Reddito di base

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Il 4 ottobre del 2013, gli attivisti svizzeri di "Generation Grundeinkommen" scaricarono 8 milioni di monete in una piazza di Berna (Svizzera), per festeggiare l'esito della raccolta di oltre 125.000 firme che costrinsero il governo ad indire un referendum per decidere sull'inserimento del concetto di "reddito di base" nella costituzione federale.

Il reddito di base[1][2] o reddito di cittadinanza o reddito di sussistenza[1] o reddito minimo universale[3] è una erogazione monetaria, a intervallo di tempo regolare, distribuita a tutti coloro dotati di cittadinanza e di residenza in grado di consentire una vita minima dignitosa, cumulabile con altri redditi (da lavoro, da impresa, da rendita), indipendentemente dall'attività lavorativa effettuata, dalla nazionalità, dal sesso, dal credo religioso e dalla posizione sociale ed erogato durante tutta la vita del soggetto[4][5].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La prima proposta di una policy monetaria universale ed incondizionata molto simile a quella del reddito di base da alcune fonte viene indicata nel libello del 1795 La Giustizia Agraria di Thomas Paine. In esso l'autore proponeva al fine di risolvere il problema della povertà dilagante in Francia la creazione di una tassa di accesso alla proprietà fondiaria con la quale costituire un fondo poi equamente ripartito tra tutti i cittadini nel seguente modo: una somma abbastanza consistente al compimento della maggiore età seguita da un pagamento annuo dai 50 anni in su[6].

Joseph Charlier propose, partendo da posizioni foureriane, un sistema di protezione sociale del tutto simile alla proposta contemporanea di Basic Income[7].

Anche nel mondo liberale e libertariano ci sono state proposte di reddito di base, in quanto rientra in uno stato minimo la tutela dell'ordine sociale, che verrebbe messo in crisi dalla presenza di ampie fasce di popolazione al di sotto della soglia di sussistenza. Tale è la posizione di Friedrich von Hayek.[8]

Più recentemente Milton Friedman e Lady Rhys-Williams hanno proposto un sistema basato su una imposta negativa. In un tale sistema viene definito un livello minimo di reddito a cui tutti hanno diritto; mentre la tassazione positiva - cioè quella tradizionale - avrebbe insistito solo sui redditi superiori a questa soglia, quanti si trovavano al di sotto avrebbero beneficiato di una tassazione negativa, avrebbero cioè ricevuto dallo Stato un beneficio pari alla quota necessaria al raggiungimento della soglia stabilita[9].

Una seconda proposta avanzata da James Meade è il dividendo sociale, il quale ipotizzò che, in una società dal lavoro sempre più scarso, parte dei proventi del reddito personale non sarebbero più potuti essere coperti dal reddito da lavoro, proponendo pertanto un nuovo modello socioeconomico che includeva tra i suoi istituti anche un dividendo sociale, e cioè un beneficio pubblico indipendente dal contributo lavorativo personale ed uguale per tutti i cittadini[10].

Nel 1985 La Revue Nouvelle pubblica un numero monografico sul tema del reddito di base che si apre con un saggio, firmato con lo pseudonimo Collectif Charles Fourier, dal titolo Une reflexione sur l'allocation universelle[11]. Con quel saggio il Collectif, composto da una decina di persone tra economisti, sociologi e filosofi belgi, proponeva l'alleggerimento della legislazione sul lavoro, l'eliminazione del limite di età pensionabile e la sostituzione di ogni altra forma di welfare con un sostanzioso reddito di base, un reddito che fosse da solo sufficiente a coprire tutte le esigenze standard di una persona single[12]. La pubblicazione produsse un dibattito che superò i confini del Belgio e portò, sul finire degli anni ottanta, all'organizzazione di due convegni internazionali, uno presso l'Université Catholique de Louvain in Belgio l'altro a Firenze. Da questi due primi incontri nacque una rete di coordinamento che prese il nome BIEN[13] e che da allora realizza un convegno internazionale sul tema ogni due anni. Con iniziativa indipendente dal BIEN, dal 2006 viene pubblicata Basic Income Studies (BIS), rivista scientifica internazionale peer reviewed in inglese integralmente dedicata all'idea, al dibattito e ai modelli applicativi del reddito di base.

