Paradise Lost (gruppo musicale)

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Paradise Lost
I Paradise Lost in concerto al Kavarna Rock Fest 2011
I Paradise Lost in concerto al Kavarna Rock Fest 2011
Paese d'origine Inghilterra Inghilterra
Genere Gothic metal[1]
Doom metal[1]
Death doom metal[2][3]
Heavy metal[1]
Gothic rock[4]
Rock elettronico[5]
Periodo di attività 1988 – in attività
Album pubblicati 25
Studio 14
Live 4
Raccolte 7
Sito web

I Paradise Lost sono un gruppo musicale gothic metal britannico, indicati anche come precursori del death doom metal.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli esordi[modifica | modifica wikitesto]

I Paradise Lost in concerto nel 1991.

I Paradise Lost nascono ad Halifax nel 1988, ad opera del cantante Nick Holmes e del chitarrista Greg Mackintosh, entrambi appassionati di heavy metal ed innamorati delle sonorità di gruppi gothic rock come Bauhaus e The Mission, che eserciteranno una forte influenza sul loro modo di comporre[6].

Dopo l'incisione dei primi demo, la band firma un contratto con la Peaceville per la pubblicazione del primo album. Nel febbraio 1990 la band debutta con Lost Paradise, caratterizzato da sonorità molto violente che risente delle pesanti influenze dei Celtic Frost, Death e Obituary[6], disco annoverato tra i più rappresentativi del death doom.

Nel marzo 1991 il gruppo pubblica il secondo album, Gothic, disco che, da un lato, segue le sonorità del precedente lavoro e che, dall'altro, anticipò le caratteristiche peculiari del gothic metal, come le linee vocali femminili intervallate dal growl maschile, oppure le melodie sinfoniche di tastiera.

Dopo aver firmato un nuovo contratto con la Music for Nations, sotto la guida del produttore Simon Efemey, incidono Shades of God (1992), album che segna un netto miglioramento nel songwriting, e prende le distanze dal death metal per muoversi verso una direzione non ancora definita. Questo disco è considerato l'ultimo album dei Paradise Lost "vecchio stile", in quanto il gruppo, dall'album successivo, si imbarcò in una evoluzione musicale irreversibile, che portò una certa ostilità da parte dei vecchi fan ma, allo stesso tempo, simpatie da parte di nuove schiere di ascoltatori. I Paradise Lost resero il proprio sound meno ruvido, iniziando ad abbandonare il death doom degli esordi e spostandosi verso un gothic metal calmo e malinconico. Questa nuova scelta fu concretizzata con Icon (1993), che ottenne un buon successo di pubblico facendo entrare la band nel mainstream, ma che, allo stesso tempo, segnò l'inizio delle contestazioni lanciate dai sostenitori degli esordi.[6]

Nel 1994 Matthew Archer (batteria) lasciò la band e fu sostituito da Lee Morris, ex batterista dei Marshall Law.

I Paradise Lost in concerto al Metalmania 2007.

Con Draconian Times (1995), i Paradise Lost proseguirono nella loro svolta stilistica, realizzando quello che, a tutt'oggi è il loro lavoro di maggior successo commerciale. È questo infatti il disco che porta la band ai vertici del successo europeo, soprattutto in Germania e Grecia[7]. Durante il tour la band fu costretta persino a suonare in più di un'occasione con un nome diverso, The Painless, per evitare la ressa che c'era abitualmente nei club[6].

La parentesi elettronica[modifica | modifica wikitesto]

La vena più cupa e innovativa della band compare nell'album One Second pubblicato nel 1997, nel quale sperimentarono strumenti elettronici[8]. In questo disco la matrice metal del gruppo viene messa da parte, e a prendere il sopravvento è l'anima darkwave: chitarre ovattate e cristalline, ritmi meno tirati, inserti elettronici e concessioni al pop anni '80 di gruppi come Sisters of Mercy e Depeche Mode[7].

L'anno successivo la band firmerà un contratto con una major, l'EMI, sotto cui uscirà Host (1999), il loro album di maggior sperimentazione. La voce di Holmes subì un cambiamento radicale, passando ad una timbrica pulita e melodica. Questa formula produsse alienazioni ancor più forti da parte di molti loro fan, ma permise al gruppo di poter allargare il proprio pubblico, tanto da approdare anche su MTV.

Il nuovo millennio porterà la band a riavvicinarsi alle origini, a partire da Believe in Nothing (2001), disco prodotto da John Fryer (produttore dei Nine Inch Nails e HIM), segnato dal ritorno prepotente delle chitarre elettriche insieme all'elettronica ereditata da Host[7].

