Prunella (botanica)

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Prunella
Prunella grandiflora 090907.jpg
Prunella grandiflora
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Lamiales
Famiglia Lamiaceae
Sottotribù Prunellinae
Genere Prunella
L., 1753
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi I
Ordine Lamiales
Famiglia Lamiaceae
Sottofamiglia Nepetoideae
Tribù Mentheae
Sottotribù Prunellinae
Specie
(Vedi testo)

Prunella L., 1753 è un genere di piante spermatofite dicotiledoni della famiglia delle Lamiaceae.[1]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome generico (Prunella) deriva da una parola tedesca ("die Braune" o "die Breune") per indicare una infiammazione delle tonsille, una malattia per la cui cura in passato si usava questa pianta. In realtà il nome di questo genere inizialmente era Brunella, usato per la prima volta dal botanico francese Joseph Pitton de Tournefort (Aix-en-Provence, 5 giugno 1656 – Parigi, 28 dicembre 1708). È stato successivamente Linneo (1707 – 1778), conosciuto anche come Carl von Linné a modificare il nome del genere (non è spiegato il perché) in Prunella.[2][3][4]

Il nome scientifico del genere è stato definito da Linneo (1707 – 1778), conosciuto anche come Carl von Linné, biologo e scrittore svedese considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione "Species Plantarum - 2. 1753" del 1753.[5]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Queste piante sono alte da pochi centimetri al massimo 50 cm. La forma biologica prevalente è emicriptofita scaposa (H scap), ossia in generale sono piante erbacee, a ciclo biologico perenne, con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve e sono dotate di un asse fiorale eretto e spesso privo di foglie. Non sono piante aromatiche.[4][6][7][8][9][10][11]

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici consistono di molte radichette secondarie generate dal rizoma.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

  • Parte ipogea: è un rizoma che talvolta presenta degli stoloni superficiali.
  • Parte epigea: è pubescente, fragile a portamento ascendente – eretto; la base può essere ramificata. La sezione del fusto è quadrangolare a causa della presenza di fasci di collenchima posti nei quattro vertici, mentre le quattro facce sono concave.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie hanno una forma ovata e si dividono in basali e cauline. Le foglie basali formano una rosetta e sono disposte a coppie e sono picciolate. I margini possono essere interi, crenati, seghettati, laciniati o pennatofidi; sulla superficie sono inoltre presenti delle nervature secondarie evidenti. Le foglie cauline sono disposte in modo opposto e ogni verticillo è alternato rispetto al precedente; sono inoltre più brevemente picciolate (a volte sono sessili); sono leggermente dentate e più lanceolate di quelle basali.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

L'infiorescenza è una spiga apicale ovoidale o ovale-globosa: tutti i fiori (normalmente 6) sono addensati nell'estremità superiore del fusto. Caratteristici sono i verticilli delle numerose brattee membranose che in modo embricato coprono i calici dei fiori. Le brattee sono ampiamente ovato-acuminate e cigliate sui margini. Alla base dell‘infiorescenza è presente una coppia di foglie opposte (brattee reniformi appuntite (appendice apicale sottile). I fiori sono brevemente pedicellati.

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

I fiori sono ermafroditi, zigomorfi, tetrameri (4-ciclici), ossia con quattro verticilli (calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (5-meri: la corolla e il calice - il perianzio - sono a 5 parti).

  • Formula fiorale. Per la famiglia di queste piante viene indicata la seguente formula fiorale:
X, K (5), [C (2+3), A 2+2] G (2), (supero), 4 nucule[7][9]
  • Calice: il calice è gamosepalo e sub-zigomorfo (debolmente bilabiato) con peli patenti. Il tubo ha una forma da tubolare a campanulata appiattita dorsoventralmente con 10 venature irregolari. La parte terminale è bilabiata col lobo superiore tridentato e quello inferiore bidentato (i denti sono lanceolati). Il calice può essere persistente.
  • Corolla: la corolla è zigomorfa, gamopetala di colore blu - violaceo, rosso, giallo, bianco o porpora. La forma è quella di un largo tubo ascendente, pubescente all'interno (è presente un anello di peli), e terminante con una forma allargata bilabiata a quattro lobi (struttura 1/3): il labbro superiore è alto e più grande di quello inferiore, arcuato e bilobo; mentre quello inferiore pendulo è espanso e trilobo (il lobo centrale è più grande dei due laterali).
  • Androceo: l'androceo possiede quattro stami didinami. I filamenti sono glabri, sono adnati alla corolla, sono tutti paralleli e ascendenti sotto il labbro posteriore, sono incurvati in avanti ed emergono dalla corolla (a volte quelli posteriori sono più corti). Le antere hanno due teche con forme ellissoidi, distinte e divaricate o confluenti; le antere sono inoltre più o meno parallele ai filamenti. I granuli pollinici sono del tipo tricolpato o esacolpato. Il disco nettario non è lobato ed è ricco di sostanze zuccherine.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Il frutto è uno schizocarpo (tetrachenio o in generale poliachenio) formato da quattro loculi e con diversi semi bruni.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti tipo ditteri e imenotteri (impollinazione entomogama).[7][13] Inoltre alcune piante sono mellifere e quindi ricercate dalle api da miele.
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).[14] I semi hanno una appendice oleosa (elaisomi, sostanze ricche di grassi, proteine e zuccheri) che attrae le formiche durante i loro spostamenti alla ricerca di cibo.[15]

