Red (King Crimson)

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Red
Artista King Crimson
Tipo album Studio
Pubblicazione novembre 1974
Durata 39 min : 45 s
Dischi 1
Tracce 5
Genere Rock progressivo
Hard rock
Etichetta E.G. Records
Produttore King Crimson
Registrazione luglio-agosto 1974
King Crimson - cronologia
Album precedente
(1974)
Album successivo
(1975)

Red è il settimo album in studio del gruppo di rock progressivo dei King Crimson, pubblicato nel 1974.

Recensioni professionali
Recensione Giudizio
Discogs 4.61/5 stelle
All Music 4.5/5 stelle
Ondarock Pietra miliare

È anche l'ultimo LP a nome "King Crimson" uscito negli anni settanta (esclusi raccolte e dischi live).

Genesi dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

Le sedute di registrazione di Red iniziarono l'8 luglio 1974, una settimana dopo la conclusione di un tour americano di tre mesi, al termine del quale il gruppo aveva deliberato - a maggioranza - il "licenziamento" di David Cross: i King Crimson erano dunque ufficialmente ridotti a un trio.

Soltanto quattro giorni prima, Robert Fripp era venuto per la prima volta a contatto con gli scritti di John G. Bennett, allievo diretto di Gurdjieff: questa circostanza era destinata a ripercuotersi sia sul lavoro in studio che sul futuro stesso della band. A registrazioni appena iniziate, il chitarrista annunciò a Bill Bruford e John Wetton che la sua opinione circa il lavoro in corso non aveva più alcuna importanza,[1] lasciando così di fatto carta bianca al bassista e al batterista in merito alla produzione. Tra gli effetti di questo cambio gestionale vi fu il ritorno all'utilizzo di session-men (peraltro tutti già apparsi a vario titolo in precedenti album dei Crimson), cosa che non accadeva più dal 1971 (Islands): Wetton in particolare insistette molto per il contributo ai fiati di Ian McDonald, che con Fripp aveva fondato i King Crimson nel 1968 per poi lasciarli l'anno seguente. Il prodotto finale vede la combinazione fra il trio e gli ospiti mutare in ciascuna delle cinque tracce che lo compongono.

Il disco[modifica | modifica wikitesto]

  • Red, brano di apertura strumentale al quale originariamente il gruppo aveva pensato di contrapporre un brano intitolato Blue, mai completato,[1] è costruita attorno a un energico riff di chitarra, raddoppiato grazie alla sovraincisione ed eseguito in diverse tonalità. La sezione centrale del brano include una sovraincisione di violoncello certamente eseguita da un session-man, non accreditato in copertina, che stava lavorando nello studio accanto a quello in cui i King Crimson preparavano Red, e fu perciò reclutato al volo[1]. Del nome di questo musicista non è rimasta traccia né nella documentazione degli Olimpic Studios, né nella memoria di alcuno dei membri del gruppo. La sua identità resta perciò a tutt'oggi sconosciuta[1]. La medesima sezione conteneva in origine un passaggio che fu stralciato per essere poi riutilizzato da Fripp, 21 anni dopo, sul brano VROOOM VROOOM dall'album Thrak [1].
  • Fallen Angel, primo brano cantato dell'album, contiene l'ultima traccia di chitarra acustica registrata da Fripp con i King Crimson. Se si eccettua un brano del mini CD Happy with What You Have to Be Happy With del 2002 (in cui l'esecutore è Adrian Belew), è l'ultima volta che una chitarra non elettrica compare in un disco del gruppo. L'introduzione del brano contiene un altro intervento di violoncello ad opera del già citato turnista anonimo; gli altri due ospiti della traccia sono Robin Miller (oboe) e Mark Charig (cornetta): entrambi precedenti collaboratori del gruppo sugli album Lizard (1970) e Islands (1971).
  • One More Red Nightmare è il primo dei due brani dell'album in cui compare il sax di Ian McDonald. La coda del pezzo è tronca a causa della fine del nastro multi-traccia originale[1], inconveniente solo in parte "mascherato" da una nota di basso elettrico registrata alla rovescia.
  • Providence è un'improvvisazione registrata dal vivo al Palace Theatre di Providence, Rhode Island (U.S.A.) il 30 giugno 1974. Vi compare quindi anche David Cross, sia come musicista che come autore. La presenza di questa traccia nell'album testimonia la strategia del gruppo, più ampiamente adottata nell'album precedente, di usare i concerti come laboratorio e studio di registrazione stesso per nuove idee da includere poi nei dischi.
  • Chiude l'album Starless, lungo brano che già chiudeva i concerti dei mesi precedenti e che infatti porta anch'esso la firma di David Cross. Scartato - nella sua versione embrionale - dall'album precedente cui diede il titolo, il brano era stato eseguito in prima assoluta al Palazzo dello Sport di Udine, il 19 marzo 1974. In studio, vi partecipano anche Ian McDonald e Mel Collins.
    Starless è divisa fondamentalmente in due parti: la prima, in forma canzone, vede la parte armonica sorretta dal Mellotron, suonato da Fripp, sulla quale si alternano il cantato di Wetton - con un testo di Richard Palmer-James particolarmente malinconico ed elegiaco - ed un tema di chitarra elettrica, che nei concerti era affidato al violino di Cross; Il tutto accompagnato anche da Mel Collins al sax soprano. Il verso ricorrente nel testo: starless and bible-black cita l'incipit del dramma Under Milk Wood di Dylan Thomas. Sulla coda della sezione-canzone s'innesta una lenta linea di basso in 13/8 e dall'armonia diminuita, originariamente composta da Bill Bruford al pianoforte,[1] che apre di fatto alla seconda parte, interamente strumentale: il giro di basso segue una struttura vagamente blues (I-IV-I-V) pur mantenendo quasi sempre tempo dispari e armonia alterata; su di esso la chitarra esegue un lento ostinato di singole note unisone, eseguite alternatamente su due corde e dall'effetto piuttosto minaccioso ed ossessivo. L'insieme cresce poi molto gradualmente grazie anche all'apporto percussivo di Bruford, per poi sfociare di colpo in una sezione molto veloce ed aggressiva (sempre in 13/8) sulla quale Ian McDonald fa il suo secondo intervento solista dell'album. Nel finale, il tema iniziale di chitarra è ripreso dal sax soprano di Collins su un corposo arrangiamento di Mellotron, basso e batteria. Fripp, a distanza di anni, addita il brano Starless come un perfetto e degno punto di arrivo per quella formazione, su quel disco, nonché per il rock in generale in quegli anni. Per usare le sue parole: «una dichiarazione conclusiva»[1].