L'album del 2002, Symbol of Life, chiude l'era synthpop riportando molti fan di vecchia data alla corte della band scozzese[7]. Nel 2004 Lee Morris (batteria) lasciò la band e venne sostituito da Jeff Singer, che ha suonato nel successivo Paradise Lost (2005).

Il ritorno alle sonorità degli esordi[modifica | modifica wikitesto]

I Paradise Lost in un recente concerto con la Philarmonic Orchestra di Plovdiv nel 2014.

In Requiem (2007) segna un ritorno alle sonorità prettamente gothic della fase intermedia della loro carriera. Nello stesso anno, i Paradise Lost intraprenderanno un tour con i Nightwish in Nord America, con i Type O Negative in Europa e saranno presenti al Download Festival.

Nel 2008 il batterista Jeff Singer lascia il gruppo e, dopo pochi mesi, viene ufficialmente sostituito con Adrian Erlandsson (ex Cradle of Filth, At the Gates e The Haunted).

Nel 2009 esce il dodicesimo album Faith Divides Us - Death Unites Us, disco in cui riemergono prepotentemente ed in modo più marcato le sonorità doom del passato, con uno stile di voce alternato tra growl e pulito.

Il 18 settembre 2010 sono stati headliner all'Ozzfest alla The O2 Arena di Londra.[9]

Il 2011 è stato l'anno della celebrazione del lavoro più acclamato, Draconian Times (1995), la cui uscita è stata anticipata da sette date in tutta Europa in cui la band ha eseguito l'intero album.

Nel 2012 pubblicano Tragic Idol, disco in cui vengono abbandonate in parte le tastiere e i suoni d'orchestra tipici del gruppo, spostandosi verso sonorità e strutture heavy metal più tradizionali.

L'ultimo lavoro della band è The Plague Within, uscito il 1º giugno 2015, segna ancora una volta il passaggio verso un'attitudine più death doom dimostrata dal largo utilizzo di growl, dalle sonorità cupe e dai tempi lenti, pur mantenendo una varietà considerevole di stili e le immancabili venature gothic.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Nick Holmes in concerto all'AternaVigo Festival 2009.

Paradossalmente la band non è molto conosciuta nel Regno Unito, nel resto dell'Europa, però, è molto popolare, specialmente in Grecia e Germania. Sono conosciuti per essere stati, assieme a My Dying Bride e Anathema, i precursori del death doom metal e doom metal[3][8] moderno.

Nel corso degli anni, la band ha pubblicato lavori più inclini al gothic rock e synthpop, in particolare nel periodo compreso tra One Second (1997) e Symbol of Life (2002). Nonostante le critiche dei sostenitori tradizionalisti, quest'approccio audace gli ha garantito un buon successo di pubblico ed ha cementato la lealtà con gli amanti del progressive.

La mutazione stilistica ha portato anche dei cambiamenti riguardo alle linee vocali: ad esempio il cantante Nick Holmes ha usato una voce death all'esordio (Lost Paradise); in Draconian Times, la sua voce aveva un tono più pulito e simile a quella di James Hetfield dei Metallica; nei dischi One Second e Host il timbro è esclusivamente pulito e melodico; in Paradise Lost ha usato una voce calda, vicina ai classici canoni del gothic metal; nei lavori più recenti (Tragic Idol, Faith Divides Us - Death Unites Us) la voce è spesso cantata in growl di stampo death doom dei primi album.

Il cantante Nick Holmes ed il chitarrista Greg Mackintosh sono i principali compositori del gruppo.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Attuale[modifica | modifica wikitesto]

Ex componenti[modifica | modifica wikitesto]

Turnisti[modifica | modifica wikitesto]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Discografia dei Paradise Lost.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c AMG - Paradise Lost
  2. ^ Recensione "Lost Paradise"
  3. ^ a b Death Metal music: the passion and politics of a subculture Di Natalie J. Purcell
  4. ^ Recensione "One Second"
  5. ^ Recensione "Host"
  6. ^ a b c d Paradise Lost su IcedTears.com
  7. ^ a b c d Paradise Lost su MTV.it
  8. ^ a b Metallus - Il Libro dell’Heavy Metal - A cura di Luca Signorelli - Ed. Giunti 2001. Pag. 139-140
  9. ^ PARADISE LOST To Headline 'Jägermeister' Stage At U.K. OZZFEST - Aug. 10, 2010
  10. ^ Top 10 Doom Metal Bands

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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