Definizione[modifica | modifica wikitesto]

Una definizione di reddito di base è data da Philippe Van Parijs e Yannick Vanderborght, per i quali il reddito di base è:

«un reddito
versato da una comunità politica
a tutti i suoi membri
su base individuale
senza controllo delle risorse
né esigenza di contropartite»[14]

I sei punti della definizione richiamata aiutano a chiarire gli elementi essenziali del concetto sotteso[15]:

  1. Si tratta di un versamento in denaro a scadenza regolare. Dunque, né una somma versata una tantum, né un contributo per specifici servizi.
  2. Esso è erogato da una comunità politica, che lo finanzia attraverso la tassazione generale.
  3. Unico requisito richiesto per essere titolati a ricevere un reddito di base è la membership politica, di default la cittadinanza; in alcune proposte gli individui stabilmente residenti da un periodo di tempo medio-lungo sono inseriti tra i beneficiari. Ancora le diverse proposte distinguono tra un reddito versato a partire dalla maggiore età da uno a cui si è titolati dalla nascita. Quando proposto come sostituto delle pensioni di anzianità, è inoltre generalmente previsto un assegno più sostanzioso in corrispondenza con il raggiungimento dell'età pensionistica.
  4. A differenza di molte delle politiche sociali attuali, determinate dal nucleo familiare, il reddito di base è un intervento di tipo individuale, che non subisce variazioni in riferimento al proprio status familiare.
  5. Il reddito di base è versato a tutti (cioè ai soggetti individuati nel punto 3) indipendentemente dalla propria condizione economica. Si tratta dunque di una misura means test free. Questa caratteristica renderebbe i costi di gestione di un reddito di base minimi se non inesistenti. Versato a tutti, esso sarebbe anche l'unico reddito a non essere tassabile, mentre ogni altra risorsa economica verrebbe tassata rendendo così possibile il recupero dello stesso reddito dai soggetti più agiati.
  6. L'unica condizione personale richiesta per essere titolati a ricevere il reddito di base è la cittadinanza (o la residenza). La mancata accettazione di un lavoro, quando offerto, non è da considerarsi quindi ragione sufficiente per decadere dal beneficio. Inoltre, trattandosi di un intervento monetario incondizionato, non esistono vincoli nell'utilizzo delle risorse economiche concesse.

Caratteristiche e obiettivi[modifica | modifica wikitesto]

Il reddito di base è stato proposto da soggetti con prospettive teoriche diverse, alle quali spesso corrispondono obiettivi diversi. Tra gli obiettivi più comuni ci sono senz'altro[2]:

  • affrontare le situazioni di povertà garantendo un livello di reddito minimo
  • non minare gli incentivi al lavoro e questo in ragione della sua non detraibilità da altri redditi e sua cumulabilità
  • fornire una integrazione universale ai guadagni
  • valorizzare lo status di cittadinanza

Le motivazioni generalmente addotte in favore del reddito di base sono raggruppabili in due grandi famiglie, quella delle ragioni normative e quella delle ragioni consequenzialiste [16]. Le prime sottolineano come il reddito di base sia parte delle riforme socio-economiche necessarie alla realizzazione di una società che distribuisca in modo giusto le risorse economiche [17]. Per ragioni consequenzialiste si intendono le ragioni avanzate con riferimento alla supposta maggiore efficienza ed efficacia di questa policy rispetto ai sistemi di welfare condizionato oggi esistenti[18]. Su entrambi i fronti, quello dell'efficienza e della giustizia, il reddito di base ha ricevuto critiche riguardo alla sua adeguatezza a raggiungere gli obiettivi prefissati[19].

Differenze con il reddito minimo garantito[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Reddito minimo garantito.

Il reddito di base viene dalle fonti distinto dal reddito minimo garantito: tale reddito minimo verrebbe devoluto solo a chi è in età lavorativa e con un ammontare che varia in funzione dell'età stessa, con la clausola che il reddito di cui si disponga sia inferiore ad una determinata soglia ritenuta di povertà[4]. La differenza quindi tra reddito minimo garantito e il reddito di base è data dal fatto che quest'ultimo s'intende come universale e illimitato nel tempo[4]. Inoltre il reddito minimo garantito non è necessariamente offerto su base individuale, ma spesso nell'individuazione dei beneficiari tiene conto dei redditi dell'intero nucleo familiare. Mentre è parte della definizione di reddito di base sia la mancanza di controllo delle risorse che di una qualunque richiesta di contropartita, gli schemi di reddito minimo garantito diffusi attualmente in Europa richiedono l'accertamento della situazione economica e l'attiva ricerca di un lavoro da parte del beneficiario[20].

Differenze con il salario minimo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Salario minimo.

Mentre il reddito di base e il reddito minimo garantito sono forme di assistenza (indipendente dall'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato), il salario minimo è costitutito dalla più bassa remunerazione o paga oraria, giornaliera o mensile che in taluni stati i datori di lavoro devono per legge corrispondere ai propri lavoratori dipendenti ovvero a impiegati ed operai. In molti stati la paga oraria/mensile minima è stabilita per legge e vale per tutti i lavoratori, mentre in altre nazioni la quantificazione dello stipendio è riservata ai contratti collettivi nazionali e può variare a seconda del settore ecconomico in cui si lavora.

Nell'Unione Europea, 22 stati su 28 hanno leggi sul salario minimo, mentre i restanti sei paesi (Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia, Italia e Svezia) demandano l'individuazione della paga-base alla contrattazione collettiva dei vari settori[21].