Scioglimento del gruppo[modifica | modifica wikitesto]

Immediatamente dopo la pubblicazione di Red, Fripp annunciò alla stampa che i King Crimson avevano «cessato di esistere» e poco tempo dopo si ritirò proprio presso la comunità fondata tre anni prima da Bennett, la International Academy for Continuous Education a Sherborne nel Gloucestershire, dove rimase per quasi due anni senza contatti con la chitarra o col mondo musicale. I King Crimson di fatto scomparvero sino al 1981. La connessione tra Fripp e il lascito di Bennett, Ouspensky e Gurdjieff era destinata a rimanere costante, ispirando profondamente le scelte sia artistiche che personali del chitarrista, fino al presente[1].

Un album dal vivo intitolato USA fu pubblicato postumo nel 1975 e conteneva materiale tratto dal già citato tour americano, anteriore quindi alle registrazioni di Red.

Bill Bruford e John Wetton si ritroveranno nel 1978 con gli UK. Lo stesso Bruford tornerà a militare in due successive incarnazioni dei King Crimson (1981-84 e 1994-97).

Influenze e lascito[modifica | modifica wikitesto]

Nel luglio del 2001 Red è stato votato dai lettori della rivista inglese Q Magazine fra i "50 album più duri della storia", piazzandosi al 19º posto.[2]

Il produttore dei Nirvana, Butch Vig, ha in tempi recenti confidato personalmente a John Wetton la grande influenza che Red aveva avuto sulla sua generazione e sul suo lavoro [1], e quanto quest'album fosse caro anche allo stesso Kurt Cobain[1].

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Lato A

  1. Red - 6:16 - (Robert Fripp)
  2. Fallen Angel - 6:03 - (Richard Palmer-James - Robert Fripp, John Wetton)
  3. One More Red Nightmare - 7:10 - (Robert Fripp, John Wetton)

Lato B

  1. Providence - 8:10 - (David Cross, Robert Fripp, John Wetton, Bill Bruford)
  2. Starless - 12:16 - (Richard Palmer-James - David Cross, Robert Fripp, John Wetton, Bill Bruford)

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo[modifica | modifica wikitesto]

Altri musicisti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k Sid Smith - "In The Court Of King Crimson" ( Helter Skelter Publishing, 2001)
  2. ^ Q 50 Heaviest albums of all time

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alessandro Staiti, Robert Fripp & King Crimson, Lato Side Editori, 1982
  • Donato Zoppo, King Crimson. Islands - Testi Commentati, Arcana, 2013.
  • Sid Smith, In the Court of King Crimson, Helter Skelter, Regno Unito, 2001, ISBN 9781900924269

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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