Partito della Social Democrazia Brasiliana

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Partito della Social Democrazia Brasiliana
(PT) Partido da Social Democracia Brasileira
Logomarca do Partido da Social Democracia Brasileira.png
LeaderSérgio Guerra
StatoBrasile Brasile
SedeSGAS Q.607,Ed. Metrópolis, Mód. B Cobertura 2- AsaSul Brasilia
Fondazione26 giugno 1988
IdeologiaTerza via[1]
Fazioni interne:
Cristianesimo democratico[2]
Liberalismo[3]
Liberalismo sociale[4][3]
CollocazioneCentro/centro-destra[5][6][7][8][9][10]
CoalizioneBrasile può fare di più
Affiliazione internazionaleIDC (OCDA)
Seggi Camera
30 / 513
Seggi Senato
12 / 81
Iscritti1 466 467 (maggio 2019)
Sito webwww.psdb.org.br/

Il Partito della Social Democrazia Brasiliana[11][12][13][14] (in portoghese Partido da Social Democracia Brasileira - PSDB) è un partito politico brasiliano fondato il 25 giugno 1988 da importanti esponenti politici brasiliani come l'ex Presidente della Repubblica (all'epoca senatore) Fernando Henrique Cardoso. Il suo simbolo è il tucano e il suo colore è il blu e il giallo e per questo motivo i militanti del partito vengono definiti come tucanos. Il suo codice elettorale è il numero 45.

Al novembre 2021 il PSDB è il secondo partito del Brasile superato solo dal Partito del Movimento Democratico Brasiliano in termini di governi comunali e il terzo per numero di affiliati dopo il PMDB e il Partito dei Lavoratori.

Fondazione[modifica | modifica wikitesto]

Il PSDB è stato fondato il 25 giugno 1988 da politici degli stati del Minas Gerais e di San Paolo con l'obiettivo di superare la Vecchia Repubblica.

Molti "socialdemocratici", durante il periodo della dittatura, avevano aderito al Movimento Democratico Brasiliano, il partito centrista che era stata l'unica opposizione all'ARENA, il partito della giunta militare. Con la nascita del sistema pluripartitico alcuni "socialdemocratici" abbandonarono MDB, che si trasformò in Partito del Movimento Democratico Brasiliano (PMDB), e diedero vita al PSDB. Altri socialdemocratici e socialisti, invece, aderirono al Partito dei Lavoratori (PT), molto vicino alle istanze sindacali, altri tornarono a militare nel ricostituito Partito Socialista Brasiliano (PSB) o nel Partito Democratico Laburista (PDT).

I fondatori del partito furono: Franco Montoro, José Serra, Mário Covas, Carlos Antonio Costa Brandão, Humberto Costa Brandao, Carmelito Barbosa Alves, Waldyr Alceu Trigo e Fernando Henrique Cardoso escudados por Sérgio Motta, Magalhães Teixeira e Geraldo Alckmin. Fora de São Paulo o novo partido arregimentou Pimenta da Veiga, Eduardo Azeredo, José Richa, Artur da Távola, Célio de Castro, Afonso Arinos, Chagas Rodrigues, Almir Gabriel, Teotônio Vilela Filho, Aécio Neves, Arthur Virgílio, Tasso Jereissati e Maria de Lourdes Abadia.

Ideologia[modifica | modifica wikitesto]

Aécio Neves, Geraldo Alckmin, Yeda Crusius, José Serra. Esponenti di spicco del PSDB.

Il PSDB è un partito politico i cui militanti si definiscono generalmente come di centro-sinistra anche se molti intellettuali di sinistra hanno definito il partito come di centro-destra e di destra. Per tale motivo la collocazione del partito all'interno dello spettro politico è ancora molto discussa all'interno del formazione politica. Attualmente la Terza via di Anthony Giddens è una delle ideologie del partito.

Il politologo Glauco Peres nota che lo spostamento del partito verso il conservatorismo è avvenuto "a tappe", citando "le politiche liberali e le grandi privatizzazioni dell'era Cardoso", il graduale emergere di un "discorso conservatore e religioso" nei primi anni 2010, e la campagna perdente del candidato del partito Aecio Neves nelle elezioni presidenziali del 2014.[15]

Secondo il ricercatore Christophe Ventura, i candidati del partito sono spesso evangelici, multimilionari e imprenditori. Si presentano come "manager" in opposizione a "politici".[15]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Anni '90[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1994 il PSDB riuscì a far eleggere uno dei suoi fondatori, Fernando Henrique Cardoso, Presidente della Repubblica. Cardoso fu rieletto presidente nel 1998 a cui è succeduto nel 2002 da Luiz Inácio Lula da Silva del PT. I governi di Cardoso furono sostenuti, oltre che dal PSDB, anche da forze moderate, come il PMDB, il Partito del Fronte Liberale (PFL), e conservatrici, come il Partito Laburista Brasiliano (PTB) o il Partito Progressista (PP).

Ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni legislative del 2002 il PSDB ha conseguito il 14,3% dei voti ed ha eletto 71 deputati, divenendo il secondo partito dopo il PT.

Alle presidenziali del 2006, il PSDB ha inaspettatamente costretto al ballottaggio il Presidente Lula, colpito da molti scandali e penalizzato dalla presenza della candidata socialista Heloísa Helena. Il candidato del PSDB, Geraldo Alckmin, sostenuto anche dai conservatori del PFL e dai socialisti democratici del PPS, ha ottenuto il 41,6% dei consensi, contro il 48,7% del presidente Lula. Al ballottaggio, però, Lula ha vinto con oltre il 60% dei suffragi.

Il PSDB ha ottenuto il 13,6% e 65 seggi alla Camera dei deputati (6 seggi in meno), mentre al Senato ha eletto 5 senatori, portando il partito a 13 senatori, seconda forza in Senato dopo il PFL e alla pari con il PMDB.

Alle Elezioni generali brasiliane del 2014, il Partito della socialdemocrazia candida Aécio Neves, il quale riesce a passare il I° turno del 5 ottobre (nonostante le previsioni della vigilia), ottenendo il 33,5% dei voti contro il 41,6% della presidente uscente Dilma Rousseff (Partito dei Lavoratori) e il 21,3% di Marina Silva del Partito Socialista Brasiliano. Al turno di ballottaggio del 26 ottobre Neves perde con il 48,6% dei voti contro il 51,6% di Dilma Rousseff, rieletta presidente.

Il PSDB è stato uno degli attori dell'impeachment della presidente Dilma Rousseff nel 2016 e ha partecipato al governo del suo successore Michel Temer.

Dopo aver sostenuto la candidatura di Geraldo Alckmin alle elezioni presidenziali del 2018, eliminato al primo turno con il 4,8% dei voti, alcuni dirigenti del partito hanno sostenuto al secondo turno il candidato di estrema destra Jair Bolsonaro, al quale si era già rivolto il grosso dell'elettorato tradizionale del partito.[15]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Il PSDB è stato considerato il partito più "sporco" del Brasile dalle istituzioni elettorali nel 2012 a causa dei ricorrenti casi di corruzione che lo coinvolgono. Eppure, secondo uno studio accademico del 2016, il partito ha chiaramente beneficiato della compiacenza dei media brasiliani, che hanno fatto poca menzione di questi casi.[16]

Risultati elettorali[modifica | modifica wikitesto]

Elezioni presidenziali[modifica | modifica wikitesto]

Anno Candidato

supportato

1º Turno 2º Turno
Voti % Voti %
1989 Mário Covas 7 786 939 11,5 (4.º)
1994 Fernando Henrique Cardoso 34 362 726 54,3 (1.º)
1998 Fernando Henrique Cardoso 35 922 692 53,1 (1.º)
2002 José Serra 19 694 843 23,2 (2.º) 33 356 860 38,7 (2.º)
2006 Geraldo Alckmin 39 968 369 41,6 (2.º) 37 543 178 39,2 (2.º)
2010 José Serra 33 132 283 32,6 (2.º) 43 711 388 44,0 (2.º)
2014 Aécio Neves 34 897 211 33,6 (2.º) 51 041 155 48,4 (2.º)
2018 Geraldo Alckmin 5 096 277 4,76 (4.º)

Elezioni legislative[modifica | modifica wikitesto]

Elezione Voti % Seggi
1990 3.515.809 8,7 (6º)
37 / 502
1994 6.350.941 13,9 (2º)
62 / 513
1998 11.684.900 17,5 ()
99 / 513
2002 12.534.774 14,3 (2º)
71 / 513
2006 12.691.043 13,6 (3º)
65 / 513
2010 11.477.380 11,9 (3º)
53 / 513
2014 11.073.631 11,4 (2º)
54 / 513
2018 5.905.541 6,0 (3º)
29 / 513

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Copia archiviata, su psdb.org.br. URL consultato il 2 dicembre 2017 (archiviato dall'url originale il 3 agosto 2017).
  2. ^ [1]
  3. ^ a b [2]
  4. ^ [3]
  5. ^ https://www.theguardian.com/commentisfree/2009/feb/04/brazil-presidential-campaign
  6. ^ "Page not found" Archiviato il 28 novembre 2010 in Internet Archive..
  7. ^ Has Brazil voted for continuity?, BBC News, 31 ottobre 2010.
  8. ^ "Freedom in the World 2010".
  9. ^ Conor Foley, Looking for Lula's successor, in The Guardian, London, 4 febbraio 2009.
  10. ^ Tom Philips, Working class hero, in The Guardian, London, 5 marzo 2010./
  11. ^ [4]
  12. ^ [5]
  13. ^ [6]
  14. ^ [7]
  15. ^ a b c (FR) La droite brésilienne veut séduire les bolsonaristes « modérés », in Le Monde.fr, 26 dicembre 2019.
  16. ^ (EN) Benoît Bréville & Renaud Lambert, The politics of corruption, su Le Monde, 1º settembre 2019.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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