Religioni in Afghanistan

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La religione maggioritaria in Afghanistan è l'Islam, praticato da oltre il 99% dei suoi cittadini; la rappresentanza dei sunniti viene a costituire tra l'80- e 89% della popolazione totale, mentre per il restante 7-15% si tratta di sciiti; l'1% rimanente pratica altre o nessuna religione[1][2][3].

Oltre ai musulmani vi sono minoranze di cristiani, buddhisti, parsi, Sikh e indù[4][5].

Con un tasso di crescita della popolazione di 3,85 figli per donna l'Afghanistan è uno dei paesi con più alta crescita di popolazione musulmana al mondo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il paese non è sempre stato religiosamente omogeneo, in quanto sia antiche greci con la loro mitologia che ebrei, sia seguaci di Zoroastro provenienti dalla Persia che buddhisti giunti dall'India han tutti lasciato una loro impronta riconoscibile nella sua storia. Dopo la breve occupazione di Alessandro Magno col suo esercito greco-macedone nel IV sec a.C. la zona è stata controllata fino al 305 a.C. dall'impero seleucide, quando gran parte del suo territorio cadde nelle mani dell'impero Maurya fondato dall'imperatore indiano Ashoka (successivamente convertitosi alla dottrina buddhista.

La dinastia Maurya ha portato la conoscenza delle religioni di quello che sarà definito come subcontinente indiano fino alle terre afghane dell'Asia centrale; tutta la regione meridionale dell'attuale Afghanistan rimase quindi di sicura fede buddhista fino al 185 a.C. quando cadde l'impero. In seguito fu vigente una varia commistione di credenze popolari con le suddette religioni importate.

Nel VII secolo gli arabi musulmani omayyadi fecero la loro prima irruzione in terra afghana dopo aver gravemente sconfitto i Sassanidi durante la battaglia di Nihavand (nell'anno 642); a seguito del deciso tracollo conseguente alla battaglia perduta l'ultimo imperatore della dinastia sassanide Yazdgard III fuggì verso est con il rimanente delle sue truppe che riuscirono a porsi in salvo. Per inseguire il fuggitivo braccato gli arabi scelsero di entrare in Afghanistan dal nordest dell'attuale Iran[6] giungendo presto alle porte di Herat, laddove s'installarono con una gran parte del loro esercito prima di avanzare verso il resto del paese: gli arabi conquistatori s'impegnarono immediatamente ed attivamente esercitando notevoli sforzi nell'intento di convertire alla nuova fede del profeta Maometto la gente del posto.

Una gran parte degli abitanti autoctoni delle regioni più a nord del paese accettarono presto la fede musulmana grazie all'opera missionaria degli omayyadi, in particolare sotto il regno del califfo Omar II ibn 'Abd al-'Aziz (717-20) e del suo successore Hisham ibn 'Abd al-Malik (723-43)[7].

Fino al 1890 la regione della provincia di Nurestan era anche conosciuta anche come il paese di Kafiristan (ossia la "terra dei kafir" o infedeli) a causa dei suoi abitanti: la popolazione dei Nuristani difatti è sempre stato un popolo etnicamente distinto rispetto al resto della popolazione, praticante varie forme di animismo, politeismo e sciamanesimo[8].

Storia post-1979[modifica | modifica wikitesto]

A seguito dell'invasione dell'Afghanistan da parte dell'URSS nel 1979 (vedi Guerra in Afghanistan (1979-1989)) a sostegno di un governo di matrice comunista di innescato un forte intervento da parte della religione nel conflitto politico, con i seguaci musulmani uniti all'opposizione anti-sovietica multi-etnica. Una volta che il regime didattoriale filo-sovietico di stampo marxista salì al potere il Partito Democratico Popolare dell'Afghanistan (PDPA), fondato nel 1965, si mosse in maniera decisa verso la oppressione di ogni forma religiosa
Il partito comunista impose l'ateismo imprigionando, torturando ed infine anche uccidendo molti membri dell'establishment religioso[9][10]. Dopo la riconciliazione nazionale a seguito dei colloqui avviati a partire dal 1987, soprattutto per volontà dell'allora Segretario generale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica Michail Gorbačëv (il quale con la sua operazione di perestroika e glasnost fu propugnatore di vasti processi di riforma) l'Islam tornò ancora una volta ad esser considerata la religione di Stato ed il paese tolse la parola "democratico-popolare" (vedi Repubblica democratica dell'Afghanistan) dalla sua denominazione ufficiale.

