Ponte Coperto (Pavia)

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Ponte Coperto
20160807-Pavia-002.jpg
Localizzazione
StatoItalia Italia
CittàPavia-Stemma.png Pavia
AttraversaTicino
Coordinate45°10′53″N 9°09′13″E / 45.181389°N 9.153611°E45.181389; 9.153611
Dati tecnici
Tipoponte ad arco
Materialecalcestruzzo e muratura
Lunghezza216 m
Realizzazione
Costruzione1949-1951
Mappa di localizzazione
Il Ponte Coperto nella nebbia

Il Ponte Coperto (detto anche Ponte Vecchio) è un ponte sul fiume Ticino a Pavia, che collega il centro storico cittadino e il resto della città (situato sulla riva sinistra del Ticino), con il pittoresco quartiere, originariamente fuori dalle mura periferiche della città, di Borgo Ticino (situato invece sulla riva destra)[1]. Il ponte, che costituisce uno dei simboli della città di Pavia, è molto caratteristico, ha cinque arcate, è completamente coperto con due portali alle estremità e presenta una piccola cappella religiosa al centro. Il ponte attuale è stato costruito tra il 1949 ed il 1951 e ripropone le forme dell'antico Ponte Coperto, risalente al XIV secolo[2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Ponte romano[modifica | modifica wikitesto]

Già durante l'epoca romana, nell'antica città di Ticinum era presente un ponte che collegava le due rive del fiume all'altezza del moderno Ponte Coperto. Di questo ponte rimane, facilmente visibile nei periodi di magra, la base di un pilone centrale, in trachite dei colli Euganei. La direzione del pilone (WNW), leggermente disassata rispetto a quella dei ponti medievale e moderno, indica che in epoca romana la direzione della corrente del fiume era diversa. Un altro pilone del ponte romano si poteva vedere fino a pochi anni fa presso la sponda sinistra, ma è stato coperto di terra per ampliare la riva. La costruzione del ponte romano si fa risalire all'epoca di Augusto.[3]

Leggenda[modifica | modifica wikitesto]

Come doveva apparire il ponte in origine, Bernardino Lanzani, Sant'Antonio Abate protegge Pavia durante l'assedio del 1522, Pavia, Chiesa di San Teodoro

Secondo una leggenda, durante la notte di Natale dell'anno 999, molti residenti del quartiere di Borgo Ticino volevano recarsi alla messa di mezzanotte in città, ma le barche che avrebbero dovuto traghettarli sulla sponda opposta del fiume si trovavano in difficoltà a causa della fitta nebbia.

All'improvviso arrivò un uomo vestito di rosso, il diavolo, che propose di costruire immediatamente un ponte in cambio di avere l'anima del primo essere vivente che lo avesse attraversato. Tra la folla c'era l'arcangelo Michele, accorso dalla chiesa poco distante, che lo riconobbe e accettò il patto. Il diavolo fece degli strani disegni sul terreno e subito il ponte apparve; un attimo dopo, l'arcangelo fece passare per primo un caprone. Il diavolo, arrabbiato per essere stato ingannato, scatenò una tempesta, ma il ponte restò intatto; il diavolo quindi fuggì e i pavesi, riconoscenti, fecero costruire una piccola chiesa al centro del ponte. Il ponte divenne così anche il Ponte del Diavolo[4].

Veduta del ponte

Ponte trecentesco[modifica | modifica wikitesto]

Interno della cappella con la statua settecentesca di San Giovanni Nepomuceno sopravvissuta ai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

In realtà, il ponte fu costruito a partire dal 1351 sui ruderi del ponte romano, su progetto di Giovanni da Ferrara e di Jacopo da Cozzo.[5] Il ponte, completato nel 1354, era coperto e dotato di dieci arcate irregolari e di due torri alle estremità, che servivano per la difesa.[6] L'aspetto di questo ponte, anche se con sole sei arcate, è visibile negli affreschi di Bernardino Lanzani (1524 circa) all'interno della chiesa di San Teodoro. Durante la costruzione delle mura spagnole, nel XVII secolo, la prima arcata e mezza verso la città e la prima arcata dal lato del borgo furono comprese nei bastioni e quindi chiuse. Successivamente furono aggiunti un portale d'ingresso dalla parte del Borgo Ticino (terminato nel 1599 per il passaggio dell'arciduchessa Margherita d'Austria), una cappella al centro del ponte in onore di San Giovanni Nepomuceno (1746[7]), santo invocato tradizionalmente contro alluvioni ed annegamenti,[8] e infine anche un portale di ingresso dalla parte del centro storico, eretto da Carlo Amati (1822).[9]

Tintoretto, Federico II Gonzaga difende Pavia, 1578-1580, Monaco di Baviera, Alte Pinakothek. Sullo sfondo si vede il Ponte Coperto.

