2006, p. 45o, ISBN 88-7455-019-7.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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