Portale:Marina/vetrinabis

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Cosa Puoi fare[modifica wikitesto]

voci inserite[modifica wikitesto]

1[modifica wikitesto]

Il varo del Salvatore Todaro.

Il sottomarino è un mezzo navale progettato per operare prevalentemente in immersione e questa caratteristica lo distingue dal sommergibile di cui costituisce un'evoluzione. Un sottomarino può essere impiegato per scopi militari, scientifici e di soccorso, i diversi ambiti d'impiego ne determinano le caratteristiche. Lo sviluppo del mezzo subacqueo ha avuto impulso a partire dal 1850 in conseguenza dell'interesse militare per le sue potenzialità belliche ed ha portato il sommergibile a divenire un importante strumento della guerra marittima nel XX secolo. Dalle 200 tonnellate di dislocamento dei sommergibili realizzati nei primi anni di quel secolo si è passati alle 1 800 tonnellate (in immersione) dei sottomarini tedeschi U-Boot Tipo XXI del 1944 per arrivare ai moderni sottomarini nucleari lanciamissili balistici che possono superare le 20 000 tonnellate ed ospitare equipaggi di oltre 170 persone. Il progresso tecnologico nell'ingegneria navale ha avuto un ruolo fondamentale nel successo del sottomarino persino superiore a quello rappresentato dallo sviluppo di sistemi d'arma (come il siluro ed i missili a cambiamento d'ambiente) e di sensori (soprattutto il sonar) sempre più efficienti.

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2[modifica wikitesto]

Ottobre 1911, navi italiane si dirigono verso Tobruk. L'unità capofila è una nave da battaglia classe Regina Elena

La Regia Marina fu l'armata navale del Regno d'Italia fino al 1946, anno in cui con la proclamazione della Repubblica assunse la nuova denominazione Marina Militare.

Con la caduta di Gaeta il 15 febbraio 1861, la fine del Regno delle due Sicilie sancì l'unione della piccola Real Marina Sarda alla Marina borbonica, che contribuì con equipaggi esperti e navi di buona qualità, al suo potenziamento. Il 17 marzo successivo, con la proclamazione del Regno da parte del Parlamento di Torino, nacque la Regia Marina e l'assertore più convinto della necessità per il Regno d'Italia di dotarsi di una forza navale potente che amalgamasse le competenze delle marine preunitarie, il conte Camillo Benso di Cavour (allora Presidente del Consiglio), non mancò di ribadire il proprio impegno di fare l'Italia una nazione di spiccato carattere marittimo:

«Voglio delle navi tali da servire in tutto il mediterraneo, capaci di portare le più potenti artiglierie, di possedere la massima velocità, di contenere una grande quantità di combustibile [...] consacrerò tutte le mie forze [...] affinché l'organizzazione della nostra Marina Militare risponda alle esigenze del Paese»

(Camillo Benso Conte di Cavour)

L'impegno di Cavour portò ad un notevole sviluppo della flotta, che si interruppe con la battaglia di Lissa; perché la Regia Marina tornasse a dotarsi di navi moderne ci vollero dieci anni, con lo sviluppo della classe Caio Duilio. Grazie ad ingegneri navali come Cuniberti e Masdea vennero prodotte classi di navi interessanti, ma sempre in numero limitato a causa delle necessità di bilancio del paese. [...]

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3[modifica wikitesto]

Il Mariscal Sucre durante l'esercitazione UNITAS dopo i lavori di ammodernamento

Le fregate missilistiche della classe Lupo sono tra i prodotti di maggior successo della cantieristica militare italiana dal dopoguerra. Più che una vera e propria classe intesa in senso classico, si può definire una tipologia di navi, appartenente ad un’intera famiglia sviluppata dalla Fincantieri in collaborazione con la Marina Militare. Nella Marina Militare la Classe Lupo era costituita da quattro unità costruite alla fine degli anni settanta. Sono state costruite diciotto navi, di cui quattro per la Marina italiana e le rimanenti per tre clienti esteri: sei per il Venezuela, quattro per il Perù e quattro per l'Iraq. Queste ultime però non entrarono mai in servizio per il committente originario a causa delle note vicende politiche e finirono per essere acquistate dalla Marina Militare nel 1994, dove prestano attualmente servizio come pattugliatori di squadra. Nella storia della cantieristica italiana un simile successo lo avevano avuto in precedenza tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo gli incrociatori corazzati classe Garibaldi che servirono oltre che per la Regia Marina anche in quelle di Spagna, Argentina e Giappone.

