Paolina Leopardi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Paolina Leopardi

Paolina Leopardi (Recanati, 5 ottobre 1800Pisa, 13 marzo 1869) è stata una scrittrice e traduttrice italiana. Sorella di Giacomo Leopardi, fu autrice di diverse traduzioni dal francese e di una biografia di Mozart.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Paolina Leopardi fu la terzogenita - dopo Giacomo e Carlo - e unica figlia femmina dei dieci figli del conte Monaldo e di Adelaide Antici.

Gioventù[modifica | modifica wikitesto]

Fu battezzata nella chiesa recanatese di Santa Maria Morello con il nome di Paolina Francesca Saveria Placida Bilancina Adelaide. Nacque settimina, secondo quanto ella stessa scrisse[1], perché la madre, «gravida di sette mesi, cadde dalle scale, ed io mi affrettai tosto di uscire fuori per godere di questo bel mondo, di cui ora mi affretterei di uscire, se potessi».

Era «piccola e gracile, aveva capelli bruni e corti, occhi di un azzurro incerto, viso olivastro e rotondetto: era brutta, ma di una gentilezza, di una bontà, che potean farla parere graziosa a chi la conoscesse intimamente»[2]. In presenza di estranei, parlava pochissimo, dando loro un'impressione di scarsa cordialità, ma era in realtà molto timida e «aveva vissuto troppo lontano dalla società per sapervi stare con disinvoltura: ma nelle circostanze in cui vide sé oggetto di delicate ed amorevoli attenzioni, la sua gratitudine fu profonda e durevole. Non era prodiga della sua amicizia; quando però l'aveva concessa, era fida e sicura»[3].

Compagna di giochi dei fratelli maggiori, era da loro soprannominata don Paolo perché, essendo sempre vestita di nero e portando i capelli corti, le veniva affidato il personaggio del parroco.[4] Adulta, collaborò col padre nella redazione delle riviste La Voce della Ragione e La Voce della Verità: stava a lei l'incarico di recensire e tradurre articoli dei giornali francesi[5]. Anch'essa, come i fratelli, era sottoposta dai genitori a un regime "reclusorio" in casa Leopardi, all'interno del quale essi erano totalmente schiacciati dal sistema delle vincolanti decisioni genitoriali sulla loro vita.[6]

Le proposte di matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Come era allora d'abitudine, i genitori si posero presto il problema di accasare la figlia, valutando anche le spese necessarie al suo matrimonio. Ne era ben informato anche Giacomo, che il 5 gennaio 1819 scriveva all'amico Pietro Giordani che i genitori avrebbero riservato a lei una dote non superiore alle 40.000 lire - cifra per altro rispettabile - e non avrebbero sollevato obiezioni contro un marito di casato non nobile, purché di «civiltà competente»[7]. La notizia del primo fidanzamento e del previsto matrimonio fu però data da Giacomo al Giordani solo due anni dopo, il 13 luglio 1821: «La mia Paolina questo gennaio sarà sposa in una città dell'Urbinate, non grande, non bella, ma con persona comoda, liberissima ed umana»[8].

In vista del matrimonio con tale Pier Andrea Peroli, di Sant'Angelo in Vado, già vedovo con un figlio di un anno, Giacomo compose la canzone Nelle nozze della sorella Paolina che è in realtà, come costume retorico del tempo, un pretesto per celebrare le presunte virtù di un passato vivo solo nei libri di storia. Lo ammette indirettamente lo stesso poeta, dando al Giordani il 1º febbraio 1823 la notizia del fallimento del progetto matrimoniale: «Paolina non fu più sposa. Voleva, e ciò (lo confesso) per consiglio mio e di Carlo, fare un matrimonio alla moda, cioè d'interesse, pigliando quel signore ch'era bruttissimo e di niuno spirito, ma di natura pieghevolissimo e stimato ricco. S'è poi veduto che quest'ultima qualità gli era male attribuita, e il trattato, ch'era già conchiuso, è stato rotto»[9].

Paolina cercava nel matrimonio principalmente il mezzo per allontanarsi da casa Leopardi, come testimoniano le sue lettere: «[...] il paese dove vivo io è casa Leopardi; e voi sapete meglio di me come vi si vive. In somma io sono disperata [...]»[10].