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

  • Distribuzione : l'area di origine del genere deve porsi in un lontanissimo passato nel bacino mediterraneo; ma poi le varie specie si sono disperse in tutto il mondo. La maggior parte delle specie sono quindi native dell'Europa, ma anche dell'Asia, dell'Africa del Nord. Alcune specie naturalizzate si trovano nel Cile e in Argentina.[6]
  • Habitat: allo stato spontaneo (in Europa) si trovano a tutte le quote (fino a 2000 m s.l.m.) in terreni calcarei, ben drenati, leggeri e soleggiati; ma anche nei pascoli, siepi e al limite delle boscaglie.[4]

Distribuzione delle specie alpine[modifica | modifica wikitesto]

Tutte e quattro le specie presenti sul territorio italiano si trovano sull'arco alpino. La tabella seguente mette in evidenza alcuni dati relativi all'habitat, al substrato e alla distribuzione delle specie alpine[16].

Specie Comunità
vegetali
Piani
vegetazionali
Substrato pH Livello trofico H2O Ambiente Zona alpina
Prunella grandiflora 9 subalpino
montano
collinare
Ca - Ca/Si neutro basso secco F2 tutto l'arco alpino
Prunella hyssopifolia 11 collinare Ca basico basso secco F2 F3 SV IM[17]
Prunella laciniata 9 montano
collinare
Ca - Si neutro basso secco F2 tutto l'arco alpino
(escluso TO SV)
Prunella vulgaris 11 subalpino
montano
collinare
Ca - Si neutro medio medio B7 F3 tutto l'arco alpino
Legenda e note alla tabella.

Substrato: con “Ca/Si” si intendono rocce di carattere intermedio (calcari silicei e simili).
Zona alpina: vengono prese in considerazione solo le zone alpine del territorio italiano (sono indicate le sigle delle province).
Comunità vegetali: 9 = comunità a emicriptofite e camefite delle praterie rase magre secche; 11 = comunità delle macro- e megaforbie terrestri.
Ambienti: B7 = parchi, giardini, terreni sportivi; F2 = praterie rase, prati e pascoli dal piano collinare al subalpino; F3 = prati e pascoli mesofili e igrofili.

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di appartenenza della specie (Lamiaceae), molto numerosa con circa 250 generi e quasi 7000 specie,[9] ha il principale centro di differenziazione nel bacino del Mediterraneo e sono piante per lo più xerofile (in Brasile sono presenti anche specie arboree). Per la presenza di sostanze aromatiche, molte specie di questa famiglia sono usate in cucina come condimento, in profumeria, liquoreria e farmacia. La famiglia è suddivisa in 7 sottofamiglie; il genere Prunella è descritto all'interno della sottotribù Prunellinae appartenente alla sottofamiglia Nepetoideae (tribù Mentheae).[18]

Il numero cromosomico delle specie di questo genere è: 2n = 28, 30, 32.[6]

Specie spontanee della flora italiana[modifica | modifica wikitesto]

Per meglio comprendere ed individuare le 4 specie del genere (solamente per le specie spontanee della flora spontanea italiana) l'elenco che segue utilizza il sistema delle chiavi analitiche:[8]

  • Gruppo 1A : foglie larghe da 10 a 25 mm con evidenti nervi secondari;
  • Gruppo 2A : la base dell'infiorescenza è avvolta da due foglie; corolla di dimensioni medie da 12 a 17 mm;
Prunella laciniata (L.) – Prunella gialla : tutta la pianta è densamente villosa con peli eretti; si trova in quasi tutta la Penisola fino a 1400 m s.l.m..
Prunella vulgaris (L.) – Prunella comune o Brunella : comune su tutto il territorio dal piano fino a 2000 m s.l.m..
  • Gruppo 2B : infiorescenza libera da foglie avvolgenti (sono presenti solo le due brattee alla base dell'infiorescenza); corolla lunga da 24 a 26 mm;
Prunella grandiflora (L.) Scholler – Prunella delle Alpi : i fiori sono i più grandi della specie; si trova solo sui pascoli subalpini del Nord Italia fino a 2400 m s.l.m..
  • Gruppo 1B : larghezza delle foglie minore di 10 mm e uninervie;
Prunella hyssopifolia L. – Prunella a foglie strette : fiori di colore violetto (a volte anche pallido); è presente solamente in Liguria fino agli 800 m s.l.m..

