Massimo Calearo Ciman

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Massimo Calearo Ciman

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature XVI
Gruppo
parlamentare
- Popolo e Territorio (Dal 20/01/2011 a fine legislatura)

In precedenza:

- Partito Democratico (Da inizio legislatura al 5/11/2009)

- GRUPPO MISTO - componente: Alleanza per l'Italia (Dal 5/11/2009 al 28/09/10)

- GRUPPO MISTO (Dal 28/09/10 al 20/01/2011)

Coalizione PD-IdV
Circoscrizione Veneto 1
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Movimento di Responsabilità Nazionale (2010-2013)

In precedenza:

Partito Democratico (2008-2009)

Alleanza per l'Italia (2009-2010)

Titolo di studio Laurea in Economia e Commercio
Professione Imprenditore

Massimo Calearo Ciman (Vicenza, 23 novembre 1955) è un imprenditore italiano, è stato parlamentare alla Camera dei Deputati e coordinatore e cofondatore del Movimento di Responsabilità Nazionale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato nel 1955 a Vicenza, laureato in Economia e Commercio, ha tre figli. Fin da giovane ha seguito l'azienda fondata dai genitori nel 1957, sviluppandola e diventando in seguito presidente di Calearo Antenne S.p.A che oggi conta circa 600 dipendenti.

Dal 1993 al 1995 è stato presidente dei Giovani Imprenditori di Vicenza. Dal 1996 al 1998 ha ricoperto la carica di presidente di Aeroporti Vicentini Spa. Dal maggio 2003 all'aprile 2008 è stato presidente di Confindustria Vicenza, di cui era già stato vicepresidente durante il biennio 2001-2003. Durante questo mandato ha coordinato la fondazione del Parco Industriale a Samorin in Slovacchia (consorzio di circa 15 aziende vicentine e non, operante nella meccatronica).

Dal 2003 al 2010 è stato presidente di Centro Servizi Vicenza a Samorin (Slovacchia), un centro permanente dell'Associazione Industriali al servizio delle imprese che operano nel territorio[1].
Dal 13 luglio 2004 al 2008 è stato presidente nazionale di Federmeccanica, la federazione delle imprese metalmeccaniche, di cui era già[2] stato vicepresidente dal 2001.
È stato consigliere della succursale di Vicenza della Banca d'Italia, presidente del comitato locale di Unicredit Banca e consigliere d'amministrazione dell'Athesis di Verona, società editrice de Il Giornale di Vicenza, L'Arena e Brescia Oggi.

Deputato PD, Api, MRN[modifica | modifica wikitesto]

Nel marzo 2008, Calearo si candida su proposta di Walter Veltroni a capolista per il Partito Democratico nella circoscrizione "Veneto 1" e viene eletto alla Camera dei deputati, diventando componente della X Commissione (attività produttive, commercio e turismo).

Nel novembre del 2009, dopo la vittoria di Pier Luigi Bersani alle primarie, lascia il Partito Democratico[3], dichiarando di non essere mai stato di sinistra[4]. È fra i promotori del movimento politico di Alleanza per l'Italia insieme a Francesco Rutelli, Bruno Tabacci, Linda Lanzillotta, Lorenzo Dellai, Gianni Vernetti.

Il 28 settembre 2010 abbandona l'API di Rutelli durante una riunione del partito a Palazzo Marino.

È coautore, assieme ai deputati Marco Reguzzoni (Lega Nord) e Santo Versace (Pdl) della legge Reguzzoni sul Made In Italy, detta anche legge Reguzzoni-Versace-Calearo[5].

Il 9 dicembre 2010 con l'avvicinarsi della votazione sulla mozione di sfiducia al Governo Berlusconi IV, dà vita al Movimento di Responsabilità Nazionale, di cui è coordinatore, insieme a Bruno Cesario e Domenico Scilipoti.[6].Il 14 dicembre 2010 vota contro la mozione di sfiducia al governo Berlusconi IV.

Il 5 maggio 2011 viene proposto da Silvio Berlusconi come consigliere personale del presidente del Consiglio per il Commercio estero.[7]

Il 9 gennaio 2012 sostituisce Maurizio Grassano, vicino alla componente Alleanza di Centro come tesoriere di Popolo e Territorio (ex Iniziativa Responsabile) alla Camera.

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Il 30 marzo 2012 in un'intervista radiofonica a La Zanzara di Radio 24 dichiara che in Parlamento non ci va quasi più ("Rimango a casa a fare l'imprenditore, invece che andare a premere un pulsante. Non serve a niente. Anzi, credo che da questo momento fino alla fine della legislatura non ci andrò più") e che lo stipendio per tale incarico gli serve solo per pagare un mutuo di 12.000 €/mese.[8] Nella stessa intervista afferma anche di essere disgustato da un bacio tra persone dello stesso sesso in quanto "persona normale a cui piacciono le donne". A seguito di queste affermazioni Walter Veltroni attacca pubblicamente Calearo descrivendolo come "una persona orrenda". Dopo le polemiche provocate dalle sue dichiarazione Calearo annuncia le sue dimissioni da parlamentare.[9][10] A distanza di circa un mese annuncia di aver cambiato idea e di non dimettersi dato che «in Parlamento ci sono i condannati, non è giusto che mi dimetta io che non ho fatto niente di male».[11]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Centro Servizi Vicenza, su www.centrumsluzieb.sk. URL consultato il 17 giugno 2016.
  2. ^ Camera.it - XVI Legislatura - Deputati e Organi Parlamentari - Scheda deputato - CALEARO CIMAN Massimo, su leg16.camera.it. URL consultato il 17 giugno 2016.
  3. ^ Calearo lascia il Pd, in L'Unità, 06 novembre 2009. URL consultato il 6 novembre 2009.
  4. ^ Rosaria Amato, Calearo verso le dimissioni dal Pd "Partito a sinistra, me ne vado", in La Repubblica, 05 novembre 2009. URL consultato il 6 novembre 2009.
  5. ^ Con la "Reguzzoni-Versace-Calearo" il Made in Italy diventa legge
  6. ^ [1], Articolo de Il Giornale 9/12/2010
  7. ^ [2], "Governo, nove nuovi sottosegretari Berlusconi premia i Responsabili" Il Fatto Quotidiano
  8. ^ Redazione Online, Calearo: «In Parlamento non vado ma con lo stipendio mi pago il mutuo», in Corriere della Sera, 30 marzo 2012. URL consultato il 1 aprile 2012.
  9. ^ Veltroni contro l'ex amico Calearo "È una persona orrenda", in La Repubblica, 31 marzo 2012. URL consultato il 1 aprile 2012.
  10. ^ Redazione Online, Bufera su Calearo su Twitter, la rabbia dei dirigenti Pd, in Corriere della Sera, 31 marzo 2012. URL consultato il 1 aprile 2012.
  11. ^ Redazione online, Calearo cambia un'altra volta idea «Non mi dimetto. E perché dovrei?», in Corriere della Sera, 27 aprile 2012. URL consultato il 27 aprile 2012.

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