La possibilità di un nuovo accordo matrimoniale capitò dopo poche settimane: il fratello Carlo conobbe un tal Ranieri (o Raniero) Roccetti, bel giovane elegante, colto e di buone maniere, e lo propose come possibile fidanzato a Paolina, alla quale piaceva molto, anche se ne temeva la fama di libertino e forse si sentiva anche, al suo cospetto, priva di lusinghe: e infatti il Roccetti scelse già il mese dopo un altro partito, una vedova benestante, «giovane però, e bella»[11]. Quel giovane restò a lungo nel cuore di Paolina: «Io ho amato un giovane signore marchigiano» - scriverà quasi dieci anni dopo[12] - «di nome Ranieri [...] l'ho amato tu non puoi immaginare con quale ardore; io era sua sposa, perché tutto era combinato [...] ed egli era quale lo avevo desiderato nei miei sogni».

Sfumato subito un altro pretendente, tale Osvaldo Carradori, sembra per l'opposizione dei genitori di Paolina, ancora in quel 1823 fu la volta del cavalier Luigi Marini, direttore generale del catasto di Roma, circa cinquantenne, vedovo con figli già adulti di una moglie «zoppa e brutta», da lui amata «svisceratamente»[13]. Accertate le qualità morali ed economiche del Marini, come al solito non si chiese nemmeno a Paolina di conoscerlo, ma la ragazza era prontissima al matrimonio, «incantata» all'idea di andare a vivere a Roma e non vedendo l'ora di allontanarsi da Recanati: «Giacomuccio mio, fino a che vi è in me una ombra di speranza di poter conchiudere con questo, non voglio sentir parlare di altri [...] aspetto le vostre lettere con un palpito terribile. Se sapeste quanto piango!»[14].

In luglio fu tutto finito, perché il Marini concluse un contratto di matrimonio con una vedova, certa marchesa Barbara Clarelli, e per Paolina si riprospettò la possibilità del matrimonio con quell'Andrea Peroli, che sembrava essere svanita all'inizio dell'anno, ma le trattative si trascinarono invano per tre anni, anche perché i Leopardi avevano difficoltà a racimolare una dote che potesse convincere il Peroli.

Le prime traduzioni[modifica | modifica wikitesto]

Paolina Leopardi

Così passarono, insieme con i pretendenti, anche gli anni e Paolina continuò la sua vita di clausura domestica. «Essa visse chiusa in una stanza schiava delle antiche abitudini e di sua madre che la trattava come una ragazzina»:[15]: non a caso tradusse dal francese un libro come la Expédition nocturne autour de ma chambre di Xavier de Maistre e la sua traduzione le fu pubblicata nel 1832 da un editore di Pesaro. Unico sfogo, mentre si diradava la corrispondenza con Giacomo, erano le lettere che scambiava, dal 1829, con le sorelle Marianna e Anna Brighenti: «Fra gli altri motivi che hanno renduto così triste la mia vita e che hanno disseccato in me le sorgenti dell'allegrezza e della vivacità, uno è il vivere in Recanati, soggiorno abominevole ed odiosissimo; un altro poi è l'avere in Mamà una persona ultrarigorista[16] [...] Io voglio ridere e piangere insieme: amare e disperarmi, ma amare sempre, ed essere amata egualmente, salire al terzo cielo, poi precipitare[17] [...] Mi pare di esser divenuta un cadavere, e che mi rimanga solo l'anima, anch'essa mezza morta, perché priva di sensazioni di qualunque sorta[18]».

Sempre a Recanati, nel 1837, la raggiunse la notizia della morte di Giacomo. In omaggio alle nozze Carradori-Simonetti, la famiglia Compagnoni Marefoschi, pubblicò una sua Vita di Mozart in versione elegantissima e numerata. In una lettera ad Anna Brighenti, Paolina lascerebbe intendere il suo scritto come una traduzione e riduzione di un'opera francese, che in corso di stampa, con suo grande disappunto, la famiglia bolognese aveva emendato dagli episodi più piccanti. La breve biografia di Paolina non è una testuale traduzione della Vie de Mozart di Stendhal - che è, peraltro, un plagio di una nota giornalistica di Théophile Frédéric Winckler, a sua volta una traduzione del necrologio mozartiano di Friedrich von Schlichtegroll - ma è uno scritto ricavato anche dagli Anedoctes sur Mozart di Carl Friedrich Cramer del 1801 e dalla Biographie W. A. Mozarts di von Nilssen, pubblicata nel 1828 e indicata dalla stessa Paolina come sua fonte.[19]

Dieci anni dopo, nel 1847, morì il padre - sul quale scrisse una memoria, Monaldo Leopardi e i suoi figli - e nel 1857 la madre Adelaide.