Nel Palazzo Mezzabarba, la sede del Comune di Pavia, salone ufficio anagrafe, è presente un modello in legno del ponte trecentesco, realizzato nel 1938.

Il ponte trecentesco durò fino al settembre del 1944, quando i bombardamenti delle forze alleate, durante la seconda guerra mondiale, lo danneggiarono e ne fecero crollare un'arcata[10]. Alla fine della guerra si svolse un aspro dibattito sull'opportunità di ripristinare il vecchio ponte o di demolirlo. Per timore di crolli che avrebbero potuto far straripare il Ticino, nel febbraio 1948, il Ministero dei lavori pubblici fece demolire con la dinamite l'antico manufatto[11].

Alcuni resti dei piloni del vecchio ponte sono visibili nelle acque del fiume ed è rimasta anche la base del portale parzialmente interrato sulla riva sinistra.

Ponte del XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Il ponte coperto visto dalla sponda sud del fiume Ticino di notte.

Nel 1949 iniziò la costruzione del nuovo ponte[12], concepito, su progetto di Ferdinando Reggiori, come una copia di quello storico, che fu inaugurato nel 1951. Durante lo scavo dei piloni del nuovo ponte furono rinvenuti numerossimi reperti archeologici, in parte purtroppo dispersi, che coprono un arco cronologico che va dall'età romana per arrivare fino a quella moderna, alcuni di essi, come l'importante Sella Plicatilis, sono esposti nei Musei Civici[13]. Sul portale d'ingresso dalla parte della città un'epigrafe cita: "Sull'antico varco del ceruleo Ticino, ad immagine del vetusto Ponte Coperto, demolito dalla furia della guerra, la Repubblica Italiana riedificò".

Il ponte è stato costruito circa 30 metri più a valle rispetto al precedente, rispetto al quale è più largo, più alto e più corto. Le arcate sono più larghe, quindi inferiori in numero, cinque anziché sette. Il ponte è posizionato in maniera esattamente perpendicolare alla corrente del fiume, mentre quello antico seguiva la linea immaginaria che congiunge strada Nuova (dalla parte del centro) con la via dei Mille (dalla parte del Borgo Ticino); inoltre la piccola cappella al centro è stata ricostruita con orientamento opposto a quella originaria[14]. Le modifiche avevano lo scopo di migliorare la viabilità sul ponte e facilitare al contempo lo scorrimento delle acque del fiume. Negli anni '90, per ridurre le vibrazioni, la viabilità del ponte è stata limitata, a eccezione dei mezzi pubblici e delle moto, a un unico senso di marcia, dalla città verso il Borgo, e per entrare in città è necessario usufruire del Ponte della Libertà (in origine chiamato "Ponte dell'Impero").

Nel 2005, in occasione del 50º anniversario della morte di Albert Einstein, nella parte centrale del ponte è stata posta una targa con queste parole: An die schöne Brücke in Pavia habe ich oft gedacht ("Ho spesso pensato a quel bel ponte di Pavia"). Tale frase fu scritta dal grande scienziato in una lettera ad un'amica italiana del 1947[15][16] e si riferiva al periodo che egli aveva trascorso, tra i sedici e i diciassette anni di età, a Pavia, periodo nel quale aveva composto il suo primo articolo a tema scientifico. Il futuro premio Nobel per la fisica si era trasferito con la famiglia nel 1894 dalla Germania dapprima a Milano e poi a Pavia (presso Casa Cornazzani, dove aveva vissuto anche Ugo Foscolo, al civico 11 della strada che sarebbe poi stata intitolata a Foscolo stesso); Hermann Einstein, padre di Albert, era stato titolare in tale periodo di un'azienda produttrice di macchine elettriche a Pavia, che fallì nel 1896, anno in cui gli Einstein lasciarono l'Italia e si trasferirono a Berna (Svizzera).

