Oscar Wilde e le donne

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Oscar Wilde.

(EN)

« Women are meant to be loved, not to be understood. »

(IT)

« Le donne sono fatte per essere amate, non per essere comprese. »

(Oscar Wilde in La sfinge senza enigma. trad.: Alberto Rossatti[1])

Nella varia vita sentimentale e sessuale di Oscar Wilde non mancò l'attenzione e l'interesse per le donne.

Florence Balcombe[modifica | modifica wikitesto]

Con la scrittrice inglese Florence Balcombe (17 luglio 1858 – 25 maggio 1937), che divenne moglie di Bram Stoker, l'autore di Dracula, Oscar fu in corrispondenza epistolare ed affettiva sin dall'età di 17 anni e che tuttavia esitò a sposare anche per gli strascichi della sifilide che aveva contratto. Egli scrisse che non smise mai di provare affetto per lei.[2]

Lillie Langtry[modifica | modifica wikitesto]

Louise Jane Goode Romer Jopling Rowe ( 18431933) pittrice, assidua frequentatrice di Wilde e Langtry che invitava ai suoi ricevimenti

La prima volta che Oscar vide Lillie Langtry fu in occasione di un ricevimento in onore di Lady Sebright dove la giovane si distinse per il suo nobile portamento e per la bellezza.[3][4]

La Langtry, da molti paragonata ad Elena di Troia o a Cleopatra, [5], durante il ricevimento fu subissata di richieste di posare per dipinti o statue e molti le dedicarono serenate come fece anche Wilde per scusarsi di averla anche lui infastidita con la sua corte.[6]

Wilde, che conservava in casa molte foto dell'affascinante attrice che egli definiva come «la più bella donna d'Europa»[7] riuscì a conoscerla personalmente.

Lillie Langtry ha lasciato scritto le sue impressioni su Wilde che le apparve come un giovane dagli occhi grandi, con un viso dai tratti regolari e con cui non fu difficile entrare in confidenza.[8]

Wilde e il suo compagno di appartamento Miles si dedicarono, l'uno con la scrittura, l'altro con il pennello, e raffigurarla nelle loro opere[9] e tradendo un suo famoso aforisma dove affermava che non si dovrebbe mai pronunciare il nome di una donna, alla pari del nome segreto di Roma,[10] il giovane poeta finì col nominarla così spesso da far credere a tutti che i due fossero amanti.[11]

Oscar le dava dei consigli, che lei non sempre seguiva, su come vestire;[12] e su quale attività avrebbe potuto intraprendere per migliorare la sua situazione economica.

Anche questi pareri furono scartati dalla Langtry: secondo Miles si sarebbe potuta dedicare all'orticoltura (Wilde giudicò offensivo che si potesse pensare che un giglio come lei potesse svolgere un simile lavoro) oppure collaborando alla rivista Life di cui era lui stesso collaboratore.[13]

Helena Modjeska[modifica | modifica wikitesto]

Sarah Bernhardt (1844-1923) foto di Napoleon Sarony, l'attrice che Oscar Wilde avrebbe voluto che recitasse in un suo dramma[14]

Nel 1880 ci fu l'incontro poco felice di Wilde con l'attrice polacca Helena Modjeska (Repubblica di Cracovia, 12 ottobre 1844Newport Beach, 8 aprile 1909) che si lamentò apertamente di questo Oscar Wilde che secondo lei era un emerito chiacchierone che si incontrava dappertutto vi fosse occasione di mettersi in mostra.[15] Risentita fu la risposta di Wilde: «Parlare è di per sé una sorta di azione spiritualizzata».[16]

Wilde riuscì alla fine ad incuriosirla, tanto che accettò l'invito di incontrarsi in casa di da Langtry e Louise Jopling, dove Wilde offrì a tutte le donne presenti un giglio dell'Annunciazione.[17] Wilde si limitò a fare da guida all'attrice, come un perfetto accompagnatore ma senza mai corteggiarla.[18]

Sarah Bernhardt[modifica | modifica wikitesto]

Un altro incontro importante nella vita di Oscar fu quello con l'attrice Sarah Bernhardt, che rimase impressionata dallo scrittore sin dal suo primo incontro nel quale mentre l'attore Forbes-Robert Norman le aveva offerto una semplice gardenia, Wilde volle stenderle ai suoi piedi un tappeto di fiori.[19]

Oscar era intimidito dalla spregiudicata personalità della donna che spendeva molto denaro senza alcun ritegno[20] e di come appariva come una «pallida fiamma» in occasione del tè.[21] e che egli avrebbe molto desiderato di poterla avere come protagonista in uno dei suoi drammi, ritenendola perfetta per interpretare il ruolo della regina Elisabetta.[14]

Violet Hunt[modifica | modifica wikitesto]

Dopo Florence Balcombe e Lillie Langtry, Wilde tentò, sia per sfuggire ai moralisti, sia per salvarsi dagli usurai, di convincere a sposarlo la scrittrice Violet Hunt, figlia di Alfred William Hunt,(Liverpool, 15 novembre 1830 – Londra, 3 maggio 1896) pittore e poeta inglese.