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Fu una rivoluzione per la vita di Paolina: smessi gli abiti neri, partì da Recanati per Ancona, poi a Grottammare: nel 1863 fu a Firenze, l'anno dopo visitò l'Emilia e conobbe finalmente di persona, a Modena, le sorelle Brighenti. Non c'è anno in cui non viaggiasse nelle più diverse città italiane: nel 1867 rese omaggio alla tomba del fratello, a Napoli, e l'anno dopo si stabilì in un albergo di Pisa, la città più amata da Giacomo, dove ne ripercorse i luoghi e vi conobbe un'amica di lui, Teresa Lucignani.

Da Pisa si spostava ogni tanto nella vicina Firenze. Nel febbraio del 1869 tornò a Pisa con la febbre: si parlò di bronchite e fu forse una pleurite dalla quale non si riprese. Morì alle due di notte del 13 marzo, assistita dalla cognata Teresa: i suoi resti, riportati a Recanati, sono inumati nella chiesa di Santa Maria di Varano, presso il cimitero civico.[20]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Lettere scritte a Giacomo Leopardi dai suoi parenti, con giunta di cose inedite e rare, a cura di Giuseppe Piergili, Firenze 1878;
  • Lettere a Marianna ed Anna Brighenti, a cura di Emilio Costa, Parma, Battei, 1887
  • Lettere inedite, a cura di Giampiero Ferretti, introduzione di Franco Fortini, Bompiani, Milano 1979;
  • Io voglio il biancospino. Lettere 1829-1869, a cura di Manuela Ragghianti, Rosellina Archinto Editore, Milano 2003 ISBN 978-88-7768-382-3
  • Mozart, a cura di Alessandro Taverna, Il Notes Magico Editore, Padova 2010 ISBN 978-88-88341-24-8
  • Il mondo non è bello se non veduto da lontano. Lettere 1812-1835 (con Giacomo Leopardi), a cura di Laura Barile e Antonio Prete, Nottetempo, Roma 2014 ISBN 9788874525171
  • Lettere ad Anna e Marianna Brighenti 1829-1865, a cura di Floriano Grimaldi, A. Livi Editore, Fermo 2012 ISBN 88-7969-302-6

Traduzioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Viaggio notturno intorno alla mia camera (Expédition nocturne autour de ma chambre) di Xavier de Maistre, Pesaro, 1832, ripubblicato a cura di E. Benucci, come Viaggio notturno intorno alla mia camera e altri scritti, presentazione di Franco Foschi e prefazione di Lucio Felici, Napoli 1987 e 1990; Venosa 2000

Inediti[modifica | modifica wikitesto]

  • Statistica delle persone morte in vari accidenti nel corso dell'anno 1859.