Elenco specie[modifica | modifica wikitesto]

Elenco delle specie del genere Prunella:[19]

Ibridi[modifica | modifica wikitesto]

Nell'elenco seguente sono indicati alcuni ibridi interspecifici:[19]

  • Prunella × bicolor Beck
  • Prunella × codinae Sennen
  • Prunella × gentianifolia Pau
  • Prunella × intermedia Link
  • Prunella × surrecta Dumort.

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

L'entità di questa voce ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:[20]

  • Brumella Mill., 1754
  • Prunellopsis Kudô, 1920

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica wikitesto]

Sono piante che nella medicina popolare sono molto usate per diversi trattamenti di lievi disturbi come intossicazione alimentare, bolle cutanee, tagli e infiammazioni in genere. In Cina alcune piante della specie sono usate come bevande a base di erbe per il trattamento di lievi disturbi corporei.[4]

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie primaticce della Prunella vulgaris sono usate come insalata anche se hanno un leggero sapore amarognolo.

Giardinaggio[modifica | modifica wikitesto]

L'impiego più importante delle specie di questo genere è nel giardinaggio. Con successo, specialmente la Prunella grandiflora grazie ai suoi grandi fiori, si adattano bene a formare aiuole, bordure, ma anche ad ornare i giardini rocciosi.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Le piante della specie Prunella sono il cibo preferito di larve di alcuni lepidotteri della specie Coleophora albitarsella.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Prunella, in The Plant List. URL consultato il 2 novembre 2017.
  2. ^ Botanical names, calflora.net. URL consultato il 27 gennaio 2016.
  3. ^ David Gledhill 2008, pag. 316
  4. ^ a b c d Motta 1960, Vol. 1 - pag. 355
  5. ^ The International Plant Names Index, ipni.org. URL consultato il 2 novembre 2017.
  6. ^ a b c Kadereit 2004, pag. 249
  7. ^ a b c Tavole di Botanica sistematica, dipbot.unict.it. URL consultato il 7 settembre 2015.
  8. ^ a b Pignatti, vol. 2 – pag. 474
  9. ^ a b c Judd, pag. 504
  10. ^ Strasburger, pag. 850
  11. ^ eFloras - Flora of China, efloras.org. URL consultato il 2 novembre 2017.
  12. ^ Musmarra 1996
  13. ^ Pignatti 1982, Vol. 2 - pag. 437
  14. ^ Kadereit 2004, pag. 181
  15. ^ Strasburger, pag. 776
  16. ^ AA.VV., Flora Alpina. Volume secondo, Bologna, Zanichelli, 2004, pag.134-136.
  17. ^ Conti et al. 2005, pag. 148
  18. ^ DrewSytsma 2012
  19. ^ a b The Plant List, theplantlist.org. URL consultato il 3 novembre 2017.
  20. ^ EURO MED - PlantBase, ww2.bgbm.org. URL consultato il 3 novembre 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ingrid e Peter Schonfelder, Guida alle piante medicinali, Ricca editore, Roma, 2013, pagine 448 ISBN 978-88-6694-001-2
  • Wolfgang Lippert Dieter Podlech, Fiori, TN Tuttonatura, 1980.
  • Roberto Chej, Piante medicinali, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1982.
  • David Gledhill, The name of plants, Cambridge, Cambridge University Press, 2008.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, p. 850, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd S.W. et al, Botanica Sistematica – Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole, 1996.
  • Richard Olmstead, A Synoptical Classification of the Lamiales, 2012.
  • Kadereit J.W, The Families and Genera of Vascular Plants, Volume VII. Lamiales., Berlin, Heidelberg, 2004.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume 2, Bologna, Edagricole, 1982, ISBN 88-506-2449-2.
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume 2, Bologna, Zanichelli, 2004.
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, ISBN 88-7621-458-5.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta., Milano, Federico Motta Editore. Volume 2, 1960.
  • Bryan T. Drew, Kenneth J. Sytsma, Phylogenetics, biogeography, and staminal evolution in the tribe Mentheae (Lamiaceae)., in American Journal of Botany, vol. 99, nº 5, 2012, pp. 933–953.

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