La giovane bella ma non molto intelligente fu invitata da Wilde a visitare insieme l'Africa. Ella rifiutò ma non mancava di vantarsi in ogni occasione di aver ricevuto un tale invito da Wilde.[22]

Charlotte Montefiore[modifica | modifica wikitesto]

Anche alla proposta di sposare Charlotte Montefiore Wilde ne ricevette un rifiuto.

Le scrisse Oscar: «Peccato, con la mia intelligenza ed il vostro denaro avremmo fatto grandi cose insieme».[23]

Robert Harborough Sherard, uno dei più grandi amici di Oscar Wilde, che curò diverse biografie sullo scrittore.

Constance Lloyd[modifica | modifica wikitesto]

Constance Lloyd, la moglie di Oscar Wilde

A maggio del 1881 accompagnò sua madre a casa di loro amici e qui conobbe Constance Lloyd, una ragazza di tre anni più giovane di lui.[24] La ragazza, che riusciva a leggere Dante in italiano impressionò talmente tanto Oscar che appena usciti di casa disse a sua madre che pensava di sposarla.[25] Del loro primo incontro avvenuto il 6 giugno 1881, ne parlò sia con il nonno[26] che con il fratello affermando che gli erano piaciuti i suoi modi naturali di fare e il fatto che, parlando con lei si aveva l'impressione che fosse a un livello culturale superiore rispetto a tutti gli altri.[27]

Di ritorno dagli USA a Dublino Wilde ebbe il piacere di incontrare nuovamente Constance, con la quale si fidanzò il 25 novembre;[28].

Dopo alcuni dissidi con i parenti di lei e lettere invece di auguri da parte dei suoi,[29] Oscar aveva molte difficoltà a pagare i suoi creditori sia per preparare il matrimonio sia per arredare la casa.[30]

La vita coniugale[modifica | modifica wikitesto]

Il matrimonio era previsto per aprile ma fu poi spostato al 29 maggio 1884. Per la cerimonia fu scelta la chiesa di Saint James Paddington[31]. Per quanto riguarda l'affinità di coppia dei due, che venivano ironicamente chiamati Amleto e Ofelia,[32] l'inizio fu promettente: Oscar si lamentava scherzosamente che anche se la moglie era così bella non poteva esserne geloso.

I due novelli sposi ebbero difficoltà di alloggio, in quanto la casa non fu pronta per tempo. Wilde litigò con la prima società costruttrice (Green), alla quale non voleva pagare alcun compenso,[33] grazie poi all'aiuto di Godwin[34] e del costruttore Sharpe riuscì alla fine ad avere un alloggio fisso, al numero 16 di Tite Street nel 1º gennaio 1885.[35]

I coniugi Wilde però prima di poterci entrare dovettero pagare anche i vecchi costruttori che nel frattempo avevano anche sporto denuncia. Per il denaro speso senza remore Wilde era in cerca di lavoro.

Le ultime sue conferenze non avevano sortito l'effetto sperato, e si vide negato il posto di ispettore scolastico, mentre la moglie, era rimasta incinta, trasformata, con un certo disgusto di Wilde, col corpo gonfio e sempre in preda alla nausea.[36]

Il primo figlio Cyril nacque il 5 giugno 1885 e, dopo un anno e mezzo, nacque anche Vyvyan, il 5 novembre 1886,[37] che fu però dichiarato nato il 3 novembre.[38]

Dopo la nascita di Vyvyan, Constance e Oscar iniziarono a non essere più la coppia felice di un tempo. Ella lo riprendeva per ogni mancanza e smascherava le sue piccole bugie,[39] Wilde, dal canto suo continuava a voler bene ai suoi due figli ma preferiva alla moglie la frequenza di uomini come Henry Marillier.