Dal 1987 al 1992 il nome ufficiale della nazione tornò provvisoriamente ad esser quello di "Repubblica dell'Afghanistan", già assunto in precedenza dal 1973-78[11]. Da questo momento in poi la nazione intraprese comunque un poco alla volta sempre più la via che conduce alla Repubblica Islamica.
Per la popolazione degli afghani a tutt'oggi l'Islam viene a rappresentare un fortissimo sistema simbolico potenzialmente unificante, che compensa le divisioni che spesso fuoriescono alla superficie a causa dell'esistenza d'un profondo orgoglio identitario e fedeltà tribale, oltre ad un altrettanto profondo senso dell'onore personale e familiare derivante dal ritrovarsi in società multi-tribali e multi-etniche come è l'Afghanistan: le moschee non funzionano solamente come luoghi di culto, ma anche per una moltitudine di altre funzioni tra cui riparo per gli ospiti e luoghi d'incontro e socializzazione, di confronto e dialogo, istruzione scolastica ed attenzione al rispetto delle varie festività. Quasi ogni afghano almeno una volta durante la propria gioventù ha passato un certo periodo di tempo a studiare in una madrasa

Gruppi religiosi minoritari[modifica | modifica wikitesto]

Islam sciita[modifica | modifica wikitesto]

I musulmani sciiti costituiscono una percentuale che varia tra il 7 e il 15% dell'intera popolazione[1][2][3], in prevalenza appartenenti all'etnia Hazara, ma anche con alcuni minimi gruppi praticanti l'originario ismailismo[12][13]. Infine i tagiki Qizilbash residenti in Afghanistan sono tradizionalmente sciiti.

Zoroastriani[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la World Christian Encyclopedia, che ha fornito le statistiche per i paesi del mondo, vi sono ancora alcuni zoroastriani rimasti in Afghanistan; anche se le cifre variano sembrano esserci stati nel 1970 fino a 300 mila afghani considerati seguaci della fede di Zoroastro[14].

Sikh e indù[modifica | modifica wikitesto]

Vi sono all'incirca 4 mila afghani che seguono e praticano il sikhismo e l'induismo, concentrati soprattutto nelle tre maggior città di Kabul, Jalalabad e Kandahar[4][5]. Il senatore " Awtar Singh" è l'unico parlamentare presente oggi di fede Sikh[15].

Fede Baha'i[modifica | modifica wikitesto]

Il bahaismo è stato introdotto ed accettato ufficialmente in Afghanistan a partire dal 1919, anche se fedeli Baha'i vivevano in alcune zone delimitate del paese fin dagli anni '80 del secolo precedente: attualmente, secondo una recente stima si trovano all'interno dei confini nazionali 400 credenti[16].

Cristianesimo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cristianesimo in Afghanistan.

Alcune voci non confermate affermano vi possano essere in territorio afghano dai 500 agli 8 mila cristiani autoctoni, costretti a praticare la propria fede in segreto[17].