Targa sul Ponte Monumentale di Pavia descritto in una lettera di Albert Einstein del 1947

Borgo Ticino[modifica | modifica wikitesto]

La parte bassa di Borgo Ticino, a Pavia

Il quartiere di Pavia, situato al di là dal Ponte Coperto sulla riva destra del Ticino, è chiamato Borgo Ticino. La parte più caratteristica del quartiere è quella situata sull'argine basso del fiume; la si raggiunge, dopo aver attraversato il ponte provenendo dal centro storico, girando subito a sinistra in via Milazzo. Subito dopo il ponte si trova un monumento in bronzo che ritrae una lavandaia, termine con cui si indicano le donne che fino alla metà del secolo scorso lavavano la biancheria dei cittadini benestanti nel Ticino. Più avanti si trovano le case basse caratteristiche del Borgo Basso (Burg-à-bass in dialetto pavese), soggette a sporadici allagamenti in corrispondenza delle esondazioni del fiume, in piena mediamente ogni decina d'anni.

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Il ponte è stato immortalato in una celebre scena del film Il cappotto di Alberto Lattuada, ove viene ripreso il povero scrivano Carmine De Carmine, interpretato da Renato Rascel.

Altra veduta del Ponte Coperto

E anche ripreso nelle scena iniziale e finale di "Fantasma d'Amore", di Dino Risi del 1981 con Marcello Mastroianni e Romy Schneider.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Storia del ponte Coperta a Pavia: il ponte che attraversa il Ticino, su magazine.dooid.it.
  2. ^ PONTE COPERTO, su paviaedintorni.it.
  3. ^ A. Stenico, Relazione definitiva sui trovamenti archeologici nell'alveo del Ticino a Pavia, in Bollettino della Società pavese di storica patria, 1953, p.2.
  4. ^ Pavia: il ponte del diavolo, su lombardiasegreta.com.
  5. ^ A. Barbacci, Come non era e dove non era: la ricostruzione del Ponte Coperto di Pavia, in Architetti, n. 11, Firenze, 1951.
  6. ^ A. Cassi Ramelli, Dalle caverne ai rifugi blindati, trenta secoli di architettura militare, Milano, 1964, pp. 290 segg.
  7. ^ S. GIOVANNI NEPOMUCENO, su paviaedintorni.it.
  8. ^ P. Marabelli, La chiesetta del Ponte Vecchio, in Il Ticino, 1951.
  9. ^ A. Arecchi e G. Calvi, Un monumento distrutto del quale si è conservata l'immagine. Il ponte sul Ticino a Pavia, 2ª ed., Pavia, 1990, pp.58-64 ISBN 88-7129-196-4.
  10. ^ SETTEMBRE 1944: La morte del Ponte, su paviaedintorni.it.
  11. ^ LA FINE DEL PONTE COPERTO DI PAVIA, su liutprand.it.
  12. ^ LA RICOSTRUZIONE DEI TRE PONTI PAVESI SUL TICINO, su paviaedintorni.it.
  13. ^ Arturo Stenico, Relazione definitiva sui ritrovamenti archeologici nell'alveo del Ticino a Pavia, in Bollettino della Società Pavese di Storia Patria, vol. 5, 1953, pp. 37 - 80.
  14. ^ Ponte Vecchio Pavia (PV), su lombardiabeniculturali.it.
  15. ^ I luoghi di Albert Einstein a Pavia, su quatarobpavia.it.
  16. ^ Gli Einstein a Pavia, su musei.unipv.eu.
Il ponte coperto intorno alla metà del XVIII secolo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Arecchi e G. Calvi, Un monumento distrutto del quale si è conservata l'immagine. Il ponte sul Ticino a Pavia, 2ª ed., Pavia, 1990, ISBN 88-7129-196-4.
  • A. Barbacci, Come non era e dove non era, in Il guasto della città antica e del paesaggio, Firenze, 1962, pp. 3-17.
  • G. Panazza, Cenni storici sul Ponte Coperto, in Ticinum, Pavia, 1951.
  • D. Tolomelli, Nota sul progetto di Pellegrino Tibaldi per la porta del ponte sul Ticino a Pavia, in Artes, n. 8, 2000, pp. 58-73.
  • S. Zatti, 1818-1824 Porta del Ponte, in Pavia neoclassica. La riforma urbana 1770-1840, Vigevano, 1994, pp. 199-200.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]