Molti suoi lavori e traduzioni sono rimasti inediti, anche per il fallimento di una trattativa intavolata negli anni 1838-1839 con il tipografo pesarese G. Vincenzi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ All'amica Marianna Brighenti nel settembre 1831.
  2. ^ E. Boghen-Conigliani, La donna nella vita e nelle opere di Giacomo Leopardi, Firenze 1898, p. 62-63.
  3. ^ T. Teja Leopardi, Note biografiche sopra Leopardi e la sua famiglia, in A. Panajia, Teresa Teja Leopardi. Storia di una 'scomoda' presenza nella famiglia del poeta, Pisa, 2002.
  4. ^ G. Fagioli Vercellone, Leopardi, Paolina, in «Dizionario Biografico degli Italiani», 2003.
  5. ^ M. Leopardi, Memorie della «Voce della Ragione», Roma, 1886.
  6. ^ Elio Gioanola, Leopardi, la malinconia, Jaca book, 1995, p.59
  7. ^ G. Leopardi, Epistolario, Torino 1998, p. 230.
  8. ^ G. Leopardi, cit., p. 514.
  9. ^ G. Leopardi, cit., p. 644.
  10. ^ Lettera di Paolina a Giacomo, 13 gennaio 1823.
  11. ^ Lettera di Carlo a Giacomo, 19 marzo 1823.
  12. ^ Lettera di Paolina ad Anna Brighenti, 14 aprile 1832.
  13. ^ Le espressioni sono di Giacomo Leopardi, nella lettera a Carlo del 2 aprile 1823.
  14. ^ Lettera di Paolina a Giacomo, 14 aprile 1823.
  15. ^ lettera di Giovanni Dalla Vecchia, cappellano di Paolina, del 31 marzo 1869, in E. Teja Leopardi, Note biografiche sopra Leopardi e la sua famiglia, p. 17.
  16. ^ Lettera del 26 maggio 1830.
  17. ^ Lettera del 13 luglio 1831.
  18. ^ Lettera del 22 luglio 1831.
  19. ^ G. Vigliar, Paolina Leopardi e Mozart in un dimenticato documento recanatese, "Studi leopardiani", IX (1997), pp. 67-98; E. Benucci, Io gli studi leggiadri talor lasciando e le sudate carte. La biblioteca di palazzo Leopardi a Recanati, 2001, pp. 201-203.
  20. ^ In viaggio per Leopardi, 23 novembre 2013

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Monaldo Leopardi, Memorie della «Voce della Ragione», Roma, Pallotta, 1886
  • Emma Boghen-Conigliani, La donna nella vita e nelle opere di Giacomo Leopardi, Firenze, Barbera, 1898
  • Elettra Testi, La sorella. Vita di Paolina Leopardi, Palermo, La luna, 1992 ISBN 88-7823-035-9
  • Giovanni Vigliar, Paolina Leopardi e Mozart in un dimenticato documento recanatese, «Studi leopardiani», IX, 1997
  • Giacomo Leopardi, Epistolario, Torino, Bollati Boringhieri, 1998 ISBN 88-339-1112-8
  • Elisabetta Benucci, Paolina Leopardi, con testi di Paolina Leopardi e la sua traduzione di Viaggio notturno intorno alla mia camera di Xavier de Maistre, Venosa, Osanna, 2000 ISBN 88-8167-214-6
  • Alessandro Panajia, Teresa Teja Leopardi. Storia di una 'scomoda' presenza nella famiglia del poeta, Pisa, ETS, 2002 ISBN 88-467-0548-3
  • Guido Fagioli Vercellone, Leopardi, Paolina, in «Dizionario Biografico degli Italiani», LXIV, Roma, Istituto dell'Enciclopedia italiana 2003
  • Raffaele Urraro, Giacomo Leopardi. Le donne, gli amori, Firenze, Olschki, 2008 ISBN 978-88-222-5803-8
  • Alessandro Taverna, Il naso di Paolina, in Paolina Leopardi, Mozart, Il Notes Magico Editore, Padova 2010 ISBN 978-88-88341-24-8
  • Sandro Cappelletto. "Paolina Leopardi e Mozart; una passione e uno specchio" in «Tuttolibri», n. 1727, 14 agosto 2010
  • Rosèlia Irti, Pilla, Bologna, Cenacchi Editrice, 2011 ISBN 978-88-97333-01-2
  • Marco Lanterna, Paolina Leopardi, in «Leggere Donna», n. 155, Ferrara, Luciana Tufani Editore, 2012; ora ne Il caleidoscopio infelice. Note sulla letteratura di fine libro, Firenze, Clinamen, 2015 ISBN 9788884102164
  • Loretta Marcon, Paolina Leopardi. Ritratto e carteggi di una sorella, Osanna Edizioni, Venosa 2017.
  • Lorenzo Abbate, Carteggi leopardiani inediti. Prospero Viani e la famiglia Leopardi, Eum, Macerata, 2016.
  • Loretta Marcon, Paolina Leopardi o la dimora nell'ombra, Cleup, Padova 2018.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN29611067 · ISNI (EN0000 0000 8108 5026 · SBN IT\ICCU\RAVV\032079 · LCCN (ENn80038223 · GND (DE119035545 · BNF (FRcb12364393t (data) · BAV ADV10274399 · CERL cnp00545533
Biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie