Pecorino (vitigno)

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Il Pecorino è un'uva a bacca bianca originaria delle Marche e con una buona diffusione anche in Abruzzo [1] e, in misura minore, in Lazio e Umbria[2], utilizzata solo per la vinificazione[3]. Noto nella Roma antica, viene menzionato da Catone come vitigno importato da coloni greci[1]. Concorre alla formazione dei vini DOC Falerio dei Colli Ascolani e Offida[4].

La Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Vitigno Pecorino nasce ad Arquata del Tronto intorno all'anno 1000 ad opera dei Frati Benedettini[5].

Nel Monastero in Borgo operano una vinificazione minuziosa e danno impulso allo sviluppo di diverse varietà d’uva più adatte ad un territorio di alta collina. L’interesse primario era avere una tipologia di vino che durasse più a lungo per la celebrazione eucaristica[6]. Infatti i vini presenti all’epoca, Montonico, Malvasia e Moscatello ad una altezza media di circa 800 metri s.l.m. tendevano a diventare presto aceto. L’arte di cuocere il vino era già consolidata ma il suo utilizzo in ambito ecclesiastico si avrà solo all’inizio del XVI secolo. Le due tipologie di vite sviluppate furono lo Zibibbo ed il Pecorino, il primo dal corpo carnoso è più utilizzato come uva da pasto, conosciuto anche con il nome dialettale: Uva Paccò. La Vite del Pecorino avrà un successo maggiore per le sue qualità intrinseche e si estenderà sull’intero territorio Comunale fino ad arrivare, nel periodo post fillossera, a meta del XIX secolo ad un estensione di oltre 100 ettari. Il Catasto Rurale Gregoriano del 1850 riporta che dei 128 etteri rimasti integri nella provincia di Ascoli Piceno la maggior parte era sita ad Arquata del Tronto.

L'Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

La caratteristica peculiare del Vino Pecorino è quella di rimanere leggermente frizzante, dovuta alla doppia fermentazione che il mosto subisce per via della zona climatica. La vendemmia è tardiva, all’incirca ad inizio del mese d'ottobre ed i primi freddi invernali ne bloccano la fermentazione per poi riprendere a primavera e giungere a maturazione per fine maggio. Questa particolarità dà origine al nome Pecorino, come sinonimo del più conosciuto formaggio pecorino. Dobbiamo ricordare che nella tradizione locale il formaggio di pecora veniva lavorato con il caglio dell’agnello, ad esso erano aggiunte erbe locali, in dialetto tale procedura era chiamata”Acconcia”, con l'intento di aggiungere al prodotto la componente Piccante. Il sapore speziato era sinonimo di nobile, di prezioso e lo rendeva un prodotto molto ricercato. Siamo nei dintorni dell’anno mille ed il peperoncino arriverà cinque secoli più tardi con la scoperta delle Americhe. Da queste considerazioni nasce il connubio del Vino Pecorino, frizzante, con la piccantezza del formaggio di pecora. Conosciuto con i nomi di Pecorino d'Arquata, Pecorina Arquatanella o Pecorino Arquitano, non è mai stato chiamato Uva delle Pecore. Ad Arquata la Transumanza non è mai stata praticata, ogni paese infatti condivide una porzione di territorio comunale tramite le Comunanze Agrarie ed i pascoli, anche in passato, venivano regolati da norme precise. Editti in merito alla salvaguardia delle viti si trovano nello Statuto Comunale di Arquata del 1574 d.c. e punivano con pene pecuniarie i trasgressori[7].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Alessandro Farina, Nozioni su vini, vitigni e zone vitivinicole d'Italia, Alessandro Farina, 03 maggio 2016, p. 92, ISBN 9786050430387. URL consultato il 26 febbraio 2017.
  2. ^ Domenico Aragona, Vino & C. dalla A alla Z, Domenico Aragona, 30 marzo 2014, pp. 510-511, ISBN 9788869091049. URL consultato il 26 febbraio 2017.
  3. ^ A. Ciardi, Registro Nazionale delle Varietà di Vite, su catalogoviti.politicheagricole.it. URL consultato il 26 febbraio 2017.
  4. ^ Luca Pollini, Tutto Vino: guida completa ai vini d'Italia, Edizioni Demetra, 08 ottobre 2010, ISBN 9788844038632. URL consultato il 26 febbraio 2017.
  5. ^ Le prime notizie storiche in merito possono essere visionate presso l'Archivio storico di Norcia, dagli Statuti a stampa risalenti al 1526  in lingua volgare, Rubrica .CXII, Titolo: che chi ha le vigne degano piantare lu canneto,  pag.510,511. Essi derivano da quelli manoscritti risalenti alla fine del 1200 ed Arquata del Tronto in quel periodo storico era parte di quel distretto
  6. ^ Adalberto Bucciarelli illustrazioni di Enzo Marinelli, Dossier Arquatano, Arquata del TRonto, 1982, pp. 82.
  7. ^ [www.vinopecorino.eu Vino Pecorino Arquata del Tronto] .