Prevenzione incendi

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La prevenzione incendi secondo la legge italiana, indica il complesso delle attività finalizzata alla prevenzione del rischio e/o finalizzate ad evitare il sorgere di incendi.

All'interno dei luoghi di lavoro, è d'obbligo per i datore di lavoro, redigere una valutazione dei rischi, come stabilito dal testo unico sulla sicurezza sul lavoro, che comprende la valutazione e la prevenzione di un eventuale incendio. Dato che quest'ultimo può creare seri danni al lavoratore, come ad esempio: un'azione termica, la riduzione della visibilità, anossia, un'azione tossica dei fumi. Per specifiche attività inoltre, è necessario l'ottenimento del Certificato di Prevenzione Incendi (CPI), il quale prevede generalmente una fase di progettazione, realizzazione delle opere di adeguamento e certificazione finale. Il CPI deve essere rinnovato ogni 5 anni. Non sempre è semplice individuare se l'attività necessita o meno di questo certificato, è quindi doveroso affidarsi ad un tecnico o a servizi online per eseguire una valutazione di assoggettabilità.

Cause comuni di un incendio[modifica | modifica wikitesto]

  • Utilizzo non corretto di impianti di riscaldamento portatili
  • negligenza nell'uso di fiamme libere
  • fumare in aree dove è proibito
  • ostruire la ventilazione di apparecchi elettrici, di ufficio (…)
  • impianti elettrici difettosi o sovraccarichi etc.

Sorgenti di innesco[modifica | modifica wikitesto]

Si suddividono in quattro categorie:

  1. Accensione diretta: una scintilla, ad esempio, entra in contatto con un materiale combustibile in presenza di ossigeno.
  2. Accensione indiretta: avviene per convezione, conduzione e irraggiamento termico.
  3. Attrito: avviene per sfregamento di due materiali.
  4. Autocombustione o riscaldamento spontaneo: esempio, reazioni chimiche, lenti processi di ossidazione; dove il calore è prodotto dal combustibile.

Classificazione degli incendi[modifica | modifica wikitesto]

A seconda dello stato fisico dei materiali combustibili possiamo distinguere quattro classi:

  1. classe A: incendi di materiali solidi
  2. classe B: incendi di liquidi infiammabili o di solidi liquefatti
  3. classe C: incendi di gas infiammabili
  4. classe D: incendi di metalli combustibili
  5. classe E: incendi di apparecchiature elettriche in tensione (in Italia non esiste più)
  6. classe F: incendi di oli di cucina

Questa distinzione consente di scegliere l'estinguente adeguato ed una precisa azione operativa antincendio.

Sostanze estinguenti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ACQUA: abbassa la temperatura del combustibile, sostituzione dell'ossigeno con vapore acqueo (soffocamento), diluizione delle sostanze infiammabili solubili in acqua.
  2. POLVERI: particelle a base di potassio, fosfati, bicarbonato di sodio e sali organici; (separazione di combustibile e comburente e raffreddano il combustibile incendiato).
  3. SCHIUMA: raffreddamento e divisione di combustibile da comburente.
  4. GAS INERTI: anidride carbonica e azoto, riducono la percentuale di comburente impedendo la combustione.

Ci sono fondamentalmente tre metodi per spegnere un incendio:

1. ESAURIMENTO DEL COMBUSTIBILE;

2. SOFFOCAMENTO;

3. RAFFREDDAMENTO;

Prevenzione[modifica | modifica wikitesto]

Con la prevenzione si vuole ridurre al minimo il rischio che l'incendio avvenga.

Per calcolare il Rischio si moltiplica la Frequenza per la Magnitudo, la frequenza indica la probabilità che l'evento si verifichi in un determinato intervallo di tempo, la magnitudo indica l'entità dei possibili danni. Se si vuole ridurre la frequenza si attua un'azione di prevenzione; se si lavora sulla magnitudo si fa protezione.

Il datore di lavoro deve analizzare le cause più comuni di incendio, dare informazione e formazione antincendio e prestabilire manutenzioni (ordinarie e straordinarie).

Bisogna porre particolare attenzione: ai rifiuti e scarti combustibili, ai depositi di materiali infiammabili, all'utilizzo di fonti di calore, agli impianti elettrici e cercare di tenere controllate le aree non frequentate.

Il datore di lavoro dovrà per cui predisporre regolari verifiche per garantire l'efficienza dei dispositivi antincendio e per eliminare eventuali cause o danni ad impianti che potrebbero pregiudicare l'incendio.

Altri possibili accorgimenti sono una corretta realizzazione e manutenzione di:

  1. Impianti elettrici: realizzare impianti idonei, che evitino cortocircuiti, contatti lenti, surriscaldamenti dei cavi etc.
  2. Impianti parafulmine.
  3. Ventilazione dei locali.
  4. Collegamento elettrico a terra: evitano l'accumulo di cariche elettrostatiche.
  5. Utilizzare materiali e strutture incombustibili.
  6. Utilizzare strumenti anti-scintilla.

Il secondo step è la Protezione.

Essa può essere PASSIVA o ATTIVA. Quella passiva non richiede l'intervento di un uomo o di un impianto ma consiste in:

  1. Barriere antincendio: come ad esempio, muri tagliafuoco, isolamento dell'edificio, distanze di sicurezza esterne ed interne etc.
  2. Materiali classificati per la reazione al fuoco.
  3. Sistemi di ventilazione.
  4. Vie d'uscita consone.

Quella attiva richiede l'intervento dell'uomo o di un impianto:

  1. Rete idrica antincendi.
  2. Estintori.
  3. Impianti di rilevazione e spegnimento automatici.
  4. Evacuatori di fumi e calore.
  5. Dispositivi di segnalazione ed allarme.

La cosa fondamentale è avere sempre un PIANO DI EMERGENZA; (questo include il piano di evacuazione).

Riferimenti normativi[modifica | modifica wikitesto]

Assoggettabilità ai controlli da parte dei Vigili del Fuoco delle attività: D.P.R. 1º agosto 2011, n. 151 (elenco all'allegato 1);

Criteri generali di progettazione antincendio DM 10 marzo 1998, Allegato I (Modalità di analisi del rischio);

DM 9 maggio 2007 (Approccio ingegneristico);

DM 3 agosto 2015 (Codice di prevenzione incendi).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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