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4[modifica wikitesto]

La battaglia dell'Atlantico, termine coniato nel 1941 dal primo ministro del Regno Unito [[Winston Churchill], fu la campagna militare navale ed aerea che si protrasse più a lungo e con maggiore continuità di tutta la seconda guerra mondiale. Iniziata contemporaneamente all'avvio delle ostilità, durò fino alla capitolazione della Germania, raggiungendo il suo apice, come tonnellaggio di naviglio affondato, nel periodo tra il 1940 ed il 1943.

All'inizio della guerra la Kriegsmarine impiegò unità di superficie e sottomarine al fine di limitare il flusso di approvvigionamenti, provenienti dagli Stati Uniti, alla Gran Bretagna e successivamente all'Unione Sovietica attraverso i convogli che attraversavano l'Atlantico, scortati da navi britanniche, canadesi e dopo il 7 dicembre 1941 anche statunitensi; dopo l'entrata in guerra dell'Italia alle unità sottomarine tedesche si unirono anche alcuni sommergibili della Regia Marina.

Le parti in conflitto erano consapevoli dell'importanza della battaglia dell'Atlantico per le sorti della guerra in Europa; il Regno Unito, memore del ruolo giocato dalla guerra [...]

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5[modifica wikitesto]

La classe Navigatori era una serie di navi da guerra della Regia Marina originariamente impostate, nel 1928, come appartenenti alla tipologia "esploratore" e riclassificate cacciatorpediniere dal 5 settembre 1938. La classe era composta da 12 unità che avevano i nomi di altrettanti celebri navigatori italiani: Alvise Da Mosto, Antonio Da Noli, Nicoloso Da Recco, Giovanni Da Verazzano, Lanzerotto Malocello, Leone Pancaldo, Emanuele Pessagno, Antonio Pigafetta, Luca Tarigo, Antoniotto Usodimare, Ugolino Vivaldi e Nicolò Zeno. La classe Navigatori fu l'ultima classe di "esploratori" progettata e costruita per la Regia Marina, in un momento storico in cui le strategie della guerra marittima stavano già mutando e l'aviazione stava già prendendo un ruolo preponderante nei compiti di ricognizione e avanscoperta. Per capire quindi i motivi che spinsero la Regia Marina a dotarsi di un tipo di nave di per sé obsoleto occorre fare un passo indietro. Dall'Unità d'Italia in poi cominciò a farsi strada nella classe politica italiana l'idea dell'espansione imperialista. Uno degli obbiettivi più prevedibili era l'egemonia nello scacchiere mediterraneo e per rendere il Mediterraneo "mare nostrum" occorreva averne il controllo marittimo e navale. Questi concetti rendevano la Francia il principale potenziale avversario navale dell'Italia e gli attriti tra le due nazioni si avvicinavano al limite dello scontro quando la Prima guerra mondiale, con la necessità di fare fronte comune contro il rischio dell'egemonia degli Imperi Centrali, raffreddò temporaneamente questi attriti.

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6[modifica wikitesto]

La corazzata alla fonda a Taranto nel 1917

La corazzata Giulio Cesare fu un'unità della Regia Marina che servì in entrambe le guerre mondiali. La nave, insieme alle unità gemelle Cavour e Leonardo da Vinci, costituiva la Classe Conte di Cavour.

L'unità era intitolata al condottiero e dittatore romano Gaio Giulio Cesare.

Costruzione[modifica wikitesto]

La sua costruzione venne fatta dall'Ansaldo nel cantiere navale di Sestri Ponente, dove il suo scafo venne impostato sugli scali il 24 giugno 1910.

La nave, varata il 15 ottobre 1911, venne completata il 14 maggio 1914 ed aveva un dislocamento a pieno carico di oltre 25.000 tonnellate.

La bandiera di combattimento e il cofano,acquistati con una colletta fra le scuole d'Italia, furono consegnati il 7 giugno 1914 a Napoli, alla presenza del Duca d'Aosta e di oltre mille invitati, da un comitato alla cui presidenza c'era il preside del Liceo Mamiani di Roma.

La bandiera, in seta, è stata ricamata a mano a Torino dalle orfane dei militari. Il cofano, ispirato all'arte classica romana è in bronzo con smalti. Bandiera e cofano sono attualmente conservati a Roma, nel Sacrario delle Bandiere del Vittoriano.

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7[modifica wikitesto]

Modello in scala ridotta di una galea dei Cavalieri di Malta esposto nel Museo Storico Navale di Venezia.

Per Unità militari navali si intende sia la singola nave sia un gruppo di navi, omogenee, come ad esempio una squadriglia di cacciatorpediniere, o disomogenee come una task force, al comando di un ufficiale superiore o ammiraglio. Le unità militari navali hanno avuto un'evoluzione organica più lenta delle unità militari terrestri, tuttavia le linee di sviluppo sono state analoghe, dettate principalmente dai progressi della tecnologia militare. Questa tecnologia si è evoluta al passo con i materiali e la cultura della navigazione, che ha fornito all'uomo il mezzo per spostarsi velocemente ed economicamente sulle lunghe distanze e, come avviene ancor oggi, molte delle evoluzioni tecniche furono create in funzione delle esigenze militari. Di riflesso si è evoluta l'organizzazione, sia all'interno del singolo natante sia nella messa in relazione in modo efficace di gruppi di imbarcazioni, omogenei o meno, attraverso la creazione di squadre, flotte e specializzazioni di uomini e mezzi. Si è assistito quindi all'uso della forza muscolare come mezzo propulsivo, sostituita poi dalla forza del vento, per la quale sono state create macchine assai complesse, nelle quali le esigenze della navigazione dovevano sposarsi con il potenziale offensivo. Infine, il motore meccanico ha permesso di svincolarsi dalla forza del vento e di creare mezzi che potessero andare anche sotto la superficie, anche con l'uso dell'energia nucleare.

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8[modifica wikitesto]

La Matsushima di costruzione francese, ammiraglia della Flotta Imperiale Giapponese alla battaglia del fiume Yalu (1894).

La Marina imperiale giapponese (Kyūjitai: 大日本帝國海軍 Shinjitai: 大日本帝国海軍 Dai-Nippon Teikoku Kaigun[?·info] o 日本海軍 Nippon Kaigun) a volte chiamata Flotta combinata fu la marina militare dell'Impero giapponese dal 1869 fino al 1947, quando venne disciolta in seguito alla rinuncia del Giappone all'uso della forza come mezzo per la risoluzione di dispute internazionali. Negli anni venti fu la terza più grande marina militare del mondo dopo la United States Navy e la Royal Navy. A causa della natura insulare del Giappone fu anche la più importante e significativa arma delle sue forze militari. Le origini della Marina imperiale giapponese risalgono alle prime interazioni con le nazioni del continente asiatico a partire dall'inizio del periodo feudale fino a raggiungere un picco di attività tra il XVI e il XVII secolo in un'epoca di scambi culturali con le potenze Europee. Nel 1854, dopo due secoli di stagnazione in seguito al periodo di isolazionismo imposto dagli shogun del periodo Edo, la marina giapponese era relativamente arretrata quando il paese venne forzatamente aperto al commercio dall'intervento statunitense. Questo condusse infine alla restaurazione Meiji, un periodo di modernizzazione e industrializzazione frenetico, accompagnata dalla reintegrazione del potere dell'imperatore del Giappone.

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9[modifica wikitesto]

L'incrociatore Portland.

La USS Indianapolis (CA-35) è stata un incrociatore della classe Portland della United States Navy, che ha guadagnato un posto nella storia in seguito alle vicende legate al suo affondamento. In quella circostanza si registrò la seconda maggior perdita di vite umane in un unico evento della storia della marina degli Stati Uniti, con 880 vittime, inferiore solo a quello occorso nell'affondamento della USS Arizona (BB-39) durante l'attacco a Pearl Harbor. Dopo aver consegnato parti critiche per l'assemblaggio del primo ordigno atomico della storia, che in seguito sarebbe esploso su Hiroshima, alla base statunitense di Tinian il 26 luglio 1945, si trovava nel Mare delle Filippine quando il 30 luglio 1945 alle ore 00,14 fu attaccato ed affondato da un sommergibile giapponese. La maggior parte dell'equipaggio perse la vita per una combinazione letale di vari fattori, tra i quali spiccano esposizione al sole, deidratazione e attacchi di squalo, durante i quattro giorni di attesa dei soccorsi in mare aperto dopo l'affondamento. La Indianapolis è stata una delle ultime unità navali statunitensi affondate durante la seconda guerra mondiale, precedendo di pochi giorni la perdita del sommergibile USS Bullhead (SS-332) affondato dai giapponesi il 6 agosto 1945.

Si trattava della seconda nave da guerra statunitense a portare il nome della città di Indianapolis nell'Indiana, ed era stato costruita dalla New York Shipbuilding a Camden (New Jersey) il 31 marzo 1930. Madrina del varo, il 7 novembre 1931, fu Lucy Taggart, figlia del senatore Thomas Taggart, ex sindaco di Indianapolis. Entrò in servizio al Philadelphia Navy Yard il 15 novembre 1932, al comando del capitano John M. Smeallie.

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10[modifica wikitesto]

La Giulio Cesare

La corazzata Giulio Cesare fu un'unità della Regia Marina che servì in entrambe le guerre mondiali. La nave, insieme alle unità gemelle Cavour e Leonardo da Vinci, costituiva la Classe Conte di Cavour. L'unità era intitolata al condottiero e dittatore romano Gaio Giulio Cesare. La sua costruzione venne fatta dall'Ansaldo nel cantiere navale di Sestri Ponente, dove il suo scafo venne impostato sugli scali il 24 giugno 1910. La nave, varata il 15 ottobre 1911, venne completata il 14 maggio 1914 ed aveva un dislocamento a pieno carico di oltre 25.000 tonnellate. La bandiera di combattimento e il cofano, acquistati con una colletta fra le scuole d'Italia, furono consegnati il 7 giugno 1914 a Napoli, alla presenza del Duca d'Aosta e di oltre mille invitati, da un comitato alla cui presidenza c'era il preside del Liceo Mamiani di Roma. La bandiera, in seta, è stata ricamata a mano a Torino dalle orfane dei militari. Il cofano, ispirato all'arte classica romana è in bronzo con smalti. Bandiera e cofano sono attualmente conservati a Roma, nel Sacrario delle Bandiere del Vittoriano. L'unità ebbe nel corso della sua storia vari motti. Il primo fu Ad quamvis vim perferendam, tratto da una frase del libro III del de bello Gallico, in cui Cesare, commentando l'avanzata terrestre delle sue legioni contro i Galli, avendo inviato parte delle sue forze via mare con una flotta al comando di Decimo Bruto, descriveva le navi di questa flotta, come naves factae ex robore, ad quamvis vim perferendam cioè navi costruite interamente in rovere per sostenere qualsiasi urto. Tale motto venne cambiato dal motto Caesar adest nel 1920 e dal motto Guai agli inermi! che venne adottato dopo la ricostruzione.

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