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Jean Yves Calvez, «Cambiamenti nel mondo del Lavoro», La Civiltà cattolica148/3, fasc.3534 (1997), pp.478-490
  2. ^ a b Reddito di cittadinanza: verso la società del non lavoro Agostino Mantegna, Andrea Tiddi, Castelvecchi, Roma 2000 ISBN 8882101754
  3. ^ P. Van Parijs, Y. Vanderborght, Il reddito minimo universale, Egea, Milano 2006
  4. ^ a b c Dieci tesi sul reddito di cittadinanza
  5. ^ G. Standing, «About time: Basic income security as a right», in G. Standing (ed.), Promoting Income Security as a Right. Europe and North America, Anthem Press, London 2005
  6. ^ T. Paine, «La giustizia agraria» (1795), in Idem, I diritto dell'uomo e altri scritti politici, Editori Riuniti, Roma 1978, 341-361
  7. ^ J. Cunliffe, G. Erreygers, «The Enigmatic Legacy of Charles Fourier: Joseph Charlier and Basic Income», History of Political Economy 2001, 33 (3), 459–484
  8. ^ Il reddito di cittadinanza nella prospettiva liberale
  9. ^ M. Friedman, Capitalismo e libertà (1962), Ed. Studio Tesi, Pordenone 1987
  10. ^ J. Meade, Agatotopia. L'economia della partnership, Feltrinelli, Milano 1990; Idem, Libertà, eguaglianza ed efficienza. Apologia pro Agatotopia mea, Feltrinelli, Milano 1995
  11. ^ Allocation universelle
  12. ^ Collectif Fourier, «L'allocation universelle», La Revue Nouvelle 1985, 81, 345-351.
  13. ^ L'acronimo aveva, alla fondazione della rete, il significato di Basic Income European Network. Durante il convegno di Barcellona del 2004, con l'affiliazione di gruppi fuori dal contesto geografico europeo, l'acronimo ha mutato il suo significato in Basic Income Earth Network
  14. ^ P. Van Parijs, Y. Vanderborght, Il reddito minimo universale, Egea, Milano 2006, 5; una definizione simile è utilizzata in C. Del Bò Un reddito per tutti. Un'introduzione al basic income, Ibis, Como-Pavia 2004, 13-18
  15. ^ Nell'enuclearei vari elementi della definizione si segue la spiegazione offertane in C. Del Bò Un reddito per tutti. Un'introduzione al basic income, Ibis, Como-Pavia 2004, 13-18
  16. ^ Un quadro completo delle ragioni favorevoli al reddito di base e delle più importanti obiezioni può essere trovato in C. Del Bò, E. Murra, Per un reddito di cittadinanza. Perché dare soldi ad Homer Simpson e ad altri fannulloni, GoWare ed., Firenze 2014, http://www.goware-apps.com/per-un-reddito-di-cittadinanza-corrado-del-bo-ed-emanuele-murra/
  17. ^ Per una panoramica delle giustificazioni normative a partire da posizioni teoriche differenti - utilitarismo, marxismo, libertarismo, prospettiva rawlsiana - si rimanda a E. Murra, «Basic income e modelli di giustizia sociale. Un confronto», Rassegna di Teologia 4(51), 2010, pp. 607-628. Per altre prospettive si veda: E. Murra «Ragioni differenti per una proposta condivisa. Reddito di base e consenso per intersezione», Working Paper LPF 3, 2014, http://www.centroeinaudi.it/images/abook_file/WP-LPF_3_2014_Murra.pdf
  18. ^ La maggiore efficienza del reddito di base rispetto ai dispositivi attualmente esistenti era l'ipotesi sostenuta dall'equipe di ricerca di F. Silva durante gli anni Novanta. Cf. F. Silva «Reddito di cittadinanza: una proposta di radicale riforma dello stato sociale», Economia & Lavoro (31) 1997, 353-367; A. Balzarotti, M. Ponti, F. Silva, «Reddito di cittadinanza. Un'utopia?», Il Mulino (365) 1996, 345-364
  19. ^ Particolarmente critico, da una prospettiva libertaria, si è dimostrato il filosofo olandese Van Donselaar: G. Van Donselaar, The Right to Exploit. Parasitism, Scarsity and Basic Income, Oxford University Press, Oxford 2009. Un dibattito che raccoglie vari contributi pro e contro la proposta, per entrambe le prospettive, è quello curato da P. Van Parijs (ed), Arguing for Basic Income. Ethical Foundations for a Radical Reform, Verso, London-New York, 1995.
  20. ^ Aa.Vv., Reddito minimo garantito. Un progetto necessario e possibile, EGA - Edizioni Gruppo Abele, Torino 2012
  21. ^ (EN) Monthly minimum wages - bi-annual data, Eurostat. URL consultato l'11 febbraio 2016.

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