Si avviavano in questo modo le tristi vicende del processo e della prigione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Oscar Wilde, Detti e Aforismi, 5a edizione, Milano, BUR, 2004, p. 34, ISBN 978-88-386-3917-3.
  2. ^ Oscar Wilde, The Letters of Oscar Wilde a cura di Rupert Hart-Davis pp. 54-74, London, 1962.
  3. ^ Nella descrizione che fa di lei Randolph Churchill sembra avesse "3 plis de Vénus" (3 pieghe di Venere al collo) come da Randolph Churchill, Reminiscences, p. 105, London, 1908.
  4. ^ Wilde in particolare ne fu colpito come venne riferito nell'articolo Mrs Langtry as Hester Grazebrook del "World" di New York del 7 novembre 1882
  5. ^ Oscar Wilde citato sul Morning Herald di Halifax, 10 ottobre 1882
  6. ^ Noel B Gerson, Lillie Langtry, p. 54, London, 1971.
  7. ^ Con questa sua ultima battuta si congeda dal suo amico Bodley. Informazione e risposta appresa dal diario di Bodley tenuto a Bodleian.
  8. ^ Particolare e dettagliata descrizione di Oscar Wilde in Lillie Langtry, The Days I Knew, pp. 86-87, London, 1925.
  9. ^ Ronald Gower, My Reminiscence, Vol. II, p. 153, London.
  10. ^ Come narrava Raffalovich in André Raffalovich, Oscar Wilde “Blackfriars” VIII n 92, London, The Grosvenor gallery, 1927.
  11. ^ Da: Some Letters of Vincent O'Sullivan to A.J.A. Symons, Edinburgh, 1975
  12. ^ Robertson Graham, Time was, p. 70, London, 1931.
  13. ^ Heinrich Febelberman, The Memoirs of a Cosmopolitan, p. 125, London, 1932.
  14. ^ a b Charles Ricketts racconta nella sua opera sotto lo pseudonimo Jean Paul Raymond Jean Paul Leverson, Raymond, Oscar Wilde, Recollections, London, Nonesuch Press, gennaio 1932.
  15. ^ G.T. Atkinson, Oscar Wilde at Oxford, p. 562, London, 1895.
  16. ^ Wilde, come Henry James, da esteta riteneva fosse più importante "essere" che "fare". Per la risposta data a Modjeska: "Should Geniuses Meet?", Court and Society Review, iv, 4 maggio 1887, pp. 413-414
  17. ^ Louise Jopling, Twenty Years of My Life, 1867 to 1887, p. 78, London, 1925.
  18. ^ Robert Sherard, Oscar Wilde Story of an Unhappy Friendship, p. 13, London, 1917.
  19. ^ Ada Leverson, The Last First Night “New Criterion”, pp. 148-153, London, gennaio 1926.
  20. ^ W.W. Ward, An Oxford Reminiscence in Vyvyan Holland: Son of Oscar Wilde, p. 220, New York, 1954.
  21. ^ Violet Hunt, The Flurried Years p. 13, New York, 1926.
  22. ^ Douglas Goldring, South Lodge p. 187, Cambridge, edizione 1943.
  23. ^ dalla lettera di Harry Phillips indirizzata a Sir Rupert Hart-Davis del 14 settembre 1960
  24. ^ Descrizione particolareggiata dal “P.'s Weekly del 30 maggio del 1913
  25. ^ Dal ritaglio di giornale da cui è tratta la notizia non si è riuscito a comprendere né la data né quale giornale fosse, in ogni caso la notizia è riportata anche in Richard Ellmann, Oscar Wilde, p. 275, Rocca san Casciano, Mondadori, 2001, ISBN 88-04-47897-7. Traduzione di Ettore Capriolo
  26. ^ Merlin Holland, The Wilde Album, p. 112, London, 1997.
  27. ^ Constance Lloyd lettera a Otho Lloyd del 7 giugno 1881
  28. ^ Constance Lloyd lettera a Otho Lloyd 26 novembre 1883
  29. ^ Fra le varie lettere quella di Lady Wilde indirizzata ad Oscar del 27 novembre 1883 era firmata “La Madre” ovvero in lingua italiana
  30. ^ Veniva schernito perché nelle sue conferenze parlava sempre della "casa bella", ora, dicevano ironicamente i suoi detrattori avrebbe avuto l'occasione di mostrarne una. Da Sir Johnston Forbes-Robertson, A Player Under Three Regins, p. 110, edizione 1925.
  31. ^ Hyde H. Montgomery, Oscar Wilde, The Trials of Oscar Wilde p.45, Courier Dover Publications, 1973, ISBN 978-0-486-20216-7.
  32. ^ Louise Jopling, Wilde, pp. 79-82.
  33. ^ Anne Clark Amor, Mrs. Oscar Wilde: A Woman of Some Importance, p. 51, Sidgwick & Jackson, 1988, ISBN 0-283-99743-5.
  34. ^ Jonathan Hyde, Oscar Wilde, pp. 21-23.
  35. ^ E. H Mikhail, Oscar Wilde: Interviews and Recollections, p. XVI, Barnes & Noble, 1979.
  36. ^ Frank Harris, Oscar Wilde His Life and Confessions pp. 337-338, Kessinger Publishing, 2005, ISBN 978-1-4179-0483-9.
  37. ^ Peter Raby, The Cambridge Companion to Oscar Wilde, p. XX, London, Cambridge University Press, 1997, ISBN 978-0-521-47987-5.
  38. ^ Oscar Wilde, Anya Clayworth, Selected Journalism, p. XXXVII, Oxford University Press, 2004, ISBN 978-0-19-280412-9.
  39. ^ Claude Beddington, All that I have Met, p. 41, London, 1929.
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