Ebraismo[modifica | modifica wikitesto]

Vi era una piccola comunità ebraica presente in Afghanistan che ha lasciato il paese nelle immediate vicinanze dell'invasione sovietica del 1979; a tutt'oggi l'unico fedele dell'ebraismo rimasto nel paese è "Zablon Simintov", un commerciante turkmeno[18] di tappeti e ristoratore. Egli si ritrova ad esser anche l'ultimo custode dell'antica sinagoga della capitale[19][20][21][22]. Si pensa vi siano tra i 500 e i 1000 ebrei in Afghanistan; ma costretti o a vivere segretamente la propria fede o a convertirsi alla religione musulmana subito dopo che i talebani hanno preso il controllo del paese con la forza: si trovano comunità ebraiche afghane in Israele, Stati Uniti, Canada e Regno unito.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Chapter 1: Religious Affiliation, in Pew Research Center, 9 ogosto 2012. URL consultato il 27 giugno 2017.
  2. ^ a b Tracy Miller (a cura di), Mapping the Global Muslim Population: A Report on the Size and Distribution of the World's Muslim Population (PDF), Pew Research Center, ottobre 2009. URL consultato il 3 settembre 2010 (archiviato dall'url originale il 10 ottobre 2009).
  3. ^ a b Afghanistan, in Central Intelligence Agency (CIA), The World Factbook. URL consultato il 27 giugno 2017.
    «Muslim 99.7% (Sunni 84.7 - 89.7%, Shia 10 - 15%), other 0.3% (2009 est.)».
  4. ^ a b Sanjoy Majumder, Sikhs struggle in Afghanistan, BBC News, 15 settembre 2003. URL consultato il 3 settembre 2010.
  5. ^ a b Lavina Melwani, Hindus Abandon Afghanistan, New York, hinduismtoday.com, aprile 1994. URL consultato il 3 settembre 2010.
    «January Violence Is the Last Straw-After 10 Years of War, Virtually All 50,000 Hindus have Fled, Forsaking».
  6. ^ Arabic As a Minority Language By Jonathan Owens, pg. 181
  7. ^ The preaching of Islam: a history of the propagation of the Muslim faith, By Thomas Walker Arnold, pg. 183
  8. ^ Max Klimberg, NURISTAN, in Encyclopædia Iranica, Online Edition, United States, Columbia University, 1 ottobre 2004.
  9. ^ History of Afghanistan, History of Nations, 2004. URL consultato il 9 dicembre 2010.
  10. ^ COMMUNISM, REBELLION, AND SOVIET INTERVENTION, United Srares, Library of Congress Country Studies, 1997. URL consultato il 9 dicembre 2010.
  11. ^ Willem Vogelsang, The Afghans. URL consultato il 22 marzo 2009.
  12. ^ 1911 Encyclopædia Britannica - Hazara (Race)
  13. ^ Ehsan Yarshater (a cura di), HAZĀRA, in Encyclopædia Iranica, Online Edition, United States, Columbia University. URL consultato il 23 dicembre 2007.
  14. ^ countries Archiviato l'8 giugno 2011 in Internet Archive.
  15. ^ http://www.sikhnet.com/news/afghanistan-dwindling-sikh-community-struggles-endure-kabul
  16. ^ U.S. State Department, Afghanistan - International Religious Freedom Report 2007, The Office of Electronic Information, Bureau of Public Affair. URL consultato il 4 luglio 2009.
  17. ^ USSD Bureau of Democracy, Human Rights, and Labor, International Religious Freedom Report 2009, su state.gov, 2009. URL consultato il 6 marzo 2010.
  18. ^ Washingtonpost.com - Afghan Jew Becomes Country's One and Only - N.C. Aizenman
  19. ^ N.C. Aizenman, Afghan Jew Becomes Country's One and Only, in Washington Post, 27 gennaio 2005, p. A10.
  20. ^ (EN) Catherine Philp, Now I’m the only Jew in the city, The Times, 29 gennaio 2005. URL consultato il 7 agosto 2015 (archiviato dall'url originale l'11 marzo 2007).
  21. ^ 'Only one Jew' now in Afghanistan, in BBC News, 25 gennaio 2005.
  22. ^ Martin Fletcher, The last Jew in Afghanistan, in NBC News, 14 giugno 2008 (archiviato dall'url originale il 16 giugno 2008).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]